{"id":2906,"date":"2019-03-04T22:44:39","date_gmt":"2019-03-04T21:44:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/11\/un-frate-amico-dellafrica-2906\/"},"modified":"2019-03-04T23:47:13","modified_gmt":"2019-03-04T22:47:13","slug":"un-frate-amico-dellafrica-2906","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2019\/03\/un-frate-amico-dellafrica-2906\/","title":{"rendered":"Un frate amico dell&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-149366 lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IMG_0047.jpg\" alt=\"img_0047\" width=\"287\" height=\"416\" data-srcset=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IMG_0047.jpg 1400w, https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IMG_0047-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IMG_0047-768x1115.jpg 768w, https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IMG_0047-706x1024.jpg 706w\" data-sizes=\"(max-width: 287px) 85vw, 287px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 287px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 287\/416;\" \/><\/p>\n<p>Il recente lavoro di Federica Saini Fasanotti, \u201c<em>Etiopia 1936-1940. Le operazioni di polizia nelle fonti dell\u2019esercito italiano<\/em>\u201d, ha il merito di ricordare che accanto alle innegabili crudelt\u00e0 proprie del colonialismo italiano- ipocritamente condannato da quegli inglesi e francesi che adottavano metodi anche peggiori, perseguendo un analogo imperialismo- non mancarono, nella conquista dell\u2019Etiopia, gli aspetti positivi: costruzione di strade, ponti, scuole, ospedali, centrali elettriche\u2026, altrimenti impensabili per un paese in cui, come scriveva Evelin Waugh, dominavano scontri tribali ferocissimi, miseria e povert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Proprio le riflessioni su questi fatti<\/strong> mi hanno spinto a ricordare che prima che il fascismo, ripercorrendo le vie del nazionalismo crispino, decidesse di impadronirsi con la violenza dell\u2019Etiopia, un grande uomo di Chiesa, e futuro cardinale, <strong>il frate Guglielmo Massaja<\/strong>, aveva dedicato la sua vita a conquistare l\u2019Etiopia non all\u2019Italianit\u00e0 o alla potenza di una nazione terrena, ma al Vangelo di Cristo.<!--more--><\/p>\n<p>Partendo da solo, allo sbaraglio, senza confidare quasi per nulla sull\u2019aiuto dei potenti, senza eserciti e senza soldi, ma contando sulla divina Provvidenza. Dopo aver abbandonato la corte di Carlo Alberto, che lo aveva scelto come padre spirituale dei due figli, e l\u2019amicizia di Silvio Pellico, una volta che costui era ritornato alla fede dell\u2019infanzia. Possiamo ricostruire la vita del Massaja attraverso i suoi ponderosi scritti, \u201c<em>Memorie storiche del vicariato apostolico dei Galla<\/em>\u201d, e, pi\u00f9 agevolmente, grazie ad una recente ricostruzione storica di <strong>Cristina Siccardi<\/strong>: \u201c<em>Nella solitudine della Croce. Il Cardinale Guglielmo Massaja missionario in Africa<\/em>\u201d ( San Paolo).<\/p>\n<p><strong>Quella del Massaja (1809-1889) \u00e8 una vita affascinante, come tutte quelle di coloro che hanno portato<\/strong>, con immensa perseveranza, fatiche, dolori, paure, senza retrocedere di un passo dal loro obiettivo. Massaja, che affront\u00f2 otto traversate del Mediterraneo e dodici del Mar Rosso e che vide la morte in faccia numerose volte, fu spinto, nelle sue scelte, dall\u2019idea di ogni missionario: che portare Cristo significhi portare la Verit\u00e0, il Salvatore. Non soltanto della vita, diciamo cos\u00ec spirituale, ma anche di questa vita terrena: \u201c<em>il centuplo quaggi\u00f9 e l\u2019eternit\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019Etiopia conosciuta dal Massaja \u00e8 una terra abitata da copti, musulmani ed animisti, sconvolta da continue lotte fratricide, e soprattutto ferita da quelle piaghe che, dopo di lui, saranno combattute da Daniele Comboni. La prima \u00e8, appunto, il tribalismo, che causa frequentissimi conflitti interni con strascichi inenarrabili; la seconda \u00e8 la condizione delle donne, costrette alla poligamia e a condizioni umilianti; la terza \u00e8 la tratta degli schiavi, cui il Massaja si oppone come pu\u00f2, comperando schiavi per liberarli, ben sapendo di compiere una impresa disperata, come quella di chi cerchi di \u201c<em>svuotare il mare con un cucchiaino<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La quarta, forse la pi\u00f9 terribile, \u00e8 la mentalit\u00e0 magica e superstiziosa degli africani. Riguardo a quest\u2019ultima, lo sforzo di Massaja per sradicarla \u00e8 grandioso. Passa anzitutto dalla predicazione di un Dio che non coincide con le creature, il sole, la luna, le stelle\u2026 ma ne \u00e8 il Creatore.<\/p>\n<p>In secondo luogo il Massaja cerca di smascherare i numerosi maghi e maghe che dovunque vendono maledizioni e benedizioni, spesso terrorizzando la gente, causando conflitti tra vicini e tra trib\u00f9 diverse. Scrive nelle Memorie: \u201c<em>se volessi riferire tutti i fatti orribili di discordie nelle famiglie, di guerre orribili tra paesi e paesi, ed inimicizie personali sollevate da rivelazioni vere o false di questi maghi, non mi basterebbe un libro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per contrastare la mentalit\u00e0 superstiziosa, Massaja si inventa agronomo, geografo, zoologo, botanico, erborista e medico<\/strong>. Pianta la vite e le patate, che si fa spedire dall\u2019Europa e in occasione di una epidemia di vaiolo, devastante, scoppiata ad Asandabo, utilizza il vaccino portato dall\u2019Italia, e, una volta finitolo, provvede a crearlo da solo, ricavandolo dal pus degli animali. Senza per\u00f2 che questo significhi sempre comprensione e riconoscenza. \u201c<em>La gente<\/em>, racconta Cristina Siccardi, <em>vedendo che inietta il siero con un po\u2019 di saliva, considera quest\u2019ultima il veicolo della magia. Ma nella mentalit\u00e0 di molti africani chi elargisce benefiche magie, pu\u00f2 anche elargire malefici. Cos\u00ec, quando scoppiano focolai di febbre gialla e vengono colpiti anche tre nemici della missione, alcuni pensano che si tratti di una maledizione<\/em>\u201d del Massaja stesso.<\/p>\n<p>Nell\u2019Africa tanto amata, il capuccino piemontese, futuro cardinale, scorge i danni della superstizione e il pericolo di un Islam che gli appare in continua espansione, col contributo della stoltezza dei governi europei. Ma vede anche gli aspetti positivi: la semplicit\u00e0 degli abitanti, il loro innato senso religioso, la facilit\u00e0 con cui \u00e8 possibile risvegliare in essi il senso di una \u201clegge naturale\u201d. Di contro alla sua Europa, che gli appare sempre pi\u00f9 decadente, e in cui \u201c<em>esiste oggi una Setta la quale non vede pi\u00f9 nulla al di l\u00e0 della materia e si fa avanti tentando di negare ogni traccia di legge naturale<\/em>\u2026\u201d. <em>Il Foglio<\/em>, 12\/11\/2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente lavoro di Federica Saini Fasanotti, \u201cEtiopia 1936-1940. 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