{"id":179550,"date":"2026-07-01T15:07:45","date_gmt":"2026-07-01T14:07:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=179550"},"modified":"2026-07-01T15:07:47","modified_gmt":"2026-07-01T14:07:47","slug":"il-canto-iii-del-paradiso-visione-apparve-parte-quinta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2026\/07\/il-canto-iii-del-paradiso-visione-apparve-parte-quinta\/","title":{"rendered":"IL CANTO III DEL PARADISO. VISIONE APPARVE (parte quinta)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il viaggio nel Paradiso, iniziato all\u2019insegna dello stupore e della meraviglia, prosegue allo stesso modo<\/strong>, in un crescendo di gioia, e si arricchisce di numerosi incontri. La prima beata che si presenta a Dante <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00e8 l\u2019anima di una donna, nel primo cielo della Luna. Si tratta di Piccarda Donati che, come l\u2019intera sua famiglia, \u00e8 nota a Dante. L\u2019illustre poeta ne ha sposato la cugina, Gemma Donati, e conosce bene le vicende dei due fratelli di Piccarda, collocati l\u2019uno, Corso Donati, nell\u2019Inferno, e l\u2019altro, Forese Donati, nel Purgatorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel dialogo con l\u2019anima benedetta<\/strong> si cita anche la vicenda di un\u2019altra beata posta nella medesima condizione. \u00c8 la nobile Costanza d\u2019Altavilla, moglie di Enrico VI di Svevia e madre dell\u2019imperatore Federico II. Entrambe hanno abbracciato la vocazione monastica, ma sono state costrette a uscire dal monastero e a sposarsi contro la loro volont\u00e0. Sono collocate nel pi\u00f9 basso dei cieli, posizione che sembrerebbe svantaggiata e inferiore, poich\u00e9 meno vicina a Dio, rispetto alle anime poste pi\u00f9 in alto. Non \u00e8 cos\u00ec. Il dialogo fra Piccarda e Dante chiarisce come ovunque in cielo \u00e8 Paradiso poich\u00e9 la felicit\u00e0 delle anime consiste nella perfetta coincidenza fra ci\u00f2 che esse vogliono e la volont\u00e0 di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dice, infatti, Piccarda:<\/strong> \u00ab<em>E \u2019n la sua volontade \u00e8 nostra pace:\/ell\u2019\u00e8 quel mare al qual tutto si move\/ci\u00f2 ch\u2019ella cr\u00efa o che natura face<\/em>&#8220;(<em>Paradiso<\/em>, <em>canto III<\/em>, vv. 85-87). Ecco ancora il mare e ancora il movimento. Questa volta a muoversi \u00e8 la volont\u00e0, vale a dire, ci\u00f2 che appartiene pi\u00f9 profondamente all\u2019uomo, creato libero. Egli sceglie di aderire totalmente alla volont\u00e0 di Dio. E, nel consegnarsi interamente, l\u2019anima beata sperimenta la pace gi\u00e0 durante la vita terrena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tale dinamica appare inconcepibile e inattuabile<\/strong> soprattutto per noi, uomini del nostro tempo, abituati dal pensiero moderno e contemporaneo, a concepirci come individui senza legami e autonomi nel proprio realizzarsi, quindi, di fatto orfani. Solo identificandoci nel bambino, che affida sicuro e libero la propria mano a quella del padre e della madre, proveremmo la condizione dei beati del Paradiso. Essi sono pienamente contenti della loro posizione nel primo cielo della Luna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In realt\u00e0, alla conclusione del viaggio,<\/strong> il lettore scoprir\u00e0 che tutti i beati sono raccolti nella \u2018mistica rosa\u2019, cio\u00e8 viventi in Dio, tutti alla stessa maniera, ma si presentano a Dante in una sorta di gerarchia di merito per mostrargli come la santit\u00e0 di ciascuno sia qualcosa di unico e di irripetibile. Ogni creatura umana \u00e8 infatti chiamata a scoprire la strada della santit\u00e0 che le \u00e8 propria, incominciando dalle circostanze non volute in cui \u00e8 posta. Come appunto accade a Piccarda e a Costanza. Entrambe avrebbero voluto fare altro nella vita, cio\u00e8 scegliere la vocazione religiosa; invece sono state costrette al matrimonio. Tuttavia, non hanno recriminato n\u00e9 si sono lamentate ma hanno modellato la loro volont\u00e0 sulla volont\u00e0 di Dio lasciandosi plasmare dalla mano esperta di Colui che le amava da sempre. Piccarda era gi\u00e0 entrata in monastero quando \u00ab<em>Uomini poi, a mal pi\u00f9 ch\u2019a bene usi, \/fuor mi rapiron de la dolce chiostra:\/Iddio si sa qual poi mia vita fusi<\/em>.\u00bb (Paradiso, canto III, vv. 106 \u2013 108). Da un male, dunque, era derivato il grande bene della santificazione di Piccarda come quella di Costanza d\u2019Altavilla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel presentare questo canto ai miei studenti<\/strong>, avevo cura di leggere, per contrasto, la storia della monacazione forzata di Gertrude in modo che il chiaroscuro delle due storie ci permettesse di affrontare la questione delle circostanze avverse nelle quali ci accade talora di trovarci. Esse, tuttavia, non possono costituire un pretesto per disperarsi e fare del male a s\u00e9 e agli altri, ma, piuttosto, un\u2019occasione per ricominciare in un altro modo lo stesso lavoro di santificazione a cui siamo tutti chiamati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il risultato \u00e8 uno spettacolo di bellezza che traspare nei volti<\/strong>, nelle parole e negli atteggiamenti. Piccarda \u00e8 cos\u00ec bella \u2013 e allo stesso modo le altre anime \u2013 che Dante non la riconosce subito. \u00c8 lento nel riportare alla mente i tratti della fanciulla che pure aveva conosciuto quand\u2019ella era nella vita terrena. La bellezza, la gioia e la luminosit\u00e0 dei volti e degli sguardi sono il riflesso perfetto della felicit\u00e0 piena che i beati godono in Paradiso. Il loro corpo si trasfigura, anzi, diviene evanescente, senza consistenza, non perch\u00e9 non sia importante \u2013 \u00e8 infatti destinato alla risurrezione \u2013 ma perch\u00e9 rappresenta tutto ci\u00f2 che nell\u2019aldiqu\u00e0 \u00e8 il nostro limite e la nostra mancanza.\u00a0 Persino Dante non sa interpretare la situazione: egli sta per continuare un dialogo con Beatrice quando, dimenticando ci\u00f2 che stava per dire, \u00e8 attratto da una mirabile visione di anime desiderose di parlare con lui. Poch\u00e9 esse appaiono come figure riflesse, labili e trasparenti, Dante si volge indietro per vedere le \u00abvere sustanze\u00bb di cui quelle immagini sono il riflesso. Qui il sommo poeta appare davvero come un bambino di fronte a qualcosa di straordinario, per questo si affida a Beatrice che lo invita a volgere lo sguardo nella direzione giusta e a parlare con colei che \u00e8 gi\u00e0 pronta a esaudire ogni richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In Paradiso il senso dell\u2019udito e quello della vista sono continuamente sollecitati<\/strong> e portano al cuore e alla mente di Dante sempre nuovi motivi di stupore, di riflessione, di scoperta della consistenza ultima delle cose. Credo si possa dire che il respiro e il pensiero di Dante si muovano in un movimento di sistole e di diastole, di estroflessione verso ci\u00f2 che lo cattura e di introversione verso la propria interiorit\u00e0, luogo deputato a riconoscere la verit\u00e0. La conclusione del canto terzo \u00e8 mirabile in questo senso: lo sguardo di Dante segue Piccarda che svanisce alla sua vista, protesa oltre misura, poi egli si rivolge a Beatrice per esprimere il frutto del suo pensiero, ma quella sfolgora davanti a lui cos\u00ec che, nuovamente chiamato fuori di s\u00e9, diviene \u00ab<em>a dimandar pi\u00f9 lento\u00bb<\/em>.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viaggio nel Paradiso, iniziato all\u2019insegna dello stupore e della meraviglia, prosegue allo stesso modo, in un crescendo di gioia, e si arricchisce di numerosi incontri. 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