{"id":22,"date":"2006-09-26T16:16:08","date_gmt":"2006-09-26T15:16:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2006\/09\/sanit-tempo-di-bilanci-22\/"},"modified":"2006-09-26T16:16:08","modified_gmt":"2006-09-26T15:16:08","slug":"sanit-tempo-di-bilanci-22","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2006\/09\/sanit-tempo-di-bilanci-22\/","title":{"rendered":"Sanit&agrave;: &egrave; tempo di bilanci"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" hspace=\"10\" data-src=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/public\/Chirurgia.jpg\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" \/>E&rsquo;ormai tempo di bilancio anche per il sistema sanitario trentino che manifesta una crisi palese e di tipo strutturale. <br \/>A nulla servono i maldestri tentativi di difesa, vuoi del Direttore Generale, vuoi dell&rsquo;assessore competente, per nascondere una situazione che se non risolta immediatamente  prefigura elementi di difficolt&agrave; innegabile. E alcuni prese di posizione degli ultimi tempi lo testimoniano. Il presidente dell&rsquo;Ordine dei medici della Provincia afferma che nel servizio sanitario provinciale &ldquo;&egrave; palpabile la presenza di un clima difficile&rdquo;. Ed anche il primario Eccher ha denunciato la difficile situazione dell&rsquo;ospedale principale della provincia, il Santa Chiara di Trento, oggetto di una ristrutturazione costosa ed inutile con gravi carenze di organico che minano la capacit&agrave; operativa dei reparti e con una qualit&agrave; della degenza che &egrave; rimasta ferma a vent&rsquo;anni fa. E poi la Borgonovo Re che censura la lettera di richiamo del direttore dell&rsquo;Azienda alla dott.ssa Giannelli. <br \/>Tutto questo con un costo pro capite della sanit&agrave; a carico del bilancio provinciale che &egrave; superiore alla media delle altre regioni italiane. A questo livello ricordo l&rsquo;affermazione dell&rsquo;allora Ministro della Sanit&agrave; Rosi Bindi che in un convegno a Trento di qualche anno fa disse che sicuramente la qualit&agrave; del sistema sanitario provinciale era discreta, ma per le risorse pubbliche investite sarebbe dovuto essere ottimo. <br \/>Ma andiamo con ordine. <br \/>Penso di interpretare lo stato d&rsquo;animo della maggioranza dei nostri cittadini, sentimenti misti a sconcerto, delusione e talvolta anche di rabbia, quando recentemente &egrave; stata data notizia che a fronte dell&rsquo;ennesima incapacit&agrave; dimostrata dal nostro sistema sanitario di rendere pi&ugrave; accettabili i tempi di attesa per effettuare visite specialistiche, il Direttore Generale &egrave; stato penalizzato con una riduzione del suo premio annuale. Poche centinaia in euro in meno, peraltro non sullo stipendio (che ricordo &egrave; sempre il pi&ugrave; alto non solo tra i manager pubblici della nostra provincia), bens&igrave; su una voce aggiuntiva, appunto un premio. <br \/>E proprio tempi di attesa e mobilit&agrave; passiva, ovvero la necessit&agrave; per i nostri cittadini di doversi recare fuori regione per trovare una risposta di cura ai loro bisogni, rappresentano, a mio avviso, due elementi che risultano inaccettabili per la nostra comunit&agrave; che destina al sistema sanitario una quantit&agrave; di risorse economiche tra le maggiori nel contesto regionale nazionale. <br \/>Ricordo che l&rsquo;abbattimento dei tempi di attesa per l&rsquo;effettuazione di prestazioni specialistiche &egrave; un obiettivo che l&rsquo;Assessorato da ben 6 anni assegna all&rsquo;Azienda sanitaria. E cosa &egrave; stato fatto in tutto questo tempo. Ricordo ancora che diverse volte abbiamo assistito a proclami celebrativi dell&rsquo;Azienda e dell&rsquo;assessorato, che esultavano dicendo che avevano finalmente trovato la chiave di volta per abbattere questi tempi di attesa; si sono celebrati persino dei convegni in proposito. Ma allora mi chiedo. Ci ha impiegato tutti questi anni il sig Assessore per accorgersi che era tutta una bufala e che il problema giace irrisolto come e pi&ugrave; di prima? <br \/>Debbo riconoscere che su tale aspetto alcune componenti sindacali, e solo recentemente, lo stesso ordine dei medici, hanno vigilato con attenzione e pi&ugrave; volte hanno richiamato l&rsquo;opinione pubblica che le cose in sanit&agrave; non sono poi tutte rose e fiori. <br \/>Mobilit&agrave; passiva. E&rsquo; questo forse l&rsquo;aspetto pi&ugrave; rilevante. Basti pensare che oltre al disagio per i trentini di doversi recare fuori provincia, tale situazione costa al bilancio provinciale circa 85 milioni di Euro all&rsquo;anno e che solo a titolo di esempio all&rsquo;ospedale di Negrar in pochi anni gli interventi ed esami per residenti in Provincia di Trento sono passati da 700 a 5000 all&rsquo;anno. La mobilit&agrave; passiva &egrave; la somma di ben tre negativit&agrave;. L&rsquo;incapacit&agrave; di un sistema sanitario di offrire tempestive risposte ai bisogni di cura, la conseguente necessit&agrave; che il paziente trovi queste risposte al di fuori del proprio contesto provinciale di appartenenza, ed infine l&rsquo;obbligo da parte della nostra Provincia di rimborsare ad altre regioni le spese sanitarie che queste hanno sostenuto per curare i nostri trentini. <br \/>E se tutto questo non bastasse ancora, vi possiamo aggiungere altri rilevanti elementi negativi. Se i trentini vanno fuori provincia per farsi curare, sempre meno sono i pazienti di altre regioni che vengono da noi per ricevere cure. Il nostro sistema ha perso di attrattivit&agrave;, si &egrave; impoverito sul piano della capacit&agrave; di offerta professionale, sul piano della qualit&agrave;. I trentini vanno fuori provincia non solo per ottenere prestazioni che qui non hanno, ma anche, cosa assai grave, per avere prestazioni che qui vengono erogate. E&rsquo; questo un sintomo di grande allarme. Significa che siamo di fronte ad un crollo di fiducia, di mancanza di stima generale. <br \/>E infatti in questi anni sono mancati interventi significativi volti a valorizzare le diverse componenti del sistema, a partire dai medici e infermieri professionali, non si &egrave; pensato di attivare un accordo sinergico con l&rsquo;ordine dei medici finalizzato a realizzare investimenti seri sul piano della professionalit&agrave; medica. La comunicazione istituzionale &egrave; stata gestita al ribasso e non ha inciso in maniera oggettiva su comportamenti e abitudini. Una comunicazione troppo autoreferenziale e spesso gestita in rimessa. <br \/>Enormi investimenti, con un costo sociale impressionante, invece sul piano dell&rsquo;edilizia sanitaria per avere un ospedale a Trento in perenne ristrutturazione e un nuovo ospedale forse tra dodici anni, a fronte di una non chiara politica sugli ospedali periferici. Una sottolineatura forte al riguardo va fatta sul caso dell&rsquo;Ospedale San Lorenzo di Borgo. Il punto nascite funzionante all&rsquo;interno dell&rsquo;Ospedale S. Lorenzo di Borgo Valsugana dal giorno 7 agosto 2006 ha cessato l&rsquo;attivit&agrave; e ci&ograve; in ossequio alla deliberazione della Giunta Provinciale n.1496 del 21 luglio 2006 punto 3 del dispositivo. <br \/>E&rsquo; stato detto che non c&rsquo;erano i numeri per tenere in vita il punto nascite, &egrave; stato anche detto che non erano presenti le figure professionali previste dalla normativa vigente per garantire la massima sicurezza alle partorienti ed ai neonati ed &egrave; stato soprattutto detto che questo stato di cose non poteva essere cambiato. <br \/>Sono ragionamenti che danno da pensare su come chi ci governa intende assicurare alla popolazione i servizi di cui essa ha bisogno; perch&eacute; &egrave; certo, malgrado quello che stabilisce la Giunta Provinciale, che in Valsugana, e non solo, si continuer&agrave; a concepire e a nascere e quindi un punto nascite ben organizzato dovrebbe esistere per soddisfare i bisogni connessi al concepimento ed alla nascita. <br \/>Facendo qualche conto si vede che la popolazione della Valsugana, Alta e Bassa, &egrave; di circa 85000 (ottantacinquemila) abitanti, considerando che la natalit&agrave; &egrave; di circa l&rsquo;uno e mezzo per cento della popolazione, tra Alta e Bassa si dovrebbero raggiungere sicuramente, se ci fosse un punto nascite organizzato e ben strutturato 500 nascite all&rsquo;anno. <br \/>E invece cosa &egrave; successo? Agli atti non vi &egrave; neppure un tentativo non solo di costituire un punto nascite, ma neppure di potenziare ed adeguare quello esistente; si dice per mancanza di figure professionali adeguate, ma quali azioni sono state intraprese per reperire queste figure? Che tipo di programmazione a medio termine &egrave; stata fatta per rendere appetibile il punto nascite di Borgo Valsug<br \/>\nana per i professionisti del settore? <br \/>Sembra proprio che il reale disegno di questa Giunta Provinciale sia la riduzione degli Ospedali periferici a poliambulatori. E&rsquo; stato in tempi non lontani fatto con l&rsquo;ospedale di Levico Terme potr&agrave; benissimo accadere anche ad altri. <br \/>Ho citato il caso di Borgo Valsugana perch&eacute; lo ritengo esemplare della considerazione che questa Giunta e questa Azienda sanitaria hanno nei confronti del ruolo degli ospedali periferici, ci&ograve; a dispetto dei tanti proclami di valorizzazione della famosa periferia. <br \/>A fronte di questa situazione credo che divenga irrinunciabile imporre al nostro sistema sanitario una inversione di rotta drastica e immediata. Un&rsquo;inversione di rotta che parta dalla valorizzazione piena delle componenti professionali in gioco, attraverso un loro coinvolgimento responsabile, un&rsquo;inversione che sappia riconsegnare gradualmente fiducia al sistema nel suo complesso anche attraverso una riorganizzazione profonda e coraggiosa dei servizi offerti. In merito evidenzio solo un&rsquo;altra partita persa: la definizione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che poteva rappresentare un&rsquo;occasione per avviare un confronto eccezionale con i nostri cittadini per la definizione dell&rsquo;appropriatezza dell&rsquo;assistenza specialistica e di quella ospedaliera. Anche in questo caso &egrave; mancata programmazione politica, capacit&agrave; manageriale e comunicazione alla collettivit&agrave; che poteva almeno essere condotta con il coinvolgimento delle associazioni rappresentative dei cittadini. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&rsquo;ormai tempo di bilancio anche per il sistema sanitario trentino che manifesta una crisi palese e di tipo strutturale. A nulla servono i maldestri tentativi di difesa, vuoi del Direttore Generale, vuoi dell&rsquo;assessore competente, per nascondere una situazione che se non risolta immediatamente prefigura elementi di difficolt&agrave; innegabile. 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