Amnesty International a favore dell’aborto

di Elisabeth Chamowski – New York, 10 agosto (C. FAM)

Amnesty International, organizzazione per i diritti umani in precedenza neutrale sull’aborto, utilizza ora il problema della mortalità materna per difenderla.

In un nuovo rapporto, che tratta a quanto pare con cura della salute materna, Amnesty sollecita i governi a abrogare le leggi sull’aborto e protezioni per l’obiezione di coscienza per operatori sanitari che possono opporsi. Si richiede inoltre ai sistemi sanitari pubblici di addestrare ed equipaggiare gli operatori sanitari per eseguire aborti.

La campagna di Amnesty dal titolo “La salute materna è un diritto umano” si concentra su quattro paesi: Sierra Leone, Burkina Faso, Perù e Stati Uniti.

L’organizzazione afferma che la mortalità materna diminuisce quando considerata come una questione di “diritti umani”, se i governi coprono le spese delle cure mediche e se si stabilisce il diritto delle donne a “controllare la loro vita sessuale e riproduttiva.”

Il tasso di mortalità materna negli Stati Uniti si trova a solo 20 morti ogni centomila nascite, a fronte di trecento morti ogni centomila nascite in Burkina Faso e il numero di ottocento in Sierra Leone.

Il rapporto di Amnesty afferma che in Sierra Leone, Burkina Faso e in Perù le donne si trovano ad affrontare la morte a causa dell’inadeguatezza delle condizioni mediche e la corruzione.

Ma poi va oltre e SOSTIENE CHE L’ABORTO E’ ANCHE NECESSARIO. Mentre Amnesty dice che gli Stati Uniti hanno il miglior sistema sanitario al mondo, il gruppo raccomanda di espandere i servizi di aborto e di rimuoivere gli ostacoli, anche quelli che descrive come “barriere razziali” e dei costi.

Prevede che i servizi di aborto siano limitati ai nativi americani e a donne che sono nel programma Mediacaid, perchè il Governo sovvenziona aborti solo in casi di stupro, incesto o pericolo per la salute delle donne. Queste donne, tuttavia, possono avere un aborto, ma l’assicurazione federale non coprirlo.

Amnesty non è d’accordo con restizioni di aborto, comprese le clausole di coscienza e le leggi che consentono agli operatori sanitari e le istituzioni di rifiutare di praticarlo quando si oppongono loro le convinzioni religiose e morali.

Altrove, Amnesty ha chiesto piccoli passi per la legalizzazione dell’aborto. Il gruppo ha presentato una relazione al Comitato delle Nazioni Unite per la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne che “cercano” la legalizzazione dell’aborto in Messico, per le donne che sono incinte a causa di stupro o incesto.

Secondo la sua posizione ufficiale “Amnesty International ritiene che l’accesso restrittivo nei confronti di queste donne alle informazioni e ai servizi di aborto legale e sicuro e verso i loro diritti umani fondamentali possono essere in grave pericolo.”

Quando Amnesty ha cambiato la sua posizione, molti cattolici che la sostennero per molti anni hanno lasciato il gruppo ed un Cardinale del Vaticano ha invitato i cattolici a non più sostenerla.

Nel frattempo, Amnesty è diventata sostenitrice aggressiva di gruppi di diritti unami, affermando anche (erroneamente) che l’aborto sia un diritto umano nel diritto internazionale.

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