Il periodo “nero” del cardinal Kasper

africa

di Luisella Scrosati

Incominciamo dalla travagliata intervista rilasciata dal cardinal Kasper al giornalista inglese Edward Pentin. Sembra che lo scritto di questa intervista, pubblicata dall’agenzia Zenit, sia girato tra i Padri sinodali; il che avrebbe mandato su tutte le furie il cardinale tedesco, che ha seccamente smentito di aver mai parlato di africani, provocando la cancellazione dell’intervista dal sito di Zenit. Senonché Pentin, che a quanto pare non aveva gran voglia di fare la figura del bugiardo, ha pubblicato tutto sul proprio website.

Cosa diceva effettivamente Kasper in questa intervista? Riferiva di qualche problemino culturale degli africani ad aprirsi sulla questione omosessuale e che perciò era meglio non ascoltarli su questo punto… Ecco qui la traduzione dei passaggi più rilevanti:

D- E’ stato detto che il Papa ha aggiunto cinque redattori speciali per aiutare il relatore generale, Cardinale Peter Erdo. Ciò significa che il Papa sta cercando di far passare delle cose in sintonia con ciò che desidera?

R- Penso che la maggioranza di queste cinque persone sono persone aperte che vogliono andare avanti con questo. Il problema è che esistono diversi problemi di differenti continenti e culture. L’Africa è completamente diversa dall’Occidente. Anche i paesi asiatici e musulmani sono molto diversi, specialmente per quanto riguarda i gay. Non si può parlare di questo con gli africani o con persone degli stati islamici. Non è possibile. E’ un taboo. Noi sappiamo che non dobbiamo, che non vogliamo discriminare su certi punti di vista.

D – Ma i partecipanti africani sono stati ascoltati su questo?

R- No, la maggioranza di loro [chi ha queste vedute non ne parlerà]

D – Non sono stati ascoltati?

R- In Africa sicuramente [il loro punto di vista è stato ascoltato], dove è un taboo.

D – Cos’è cambiato per lei, riguardo alla metodologia di questo sinodo? [domanda di un giornalista francese]

R – Penso che alla fine ci dev’essere una linea generale nella Chiesa, dei criteri generali, ma allora non possiamo risolvere i problemi dell’Africa. Ci dev’essere spazio anche per le conferenze episcopali per risolvere i propri problemi, ma direi che con l’Africa è impossibile [per noi risolverli]. Ma loro non dovrebbero dirci troppo quello che dobbiamo fare.

In effetti, come dare torto a Kasper? I Vescovi africani non sono per niente sulla linea di molti “occidentali”, e, quel che è peggio, parlano. Anche se non vengono ascoltati. Mons. Nicolas Djomo Lola, vescovo di Tshumbe e presidente della conferenza episcopale del Congo, in un’intervista del 16 ottobre 2014 al Corriere della Sera, ha detto senza mezzi termini, riferendosi alla Relatio post disceptationem: «Guardi, per me quel testo non era da diffondere, semplicemente. Rischia di turbare la gente, i fedeli. Non sono decisioni definite e adottate dal Sinodo, è solo un testo di lavoro che già appartiene al passato…». Ed in effetti la gente è rimasta turbata. E non solo in Africa.

Poi ci si è messo il battagliero cardinale sudafricano Fox Napier, che subito dopo la Relatio letta dal Cardinal Erdö aveva affermato: «Non possiamo assumerci la responsabilità per una relazione che non abbiamo scritto e stiamo ancora discutendo: ci sono cose che appaiono controverse al momento, ecco perché serve la discussione nei circoli linguistici».

Dulcis in fundo è arrivato come un uragano il Cardinal Sarah, Presidente del pontificio Consiglio Cor Unum, che alla Catholic News Agency ha osato persino fare chiarezza sul problema omosessualità: «La Chiesa non ha mai giudicato le persone omosessuali, ma il comportamento omosessuale e le unioni omosessuali sono gravi deviazioni della sessualità». Contenuti chiari e un po’ diversi rispetto ad una non ben definita apertura alle persone omosessuali, che ha tutta l’aria di una solenne ritirata, affrescata di misericordia a basso costo, di fronte alla grande aggressione dell’ideologia gender, che – bisogna dirlo – divora anzitutto le persone che hanno questa tendenza, lasciandole dentro i loro problemi. In effetti il Cardinale ha concluso: “Preghiamo per quei pastori che abbandonano il gregge del Signore ai lupi della società secolarizzata e decadente, lontana da Dio e dalla natura”. Preghiamo.

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