di Luca Lippi.
Sulla manovra Conte ha avuto coraggio? Se consideriamo il punto di partenza (il deficit al 2,4% sbandierato dal balcone di Palazzo Chigi) e l’obiettivo della Ue che proditoriamente si arroga il diritto di decidere le sorti dei Paesi dell’Unione (1,6) il punto di caduta raggiunto (2,04) è assolutamente adeguato. Poi si vedrà nel 2021 se l’esecutivo abbia fatto bene o meno. Dunque, al netto di tutti i dibattiti dove riecheggia monotonamente la frase “ma le coperture?”, il vero risultato raggiunto è il blocco della procedura di infrazione. Obiettivo conseguito più sull’onda dei moti francesi che per le abilità diplomatiche di Conte.
L’Europa sta ancora decidendo quale strada percorrere; cinque gli scenari possibili. Il primo è quello che non prevede alcuna modifica delle regole europee: le istituzioni sovranazionali continueranno a occuparsi delle competenze loro riservate mentre per risolvere i problemi ci si affiderà alla buona volontà degli Stati membri che si riuniscono regolarmente per questo scopo. Questa opzione è vista di buon occhio dai Paesi nordici (Svezia e Danimarca).
Il secondo scenario è quello che consolida il concetto di mercato unico: l’Ue riduce il suo campo di azione al controllo insindacabile dei mercati del lavoro, dei servizi, dei capitali al suo interno, quindi meno di quanto farebbe oggi. Questa ipotesi sarebbe preferita dai partiti euroscettici e dalla uscente Gran Bretagna.
Il terzo scenario si basa sul principio secondo cui “chi vuole di più deve fare di più“. Sarebbe l’Ue a più velocità. In soldoni: quando alcuni Paesi sono d’accordo per una maggiore integrazione in uno specifico campo, possono andare avanti senza che ci sia l’accordo con tutti gli altri Stati membri. Ciò permetterebbe ai Paesi dell’Eurozona di istituire un ministro dell’Economia unico e armonizzare i loro sistemi fiscali oppure creare una maggiore collaborazione militare. Questo scenario è quello che è stato sostenuto al consiglio di Versailles presieduto da Francia Italia e Spagna ma avversato dai Paesi dell’Est specialmente dal blocco di Visegrád (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca).
Il quarto scenario prevede di fare meno ma in modo più efficiente. Questa opzione è portata avanti dal gruppo di Visegrád che non vuole un’Europa sociale e non vuole l’ingerenza di Bruxelles sulle loro faccende domestiche. L’ultimo scenario è quello di fare molto di più tutti insieme: opzione reclamata dagli europeisti ma poco percorribile giacchè i sovranisti sono in forte aumento. Alla luce di tutto questo, la Ue allo stato attuale non ha alcuna “personalità” non avendo ancora scelto una strada da seguire, quindi tutte le ingerenze sulle politiche economiche dei Paesi membri hanno la durata della carica di pochi singoli rappresentanti del nulla assoluto.
Salvini e Di Maio, altri attori della vicenda, hanno di fatto ceduto al parere dei “tecnici” e alla linea del dialogo sostenuta dal premier, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. L’obiettivo di evitare la procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo ha necessariamente derubricato le istanze sovraniste per lasciare spazio a margini tecnici. La sfida lanciata da Bruxelles ai due vicepremier potrebbe risultare fatale in vista delle prossime elezioni europee.
In ultimo l’attore Moscovici, “politicamente” finito. Nonostante tutto è quello che più di tutti si è esposto contro il governo italiano. Tuttavia, considerando la sua costante assenza agli incontri con Conte e Tria, è ovvio che la sua strategia è quella di attirare l’attenzione per fini politici futuri. Alle prossime elezioni europee non si presenterà, lo ha dichiarato come la volpe dichiara l’inutilità di arrivare all’uva. Moscovici non si candida perché nel suo Paese (la Francia) non è popolare e perché il suo partito è praticamente scomparso. Quindi è inutile presentarsi. Dopo aver collezionato insuccessi, sia come ministro dell’economia in Francia, sia come Commissario europeo a Bruxelles, ora cerca un posto dove non servono voti, ad esempio la Bce. Moscovici starebbe cercando “appoggi” per andare ad occupare una poltrona di prestigio a Francoforte. Ovviamente non quella di presidente, visto che la Francia ha già avuto il pessimo Trichet. L’opzione più probabile è quella della vicepresidenza, o, in subordine, di membro del Comitato esecutivo.
In conclusione, Conte ha mediato sapendo che la durata degli accordi sarà un pannicello caldo per non esacerbare animi assai più accesi. Macron non rinuncia al suo progetto di una Ue guidata da Parigi e Berlino, anche se i tedeschi hanno capito benissimo che la germanizzazione della Francia non sarà possibile. La fase conclusiva della Brexit potrebbe sentenziare la morte della Ue; la Gran Bretagna è un Paese che sta migliorando la propria economia in totale controtendenza rispetto alla Unione europea. Il premier ha trattato con un fantasma e forse ne è ben consapevole.
Fonte: Interris
