{"id":1610,"date":"2010-01-07T14:08:43","date_gmt":"2010-01-07T13:08:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/01\/bocca-dal-fascismo-nero-a-quello-rosso-1610\/"},"modified":"2010-01-07T14:08:43","modified_gmt":"2010-01-07T13:08:43","slug":"bocca-dal-fascismo-nero-a-quello-rosso-1610","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2010\/01\/bocca-dal-fascismo-nero-a-quello-rosso-1610\/","title":{"rendered":"Bocca, dal fascismo nero a quello rosso."},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" data-src=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/public\/bocca.gif\" alt=\"\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" \/><\/p>\n<p>Se c&#8217;&egrave; un giornalista intollerante, eccessivo, prepotente, questi &egrave; Giorgio Bocca. Lo &egrave; oggi dalle colonne di Repubblica; lo era ieri quando era fascista. Di seguito Paolo Granzotto ricorda i suoi trascorsi:<\/p>\n<p>&quot;&hellip;Per andare sul sicuro, Giorgio Bocca di nemici contro cui scagliarsi a testa bassa se ne &egrave; cercati da quando aveva i calzoni corti. Avendo passato e ripassato tutti gli &laquo;ismi&raquo; possibili e immaginabili, cambiato e ricambiato pi&ugrave; gabbane che neanche Fregoli, presi un&rsquo;infinit&agrave; di tori per le corna salvo accorgersi che erano vitelli ed essendo, Bocca, di asprigno carattere montanaro, portato alle violente infatuazioni, alle ubriacature, nell&rsquo;individuare un nemico e metterlo nel collimatore della sua abbaiante &laquo;passione civile&raquo;, ci ha sempre messo niente. &laquo;Un giornalista dotato di quel carisma ineguagliabile &#8211; si legge in una biografia &#8211; di quella dirittura morale inscalfibile&raquo; che lo fa, in tutto e per tutto, Venerato Maestro. <\/p>\n<p>Dirittura morale inscalfibile. Bocca &egrave; quello che<strong> firm&ograve; il &laquo;Manifesto della razza<\/strong>&raquo;, quello che scrisse, nero su bianco: &laquo;<em>A quale ariano, fascista o non fascista, pu&ograve; sorridere l&rsquo;idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei? Sar&agrave; chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessit&agrave; ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell&rsquo;Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavit&ugrave;<\/em>&raquo;. Bocca &egrave; quello che nel &rsquo;43 denunci&ograve; l&rsquo;industriale Paolo Berardi il quale, in uno scompartimento ferroviario nel quale sedeva anche il segretario del Guf Giorgio Bocca, ebbe la malaugurata idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo che la guerra era ormai perduta. Prima gli moll&ograve; un ceffone (eroismo che rievoc&ograve; in seguito con un corsivo intitolato, fascisticamente, &laquo;La sberla&#8230; e la bestia&raquo;) e quindi, giunto il treno alla stazione di Torino, lo consegn&ograve; all&rsquo;Ovra in quando &laquo;disfattista&raquo;. <\/p>\n<p>Bocca &egrave; quello che dopo l&rsquo;8 settembre, solo dopo quella data, sia chiaro, si spogli&ograve; dell&rsquo;orbace di &laquo;fascista integerrimo&raquo; per vestire i panni del partigiano. E in tal veste, a guerra finita, fu a capo di un tribunale del popolo che condann&ograve; a morte un ufficiale &laquo;collaborazionista&raquo; della Monterosa. Bocca &egrave; quello che nel febbraio del &rsquo;75 (nel pieno dell&rsquo;&laquo;attacco al cuore dello Stato&raquo;) scrisse un memorabile articolo intitolato: &laquo;L&rsquo;eterna favola delle Brigate Rosse&raquo;. Vi si leggeva: &laquo;A me queste Brigate rosse fanno un curioso effetto, di favola per bambini scemi o insonnoliti; e quando i magistrati e gli ufficiali dei carabinieri e i prefetti cominciano a narrarla, mi viene come un&rsquo;ondata di tenerezza, perch&eacute; la favola &egrave; vecchia, sgangherata, puerile, ma viene raccontata con tanta buona volont&agrave; che proprio non si sa come contraddirla&raquo;. E ancora: &laquo;Questa storia &egrave; penosa al punto da dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro: perch&eacute; nessun militante di sinistra si comporterebbe, per libera scelta, in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra&raquo;. Bocca &egrave; quello che firm&ograve; l&rsquo;appello contro il commissario Calabresi (&laquo;<em>il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si &egrave; arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilit&agrave; della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilit&agrave; di ricusare il suo giudice&#8230;<\/em> &raquo;)&#8230; (Granzotto, Il Giornale, 4 gennaio). <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;&egrave; un giornalista intollerante, eccessivo, prepotente, questi &egrave; Giorgio Bocca. Lo &egrave; oggi dalle colonne di Repubblica; lo era ieri quando era fascista. 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