{"id":1692,"date":"2010-02-22T15:33:20","date_gmt":"2010-02-22T14:33:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/02\/laids-e-lesperienza-delluganda-1692\/"},"modified":"2010-02-22T15:33:20","modified_gmt":"2010-02-22T14:33:20","slug":"laids-e-lesperienza-delluganda-1692","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/02\/laids-e-lesperienza-delluganda-1692\/","title":{"rendered":"L&#8217;aids e l&#8217;esperienza dell&#8217;Uganda"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-src=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/public\/papaharagionew.jpg\" width=\"277\" height=\"355\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 277px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 277\/355;\" \/><\/p>\n<p>Riporto una pagina del bel saggio di Cesare Cavoni e Renzo Puccetti sull&#8217;aids in Africa: &quot;L&rsquo;Uganda &egrave; stata una fucina molto importante di informazioni per comprendere alcune rilevanti dinamiche nella lotta alla diffusione del virus. <\/p>\n<p><strong>All&rsquo;inizio degli anni &rsquo;90 la diffusione dell&rsquo;HIV tra la popolazione adulta superava il 10% nelle zone rurali, si attestava tra il 15 ed il 20% nelle citt&agrave; e sfiorava il 30% nella capitale, Kampala<\/strong>. Di fronte a questa situazione il presidente del paese, Yoweri Kaguta Museveni, divenuto presidente dopo 5 anni di guerra civile, seguiti alla destituzione del dittatore Idi Amin Dada, promosse il primo programma nel paese di prevenzione basato su una strategia che diventer&agrave; celebre col nome di <em>ABC (Abstinence, Be faithful, Condom; in italiano astinenza, fedelt&agrave;, preservativo<\/em>). Astinenza &egrave; intesa come ritardo nell&rsquo;inizio dei rapporti sessuali dei giovani, possibilmente fino al matrimonio. Col termine fedelt&agrave; si indica la perseveranza in un rapporto monogamico con un partner sieronegativo. <\/p>\n<p>La strategia comunicativa in Uganda fu tesa a far passare nella popolazione dei messaggi semplici. Per prima cosa mediante immagini dell&rsquo;esercito e della popolazione civile si intese evidenziare che si era nel mezzo di una guerra che doveva vedere coinvolto nella lotta l&rsquo;intero paese. Il secondo messaggio ben chiaro fu quello dell&rsquo;associazione dell&rsquo;AIDS con la morte. Una serie di vignette che invitavano le ragazzine a non accettare soldi da ricchi adulti in cambio di prestazioni sessuali, cos&igrave; come ad aiutare a resistere le amiche che stessero per accettare, altre che invitavano i camionisti sposati a non fermarsi con le prostitute e i fidanzati alla fedelt&agrave;, altre ancora che evidenziano la gioia di un ritorno a casa, dalla propria moglie e dai figli, con la certezza di essere sani, costituirono il perno delle prime campagne. <\/p>\n<p>Nelle bozze originali del primo opuscolo della campagna del 1988-89 non c&rsquo;era traccia del condom fino a pagina 32, dove si poteva leggere: &ldquo;<em>Il governo non raccomanda il condom come mezzo per combattere l&rsquo;AIDS<\/em>&rdquo;. I<\/p>\n<p>l finanziamento per l&rsquo;opuscolo derivava per&ograve; dall&rsquo;UNICEF che controllava anche la pubblicazione finale; quindi l&rsquo;UNICEF inser&igrave; a pagina 18 un riferimento al condom, peraltro con molta cautela per l&rsquo;insistenza sul punto del governo ugandese. Nelle vignette di quella pagina si vede un medico che comunica la diagnosi di AIDS ad un paziente, di fronte all&rsquo;obiezione di avere usato sempre il preservativo, il medico risponde: &ldquo;<em>Puoi comunque prendere l&rsquo;AIDS anche se usi il preservativo<\/em>&rdquo;. <\/p>\n<p>Nella immagine successiva si mette in evidenza come possa accadere che i condom non siano sempre disponibili. Si tratt&ograve; di una strategia ben precisa che lo stesso presidente Musenevi esplicit&ograve; in un discorso del 1991 con queste parole: &ldquo;<em>Proprio come ci avevano offerto &ldquo;la pozione magica&rdquo; all&rsquo;inizio degli anni &rsquo;40, adesso ci offrono il preservativo per il &ldquo;sesso sicuro<\/em>&rdquo;. <em>Ci sentiamo dire che solo un sottile pezzo di gomma sta tra noi e la morte del nostro continente. Sento che i preservativi hanno un ruolo da giocare come mezzi di protezione, specialmente nelle coppie che sono HIV positive, ma non possono diventare il mezzo principale per contenere la marea dell&rsquo;AIDS<\/em>&rdquo;. <\/p>\n<p>Questa campagna cominci&ograve; a fare cambiare i comportamenti alle persone. <strong>Nel periodo 1989-1995 i maschi che avevano rapporti al di fuori del partner regolare scese dal 34 al 14%, tra le femmine la stessa percentuale pass&ograve; dal 16 al 3%<\/strong>, l&rsquo;uso del condom aument&ograve;, ma non a livelli superiori rispetto a nazioni vicine come Kenia, Zambia, Malawi, dove, la promiscuit&agrave; si mantenne a livelli 3-5 volte maggiori rispetto all&rsquo;Uganda e dove l&rsquo;AIDS continu&ograve; ad imperversare. In Uganda invece questi cambiamenti cominciarono a dare i frutti sperati ed in breve tempo si registr&ograve; un dimezzamento della prevalenza di HIV che proseguir&agrave; negli anni successivi. Il confronto con le nazioni vicine mostra la specificit&agrave; dell&rsquo;Uganda. <\/p>\n<p>Non &egrave; stato l&rsquo;incremento del numero di preservativi, peraltro assai modesto nelle fasi cruciali della riduzione del numero di casi, ad avere fatto la differenza, ad avere ridotto in Uganda la prevalenza di malattia. &ldquo;<em>Queste evidenze suggeriscono che la riduzione del numero di partner sessuali e l&rsquo;astinenza tra i giovani non sposati senza precedente esperienza sessuale (particolarmente nelle aree urbane e tra i maschi), piuttosto che l&rsquo;uso del preservativo, sono i fattori rilevanti per la riduzione dell&rsquo;incidenza dell&rsquo;HIV<\/em>&rdquo;. <\/p>\n<p>Sono le parole di Rand Stoneburner e Daniel Low-Beer, ricercatori presso l&rsquo;universit&agrave; di Cambridge, pubblicate sulla prestigiosa rivista Science, peraltro condivise nella letteratura scientifica internazionale. Negli anni successivi la prevalenza dell&rsquo;HIV nella popolazione generale &egrave; continuata a scendere fino ad una stabilizzazione che secondo i dati pi&ugrave; recenti corrisponde al 6,3% della popolazione di et&agrave; compresa fra 15 e i 59 anni (7,3% tra le donne e 5,2% fra gli uomini). <\/p>\n<p>Certamente il quadro delineato non &egrave; scevro da contestazioni e discussioni, sia in merito all&rsquo;entit&agrave; della riduzione dell&rsquo;HIV tra la popolazione ugandese, sia in relazione all&rsquo;uso politico che &egrave; stato fatto della lotta all&rsquo;AIDS nella nazione africana. &Egrave; altres&igrave; indubbio che la riduzione dell&rsquo;incidenza dell&rsquo;HIV &egrave; stata reale ed ha riguardato consistenti cambiamenti nel comportamento di larghe fasce della popolazione ottenuto nel momento cruciale al costo annuale di 23 centesimi di dollaro per persona, secondo uno schema che si &egrave; ripetuto per altri paesi. <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Inoltre pu&ograve; essere utile riflettere sull&#8217;esperienza di Rose:<\/em><\/p>\n<h3 align=\"center\"><img decoding=\"async\" data-src=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/public\/rose.jpg\" alt=\"\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" \/><\/h3>\n<h3 class=\"article_intro\">Parla Rose Busingye, infermiera ugandese<\/h3>\n<h1 class=\"article_title\">Cos&igrave; l&rsquo;Uganda sta vincendo la lotta all&rsquo;Aids senza preservativi <\/h1>\n<h2 class=\"article_summary\">&ldquo;Chi pensa di salvare l&rsquo;Africa con i preservativi &egrave; fuori dal mondo&rdquo; <\/h2>\n<div id=\"boxBnrSemantic\">\n<script language=\"JavaScript\" type=\"text\/javascript\">\nOAS_RICH('VideoBox_180x150');\n<\/script><br \/>\n<a href=\"http:\/\/adv.ilsole24ore.it\/5c\/www.ilfoglio.it\/08\/ros\/391658914\/VideoBox_180x150\/OasDefault\/default\/empty.gif\/35643432666431303439663834333230\" target=\"_top\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"\" data-src=\"http:\/\/adv.ilsole24ore.it\/5\/www.ilfoglio.it\/08\/ros\/391658914\/VideoBox_180x150\/OasDefault\/default\/empty.gif\/35643432666431303439663834333230\" width=\"2\" height=\"2\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 2px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 2\/2;\" \/><\/a> <\/div>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"--smush-placeholder-width: 220px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 220\/165;WIDTH: 1px; HEIGHT: 4px\" class=\"foto lazyload\" hspace=\"4\" alt=\"\" vspace=\"4\" align=\"left\" data-src=\"\/media\/uploads\/Uganda_Rose.jpg\" width=\"220\" height=\"165\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/>&ldquo;<strong>Il problema &egrave; capire se la vita ha un senso.<\/strong> Solo cos&igrave; posso volere bene a me e a chi ho davanti. E&rsquo; allora che lo proteggo, che faccio di tutto perch&eacute; non si ammali&rdquo;. Rose Busingye passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all&rsquo;ong Avsi al Meeting Point di Kampala, la capitale dell&rsquo;Uganda. Rose &egrave; un&rsquo;infermiera ugandese, e sa bene di cosa si tratta quando si parla di Africa, Hiv e preservativi. &ldquo;Il problema &egrave; se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c&rsquo;&egrave; preservativo che tenga&rdquo;. In Uganda dal 1986 sono morte quasi un milione di persone (e pi&ugrave; del doppio sono rimaste infettate) per il virus dell&rsquo;Hiv. L&rsquo;Uganda &egrave; per&ograve; anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all&rsquo;Aids: in pochi anni si &egrave; passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. &ldquo;Lo abbiamo fatto &ndash; spiega Rose &ndash; senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone. Anche grazie al nostro presidente&rdquo;.<\/p>\n<p><strong>Yoweri Museveni, presidente dell&rsquo;Uganda<\/strong>, ha preso di petto la questione dell&rsquo;Hiv fin da subito: &ldquo;Ha chiesto di tornare alle nostre origini culturali &ndash; continua Rose &ndash; ha voluto che si lavorasse per il cambiamento delle persone. Una volta, durante un seminario, si discuteva di come affrontare il dilagare della malattia e la moglie del presidente &egrave; andata su tutte le furie quando ha sentito dire che la soluzione erano i profilattici. L&rsquo;uomo non &egrave; come un cane che non riesce a trattenersi, diceva, ha la ragione, pu&ograve; smettere di vivere come un animale&rdquo;. Cos&igrave; (come racconta anche il libro &ldquo;Lo sviluppo ha un volto&rdquo;, a cura di Roberto Fontolan, edito da Guerini) si &egrave; cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l&rsquo;Hiv, che l&rsquo;astinenza e la fedelt&agrave; al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari &egrave; anche opportuno usare il preservativo.<\/p>\n<p><strong>Nulla di diverso dalle parole del Papa<\/strong>: &ldquo;Se non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;anima, se gli africani non si aiutano, non si pu&ograve; risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio &egrave; di aumentare il problema. La soluzione pu&ograve; trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualit&agrave;, cio&egrave; un rinnovo spirituale e umano che porti con s&eacute; un nuovo modo di comportarsi l&rsquo;uno con l&rsquo;altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilit&agrave;, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti&rdquo;. Nulla di diverso da quello che racconta Rose: &ldquo;Non sappiamo amare, viviamo definiti dall&rsquo;istinto. E quando uno non si sente amato non pu&ograve; amare nessuno, usa se stesso e gli altri. A uno infettato dall&rsquo;Hiv non interessa nulla proteggere gli altri se non sa che la sua vita ha un valore, un significato. Quelli che attaccano il Papa non sanno cosa dicono&rdquo;. O forse lo sanno benissimo. &ldquo;Tu vali pi&ugrave; di un preservativo, il bisogno dell&rsquo;Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo&rdquo;, dice.<\/p>\n<p><strong>Rose incalza<\/strong>: &ldquo;Qui Non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi. Ma che coraggio hanno di fronte al mondo di dire che il bisogno dell&rsquo;Africa &egrave; un preservativo?&rdquo;. Le chiediamo se quindi sia un problema di educazione: &ldquo;Si educa solo a ci&ograve; che si &egrave;&rdquo;, risponde. In altre parole? &ldquo;Bisogna risvegliare la coscienza dell&rsquo;uomo: quando uno &egrave; voluto bene subito si accorge di quello che vuole, senza bisogno di fargli la lezione. L&rsquo;uomo &egrave; un bisogno infinito di capire cos&rsquo;&egrave; la giustizia, la bellezza, la felicit&agrave;&rdquo;. Rose racconta che tante persone che passano dal suo centro magari per un giorno poi non vogliono andarsene: &ldquo;Se uno incontra anche solo un piccolo occhio che lo guarda per quello che &egrave; non pu&ograve; non riconoscere di essere fatto per queste cose. Puoi stare anni a insegnare come si usa il preservativo, ma se si &egrave; guardati con dignit&agrave; basta un secondo per cambiare. Quando gli ammalati sentono che secondo te il loro bisogno &egrave; un preservativo se ne vanno, lo sanno che la loro vita &egrave; molto pi&ugrave; grande. Non &egrave; un pezzo di lattice che salver&agrave; l&rsquo;Africa, siamo seri. E in Uganda, dove il presidente si &egrave; opposto a questa idea, abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l&rsquo;Hiv &egrave; soprattutto una malattia dei pi&ugrave; ricchi, non dei poveri&rdquo;.<\/p>\n<p><strong>Secondo Rose, il mondo dovrebbe avere il coraggio<\/strong> di parlare dell&rsquo;origine della malattia, non di come contenere gli effetti di un comportamento di cui la malattia &egrave; diretta conseguenza. &ldquo;E&rsquo; la libert&agrave; che muove la persona, se uno la usa male non pu&ograve; poi accusare la mancanza dei preservativi. Questo &egrave; un modo sbagliato di usare la ragione&rdquo;. Ci&ograve; che impressiona &egrave; come le parole di Rose siano gravide di conseguenze nei fatti: al Meeting Point le donne infette dal virus dell&rsquo;Hiv ballano, cantano, lavorano tutto il giorno; stanno talmente bene che all&rsquo;inizio nessuno credeva che avessero bisogno di cibo e medicine, e solo dopo avere fatto il test a ognuna di loro si sono ricreduti. Parla di &ldquo;ideologia&rdquo;, Rose: &ldquo;Si pensa che la vita umana sia definita solo dal sesso, ma questa &egrave; ideologia, nel senso che &egrave; l&rsquo;esaltazione di un singolo aspetto umano&rdquo;.<\/p>\n<p><strong>A questo punto racconta di quando ha insegnato<\/strong> alle sue donne come si usano i preservativi: &ldquo;Abbiamo letto insieme le istruzioni: occorre una temperatura esterna non troppo alta, bisogna lavarsi, stare attenti perch&eacute; basta un po&rsquo; di polvere per romperlo, ecc. Le mie donne mi hanno guardato e mi hanno detto: &lsquo;Rose, quanti gradi ci sono in Africa? Quante case hanno il rubinetto per lavarsi?&rsquo;. Poi mi hanno fatto vedere le loro mani: ruvide e rovinate dal lavoro nella cava, affilate come un sasso. E se basta un po&rsquo; di polvere per rompere il preservativo&hellip; Capisci? Non hanno neanche le lenzuola, i letti, l&rsquo;acqua &ndash; ride &ndash; E pensano di salvarci con i preservativi!&rdquo;. Si ferma, torna seria: &ldquo;Bisogna smetterla di parlare per niente, senza sapere di cosa si sta parlando&rdquo;. Sia l&rsquo;opera grandissima in cui lavora Rose a Kampala sia i risultati dell&rsquo;azione governativa sembrano dare ragione alle parole di questa piccola donna sempre sorridente: &ldquo;L&rsquo;uomo &egrave; fatto per essere amato e per amare, e ha la libert&agrave;. La sua soddisfazione totale non &egrave; nel sesso. In Uganda abbiamo combattuto senza preservativi ma per il cambiamento delle persone&rdquo;.<\/p>\n<p><strong>Astinenza e fedelt&agrave; le parole d&rsquo;ordine.<\/strong> Sembra impossibile al mondo laico del Vecchio continente. E invece sembra essere l&rsquo;unica via per combattere con successo questa piaga. Ma una cosa del genere &egrave; possibile solo l&agrave; dove c&rsquo;&egrave; la chiesa? &ldquo;S&igrave; &ndash; dice Rose &ndash; perch&eacute; chi riconosce che l&rsquo;umano ha un valore &egrave; la chiesa&rdquo;. Il presidente ugandese non &egrave; cristiano, per&ograve;. &ldquo;No, ma &egrave; un uomo&rdquo;. Il viaggio del Papa in Africa ha scatenato l&rsquo;ennesimo dibattito sull&rsquo;opera della chiesa in quelle terre: &ldquo;Qua tutti sanno che Benedetto XVI ci vuole bene, non abbiamo dubbi. I dubbi piuttosto ce li abbiamo su chi ci manda i preservativi invece dell&rsquo;aspirina. Su chi riconosce che siamo esseri umani non abbiamo dubbi&rdquo;. Rose ha perso tutti i parenti nel genocidio in Ruanda: &ldquo;Dov&rsquo;erano quelli che vogliono salvarci con i preservativi? Cos&rsquo;&egrave; un preservativo di fronte ai morti che ho visto in Ruanda? Ammettano che sono loro gli sconfitti invece di volere salvare noi. Forse pensano che non lo capiamo, ma anche noi africani abbiamo il cervello, sappiamo usare la ragione&rdquo;. Quegli stessi accusano il Papa di attentato alla vita dell&rsquo;Africa: &ldquo;Non ha senso attaccare una persona disarmata che ama cos&igrave; tanto la vita della gente&rdquo;. Il Foglio, 20 marzo 2009<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto una pagina del bel saggio di Cesare Cavoni e Renzo Puccetti sull&#8217;aids in Africa: &quot;L&rsquo;Uganda &egrave; stata una fucina molto importante di informazioni per comprendere alcune rilevanti dinamiche nella lotta alla diffusione del virus. 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