Lectio divina sul Vangelo secondo Giovanni 6,37-40

Lectio divina sul Vangelo secondo Giovanni 6,37-40

Immagini dell’Autore realizzate con “IA”

Lunedì 2 novembre 2026. Commemorazione di tutti i fedeli defunti

Un’occasione per meditare sul Vangelo ogni giorno: unisciti al canale di Fiamma dello Spirito per ascoltare la meditazione audio.

O Spirito dolce e soave, orienta sempre più la mia volontà verso la tua, perché la possa conoscere chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente.

Oggi la Chiesa ricorda i nostri cari che ci precedono nel Regno. È il giorno in cui la memoria si unisce alla preghiera di coloro che continuano a sostenerci silenziosamente, oggi li ricordiamo per sostenerli a nostra volta. La pagina che abbiamo ascoltato parla di un Padre che attira i suoi figli e del suo Figlio prediletto che non lascia indietro nessuno.

Il verbo greco che risalta nel passo evangelico è ekballō, gettare fuori. Siamo portati a pensare a una porta che si chiude, a un uomo respinto. Gesù “non getterà fuori nessuno” dal Regno che verrà. E aggiunge che nessuno viene a lui se il Padre non lo attira; questa volta il verbo nell’originale greco è helkō, che dice un attrarre come se si tirasse una barca alla riva.

Tutto si gioca sul desiderio di Dio quale dono che spesso dimentichiamo. Eppure Gesù è paziente perché ha un unico scopo: salvare quanti accolgono il suo dono. Per questo motivo nomina la risurrezione, non si perderà nessuno di noi, perché Dio ha mandato il Figlio. I defunti, che ci precedono, attendono con noi l’ultimo giorno per vedere la vita eterna realizzarsi pienamente.

Michea aveva visto il giorno in cui Dio raccoglie i suoi dispersi: «In quel giorno – oracolo del Signore – raccoglierò gli zoppi, radunerò i dispersi e quelli che ho maltrattato. Degli zoppi farò un resto, dei dispersi una nazione potente» (Mi 4,6-7). Paolo, scrivendo ai Romani, aveva elencato le potenze che potrebbero separarci dall’amore di Dio, e nessuna di loro può nulla: «Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39). La morte è in questo elenco, ma non sarà più forte delle nostre attese speranzose.

Penso che la sovranità di Dio rispetti la libertà dell’uomo, per questo il Padre chiama, e l’uomo si affida. L’ascolto del Padre e l’accoglienza del suo insegnamento rispondono alla logica della libera adesione. «Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me» (Gv 6,45). Nessuno viene obbligato a seguire il Figlio. Si segue il Figlio perché si ha dato credito alle sue Parole, per questo si compie la sua volontà senza indugio.

Posso allora chiedermi, quando entro in chiesa, che cosa cerco? La fede è per me un mezzo, o un fine? Credo che il Padre abbia chiamato i miei cari per aiutarmi a seguirlo o lo ha fatto inutilmente?

Con i santi, o Cristo, dona riposo alle anime dei tuoi servi, in un luogo libero dal dolore e dal gemito. Là la vita non ha fine (Kontakion dei defunti).

Mi chiedo a che cosa servano i denti e lo stomaco, quando credere è già aver mangiato? Credo di essermi saziata, ma il Figlio è venuto per salvare quanti si lasciano salvare, e il Padre vuole che nulla vada perduto di quanto gli è stato affidato. La promessa dice che nessuno di quanti si avvicinano a Dio viene respinto, allora sento che avvicinarsi anche con il suffragio è aver ricordato che Dio non manca mai all’appuntamento.

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Author: Professoressa Alessia Brombin

Alessia Brombin è ricercatrice indipendente e docente di Teologia e Patrologia. Collabora con atenei e istituti pontifici romani, tra cui il Seraphicum, il Teresianum e il Claretianum. Si occupa di spiritualità cristiana, con particolare attenzione alla tradizione orientale, ai suoi autori e ai suoi testi. Si è laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Padova nel 2003 e ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Sant’Antonio Dottore di Padova nel 2009. Nel 2014 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi alla Pontificia Università Gregoriana, dove consegue la Licenza in Teologia nel 2015. Nel 2022 le viene conferito il Dottorato di ricerca con una tesi sulla preghiera del cuore e l’esicasmo in Gregorio Palamas. Tiene unite contemplatio e doctrina, studio teologico e vita spirituale. Nel medesimo anno diventa oblata benedettina camaldolese del monastero di San Gregorio al Celio in Roma. Alla ricerca e all’insegnamento affianca la predicazione di ritiri, le conferenze e la divulgazione. Nel 2025 pubblica per Cittadella la traduzione e il commento della Scala dei monaci di Guigo il Certosino, testo dedicato alla lectio divina e alla meditazione della Scrittura. Nel 2026, nella solennità dell’Ascensione, viene istituita nel ministero del lettorato dalla Diocesi di Roma. Con lo pseudonimo Fiamma dello Spirito avvia un podcast e un canale pubblico WhatsApp, nel quale pubblica quotidianamente la lectio divina sul Vangelo del giorno, per favorire la riscoperta di quest’antica pratica monastica. Vi propone riflessioni sulla Scrittura e offre una testimonianza discreta dell’azione dello Spirito nella vita quotidiana. Fiamma dello Spirito richiama l’immagine del monastero custodito nel cuore, una cella interiore fatta di silenzio, vigilanza e preghiera. È una cella monastica portatile, un luogo interiore in cui fermarsi davanti a Dio anche nelle occupazioni quotidiane, dove ascoltare la sua Parola, lasciarla decantare e ritrovare un ritmo contemplativo capace di accompagnare il discernimento personale e la vita alla presenza di Dio.

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