{"id":326,"date":"2007-05-29T19:10:31","date_gmt":"2007-05-29T18:10:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2007\/05\/progetto-o-beffardo-scarabocchio-326\/"},"modified":"2007-05-29T19:10:31","modified_gmt":"2007-05-29T18:10:31","slug":"progetto-o-beffardo-scarabocchio-326","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2007\/05\/progetto-o-beffardo-scarabocchio-326\/","title":{"rendered":"Progetto o beffardo scarabocchio?"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito sull&#8217;origine della vita e sull&#8217;origine dell&#8217;uomo, per fortuna, appassiona anche oggi e coinvolge tutti, uomini e donne, senza distinzione di et&agrave;, di cultura o di religione.<br \/>\nSi tratta di un tema fondamentale per le ricadute importanti sul senso stesso dell&#8217;esistenza che ciascuno di noi trascorre, sia pur per breve tempo, su questo pianeta.<br \/>\nNon vale appellarsi all'&#8221;ipse dixit&#8221;: credo che in questo campo ci si debba appellare prima di tutto alla ragione e alla sua capacit&agrave; di conoscere: la posta in gioco &egrave; troppo alta per poter delegare o, peggio ancora, per rinunciare a pensare.<br \/>\nLa datazione dei fossili e delle rocce del nostro pianeta esclude la possibilit&agrave; della creazione del sistema solare e della vita 6000 anni fa, come sostengono i &#8220;creazionisti fondamentalisti&#8221;, ma non esclude, di per s&eacute;, l&#8217;intervento di un Creatore, in tempi e modalit&agrave; differenti.<br \/>\nL&#8217;ipotesi dell&#8217;evoluzione biologica non possiede, a mio avviso, dati e argomenti sufficienti a soddisfare le esigenze della nostra ragione.<br \/>\nSecondo tale ipotesi le farfalle, le balene, i cedri e gli uomini derivano da un antenato comune.<br \/>\nQuesto antenato &egrave; costituito da un gruzzolo di atomi di carbonio, un gruzzolo di atomi di idrogeno, un pizzico di ossigeno e di azoto che, mescolati e ricombinati insieme in una pozza d&#8217;acqua di oltre tre miliardi di anni fa, sono diventati &#8220;viventi&#8221;, cio&egrave; capaci di metabolismo e di riproduzione, confinando la loro &#8220;novit&agrave;&#8221; all&#8217;interno di una membrana, anch&#8217;essa vivente.<br \/>\nSenza alcun progetto preesitente, senza alcuna finalit&agrave;, senza alcun potere previsionale sul loro futuro, senza poter ripetere il prodigio, queste molecole hanno dato inizio, a loro insaputa, al meraviglioso capitolo della biologia sulla Terra.<br \/>\nPer almeno tre miliardi di anni non hanno incontrato nessuno che fosse in grado di dare loro un nome e di riconoscere il merito che hanno avuto, rischiando anche di restare ignorate per sempre, perch&eacute; l&#8217;uomo avrebbe potuto benissimo non apparire mai.<br \/>\nNon solo l&#8217;uomo, ma anche il cuore, i reni, il fegato, l&#8217;utero, le ali dell&#8217;aquila, le vertebre del serpente, il marsupio del canguro, l&#8217;occhio di un falco&#8230; tutto avrebbe potuto non accadere.<br \/>\nSe &egrave; accaduto, lo dobbiamo solo alla variabilit&agrave; del materiale genetico e dell&#8217;ambiente.<br \/>\n&#8220;E&#8217; stato l&#8217;ambiente a fare l&#8217;uomo e senza questo evento (la siccit&agrave; in Africa tropicale) il genere Homo non avrebbe avuto alcun motivo di comparire, almeno l&igrave; e in quel momento&#8221; (Yves Coppens, Histoire de l&#8217;homme et changements climatiques, tr. Italiana Jaca Book, 2007).<br \/>\nLa nostra ragione deve rassegnarsi: non c&#8217;&egrave; disegno, non c&#8217;&egrave; finalit&agrave;, non c&#8217;&egrave; nulla di che stupirsi: tutte le &#8220;forme&#8221; della vita, compresa la nostra, sono un prodotto secondario dei cambiamenti climatici, quasi un effetto collaterale della scienza metereologica.<br \/>\nEppure rimaniamo (come me, spero tanti&#8230;) ancora insoddisfatti da questa risposta; non sappiamo darci pace all&#8217;idea che per fare un computer ci voglia un ingegnere, ma che per fare un&#8217;aquila basti una bava di vento che la sollevi e che per fare un uomo basti un po&#8217; di caldo e di siccit&agrave; che lo costringa ad alzare la testa per vedere lo skyline sopra l&#8217;erba della savana.<br \/>\nIn realt&agrave;, la macroevoluzione, ovvero la nascita delle differenti forme di classi di esseri viventi, non ha una spiegazione soddisfacente non perch&eacute; dobbiamo aspettare ancora nuove ricerche, ma perch&eacute; l&#8217;errore casuale (la mutazione) e la selezione dell&#8217;ambiente di vita non possiedono capacit&agrave; morfogenetiche.<br \/>\nDetto in altre parole, le informazioni per costruire una colonna vertebrale all&#8217;interno di un corpo non possono ragionevolmente derivare da &#8220;errori&#8221; del DNA, perch&eacute; sono di una complessit&agrave; tendente all&#8217;infinito e come tale esige di essere trattata in termini di software e di brevetto.<br \/>\nPer &#8220;fare&#8221; la famosa giraffa, non basta allungare il collo, ma bisogna potenziare il cuore per spingere il sangue fin lass&ugrave;, bisogna coordinare il movimento di tutti i muscoli, allungare i nervi, proporzionare le zampe e tutto nello stesso istante, altrimenti non &#8220;funziona&#8221; nulla.<br \/>\nOgni volta cio&egrave; che si &#8220;ritocca&#8221; una parte di un organismo, si deve modificarlo tutto, perch&eacute; un essere vivente non &egrave; un puzzle, ma una &#8220;complessit&agrave; irriducibile&#8221; (un sistema la cui funzionalit&agrave; non &egrave; presente nelle singole componenti, ma deriva dalla loro sinerg&igrave;a).<br \/>\nL&#8217;inadeguatezza dei geni per spiegare le &#8220;forme&#8221; degli esseri viventi ha infatti fatto nascere recentemente un nuovo filone di ricerca che si spinge a cercare nuove risposte all&#8217;interno della biologia dello sviluppo (evolutionary developmental biology, evo-devo in sigla), cio&egrave; cambiando il punto di osservazione.  Non pi&ugrave; i geni, ma lo sviluppo dell&#8217;embrione.<br \/>\nLa strada intrapresa &egrave; solo all&#8217;inizio, ma la dice lunga sulla pretesa di aver spiegato la vita a suon di mutazioni casuali e di clima variabile e volubile.<br \/>\nL&#8217;esplosione di quasi tutte le forme di vita nel Cambiano, nell&#8217;arco di soli 5-10 milioni di anni, ha inferto un duro colpo all&#8217;ipotesi dell&#8217;evoluzione graduale: prima compaiono tutte le grandi &#8220;architetture&#8221; e poi queste si differenziano nei dettagli.<br \/>\nL&#8217;evoluzione prevede un percorso esattamente opposto per la vita: le piccole variazioni sui dettagli portano, accumulandosi in tempi geologici, a differenze macroscopiche.<br \/>\nLe reazioni biochimiche che accadono in ogni singola cellula del corpo, perfettamente sincronizzate tra loro, coordinate nei reagenti, negli intermedi e nei prodotti finali, controllate continuamente dal fabbisogno reale di ogni molecola, costituiscono quella &#8220;complessit&agrave;&#8221; che non si lascia &#8220;ridurre&#8221; ad alcuna delle sue componenti, perch&eacute; postula quel surplus di &#8220;informazione&#8221; che solo &egrave; in grado di dare senso al sistema.<br \/>\nL&#8217;evoluzione della biochimica della cellula &egrave; ancora territorio vergine, ma la sensazione che lo scienziato ricava &egrave; che sia un&#8217;impresa senza senso: siamo in presenza di un disegno e non di un beffardo scarabocchio.<br \/>\nCredo che ogni tentativo di escludere l&#8217;idea di un &#8220;progetto&#8221; per la vita e per le sue forme mortifichi la ragione, che non sa accettare che una natura  senza senso abbia potuto generare quell&#8217;ordine e quella logica che la animano quando pensa e indaga.<br \/>\nUmberto Fasol (biologo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sull&#8217;origine della vita e sull&#8217;origine dell&#8217;uomo, per fortuna, appassiona anche oggi e coinvolge tutti, uomini e donne, senza distinzione di et&agrave;, di cultura o di religione. 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