{"id":842,"date":"2008-06-20T18:14:51","date_gmt":"2008-06-20T17:14:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2008\/06\/global-warming-la-grande-bugia-842\/"},"modified":"2008-06-20T18:14:51","modified_gmt":"2008-06-20T17:14:51","slug":"global-warming-la-grande-bugia-842","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2008\/06\/global-warming-la-grande-bugia-842\/","title":{"rendered":"GLOBAL WARMING, LA GRANDE BUGIA"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">I pi&ugrave; accaniti tra gli ambientalisti non perdono occasione per ricordarci che dobbiamo ravvederci, e al pi&ugrave; presto.  Altrimenti &#8211; ci viene detto &#8211; tra pochi anni, al massimo tra qualche decennio, la Terra vivr&agrave; una vera e propria apocalisse: l&rsquo;inarrestabile aumento delle temperature porter&agrave;, in tempi rapidissimi, ad un innalzamento del livello dei mari che coster&agrave; la vita ad un gran numero di esseri umani; alla Conferenza sul clima tenutasi a Bali qualche mese fa, si &egrave; addirittura stimato che da qui al 2070 sarebbero 150 milioni le persone minacciate dall&rsquo;innalzamento dei mari. Tutto questo a causa della nostra sciagurata condotta di vita: &egrave; colpa delle nostre automobili e del nostro inquinamento, denunciano gli amanti dell&rsquo;ecologia, se il clima terrestre sta cambiando, e in peggio. Per la convinzione con la quale queste tesi vengono portate avanti, e per come vengono puntualmente sposate da giornali e televisioni, verrebbe davvero voglia di crederci. E molti, difatti, ci credono. Peccato che quella del riscaldamento globale di matrice antropica, provocato cio&egrave; dall&rsquo;uomo, sia una bufala grande come una casa. Se questo fosse vero, sarebbero di questi anni le temperature record. Invece, se si da una sbirciatina a quello che dicono i dati, si scopre che la realt&agrave; &egrave; un&rsquo;altra. La temperatura pi&ugrave; alta mai rilevata in gradi Celsius, stando alle rilevazioni dal 1880 al 2005, risale addirittura agli anni &lsquo;20: precisamente al 13 settembre 1922, quando, ad Al&rsquo;azizyah, in Libia, la colonnina di mercurio segn&ograve; 58 gradi (Cfr. Battaglia &ndash; Ricci, <span style=\"font-style: italic;\">Verdi fuori rossi dentro<\/span>, Free Foundation 2007). Anche la temperatura dell&rsquo;intero pianeta non ha toccato gli apici di recente. Come ha dovuto ammettere persino James Hansen, direttore dell&rsquo;Istituto Goddard della NASA, nonch&egrave; una delle fonti preferite di Al Gore, i dati della temperatura globale indicano che il decennio pi&ugrave; caldo da qui a centinaia di anni, sono stati gli anni &lsquo;30 e non gli anni &rsquo;90. E, piaccia o meno alla propaganda ambientalista, l&rsquo;anno pi&ugrave; caldo per la Terra &egrave; stato il lontano 1934. Stiamo parlando di anni nei quali circolavano molto meno di un millesimo delle automobili che circolano ora, anni nei quali non esistevano un centesimo delle industrie di oggi, eppure la temperatura era pi&ugrave; alta: com&rsquo;&egrave; possibile, se davvero il riscaldamento &egrave; causato dell&rsquo;uomo? I teorici del global warming, devono fare i conti anche con un&rsquo;altra rilevazione al quanto problematica per chi asserisce che siano le emissioni antropiche a riscaldare il pianeta: tra il 1940 e il 1975, durante cio&egrave; il periodo del boom economico che segu&igrave; la seconda Guerra Mondiale, la Terra si &egrave; raffreddata. Nessuno pu&ograve; negare che, in quei trentacinque anni, l&rsquo;esplosione demografica e industriale abbia prodotto inquinamento a dismisura, eppure il pianeta anzich&eacute; riscaldarsi si raffreddava. Altro dato che smentisce la vulgata catastrofista &egrave; l&rsquo;aumento, sulla Terra, della copertura verde: dall&rsquo;82 al &rsquo;99, dicono le rilevazioni satellitari, il verde planetario &egrave; cresciuto del 6%! Purtroppo, a smentire l&rsquo;idea che la terra si stia surriscaldando, ci sono anche delle vittime: nel maggio 2007, a Buenos Aires (dove non nevicava dal 1918), sono morte di freddo 34 persone. <br \/>Sarebbe bello sapere cos&rsquo;ha da dire al riguardo il simpatico Al Gore che da sei anni a questa parte, con la storiella del riscaldamento globale, ha intascato la bellezza di 80 milioni di euro. Una somma di denaro sufficiente a farci dubitare dell&rsquo;assoluta genuinit&agrave; delle sue prese di posizione che, come vedremo tra breve, di scientifico hanno ben poco. Beninteso: Al Gore fa benissimo a ricordare al pubblico delle proprie conferenze che il pianeta va rispettato, ci mancherebbe. I proclami dell&rsquo;ex rivale di Bush sono per&ograve; meno condivisibili laddove essi, come si vede tra l&rsquo;altro nel suo film An Inconvenient Truth, tirano in ballo un&rsquo;unanimit&agrave; della comunit&agrave; scientifica sui cambiamenti climatici che &egrave; ben lungi dall&rsquo;essere raggiunta. Ma Al Gore non &egrave; certo uno sprovveduto, e sa benissimo di poter contare sul consenso dell&rsquo;Ipcc, acronimo che sta per Intergovernmental Panel on Climate Change. Trattasi di un organo consultivo dell&rsquo;Onu istituito nel 1988 appositamente per studiare i mutamenti climatici. Il punto &egrave; proprio questo: l&rsquo;Ipcc, contrariamente a ci&ograve; che molti credono, non &egrave; un comitato scientifico, non vi si accede cio&egrave; per aver firmato studi e pubblicazioni di qualit&agrave;. Chi avesse tempo e voglia di sfogliarsi i curricula dei membri dell&rsquo;Ipcc scoprirebbe, con non poca sorpresa, che molti non sono nemmeno scienziati. E comunque, tra gli stessi scienziati che collaborano con l&rsquo;Ipcc, tutto c&rsquo;&egrave; fuorch&eacute; accordo unanime, specie per quanto concerne le cause e le conseguenze del riscaldamento globale. Il professor John R. Christy, per esempio, direttore dell&rsquo;Earth System Science Center dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Alabama e membro dell&rsquo;Ipcc sostiene, testualmente, che &ldquo;il pianeta non si sta riscaldando&rdquo;. Sempre Christy lamenta: &ldquo;<span style=\"font-style: italic;\">In un recente reportage della Cnn sul &ldquo;pianeta in pericolo&rdquo; non si fa altro che parlare dello scioglimento dei ghiacci artici. Non si dice nulla, per&ograve;, di quelli dell&rsquo;Antartico, dove il mese scorso &egrave; stato raggiunto il massimo storico di congelamento dei mari<\/span>&rdquo; (<span style=\"font-style: italic;\">Il Giornale<\/span> 4\/11\/2007).  Lo scioglimento dei ghiacci, lo ricordiamo, viene interpretato da Al Gore e dagli ambientalisti come diretta conseguenza delle emissioni antropiche di CO2. Il professor Syun-ichi Akasofu, direttore dell&rsquo;International arctic research center con sede in Alaska, il maggior centro di ricerche artiche del mondo, per&ograve; non la pensa affatto cos&igrave;, e afferma che quello scioglimento dei ghiacci &egrave; un fenomeno che sarebbe incauto ascrivere alle attivit&agrave; umane; sembra dargli ragione una ricerca recentemente pubblicata su Geophysical Journal International, nella quale si &egrave; scoperto che lo scioglimento dei ghiacci, in realt&agrave;, avviene a un ritmo tre volte inferiore a quello pronosticato dai catastrofismi (Cfr. <span style=\"font-style: italic;\">Panorama<\/span> 1\/11\/2007). Di atteggiamento estremamente cauto rispetto al fenomeno dello scioglimento delle calotte polari, che i pi&ugrave; credono causato dalle attivit&agrave; umane, &egrave; sempre stato anche  il professor Antonino Zichichi, presidente della World federation of scientists. Ma torniamo all&rsquo;Ipcc e ricordiamo che, oltre lo scioglimento dei ghiacci, questo comitato addebita all&rsquo;attivit&agrave; umana anche il manifestarsi di precipitazioni e uragani, che sarebbero in aumento. Non la pensano cos&igrave; due eminenti figure come Richard Lindzen, professore di Scienze Atmosferiche al MIT di Boston e Christopher Landsea del National oceanic and atmospheric administration, uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali. Costoro, proprio per il loro aperto dissenso dalle conclusioni riportate nei rapporti dell&rsquo;Ipcc, hanno preferito dimettersi. Landsea, quando lasci&ograve; l&rsquo;Ipcc, il 17 gennaio 2005, parl&ograve; persino di manipolazioni di dati scientifici da lui elaborati. Anche il noto climatologo australiano John Zillman si &egrave; dimesso dall&rsquo;Ipcc denunciandone una deriva ideologica. Secondo Yves Lenoir, ricercatore presso l&rsquo;Ecole nazionale sup&eacute;rieure des mines de Paris nonch&eacute; militante in un&rsquo;associazione ecologista francese, l&rsquo;Ipcc altro non &egrave; che una &ldquo;<span style=\"font-style: italic;\">tecnocrazia nel senso cl<br \/>\nassico del termine<\/span>&rdquo;, impegnata solo a inventare &ldquo;<span style=\"font-style: italic;\">un discorso che le da ragione<\/span>&rdquo; e a imbastire &ldquo;<span style=\"font-style: italic;\">progetti scientifici a lungo termine destinati innanzitutto a ottenere finanziamenti<\/span>&rdquo; (Cfr. Cascioli &ndash; Gaspari, <span style=\"font-style: italic;\">Le bugie degli ambientalisti<\/span>, Piemme 2004). Anche noti due geologi italiani, Franco Ortolani dell&rsquo;Universit&agrave; Federico II e Uberto Crescenti, ex presidente della Societ&agrave; Italiana di Geologia, hanno apertamente denunciato l&rsquo;inconsistenza scientifica dei rapporti dell&rsquo;Ipcc. Di queste nette prese di posizione degli studiosi del clima, che molto dicono sull&rsquo;attendibilit&agrave; scientifica del global warming, nessuno parla. Gore, nel suo film, arriva addirittura ad affermare che le pubblicazioni in materia di cambiamenti climatici denunciano all&rsquo;unanimit&agrave; come le attivit&agrave; umane ne siano la cagione. Incuriosito da questa sottolineatura, il dottor Klaus-Martin Schlte ha deciso di andare a controllare. Sapete cos&rsquo;ha scoperto? Negli ultimi tre anni, dei 539 trattati sul cambiamento climatico, appena il 7% appoggia esplicitamente la teoria del riscaldamento globale di origine antropica. Da buon politico, anche in questo caso Al Gore l&rsquo;ha sparata grossa; del resto, per comprendere quanto sia credibile l&rsquo;ex vicepresidente degli States, &egrave; sufficiente riportare quanto ha scritto su di lui Mario Giordano: &ldquo;<span style=\"font-style: italic;\">Usa Today, il pi&ugrave; famoso quotidiano d&rsquo;america,va a verificare e scopre che pure Al Gore non fa abbastanza per l&rsquo;ambiente. Le sue due megaville, per esempio, una di 10 mila metri quadrati, 20 stanze e 8 bagni a Nashville e una di 1500 metri quadrati ad Arlington sono tutt&rsquo;altro che ecofriendly: consumano pi&ugrave; energia di una centrale. E sulle sue propriet&agrave; c&rsquo;&egrave; addirittura una miniera di Zinco, la Pasminco Zinc, che gli versa 20 mila dollari di royalties l&rsquo;anno per poter scaricare indisturbata grandi quantit&agrave; di sostanze tossiche nei fiumi [&hellip;] Un gruppo del Tennesse gli ha persino assegnato l&rsquo;Oscar all&rsquo;ipocrisia 2007. E&rsquo; la verit&agrave;. O, meglio, come direbbe lui, una scomoda verit&agrave;<\/span>&rdquo; (M. Giordano,<span style=\"font-style: italic;\"> Senti chi parla,<\/span> Mondadori 2006). <br \/>Fortunatamente, anche molti organi di stampa europei stanno cominciando a muoversi per sbugiardare la bufala del riscaldamento globale: in Germania, sia il popolare Bild, sia il Frankfurter Allgemeine Zeitung, da tempo dubitano delle tesi di Al Gore, e cos&igrave; il Telegraaf in Olanda e il De Morgen in Belgio. In Italia, come al solito, le notizie filtrano a fatica, anche se qualche voce fuori dal coro inizia coraggiosamente ad alzarsi; non tutte le bugie, ahinoi, hanno le gambe corte. La responsabilit&agrave; di questo, occorre dirlo, &egrave; in buona parte da ascrivere alle stesse riviste scientifiche:sia il dottor Benny Peiser, docente presso la facolt&agrave; scientifica dell&rsquo;Universit&agrave; John Moores di Liverpool, sia Dennis Bray, un climatologo tedesco, quando hanno tentato di pubblicare studi nei quali veniva dimostrato come &egrave; solo una sparuta minoranza della comunit&agrave; scientifica quella che crede al global warming descritto da Gore, si sono visti sbattere la porta in faccia. Roy Spencer dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Alabama, un&rsquo;autorit&agrave; nel campo delle misurazioni satellitari del clima, &egrave; giunto a denunciare apertamente Science, bibbia della scienza mondiale, che, a detta sua, da tempo pubblicherebbe esclusivamente studi favorevoli alla teoria del riscaldamento globale di matrice antropica, ignorando tutti gli altri (Cfr. T. Bethell, <span style=\"font-style: italic;\">Le balle di newton<\/span>, Rubettino 2007). Ma perch&eacute; mai fior di scienziati e riviste scientifiche, si starebbero facendo promotori di una teoria, quella del riscaldamento globale, alla fin fine minoritaria e dalle dubbie basi scientifiche? Chi e cosa ci guadagna da queste menzogne? Una risposta sembra arrivarci da Fred Singer, celebre fisico dell&rsquo;atmosfera nonch&eacute; scienziato &ldquo;ribelle&rdquo; dell&rsquo;IPCC: &ldquo;I<span style=\"font-style: italic;\">l fatto &egrave; che la questione ambientale &egrave; diventata remunerativa [&hellip;] L&rsquo;amministrazione americana spende ogni anno due miliardi di dollari per le questioni climatiche [&hellip;] Ci sono agenzie, associazioni che vivono di questa emergenza. E molti giovani scienziati americani e stranieri hanno paura di esporsi perch&eacute; finirebbero per perdere i fondi del governo<\/span>&rdquo; (Il Giornale 19\/06\/08). Un colossale giro d&rsquo;affari che vive della paura della gente e che non ha basi scientifiche, ecco cos&rsquo;&egrave; in sostanza il riscaldamento globale. Viene da chiedersi se non vi siano, oltre a quelli meramente economici, anche altri interessi, nella diffusione di questo catastrofismo ambientalista.   <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I pi&ugrave; accaniti tra gli ambientalisti non perdono occasione per ricordarci che dobbiamo ravvederci, e al pi&ugrave; presto. 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