{"id":2342,"date":"2011-02-26T15:36:03","date_gmt":"2011-02-26T14:36:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/02\/il-papa-aveva-ragione-2342\/"},"modified":"2011-02-26T15:36:03","modified_gmt":"2011-02-26T14:36:03","slug":"il-papa-aveva-ragione-2342","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2011\/02\/il-papa-aveva-ragione-2342\/","title":{"rendered":"Il Papa aveva ragione"},"content":{"rendered":"<p>Astinenza e fedelt&agrave; ingredienti fondamentali per prevenire l&#8217;Aids. Lo dice anche Harvard.<br \/>\nUn sorprendente successo nella prevenzione: perch&eacute; l&#8217;epidemia di Hiv &egrave; diminuita in Zimbabwe?: &egrave; il titolo dell&#8217;ultimo lavoro di Daniel Halperin, docente di Sanit&agrave; internazionale ad Harvard, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica Plos Medicine. E la risposta al quesito che viene data da Halperin e dagli altri autori, tra cui il ministro della sanit&agrave; dello Zimabwe Owen Mugurungi e Bruce Campbell del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa), certamente scontenter&agrave; coloro che sono sempre pronti alla levata di scudi quando si afferma che il preservativo non &egrave; la soluzione.<br \/>\nPerch&eacute; le parole chiave che riassumono l&#8217;approccio risultato vincente nel Paese del Sud dell&#8217;Africa sono: &#8220;Cambio di comportamento&#8221;, &#8220;riduzione dei partner sessuali&#8221;, &#8220;consapevolezza&#8221; del pericolo mortale costituito dall&#8217;Aids. Un programma dal chiaro contenuto educativo, insomma, che non fa affidamento esclusivamente sul condom quale soluzione di tutti i problemi.<br \/>\nE&#8217;stato il 1990 l&#8217;anno in cui nello Zimbabwe si &egrave; registrata l&#8217;esplosione del contagio da Hiv che, dopo aver raggiunto il picco, si &egrave; assestato su un valore pressoch&eacute; costante fino al 2000. Ed &egrave; con l&#8217;inizio del nostro secolo che in modo sorprendente si ha un rapido declino della diffusione della malattia. Per studiare questo fenomeno dal 2008 i ricercatori si sono interrogati, giungendo a una conclusione comune basata sull&#8217;osservazione dei comportamenti della popolazione: nello Zimbabwe, in concomitanza con la diminuzione della diffusione dell&#8217;Aids si registra un netto cambiamento delle abitudini sessuali. Maggior attitudine alla fedelt&agrave; al proprio partner, concezione negativa della frequentazione di prostitute, malattie contratte per via sessuale che divengono motivo di vergogna e non prova di mascolinit&agrave;: sono tutte novit&agrave; riconosciute come determinanti per la prevenzione dell&#8217;Aids. Ed &egrave; proprio &#8220;la riduzione dei partner&#8221; sessuali, conclude l&#8217;articolo, a giocare un &#8220;ruolo cruciale&#8221; nell&#8217;invertire la rotta.<br \/>\nCi si pu&ograve; chiedere se il professor Halperin sia una mosca bianca o se le sue posizioni siano condivise dagli addetti ai lavori. A giudicare dalla corposa produzione di lavori scientifici e pubblicazioni divulgative che ribadiscono l&#8217;importanza delle questioni educative per la lotta all&#8217;Aids, si pu&ograve; dire che esiste quel &#8220;terreno comune&#8221; di cui proprio l&#8217;accademico di Harvard parlava gi&agrave; nel 2004. In quell&#8217;anno, in un intervento sulla rivista Lancet, sottoscritto da 149 tra leader religiosi, esponenti delle Nazioni Unite e dell&#8217;Oms e ricercatori di universit&agrave; di tutto il mondo, Halperin richiamava i principi cardine per un&#8217;efficace prevenzione della trasmissione del virus dell&#8217;Hiv.<br \/>\nTra questi, programmi basati su educazione alla continenza sessuale per le giovani generazioni, fedelt&agrave; tra partner e uso di condom per i soggetti ad alto rischio come ad esempio le prostitute. Nell&#8217;articolo veniva anche sottolineata l&#8217;importanza del coinvolgimento di &#8220;organizzazioni religiose, associazioni giovanili, governi locali, media&#8221; per la promozione di nuove norme di comportamento in ambito sessuale. Un approccio assai diverso, insomma, da quello che prevede i soli rimedi farmaceutici, per di pi&ugrave; proposti senza il coinvolgimento delle popolazioni locali. Tra i co-autori dell&#8217;articolo del 2004 figurano anche Edward Green e Norman Hearst: il primo, ricercatore ad Harvard, gi&agrave; nel 2003, dopo aver osservato i successi in Uganda dei programmi basati su astinenza e fedelt&agrave;, ammise che molti come lui si erano sbagliati credendo che l&#8217;educazione a una sessualit&agrave; responsabile non potesse dare ottimi risultati; il secondo, professore di epidemiologia in California, &egrave; autore di molti articoli in cui si afferma l&#8217;importanza di un approccio integrato, che associ all&#8217;uso del condom provvedimenti in senso informativo ed educativo.<br \/>\nProprio Hearst, commentando il libro &#8220;Affirming love, avoiding Aids; what Africa can teach the west&#8221;<br \/>\n(&#8220;Affermare l&#8217;amore, evitare l&#8217;Aids; cosa l&#8217;Africa pu&ograve; insegnare all&#8217;occidente&#8221;), ha detto che l&#8217;attenzione ai comportamenti sessuali &egrave; quello di cui c&#8217;&egrave; bisogno e che &#8220;funziona meglio&#8221;. Il libro, scritto da Matthew Hanley, gi&agrave; consulente tecnico del Catholic Relief Services, e Jokin de Irala, dell&#8217;Universit&agrave; di Navarra, sulla base di dati relativi ai paesi africani, ribadisce l&#8217;importanza degli aspetti comportamentali rispetto a quelli tecnici. Il coinvolgimento dei governi africani testimonia inoltre che l&#8217;efficacia che a livello scientifico viene riconosciuta ai programmi educativi pu&ograve; essere declinata in azioni politiche.<br \/>\nNel luglio scorso, le autorit&agrave; dello Swaziland, il Paese col pi&ugrave; alto tasso di contagio, hanno accolto con favore la proposta di due ricercatori, che dalle pagine del Guardian avevano invitato i governanti a promuovere un mese di astinenza. Justin Parkhurst, della London School di Igiene e Medicina tropicale, e Alan Whiteside, dell&#8217;universit&agrave; di KwaZulu-Natal, promotori dell&#8217;iniziativa, avevano da poco pubblicato un articolo sul South African journal of Hiv medicine in cui si parlava dell&#8217;astinenza come possibile rimedio al dilagare dell&#8217;infezione. (Avvenire, 17-02-2011)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Astinenza e fedelt&agrave; ingredienti fondamentali per prevenire l&#8217;Aids. Lo dice anche Harvard. Un sorprendente successo nella prevenzione: perch&eacute; l&#8217;epidemia di Hiv &egrave; diminuita in Zimbabwe?: &egrave; il titolo dell&#8217;ultimo lavoro di Daniel Halperin, docente di Sanit&agrave; internazionale ad Harvard, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica Plos Medicine. 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