{"id":1893,"date":"2010-07-07T06:21:00","date_gmt":"2010-07-07T05:21:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/07\/le-radici-filosofiche-e-antropologiche-che-negano-la-sacralit-della-vita-1893\/"},"modified":"2010-07-07T06:21:00","modified_gmt":"2010-07-07T05:21:00","slug":"le-radici-filosofiche-e-antropologiche-che-negano-la-sacralit-della-vita-1893","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/07\/le-radici-filosofiche-e-antropologiche-che-negano-la-sacralit-della-vita-1893\/","title":{"rendered":"Le radici filosofiche e antropologiche che negano la sacralit&agrave; della vita"},"content":{"rendered":"<p>Qual &egrave; la radice filosofica, la concezione dell&#8217;uomo, sulla quale si innesta il rifiuto di riconoscere alla vita umana il valore che le compete?<br \/>\nAlla fonte del nucleo concettuale che conduce alla negazione della qualifica di persona umana, tutelata da diritti inviolabili, troviamo un  percorso filosofico cui per ragioni di spazio far&ograve; sommariamente riferimento. <br \/>\nSchematicamente, possiamo procedere in questo modo; cio&egrave; formulando la definizione di quattro negazioni e di quattro affermazioni correlate. <br \/>\nEcco le quattro negazioni: <b>negazione di Dio, negazione di ogni metafisica<\/b>, quindi <b>negazione di ogni possibile verit&agrave;<\/b> e perci&ograve; <b>negazione dell&#8217;esistenza di una natura umana inscritta da sempre in ciascuno di noi<\/b>.<br \/>\nEcco le quattro conseguenti affermazioni: <b>affermazione dell&#8217;uomo come potenza<\/b>: l&#8217;uomo appare la fonte di ogni valore, colui che dispone del mondo e lo modifica a proprio piacimento;  <b>affermazione della riducibilit&agrave; dell&#8217;esperienza umana a dati sociologici, biologici, culturali<\/b>: l&#8217;esperienza umana dalla pi&ugrave; semplice alla pi&ugrave; complessa sarebbe riducibile a dati oggettivi, attraverso un processo negatore di ogni mistero. Per tale via, con il tempo ed il progresso delle scienze, l&#8217;uomo diventato &#8220;trasparente a se stesso&#8221;, potrebbe progettare ogni aspetto della propria vita materiale ed emotiva. Gi&agrave; oggi assistiamo al tentativo di ridurre l&#8217;amore ad una semplice reazione biochimica. In tale modo l&#8217;uomo viene sempre pi&ugrave; diretto dall&#8217;esterno, perdendo ogni libert&agrave;. Stiamo, in sostanza creando una societ&agrave; di esseri che dipendono da tutto, dagli esperti di turno, dai maghi, dai veggenti, dagli agenti chimici, e tutto questo allo scopo di ricreare la natura umana. La terza <b>affermazione<\/b> &egrave; quella che ci pone di fronte ad un <b>relativismo assoluto<\/b>: solo la storia produce valori, non esiste nulla di dato, di duraturo, tutto &egrave; transitorio e frutto di scelte culturali date dall&#8217;opportunit&agrave; del momento; ed in ultimo l&#8217;<b>affermazione che l&#8217;uomo &egrave; ci&ograve; che diventa<\/b>, ovverosia privo di una natura data.<br \/>\nPartendo da questo ultimo punto possiamo subito comprendere che se prendiamo per vera questa definizione, ogni essere perde ogni dimensione di &#8220;potenzialit&agrave;&#8221;, scompare il dover essere, tutto pu&ograve; diventare lecito, persino il suicidio, secondo una logica che privilegia l&#8217;assoluta autonomia e la forza. Membro di questa societ&agrave; pu&ograve; diventare soltanto chi pu&ograve; far pesare la propria presenza e forza contrattuale, chi pu&ograve; decidere, anche per coloro che per svariati motivi non possono farlo.<br \/>\nIn tale prospettiva possiamo comprendere tutte le considerazione che seguiranno.<br \/>\nPer limitarci al tema oggetto della nostra riflessione, ovvero la prospettiva di una bioetica laica, deduciamo come essa sia riducibile a tre chiavi interpretative, le quali presumono di stabilire cosa sia bene e cosa sia male nei confronti della vita umana indifesa. <br \/>\nIl primo <b>criterio<\/b>, frutto della nostre premesse, &egrave; di tipo &#8220;<b>emotivista<\/b>&#8220;: bene o male si fondano soltanto sul desiderio del soggetto mentre la vita dell&#8217;embrione, del neonato, del malato, &egrave; concepita come cosa, come propriet&agrave; di cui disporre, in base al sentire soggettivo. Ad esempio: &#8220;<i>se il soggetto vuole un figlio, deve poterlo volere come, quando e secondo le modalit&agrave; da lui stabilite; se non lo vuole, rivendica la facolt&agrave; di potersene liberare subito (aborto); se una vita non &egrave; ritenuta degna di essere vissuta, vi mette fine (eutanasia, diagnosi reimpianto ecc..)<\/i>&#8220;. L&#8217;idea che si esprime in questo modo di pensare &egrave; che la vita vale in ragione della sua qualit&agrave;, qualit&agrave; che in primis si esprime con la facolt&agrave; di &#8220;scegliersi liberamente&#8221;. I prodromi di tale mentalit&agrave; vanno ricercati nel pensiero di Sartre, il quale afferma: &#8220;<i>essere vuol dire scegliersi: niente -alla realt&agrave; umana- viene dal di fuori, n&eacute; tanto meno dal di dentro, che essa possa ricevere o accettare (&#8230;) la realt&agrave; umana non pu&ograve; ricevere i suoi fini (&#8230;) da una natura interna<\/i>&#8220;. Secondo Sartre -dunque- realizzare la natura umana &egrave; realizzare questa libert&agrave; infinita, dove tutto &egrave; possibile, in cui le opzioni si equivalgono, dove il valore delle scelte &egrave; sempre un punto di vista, mai una verit&agrave; da compiersi. Viene cos&igrave; negato il principio della sacralit&agrave; della vita, in ragione del fatto che soltanto l&#8217;esistenza di Dio sarebbe in grado di giustificare la sacralit&agrave; della vita. Si configurano gi&agrave; a questo primo livello di analisi quelli che potremmo definire, i padroni della vita, cio&egrave; gli uomini sani, pienamente auto-coscienti, che decidono al posto di chi non pu&ograve; decidere, in quanto, non persona.<br \/>\nLa &#8220;logica emotivista&#8221;, si servir&agrave; per affermare la validit&agrave; dei propri contenuti, del supporto dei grandi mezzi di informazione da tempo oramai piegati al sevizio di oligarchie economico-culturali. Inoltre far&agrave; leva su una serie di casi pietosi per giustificare le proprie tesi; cos&igrave; il rifiuto di un figlio malato verr&agrave; presentato come forma di piet&agrave; e d&#8217;amore verso una vita non degna di essere vissuta, con ci&ograve; mascherando la realt&agrave; del problema: la non disponibilit&agrave; del soggetto &#8220;forte&#8221; di farsi carico del debole.<br \/>\nIl <b>secondo criterio<\/b> si lega al primo, anzi, ne &egrave; probabilmente la causa; si tratta della <b>logica dell&#8217;utile<\/b>. Utile per il singolo e utile per la societ&agrave;; &#8220;<i>cos&igrave; la vita umana &egrave; condizionata da parametri di tipo economico che conducono a politiche di sterilizzazione, contraccezione forzata, aborto<\/i>&#8220;, massimizzazione nell&#8217;utilizzo delle risorse, siano esse familiari o statali.<br \/>\nIl <b>terzo criterio<\/b>, subdolo, apparentemente democratico, &egrave; quello dell&#8217;opinione dominante, un criterio dunque <b>di carattere sociologico<\/b>. <br \/>\nSecondo questa &#8220;visione etica&#8221; non esistono valori inviolabili poich&eacute; i valori sono posti o imposti dalla storia, perci&ograve; rispetto alla vita umana e al suo valore dovremmo far riferimento al sentire della societ&agrave; presente: il buono e il bene sar&agrave; ci&ograve; che la maggioranza che &#8220;governa&#8221; reputer&agrave; tale. Ci&ograve; tenendo conto di un positivismo giuridico che far&agrave; propria quella norma non perch&eacute; espressione di un valore, bens&igrave; di un compromesso. Si finisce cos&igrave; con il confondere la verit&agrave; con l&#8217;attualit&agrave;, cio&egrave; con quello che in un dato momento appare importante, indilazionabile, attuale, appunto. Un&#8217; attualit&agrave; per altro, manipolata, frutto di molteplici suggestioni e persuasioni pi&ugrave; o meno occulte.<br \/>\nNon dobbiamo per&ograve; stupirci di questa prospettiva perch&egrave; essa &egrave; il prodotto della negazione di Dio e della negazione dell&#8217;essere. Osserva giustamente Aramini, studioso di Bioetica: &#8220;<i>Ciascuno pu&ograve; facilmente comprendere quanto queste forme di pseudo moralit&agrave; siano diffuse e come diventi arduo perci&ograve; costruire itinerari di riflessione morale<\/i>&#8220;. Un tal modo di procedere rivela tra le altre cose un tratto tipico del nostro tempo definibile come pessimismo della ragione. Su questo, nota argutamente Zuccaro: &#8220;<i>Questo pessimismo della ragione, apre per&ograve; lo spazio all&#8217;ottimismo della volont&agrave;: infatti proprio perch&eacute; il mondo si presenta vuoto di una verit&agrave; assoluta e di senso, esso diventa pagina bianca sulla quale noi possiamo scrivere finalmente tutto quello che la nostra creativit&agrave; riesce a concepire. In primo piano non c&#8217;&egrave; la regola della ragione, ma l&#8217;affermazione della volont&agrave; individuale(&#8230;)&#8221;nell&#8217;infinit&agrave; priva di senso del mondo, del reale, noi siamo dei soggetti culturali, capaci, cio&egrave;, di scrivere dei piccoli frammenti di senso.( M.Weber)&#8221;<\/i>&#8220;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual &egrave; la radice filosofica, la concezione dell&#8217;uomo, sulla quale si innesta il rifiuto di riconoscere alla vita umana il valore che le compete? Alla fonte del nucleo concettuale che conduce alla negazione della qualifica di persona umana, tutelata da diritti inviolabili, troviamo un percorso filosofico cui per ragioni di spazio far&ograve; sommariamente riferimento. 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