Terrorismo: il demone della politica, dell’utopia, del nichilismo

terrore 1Terrore a Parigi: 1793

 

Lasci la madre, vai a sparare, ma lo fai per vivere, perchè vivere abbia un senso
(una donna terrorista italiana dei Nap, anni Settanta, in Mara e le altre. Le donne e la lotta armata, Feltrinelli, 1979)

“…vivono alcuni anni nell’Occidente, si secolarizzano, poi tornano all’Islam, nella sua versione jihadista, perchè è ‘l’unica causa radicale sul mercato’...alla base c’è un nichilismo, una repulsione per la società… i futuri terroristi a un certo punto lasciano l’Islam dei padri e vivono all’occidentale, si dedicano al rap, bevono alcol, fumano spinelli, e poi all’improvviso cambiano, si lasciano crescere la barba, diventano islamisti, integralisti… non si tratta di radicalizzazione dell’islam, ma di islamizzazione del radicalismo” (Olivier Roy, Corriere della Sera, 26/11/2015).

Due parole che ritornano in questi giorni: terrorismo e decadenza. La prima è sulla bocca di tutti, la seconda un po’ meno, ma viene spesso ripetuta: “ci attaccano perchè ci considerano decadenti… teniamoci stretti la nostra decadenza…”.
Terrore e decadenza: sono due parole, in effetti, molto francesi e non solo per i fatti di Parigi di questi giorni.
Credo che si parli di Terrore, per la prima volta, con la dittatura giacobina di Robespierre: la dea ragione, l’utopia, il progresso, la fratellanza e l’eguaglianza diventano, per quasi due anni, appunto, Terrore. Sulla laicissima ghigliottina francese salgono migliaia e migliaia di francesi a ritmo continuo. A Parigi non c’è la guerra, ma regna il Terrore, in nome di una ideologia politica.

In altro modo, ma era già successo: nel nostro Medioevo erano gli eretici millenaristi

a uccidere indiscriminatamente, a reclamare il bagno di sangue purificatore. Sognavano una “nuova era”, e distruggevano il tempo presente. Erano, come hanno dimostrato Cohn e Safarevic, uomini mossi dall’utopia, dal sogno politico di un regno mondano. Volevano uccidere gli ebrei, i ricchi, i preti sino all’ultimo di essi…Anticipavano il furore ideologico del Novecento.
Ma furono sconfitti.

Non così, invece, i rivoluzionari di cui si è detto, quelli che per primi istituzionalizzarono il Terrore: i giacobini francesi. E dopo di loro, i terroristi del nostro Risorgimento, anch’essi mossi dal fuoco della politica. Li ricorda Sergio Romano sul Corriere della Sera del 14/2/2011: “Gli anarchici si servivano soprattutto del pugnale, mentre i cospiratori carbonari e mazziniani preferivano le bombe. Il modello in creta di quella usata da Felice Orsini per l’ attentato (a Parigi, ndr) contro Napoleone III il 14 gennaio 1858 ebbe grande successo ed era nel bagaglio di Francesco Crispi quando partì da Londra il 16 luglio del 1859. Gli era stato consegnato da Mazzini, a cui aveva fatto visita prima della partenza, e gli sarebbe servito per addestrare gruppi di patrioti siciliani a Messina, Catania, Siracusa e Palermo. La popolarità della bomba di Orsini era dovuta alla sua straordinaria efficacia. Napoleone III e l’ imperatrice si salvarono, ma sul selciato di fronte al teatro dell’ Opera rimasero quella sera otto morti e centocinquanta feriti.…”.

attentato a Napoleone IIITerrore a Parigi: attentato di Orsini, nel 1858

Ravachol_-_ArrestationL’anarchico Ravachol, terrorista anarchico, autore di omicidi e stragi, viene arrestato, e urla: « Viva l’anarchia! Viva la Sociale! A me fratelli! » (Parigi, 1892); l’anno dopo l’anarchico francese Auguste Vaillant fa esplodere una bomba nella Camera dei Deputati francese (Parigi, 1893); l’anno dopo l’anarchico francese Emile Henry getta una bomba nel Cafè Terminus (Parigi, 1894).

 

Il carbonaro Orsini assomigliava ai demoni russi all’incirca contemporanei di Dostoevsky: terroristi anarco-socialisti, anch’essi divorati dall’idolo della politica mondana, che vogliono distruggere tutto, spazzare via ogni cosa, per costruire un mondo più bello.
Immagina, dicono, un mondo in cui tutti siano uguali, nè Dio nè Stato… Ma “se Dio non esiste – chiosava il romanziere che dei demoni era stato amico, che li aveva conosciuti- tutto è permesso”, anche l’omicidio e lo sterminio degli innocenti.

Attentat_mortal_Alexander_II_(1881)

Attentato allo zar (1881): gruppo rivoluzionario anarchico Narodnaja Volja  che sperava d’innescare una rivoluzione con la morte di Alessandro II

Imagine di Lennon non è ancora stata scritta, ma già risuona nei cervelli di molti intellettuali e politici, molto prima che il povero Lennon la scriva, tra una dose di droga e l’altra.
Prima della rivoluzione comunista il terrore sono le bombe, gli attentati indiscriminati, che colpiscono chiunque, perchè chiunque, per gli anarchici, è colpevole del “mondo sbagliato”.
Poi, ancora una volta, il Terrore va al potere: è il Terrore Rosso bolscevico. La realtà di Lenin, creatore dei gulag, supera la fantasia di Lennon. I protagonisti del nuovo terrore, come i giacobini francesi, credono solo nella loro ideologia atea. Promettono che porterà un futuro radioso: scompariranno egoismo, prostituzione, omicidi, esercito, polizia…
Accade l’esatto contrario, e l’Urss diventa la più grande prigione della storia dell’umanità. Troskj scrive, all’origine di questa avventura, un testo molto chiaro: Terrore e comunismo; la Ceka emana un documento assai esplicito: Sul terrore rosso.

parigi stParigi, 1968

 

banca

terrorismoBasta con il terrorismo rosso e nero anni Sessanta e Settanta

Per sentire di nuovo la parola “terrore”, bisogna attendere il Sessantotto: i movimenti terroristi rossi, ed anche neri, pullulano; vengono messe le bombe alle stazioni o nelle piazze e i civili innocenti muoiono in quantità…

Sono gli anni in cui la secolarizzazione raggiunge il suo vertice: attacco alla religione (Nè Stato nè Dio, Dio sono io e Freedom for Satana, sono solo due degli slogan di allora), alla famiglia, ai valori cosidetti tradizionali… a tutto campo (lo facevano gli gli anarchici dell’Ottocento). Insieme a tutto ciò, alla lotta contro i padri, contro la Chiesa, contro l’autorità, la crescita dei suicidi, il trionfo dell’uso di droga e, appunto, la violenza.
Violenza contro di sè, e violenza contro gli altri. Come mai queste due cose stanno così spesso insieme? Il vuoto non genera forse terrore, nell’animo umano, e smarrimento? E lo smarrimento talora collassa su se stesso, ed esita nel ricorso alla droga, al suicidio… talora, invece, genera un odio che deve riversarsi verso l’esterno, uccidere gli altri, insieme a se stessi.
La morte ha sempre un grande fascino, dove la Vita ha perso significato.

E’ l’altra faccia della decadence. Ricordate Verlaine? In Languore, scrive: “Sono l’impero romano alla fine della decadenza…“. Sono i poeti maledetti francesi a definirsi figli della decadenza, non sono i terroristi di oggi, a farlo per primi. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Huysmans… tutti questi grandi letterati francesi decadenti sentono il crollo della civiltà europea; provano un forte disgusto verso di essa, ma anche verso se stessi: “tutto è mangiato, tutto è bevuto. Niente più da dire”.
Così si rifugiano nel sesso, nella droga, nel piacere autodistruttivo. Sì, autodistruttivo è la parola che utilizzano, per definire il proprio comportamento, sia Huysmans, che Wilde che gli altri personaggi citati. Loro però erano ancora figli di una civiltà, in crisi, ma non del tutto morta. Sentivano il fascino dell’alternativa, che per tutti costoro era una sola: la fede cristiana e la Chiesa. Viene raramente raccontato ma il capostispite degli esteti, Huysmans, diverrà benedettino oblato; Verleine tornerà alla fede, per poi riperderla; Rimbaud e Wilde avranno lo stesso altalenante atteggiamento: in vari momenti intravederanno nel ritorno alla fede, l’unica possibilità per la loro rinascita.

E i giovani terrroristi di oggi? Parlando di uno di loro, il giornalista ebreo Barnea ha dichiarato: “l’Isis ha più successo in Belgio che in Palestina… era solo un piccolo delinquente, viveva spacciando droga e bevendo alcool...” (Corriere della Sera, 20/11/2015). Alcuni giorni dopo si è saputo che i terroristi Brahim e Salah Abdslam avevano una attività chiusa per spaccio di droga il 3 agosto (Corriere della Sera, 27/11/2015)

 

terr 001

Il terrorista cresciuto in Europa a “birra e spinelli”: un islamico atipico o un incrocio tra radicalismo islamico e nulla occidentale?

Droga, alcool, distruzione di sè stessi, e terrorismo, uccisione di sè e degli altri. L’incontro perverso tra il vuoto assoluto della cultura europea, dove molti di questi terroristi nascono e crescono, senza ricevere nulla di ciò che l’Occidente potrebbe dare, e il fascino, lontano e confuso, non della religione del perdono, del sacrificio, della morte in croce, che gli occidentali non sanno più additare (neppure la Chiesa?), ma di una “religione” (1) fortemente politica, terrena, che pone come obiettivo ai suoi seguaci la vittoria qui ed ora, così simile alle ideologie del terrore nostrano, come certo Islam.

 

 

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