300° della Massoneria: una ribellione a Dio e al suo regno che arriva fino ai nostri giorni

massoneria

di Silvio Brachetta.

La massoneria ha per essenza la ribellione ostinata a Dio e al suo regno – un progetto antichissimo, che parte dai tempi antidiluviani e da Caino e arriva ai nostri giorni, mutato nella forma e nei protagonisti, ma inalterato nel principio della sovversione

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Addì 24 giugno 1717. Trecento anni fa, nella taverna londinese “All’Oca e alla Graticola”, tra brindisi e acclamazioni, un vociferante gruppo di gentiluomini festeggia la fondazione della Prima gran Loggia d’Inghilterra. È la nascita ufficiale della massoneria moderna, anche se, per via ufficiosa, già dalla metà del secolo XVII alcune fratellanze iniziatiche di liberi muratori si cominciano a riunire segretamente, in Scozia e in Inghilterra. Si tratta di riunioni segrete, filosofiche, ‘speculative’, con finalità diverse da quelle delle più antiche e ‘operative’ gilde muratorie medievali, costituite da corporazioni di artigiani. Mentre il ‘muratore’ medievale costruiva case e cattedrali, il frammassone rinascimentale vuole costruire un mondo nuovo, un nuovo ordine delle cose e, persino, una nuova realtà.

L’operazione non poteva che incontrare l’opposizione della Chiesa, che adora Dio, i suoi giudizi e l’ordine delle cose che da lui procede. Quel Dio eterno, cioè, che ai penitenti mostra il suo volto d’amore e ai ribelli mostra lo sdegno del suo rigore. Perché si tratta di questo: la massoneria ha per essenza la ribellione ostinata a Dio e al suo regno – un progetto antichissimo, che parte dai tempi antidiluviani e da Caino e arriva ai nostri giorni, mutato nella forma e nei protagonisti, ma inalterato nel principio della sovversione.

Per vincere è necessario convincere

Se nei confronti delle eresie la Chiesa si è espressa di frequente, contro la massoneria si contano più di cinquecento pronunciamenti magisteriali (quasi seicento); segno del grande pericolo per la fede, intravvisto soprattutto dai pontefici. La massoneria è indicata, nei documenti del magistero, come nociva tanto sul piano temporale, quanto su quello spirituale, per la sua capacità di danneggiare la società umana e la singola persona. A differenza di molte sette ereticali anteriori, la massoneria deve l’efficacia della sua azione rivoluzionaria e sovversiva al suo carattere di segretezza, per cui le cose programmate riescono meglio nel segreto del nascondimento e delle discipline esoteriche.

Tra i molti testi ufficiali sugli errori propagati dalla setta muratoria, uno dei più noti è l’enciclica Humanum genus di Leone XIII, del 1884, presentata come «condanna del relativismo filosofico e morale della massoneria». Appare chiaro, fin dal titolo, che il pericolo della prassi rivoltosa non è tanto nelle azioni insubordinate contro la società civile, la famiglia o la religione, ma in tutta l’opera d’indottrinamento che sta a monte. Il rivoluzionario sa bene che la rivoluzione nasce prima per via filosofica, all’interno delle coscienze – opportunamente illuse e rieducate – e solo in seguito il convincimento delle masse si trasforma in sedizione operativa e stabile.
Che poi l’opera della massoneria s’innesti, nei principi ispiratori, in una tradizione che risale alla notte dei tempi, è lo stesso Leone XIII a dirlo, quando ricorda che la storia umana è il luogo dell’eterno conflitto tra il regno di Dio e il regno di Satana, tra la città di Dio e la città dell’uomo. In altre parole, come dice sant’Agostino: “Due città nacquero da due amori; la terrena dall’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la celeste dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé (De Civit. Dei, lib. XIV, c. 17).

Non c’è nulla sopra la natura, dicono i settari

La Humanum genus individua la fonte degli errori dei frammassoni principalmente nel «naturalismo», che esclude la necessità, per l’uomo, di cercare e trovare il senso della realtà nell’ambito trascendente e spirituale, che è l’ambito del divino. Il naturalismo si rifugia nella presunta immanenza del mondo e ne sposa la mutevolezza dei costumi e delle dottrine.
Nell’enciclica, i frammassoni sono indicati anche come «naturalisti», cioè come coloro che fondano la propria filosofia sulla «sovranità» e sul «magistero assoluto dell’umana natura e dell’umana ragione», curandosi poco o nulla dei «doveri verso Dio» e, tantomeno, delle «verità superiori all’intelligenza umana». Per i liberi muratori, l’uomo basta a se stesso e una Chiesa che confessa i dogmi e le verità rivelate non può che essere combattuta e distrutta. Ma, se anche si dovesse sopportarne l’esistenza, la Sposa di Cristo dovrebbe essere necessariamente separata dallo Stato. L’obiettivo è di cancellare ogni residuo di fiducia nell’autorità del cattolicesimo, in modo da «ordinare in tutto e per tutto gli Stati indipendentemente dalle istituzioni e dalle dottrine della Chiesa».

Leone XIII individua un altro pericoloso errore della setta massonico-naturalista nell’«indifferentismo religioso», per il quale vi sarebbe la «parità di tutti i culti». Non solo, ma il Pontefice definisce un «grande errore moderno» l’«aprire le porte a persone di qualsiasi religione». Già s’intuisce, da queste prime osservazioni, l’attualità dell’enciclica e in che misura le teorie della massoneria si siano concretizzate, specialmente ai nostri giorni. La Chiesa, oggi, osteggiata dal laicismo e dalle suggestioni libertarie degli stati, tende ad essere percepita in occidente come una delle tante religioni sulla piazza, con la conseguente perdita di autorità sul piano sociale e spirituale.

Etica intesa come puro arbitrio

Tutto questo, però, è ancora niente, scrive il Papa: accecati dal proprio orgoglio, i naturalisti corrono «precipitosi agli errori estremi», dei quali il frutto più velenoso è il dubbio, ovvero la perdita di «certezza» circa le verità accessibili al lume naturale della ragione, fino alle soprannaturali (Rivelazione). A seguito dell’incertezza, c’è una grande «discordia», tra i liberi muratori, sulla questione di Dio o sull’immortalità dell’anima. Si va insomma dallo gnosticismo all’agnosticismo, poiché un sistema fondato sul nulla è contraddittorio e non porta a nulla di concreto, ma disintegra «anche molte verità di ordine naturale, come la libera creazione del mondo, il governo universale della provvidenza, l’immortalità dell’anima, la vita futura e sempiterna».

È abbastanza evidente che, con la cancellazione dell’ordine divino del mondo, scompare ogni supporto all’etica, che diventa «povera, incerta e variabile ad ogni soffio di passione». L’etica senza Dio – dichiara Leone XIII – «non ha più né dove appoggiarsi, né come sostenersi». E, anzi, la sola morale ammessa dai frammassoni «è quella che chiamano civile e indipendente», poiché prescinde dalla religione. Inoltre, dove non c’è Dio, non c’è Creatore e creazione, non c’è la caduta dell’uomo, né il peccato originale. Da questo assunto, i naturalisti percepiscono una natura incorrotta, che non ha nessuna ragione di «mortificare le passioni e sottomettere alla ragione gli appetiti», nessun motivo di reprimere il vizio. Per il pensiero settario moderno non c’è più alcuna necessità d’inseguire la virtù o di cercare la grazia, perché il libero arbitrio umano non sarebbe per nulla inclinato al male.

Il naturalista tende poi a banalizzare tutto e a ridurre ogni processo sociale a pura formalità. In tal modo pure il matrimonio «non è altro che un contratto civile e può legittimamente rescindersi a volontà dei contraenti». Da qua è discesa tutta un’operazione culturale e giurisprudenziale a favore del divorzio, per cui le nozze vengono snaturate e ridotte a «unioni passeggere».

La perseveranza dei santi

Non è però corretto attribuire il possibile crollo della nostra civiltà ad un soggetto unico. È più verosimile – così come cerca di provare Leone XIII – riferirsi ad un progetto sovversivo condiviso da un coacervo di movimenti, partiti politici, filosofie e correnti ideologiche della modernità. Naturalismo, indifferentismo, relativismo, democratismo: sono concetti che superano i confini della massoneria e fanno spesso parte dell’essenza di socialisti, comunisti, nazifascisti, anarchici, liberali, positivisti, illuministi, laicisti.

Il fenomeno sovversivo non sembra più controllabile: ha contagiato gli stati, così come i singoli o i gruppi di pensiero. Alla caduta del timor di Dio, al crollo d’autorità dei prìncipi, allo scioglimento del freno delle passioni popolari – scrive il Pontefice – non può non seguire «una rivoluzione e sovversione universale». Si direbbe un riferimento profetico alle due guerre mondiali e all’imporsi dei totalitarismi.

È mancata, almeno negli ultimi cento anni, l’applicazione di quanto auspicava il Papa come rimedio a tanto male. La Humanum genus parla di formazione accurata dei laici, di contrasto delle sette con l’istituzione di società corporative sane, di educazione appropriata ai giovani. Queste iniziative, largamente disattese nel corso del XX secolo, possono ora essere applicate su piccola scala, all’interno delle famiglie o di comunità fortemente motivate. Se c’è una cosa, infatti, che permise all’Arte muratoria di avere successo, più che la segretezza e l’astuzia, fu certamente la perseveranza – virtù che dovrebbe invece appartenere ai santi.

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