{"id":2855,"date":"2011-10-24T19:10:42","date_gmt":"2011-10-24T18:10:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/10\/lo-chiameremo-facebook-e-il-beb-diventa-oggetto-2855\/"},"modified":"2011-10-24T19:10:42","modified_gmt":"2011-10-24T18:10:42","slug":"lo-chiameremo-facebook-e-il-beb-diventa-oggetto-2855","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/10\/lo-chiameremo-facebook-e-il-beb-diventa-oggetto-2855\/","title":{"rendered":"Lo chiameremo Facebook. E il beb&egrave; diventa oggetto"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Hai Facebook? &#8220;. &#8220;Certo che ce l&#8217;ho. Mio figlio &egrave; Facebook&#8221;. Il verbo &#8220;essere&#8221; non &egrave; un refuso di stampa ma &egrave; la vera e propria notizia. Nel giro di pochi mesi due coppie hanno chiamato il proprio figlio Facebook (qualche tempo fa nacque un bimbo di nome Yahoo).<\/p>\n<p> La prima coppia &egrave; egiziana: si tratta di un omaggio al social network pi&ugrave; famoso al mondo il quale ha reso possibile la coordinazione on line tra i vari gruppi di rivoltosi che hanno rovesciato il governo di Mubarak.<br \/>\n<br \/>\nLa seconda &egrave; brasiliana. In quello spazio virtuale si sono conosciuti e l&igrave; &egrave; sbocciato il loro amore fatto di milioni di<i> bytes.<\/i> In realt&agrave; il figlio di quest&#8217;ultima coppia si chiama esattamente Facebookson, cio&egrave; figlio di Facebook. Questo perch&eacute; la preoccupazione degli ufficiali dell&#8217;anagrafe non era tanto rivolta al cattivo gusto dei genitori, ma alla possibilit&agrave; che il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, potesse fare loro causa per questioni di copyright sul marchio. Il risultato &egrave; che questo beb&egrave; sembra essere pi&ugrave; figlio di Zuckerberg che di mamma e pap&agrave;.<\/p>\n<p>Qualche considerazione. Innanzitutto ci mettiamo dalla parte di queste povere creature che dovranno per tutta la vita spiegare agli altri perch&eacute; si portano appresso un simile castigo di nome. Soprattutto quando Facebook forse non esister&agrave; pi&ugrave;, dato che queste invenzioni informatiche durano meno di un governo della vecchia repubblica (chi si ricorda ad esempio di My Space, social network che guadagn&ograve; cifre da capogiro e che usavano tutti?). In secondo luogo non &egrave; proprio il massimo della vita chiamarsi &#8220;Annuario scolastico&#8221;, perch&eacute; questo &egrave; la traduzione letterale del termine &#8220;facebook&#8221;. Infatti Zuckerberg prese spunto da questi annuari, nei quali ci sono tutte le foto degli studenti di un liceo o di un&#8217;universit&agrave;, per inventare la sua piattaforma. Infine &egrave; indubbio che i due piccoli diventeranno loro malgrado testimonial della creazione di Zuckerberg, spot viventi di questo prodotto.<\/p>\n<p>E qui sta il punto. Si &egrave; deciso di assegnare un nome ad un essere umano che identifica un prodotto. E&#8217; un altro segnale della cosificazione della persona (per la propriet&agrave; transitiva va da s&eacute; che ora agli animali diamo nomi cristiani). In particolare &#8211; e le pratiche di fecondazione artificiale e clonazione comprovano ci&ograve; &#8211; il figlio &egrave; percepito come &#8220;bene mobile&#8221;, oggetto magari di lusso che arreder&agrave; l&#8217;esistenza. Nuovo il figlio, nuovo il nome dunque a designare un &#8220;articolo&#8221; che prima non c&#8217;era. E se nascesse a queste coppie un secondo figlio, logica vorrebbe che si assegnasse loro il nome di Facebook.2, la versione avanzata. La generazione &egrave; ormai sottoposta ad <i>update.<\/i><\/p>\n<p>Ma questa vicenda dai tratti tragicomici &egrave; paradigmatica anche perch&eacute; ci d&agrave; la misura di quanto stia accelerando il processo di scristianizzazione. Siamo passati in poco tempo dai santi ai numi tutelari virtuali. Fino a ieri si poneva al neonato un nome di un santo. Farlo era come vincolare quel cittadino del Paradiso a fare bene il proprio dovere di santo e cio&egrave; a proteggere il piccolo, nella speranza poi che potesse infondergli un po&#8217; delle sue virt&ugrave;. Appena venuti su questa terra gi&agrave; si pensava alla patria celeste, gi&agrave; si sottoscriveva con l&#8217;assegnazione del nome del santo un&#8217;ipoteca per il Cielo. Il santo-beato-martire di cui portiamo il nome, nella prospettiva cristiana, &egrave; un membro di un club esclusivo assai influente per gli affari terreni e il cui aiuto dunque deve essere sempre invocato. I piccoli Facebook a chi potranno mai rivolgersi? A Zuckerberg? E poi quando festeggiare l&#8217;onomastico? Il giorno di fondazione di Facebook?<\/p>\n<p>Inoltre la prassi consolidata, almeno fino all&#8217;altro ieri, di scegliere un nome comune privilegiava pi&ugrave; la tradizione che l&#8217;eccentricit&agrave;.  Il nome non veniva scelto perch&eacute; di moda o perch&eacute; &#8220;suona bene&#8221; o perch&eacute; originale, bens&igrave; perch&eacute; era il concentrato  di una cultura sapienziale vecchia di secoli se non di migliaia di anni. Innanzitutto a motivo del significato del nome stesso: &#8220;Emanuele&#8221; Dio con noi, &#8220;Alessandro&#8221; protettore degli uomini, &#8220;Riccardo&#8221; audace, &#8220;Mirella&#8221; degna di ammirazione. Ora, ad essere sinceri chiamarsi &#8220;faccia-libro&#8221; &egrave; davvero assai svilente. In secondo luogo l&#8217;ultimo arrivato in casa portava in genere un nome che era appartenuto ad un suo ascendente, al fine di perpetuare in lui lo spirito di una famiglia. Un segno della continuit&agrave; delle tradizioni familiari. Il nome cos&igrave; diventava intriso di affetto, pronunciarlo era evocare la stessa persona del nonno o dello zio che non c&#8217;era pi&ugrave;.<\/p>\n<p>La notizia dei genitori che infliggono questa condanna anagrafica ai figli si sposa bene con un&#8217;altra notizia simile proveniente dall&#8217;Inghilterra: l&igrave; si pu&ograve; cambiare nome al costo di 33 sterline (consigliamo ai piccoli Facebook di trasferirsi in Inghilterra appena possibile). Nel giro di un anno c&#8217;&egrave; stato un boom di richieste, con un&#8217;impennata del 30%. I motivi sono dei pi&ugrave; vari: cercare di sfuggire ai creditori e al fisco, anglizzare il proprio nome se straniero, fondere in unico cognome quello della moglie e del marito. Ma ovviamente ci sono anche ragioni ben pi&ugrave; bizzarre. Tra queste svettano gli omaggi allo star system. E cos&igrave; si contano 30 Michael Jackson, 5 Amy Winehouse, 15 Wayne Rooney e 5 David Beckham. Una sorta di sbattezzo a favore di nuovi santi popolari non canonizzati. Gi&agrave; era accaduto al tempo dei futuristi tra i cui adepti si trovavano figli chiamati Ascensore o, con meno ardimento, Luce. Anche i comunisti in spregio alla tradizione cattolica chiamavano i propri pargoli ad esempio Primo, Secondo, Terzo ed Ultimo: meglio i numeri che i beati.<\/p>\n<p>Ma perch&eacute; cambiare nome? Da una parte questa moda &egrave; espressione delle derive di un certo capitalismo libertario: come si cambia auto cos&igrave; il nome, se &egrave; superato, se c&#8217;&egrave; ne uno pi&ugrave; in voga, se &egrave; pi&ugrave; trendy. Ma facendo cos&igrave; il nome diventa un gadget, un accessorio e perde la sua specificit&agrave;, cio&egrave; l&#8217;individuazione della persona, la caratterizzazione semantica di un&#8217;unicit&agrave;.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto tale prassi &egrave; forse sintomatica del fatto che non vogliamo pi&ugrave; accettare di essere chi siamo. E&#8217; segno che l&#8217;identit&agrave; &egrave; percepita come un vincolo, un fardello di cui liberarsi. Se posso decidere di cambiare con la chirurgia plastica la mia faccia (la parte pi&ugrave; identificativa di noi), il mio sesso, se posso scegliere di avere un figlio con gli occhi celesti e i capelli color dell&#8217;oro, perch&eacute; non decidere di mutare ci&ograve; che nominalmente mi identifica? Sbarazzarsi del vecchio, non scelto da me, per far posto al nuovo. E&#8217; solo il soggetto l&#8217;unico artefice della sua vita: l&#8217;imposizione da parte dei genitori del nome viene percepita come ostacolo alla propria libert&agrave;. Nasce l&#8217;autonomastica, l&#8217;autodeterminazione onomastica.<\/p>\n<p>Da <i>La Bussola Quotidiana <\/i>, 24 ottobre 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Hai Facebook? &#8220;. &#8220;Certo che ce l&#8217;ho. Mio figlio &egrave; Facebook&#8221;. Il verbo &#8220;essere&#8221; non &egrave; un refuso di stampa ma &egrave; la vera e propria notizia. Nel giro di pochi mesi due coppie hanno chiamato il proprio figlio Facebook (qualche tempo fa nacque un bimbo di nome Yahoo). La prima coppia &egrave; egiziana: si &hellip; <a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/10\/lo-chiameremo-facebook-e-il-beb-diventa-oggetto-2855\/\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Lo chiameremo Facebook. 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