Pubblichiamo, dell’Avvocato Gianfranco Amato, l’articolo comparso l’11 Febbraio c.a. su Expert Analytical Association “Sovereignty” dal titolo “L’interferenza dell’UE nelle elezioni europee”.
La Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentati degli Stati Uniti ha redatto un implacabile atto d’accusa contro la Commissione europea, rea di aver orchestrato una «campagna decennale» per censurare il dibattito politico a livello globale, anche sul suolo americano.
Il voluminoso rapporto – costituito da ben centosessanta pagine – porta un titolo che non lascia adito a dubbi: La minaccia della censura estera.
La conclusione del documento appare netta: L’Unione europea
negli ultimi dieci anni «ha esercitato con successo pressioni sulle principali piattaforme di social media affinché modificassero le loro regole globali di moderazione dei contenuti, danneggiando direttamente la libertà di espressione online degli americani negli Stati Uniti».
Nel citato rapporto si afferma, in parti-colare, che i funzionari della Commissio-ne europea hanno tenuto oltre cento «riunioni a porte chiuse» con i responsa-bili delle piattaforme social dal 2020 «in cui le autorità di regolamentazione han-no avuto l’opportunità di fare pressione sulle piattaforme affinché censurassero i contenuti in modo più energico».
Si legge sempre nel rapporto che «sebbene spesso inquadrata come una campagna per combattere i cosiddetti “incitamenti all’odio” o “disinformazione”, la Commissione europea ha lavorato per censurare informazioni veritiere e discorsi politici su alcuni dei dibattiti politici più importanti della storia recente, tra cui la pandemia di Covid-19, le migrazioni di massa e le questioni transgender».
Il fatto è che non si tratta di mere affermazioni apodittiche.
Il rapporto dei legislatori statunitensi documenta dettagliatamente e circostanzia puntualmente con fatti precisi quanto denunciato nello stesso documento.
Non vengono neppure risparmiate accuse di interferenza elettorale. Il rappor-to, infatti, individua casi specifici in cui i funzionari della Commissione europea avrebbero incontrato i gestori dele piattaforme social prima delle elezioni nei Pae-si Bassi (2023, 2025), Francia (2024), Germania (2024), Polonia (2023), Spa-gna (2023), Belgio (2024) e Irlanda (2024, 2025).
Secondo la Commissione giustizia della Camera dei Rappresentati USA queste politiche europee finiscono per influenzare le piattaforme social a livello internazionale, inducendole ad applicare standard restrittivi anche negli Stati Uniti.
Il rapporto evidenzia come ciò costituisca una forma di “censura straniera” indiretta, in contrasto con il Primo Emenda-mento della costituzione ameri-cana. In particolare, vengono presi di mi-ra due regolamenti europei: il GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679), sulla prote-zione dei dati personali delle persone fisiche, e il DSA (Digital Services Act – Regolamento UE 2022/ 2065), sulla disciplina dei servizi intermediari online.
Nel rapporto della Commissione giustizia statunitense si evidenzia, infatti, il ruolo che svolgono questi due regola-menti europei nel favorire la rimozione preventiva dei contenuti, e si conclude che una simile pressione normativa eu-ropea rappresenti una minaccia alla libertà di espressione degli americani, minac-ce che richiede una risposta politica e le-gislativa degli Usa.
Il linguaggio usato nel rapporto della Commissione giustizia americana è decisamente scevro da ipocrisie diplomatiche: «La Commissione europea ha esercitato con successo pressioni sulle piattaforme di social media affinché censurassero informazioni vere negli Stati Uniti; la Commissione europea prende di mira contenuti politici statunitensi per la censura; la Commissione europea colpisce in modo sproporzionato contenuti conservatori e interferisce nelle elezioni in tutta Europa; le iniziative regolatorie della Commissione europea, definite “volontarie” e “basate sul consenso”, non sono né volontarie né basate sul consenso”». Poiché «le iniziative in corso della Commissione europea indicano che essa resta impegnata nella censura e mira a esportare le proprie misure censorie in altri Paesi», la Commissione giustizia della Camera dei Rappresentanti degli USA dichiara nel rapporto che «continuerà la propria indagine sulle leggi, i regolamenti e gli ordini giudiziari stranieri in materia di censura e a contrastare questo rischio esistenziale per un diritto fondamentale americano: il diritto alla libertà di espressione».
L’anno scorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il vicepresidente USA James David Vance è apparso come il fustigatore d’Europa, quando si è lanciato in una vera e propria reprimenda che a molti è apparsa eccessiva e fuori luogo. Soprattutto quando ha pronunciato queste parole: «La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Mi preoccupa la minaccia dall’interno».
Evidentemente gli europei non hanno compreso che quelle parole non erano dettate da una semplice enfasi retorica. Costituivano, in realtà, una seria e pro-fonda preoccupazione dall’altra parte dell’Oceano.
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