L’antisemitismo di Lutero

Lucas Cranach il Vecchio, Martin Luterò, 1528 – GalleriX. Fonte Wikipedia.org. Pubblico dominio, Commons.wikimedia

Martin Lutero odiò profondamente gli ebrei e redasse un programma per annientare la presenza ebraica nel tessuto sociale tedesco. Programma poi attuato dai nazisti che quando furono processati a Norimberga per le atrocità dell’Olocausto, affermarono che se l’eretico ex monaco agostiniano fosse stato ancora in vita avrebbe dovuto sedersi con loro sul baco degli imputati

  • Il ruolo storico di Martin Lutero come animatore della Rivoluzione protestante e architetto della modernità religiosa occidentale è ampiamente documentato. Tuttavia, la figura del teologo di Wittenberg presenta una profonda zona d’ombra che per secoli è stata oggetto di reticenze e accesi dibattiti storiografici, anche se ciò non impedisce ad una certa parte della Chiesa cattolica diamoreggiare con l’eretico ex monaco agostiniano, che ha addirittura riscosso in più occasioni valutazioni storiche e teologiche molto positive da parte di papa Francesco, e non solo.

A produrre imbarazzo è soprattutto il suo viscerale e radicale antigiudaismo, che Martin Lutero manifestò soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando si diede ad una invettiva teologica e pratica di inaudita violenza contro le comunità ebraiche, che ebbe la sua massima espressione nel trattato del 1543, Degli ebrei e delle loro menzogne (Von den Juden und ihren Lügen), un testo le cui prescrizioni pratiche avrebbero proiettato una lunga e sinistra ombra sulla storia tedesca ed europea, fino al Novecento.

Per comprendere la parabola del pensiero luterano rispetto all’ebraismo è necessario analizzare il mutamento del contesto teologico e politico tra il 1523 e il 1543. Nella prima fase della Riforma, le posizioni di Lutero apparivano insolitamente tolleranti e aperte se confrontate con il radicato antigiudaismo medievale. Nel suo scritto del 1523, Gesù Cristo è nato ebreo (Daß Jesus Christus ein geborener Jude sei), il Riformatore criticava aspramente il trattamento riservato agli ebrei dai papi, dai vescovi e dai monaci. Lutero sosteneva che gli ebrei fossero stati trattati «come se fossero cani e non esseri umani» e che la loro ostinazione nel rifiutare il cristianesimo fosse una reazione del tutto logica di fronte alla, secondo lui, corruzione e  falsità del cattolicesimo romano.

La tolleranza – ma non per la Chiesa di Roma, definita come appena visto corrotta e falsa – di questa prima fase non era però mossa da un principio di pluralismo religioso o di rispetto dei diritti umani, concetti del tutto estranei nel XVI secolo. L’approccio di Lutero era squisitamente strumentale e messianico: egli era convinto che, una volta restaurata la purezza del Vangelo attraverso la Riforma, gli ebrei avrebbero finalmente riconosciuto in Gesù il vero Messia e si sarebbero convertiti in massa al cristianesimo riformato.

Con il passare degli anni, tuttavia, l’illusione di una conversione collettiva svanì. Le comunità ebraiche rimasero salde nella propria fede e nelle proprie tradizioni, rifiutando l’abbraccio della teologia evangelica. Questo rifiuto venne percepito da Lutero non come una legittima scelta confessionale, ma come un insulto intollerabile alla verità divina e una manifestazione di diabolica ostinazione.

A partire dal 1538, in coincidenza con un peggioramento delle sue condizioni di salute e con l’inasprirsi delle tensioni apocalittiche che caratterizzarono la sua vecchiaia, i suoi scritti assunsero toni progressivamente più violenti e ossessivi.

Il punto di rottura definitivo fu nel 1543 con la pubblicazione di Degli ebrei e delle loro menzogne, un trattato polemico in lingua tedesca destinato non solo ai teologi ma anche ai prìncipi e ai magistrati chiamati a governare i territori guadagnati all’eresia luterana. In quest’opera, Lutero definisce gli ebrei come «serpi velenose», «cani rabbiosi» e «piccoli demoni», accusandoli di blasfemia sistematica contro Gesù e la Vergine Maria, di parassitismo economico attraverso l’usura e di complottare per la rovina della Cristianità.

Ciò che rende il testo rilevante non è solo la violenza degli insulti, ma l’articolazione di un vero e proprio programma in sette punti volto all’annientamento della presenza ebraica nel tessuto sociale tedesco.

Tale programmacontemplava l’incendio delle sinagoghe: «In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto». Dopodichè si doveva passare alla distruzione delle abitazioni degli ebrei, che dovevano essere abbattute e distrutte, costringendoli a vivere in stalle o baracche come i nomadi, affinché comprendessero di non essere i padroni della terraferma. Oltre a ciò i loro testi sacri dovevano essere confiscati, in quantoconsiderati fonti di eresia e di cecità spirituale. Ai rabbini doveva essere vietato l’insegnamento e la predicazione, pena la morte o la mutilazione, e a tutti doveva essere revocato il diritto di libera circolazione sulle strade pubbliche, limitando drasticamente le loro attività commerciali.

Lutero invocava poi il divieto assoluto dell’usura e di esercitare il prestito a interesse comminando la confisca di tutto il loro denaro, dell’oro e dell’argento, che poteva essere eventualmente restituito solo a coloro che si fossero sinceramente convertiti. Persostituire il commercio e l’usura ai giovani e le donne ebree per guadagnarsi il pane dovevano essere imposti i lavori forzati. Qualora queste misure non fossero bastate a neutralizzare il “pericolo”, Lutero concludeva suggerendo ai governanti l’espulsione totale e definitiva degli ebrei dalle terre tedesche, anticipando le pratiche di espulsione di massa già sperimentate nei secoli precedenti in Spagna e in Inghilterra.

A mettere in pratica questo programma ci avrebbero pensato i nazionalsocialisti, quattro secoli dopo, facendo tesoro anche delle teorie darwiniste, alla base del razzismo biologico che si svilupperà a partire dal XIX secolo

La storiografia contemporanea si è a lungo interrogata sulla natura dell’odio luterano, Come evidenziato dalle analisi filosofiche di Hannah Arendt, l’antisemitismo moderno è un’ideologia secolare incentrata sul concetto biologico di razza, considerata un dato immutabile e genetico. Per gli antisemiti del Novecento, l’ebreo rimane tale indipendentemente dalle sue credenze o dalle sue conversioni. Al contrario, l’odio di Lutero era strettamente teologico e confessionale. Al centro della sua avversione non vi era il sangue o la biologia del popolo ebraico, ma il suo rifiuto del Vangelo e la persistenza nell’interpretazione letterale della legge mosaica a scapito della grazia cristiana. Se un ebreo decideva di battezzarsi sinceramente, per Lutero cessava di essere un nemico e veniva accolto a pieno titolo nella comunità dei credenti.

Tuttavia, l’estrema violenza verbale del Riformatore e l’accuratezza burocratica delle sue proposte persecutorie crearono un precedente culturale devastante. Sebbene le motivazioni fossero differenti, le conclusioni pratiche e i metodi di segregazione proposti da Lutero nel 1543 presentano analogie agghiaccianti con le legislazioni discriminatorie dei secoli successivi.

Durante il XVII e il XVIII secolo, l’ortodossia luterana cercò di ignorare gli scritti più accesi di Lutero contro gli ebrei, preferendo concentrarsi sulla produzione dogmatica ed esegetica. La riscoperta e lo sfruttamento ideologico di questi testi conobbero invece una impennata nella Germania degli anni Trenta del Novecento, con l’avvento di Adolf Hitler.

La propaganda del Terzo Reich trovò nei trattati tardivi di Lutero uno straordinario strumento di legittimazione culturale e religiosa per le proprie politiche discriminatorie. Nel 1936 venne pubblicata l’ultima grande edizione di massa di Degli ebrei e delle loro menzogne, ampiamente utilizzata dai “Cristiani Tedeschi” (Deutsche Christen), la fazione ecclesiale sottomessa all’ideologia hitleriana, per dimostrare che l’avversione contro gli ebrei non era un’invenzione pagana del nazismo, ma un elemento costitutivo dell’identità spirituale tedesca fin dalle origini della Riforma.

Non è un caso che la tragica Notte dei Cristalli (Kristallnacht) tra il 9 e il 10 novembre 1938, durante la quale vennero incendiate centinaia di sinagoghe in tutta la Germania, sia stata esaltata dai gerarchi nazisti come un omaggio postumo al compleanno di Martin Lutero, nato proprio il 10 novembre.

Questo legame storico emerse con chiarezza persino durante il processo di Norimberga del 1946, quando Julius Streicher, il famigerato direttore del giornale antisemita Der Stürmer, dichiarò esplicitamente davanti al tribunale militare internazionale che se Martin Lutero fosse stato vivo in quel momento, avrebbe dovuto sedere anche lui sul banco degli imputati a causa delle sue posizioni radicali.

Nonostante nel secondo dopoguerra, con la presa di coscienza dell’Olocausto le Chiese evangeliche abbiamo condotto una profonda e dolorosa revisione teologica e storica del lascito luterano, la storiografia e le istituzioni ecclesiastiche concordano nel considerare gli scritti antigiudaici di Lutero non come un dettaglio marginale o un mero sfogo caratteriale di un uomo anziano e malato, bensì come una componente strutturale della sua teologia che richiede una vigilanza critica costante.

Per approfondire:

  • Martin Lutero, Von den Juden und ihren Lügen (Tr. it. Degli ebrei e delle loro menzogne, 1543).
  • Martin Lutero, Daß Jesus Christus ein geborener Jude sei (Gesù Cristo è nato ebreo, 1523).
  • Dichiarazione del Sinodo della Chiesa Evangelica in Germania (EKD) sull’antigiudaismo di Lutero (12° Sinodo, novembre 2015).
  • Documenti di studio della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e della Chiesa Evangelica Valdese sulla questione ebraica (2016-2017).
  • Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo (per la distinzione concettuale tra antigiudaismo religioso e antisemitismo biologico).
  • Christopher Probst, Demonizing the Jews: Luther and the Protestant Church in Nazi Germany, Indiana University Press (analisi della ricezione del pensiero luterano nel Terzo Reich).
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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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