{"id":2647,"date":"2011-07-26T13:49:51","date_gmt":"2011-07-26T12:49:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/07\/amy-winehouse-lestetica-nichilista-della-morte-2647\/"},"modified":"2011-07-26T13:49:51","modified_gmt":"2011-07-26T12:49:51","slug":"amy-winehouse-lestetica-nichilista-della-morte-2647","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/07\/amy-winehouse-lestetica-nichilista-della-morte-2647\/","title":{"rendered":"Amy Winehouse: l&#8217;estetica nichilista della morte"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/public\/angelo della morte.jpg\" width=\"282\" height=\"249\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Nei media si eleva un peana generale intriso di lacrime e scoramento per la morte della cantante inglese Amy Winehouse. Intendiamoci bene: a tutti, anche al pi&ugrave; incallito delinquente, va tributato un sentimento di pietas, se non cristiana perlomeno umana, allorch&egrave; si lascia questo mondo. Quindi anche alla Winehouse. <\/p>\n<p>Detto ci&ograve;, quello che sconcerta &egrave; il fatto che il leitmotiv pi&ugrave; ricorrente sia il seguente: &egrave; morta per la sua fragilit&agrave;. Per nulla: &egrave; morta non perch&eacute; fragile ma per le sue scelte che semmai l&rsquo;hanno resa debole. Infatti il suo trapasso era cronaca di una morte annunciata (gi&agrave; scampata al d&igrave; letale una volta, pi&ugrave; volte vista ubriaca o drogata in concerto etc.). <\/p>\n<p><strong>La Winehouse ha fatto la corte alla morte<\/strong>: perch&eacute; poi stupirsi che ad un certo punto la Signora con la falce abbia accettato le sue lusinghe (tanto pi&ugrave; che si vocifera che forse &egrave; stato suicidio)? Si &egrave; sposata con l&rsquo;eccesso e questi &#8211; si sa &#8211; &egrave; coniuge esigente che prima o poi ti porta il conto da saldare. La libert&agrave; o il tanto decantato principio di autodeterminazione obbliga dunque anche ad un computo preciso delle responsabilit&agrave; frutto della gestione di questa stessa libert&agrave;. Ci si lamenta poi che aveva tutto ma questo tutto non le bastava. In particolare si vocifera che negli ultimi giorni fosse ancora pi&ugrave; depressa perch&eacute; si era lasciata con il fidanzato. <\/p>\n<p><strong>Eppure in centro Africa, dove non si ha nulla, la parola depressione &egrave; sconosciuta<\/strong> e i bambini africani come quelli delle favelas in Brasile sorridono sdentati del loro niente, seppur la loro esistenza &ndash; quella s&igrave; &ndash; sia davvero tragica. Quindi il compatimento non &egrave; giustificato. Frasi come &ldquo;i fan e i colleghi la rimpiangono pensando di non aver fatto abbastanza per lei&rdquo; fanno venire solo l&rsquo;orticaria e gridano giustizia al cielo perch&eacute; l&rsquo;ugola d&rsquo;oro del soul non voleva essere aiutata sebbene molti venivano in suo soccorso e le voci di milioni di derelitti sparsi nell&rsquo;orbe terracqueo che invece vogliono essere assistiti non vengono ascoltate. Ma a dire la verit&agrave; e ad un esame pi&ugrave; attento era comprensibile che la cantante fosse depressa: perch&eacute; fama, successo, soldi e potere massmediatico sappiamo che non riempiono il cuore di nessuno. <\/p>\n<p><strong>La sua tristezza &egrave; la prova provata che senza Dio e l&rsquo;Assoluto<\/strong> si pu&ograve; facilmente annegare in un bicchiere di wisky. E&rsquo; poi da rifiutare un&rsquo;estetica di un certo tipo di morte. C&rsquo;&egrave; quasi un&rsquo;aura di soddisfazione che sia morta cos&igrave; perch&eacute; &egrave; il perfetto completamento di un&rsquo;esistenza dedita alla sballo. Insomma se doveva morire doveva farlo con un ago ficcato in braccio o le narici bianche di coca, perch&eacute; nell&rsquo;immaginario collettivo il rocker demoniaco che combatte le convenzioni non pu&ograve; spirare in un letto di ospedale circondato dall&rsquo;affetto dei suoi cari. Eppure morire come un drogato di certo non &egrave; mai stato dignitoso per nessuno. E&rsquo; infine da rigettare il mito dell&rsquo;artista romantico sofferente che alla vita della Winehouse si vuole associare. Tale mito non c&rsquo;entra nulla con questa paladina dello sballo totale.<\/p>\n<p>&nbsp;Le vite di Chopin, Schumann (morto pazzo), Listz (morto sacerdote), Schubert, e poi Brahms, Mahler, Bruckner erano piagate dal dolore a motivo della loro finissima sensibilit&agrave;. Erano anime crepuscolari, forse a volte decadenti, per&ograve; altres&igrave; anime elevate, nobili, che a causa della loro profondit&agrave; sapevano cogliere con nitore quella parte di amarezza che l&rsquo;esistenza inevitabilmente riserva a ciascuno di noi. Un&rsquo;esistenza a volte drammatica ma ricca di senso. E poi spessissimo tale strazio del cuore era tutto interiore, un dolore che per pudore non si esternava se non nella musica, unico luogo adatto per comunicare appieno la loro infelicit&agrave;. Insomma non si lasciavano andare in pubblico a poco edificanti e svilenti spogliarelli dell&rsquo;anima in cui invece la cantante, tra fumi dell&rsquo;alcol e tirate di coca, indugiava spesso compiacente. <\/p>\n<p>E dunque all&rsquo;opposto di questi grandi del passato la Amy Winehouse, insieme ai suoi colleghi morti per overdose o suicidi quali Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, John Belushi, Kurt Cobain dei Nirvana, Sid Vicious dei Sex Pistol, erano solo alfieri di un vuoto nichilismo, incarnavano unicamente vite eccessive fine a se stesse, erano adoratori dell&rsquo;esistenza borderline intesa come farmaco contro il nonsense in cui erano volutamente sprofondati. Arrabbiati contro tutti e tutti ma non si &egrave; mai capito bene il perch&eacute;. L&rsquo;intemperanza nutriva la loro vita dal momento che ogni altro credo era stato escluso. <\/p>\n<p>Erano vite, al contrario dei grandi geni del passato, che puntavano in basso, non al sublime. Anche Beethoven era un ubriacone (si racconta che alla sua morte nel suo pianoforte fossero state trovate alcune bottiglie vuote di vino), anche lui si stordiva con l&rsquo;alcol perch&eacute; schiacciato dalla consapevolezza che il destino gli era nemico: la sordit&agrave;, la solitudine, il nipote tanto amato che non ricambiava il suo affetto, una visione dell&rsquo;esistenza intristita dalle letture di Kant. <\/p>\n<p>Di certo non beveva perch&eacute; la sua ultima &ldquo;fidanzata&rdquo; lo aveva lasciato. Insomma la profondit&agrave; del dramma di Beethoven si misura ascoltando la V Sinfonia, quella della Winehouse con la capienza della sua ultima bottiglia di whisky. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei media si eleva un peana generale intriso di lacrime e scoramento per la morte della cantante inglese Amy Winehouse. 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