Quando lo Stato vuole una Chiesa “laica”

 

                                                        

Italia, anno del Signore 2011. Dall’annuario statistico dell’ISTAT apprendiamo la solita pioggia di numeri: 6.913 nascite in meno rispetto al 2009; 1 residente ogni 5 ha più di 65 anni (6% della popolazione ultraottantenne); 31, 1 anni è l’età media al primo parto (valore più alto nella UE a 27); 1,41 è il numero medio di figli per donna (il massimo europeo tocca a Irlanda e Francia con 2,1 e 2); 13.000 matrimoni in meno rispetto al 2009; ogni 1000 matrimoni si contano 297 separazioni e 187 divorzi; 62.663 sono i figli minori coinvolti in separazioni e 25.734 nei divorzi.

Se siete riusciti a scorrere fino in fondo questi dati credo vi sia evidente che la tendenza degli ultimi quindici/venti anni non è affatto in ritirata e allo stesso modo risulta chiaro che il cuore del problema è la famiglia: tutto ruota intorno a questo e, infatti, anche Benedetto XVI l’ha fatto notare nel Messaggio per la celebrazione della XLV Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2012).

Viviamo in un mondo in cui la famiglia, e anche la vita stessa, sono costantemente minacciate e, non di rado, frammentate”, ha detto il Santo Padre, e poi non ha mancato di richiamare i politici “a fornire un adeguato supporto alla maternità e alla paternità”. Ma su questo tema, purtroppo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, anche tra i “cattolici” impegnati, anche tra i prelati che ammiccano ad un certo liberalismo. La famiglia – “cellula originaria della società” – è in crisi e, con ogni probabilità, da questa crisi si sviluppano poi tutti i problemi che attraversano le nostre società occidentali.

Benedetto XVI dice apertamente qual è il punto da affrontare se si vuole risolvere questa situazione, e cioè che “l’esercizio della libertà è intimamente connesso alla legge morale naturale”. C’è una legge che non è l’uomo a darsi e che pone le basi dei suoi diritti e dei suoi doveri, che, in definitiva, stabilisce ciò che è bene e ciò che è male. Purtroppo “quintali” di rivoluzioni hanno fatto di tutto per abbattere quel profondo legame che c’è tra “bene comune naturale” e “bene comune sovrannaturale”, tra la “Città dell’uomo” e la “Città di Dio”.

La ricerca della Verità che il Santo Padre richiama insistentemente, in quanto “capace di spiegare il senso della vita”, se condotta fino in fondo ha una conseguenza precisa: doveri verso la vera religione e la vera Chiesa di Cristo. Ma questo, per le nostre orecchie di uomini post-moderni, è già troppo, perché ormai gli orizzonti del trascendente sono stati chiusi da tempo da una “massiccia presenza, nella nostra società e cultura, del relativismo”.

Eppure, se la Verità resta Vera, occorre aver il coraggio di dire che la strada per avviare la soluzione di tanti problemi sarebbe quella di smettere di parlare di separazione tra Stato e Chiesa, ma semmai di distinzione, seguendo una dottrina cattolica che si radica nel Magistero ecclesiale (ad esempio la Vehementer Nos e la Notre charge apostolique di S.Pio X, ma anche la Diuturnum illud, la Immortale Dei e la Libertas praestantissimus di Leone XIII). Questa dottrina, da non confondersi con la teocrazia, vuole distinguere il temporale dallo spirituale per unirli, in quanto, come ricorda Benedetto XVI nel già citato intervento, “solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà”.

Quindi, possono i poteri pubblici eludere le istanze della legge morale naturale? Qui si apre l’equivoco con cui alcuni si richiamano alla parola laicità.

Non sono pochi i benpensanti, anche all’interno del mondo cattolico, che si richiamano alla laicità per “separare” lo Stato dalla Chiesa e in realtà attuare una sorta di “agnosticismo politico” che lascia ben poco spazio ai “principi non negoziabili”. Con ciò, in nome della laicità, si finisce per chiedere alla Chiesa Cattolica di rinunciare alla sua missione e di ridursi ad essere un mero offerente di prodotti spirituali sul mercato delle religioni.

A questo proposito, e per venire all’attualità del panorama politico italiano, c’è da riflettere su quanto riportato (16/12/2010) dall’ottimo Magister sul suo blog Settimo Cielo: “le manovre per creare al centro dello schieramento una nuova terza forza cattolica “aperta ai laici” proseguono febbrili (…) Come già a Todi, nella cabina di comando di questa manovra ci sono il neoministro Andrea Riccardi [Comunità di Sant’Egidio] e il “Corriere della Sera”. (…) Il primo stadio del nuovo soggetto politico sarà lanciato a Napoli in gennaio con un manifesto dal titolo: “Iniziativa per l’Italia”. Ne hanno fissato l’agenda, in una riunione del 13 dicembre in un istituto religioso di Roma, i leader dell’UDC Casini e Cesa, l’ex-popolare del PD Fioroni, il segretario CISL Bonannni, che appartiene al Cammino Neocatecumenale, altri quadri cattolico-sociali reduci da Todi e, naturalmente, il vero “federatore” dell’operazione, Riccardi. Il quale intervistato da Zuccolini, ha insistito sull’apporto congiunto di “guelfi e ghibellini” al nuovo soggetto politico. Il segretario dell’UDC Cesa è entrato ancor più nei dettaglio. Al suo partito, ha detto, si sommeranno “parti del PdL e del PD, figure come Pisanu, Fitto, Frattini, ma anche esponenti laici che fanno parte dell’attuale governo. Il pensiero va dritto a Corrado Passera, un altro dei protagonisti di Todi”.

Mi domando se questi signori, tanto attenti alla laicità e all’ecclesialmente corretto, sapranno riconoscere come costitutivo fondante della società civile la sua subordinazione alla legge morale e alla sua dimensione religiosa.

Mi auguro che i pastori, deputati al compito, sappiano custodire il gregge.

 

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