{"id":1535,"date":"2009-11-19T14:32:48","date_gmt":"2009-11-19T13:32:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2009\/11\/lotta-alla-fame-il-denaro-non-basta-1535\/"},"modified":"2009-11-19T14:32:48","modified_gmt":"2009-11-19T13:32:48","slug":"lotta-alla-fame-il-denaro-non-basta-1535","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2009\/11\/lotta-alla-fame-il-denaro-non-basta-1535\/","title":{"rendered":"Lotta alla fame: il denaro non basta"},"content":{"rendered":"<p>&laquo;<em>Continuare a distribuire denaro a certi governi africani spesso non risolve i problemi della fame. Anzi, produce corruzione. L&#8217; unico modo per aiutare veramente l&#8217; Africa a uscire dalla sua condizione &egrave; affrontare l&#8217; emergenza educativa. Cio&egrave; insegnare alle popolazioni i metodi per abbandonare le coltivazioni da sussistenza quotidiana per arrivare a un&#8217; agricoltura moderna<\/em>&raquo;. <\/p>\n<p>Cos&igrave; dice al telefono Piero Gheddo, missionario del Pime, il Pontificio istituto missioni estere. Ieri, in prima pagina su Avvenire, ha firmato un editoriale intitolato &laquo;Sviluppo e giustizia cominciano con l&#8217; istruzione&raquo;. Benissimo, ha scritto, se il mondo sviluppato trover&agrave; i 44 miliardi di dollari per battere la fame chiesti dal segretario generale della Fao, Jacques Diouf: &laquo;Ma assieme ai finanziamenti e alle tecnologie sono indispensabili uomini e donne che consacrino la vita, o qualche anno della loro vita, per compiere con le popolazioni un cammino di crescita in comune, anche in campo agricolo&raquo;. Gheddo ha offerto qualche esempio: &laquo;<em>A Vercelli produciamo 80 quintali di riso a ettaro, nell&#8217; agricoltura tradizionale dell&#8217; Africa a sud del Sahara 5 quintali<\/em>&raquo;. <\/p>\n<p>Con l&#8217; assistenza ai governi spesso corrotti, &egrave; la tesi di Gheddo, non si uscir&agrave; mai a risolvere un problema strutturale. C&#8217; &egrave; solo la via dell&#8217; istruzione, dell&#8217; alfabetizzazione, della trasmissione di una moderna concezione dello sviluppo agricolo e quindi <font size=\"2\">economico. Spiega a voce il missionario: &laquo;<\/font><em><font size=\"2\">La corruzione dei governi &egrave; un cancro che divora molti Paesi. Che siano i popoli ad aiutare i popoli, non pi&ugrave; i governi a sostentare i governi. Occorrono progetti educativi mirati, a lunga scadenza, capaci di radicare metodi di produzione, affidati a organizzazioni non governative disposte<\/font> a rimanere a lungo sul territorio. Perch&eacute; spesso &egrave; inutile realizzare due o tre pozzi d&#8217; acqua e un bell&#8217; ospedale, e andarsene dopo due anni. Dopo, se non c&#8217; &egrave; una cultura di mantenimento, tutto viene cancellato<\/em>&raquo;. <\/p>\n<p>Un esempio di &laquo;cultura trasmessa e radicata&raquo; da parte di una missione cattolica? &laquo;<em>Non dimenticher&ograve; mai il mio arrivo nel 1985 in Burkina Faso, durante la siccit&agrave; del Sahel. Viaggiai per ore verso il Nord incontrando solo desolazione. Improvvisamente un&#8217; oasi di verde, di campagna abitata. Era la missione dei Fratelli della Sacra Famiglia di Chieri, in provincia di Torino, impiantati l&igrave; dall&#8217; inizio del Novecento che hanno insegnato a costruire sbarramenti contro il deserto, ad amministrare l&#8217; acqua, a coltivare persino l&#8217; uva italiana e straordinari pompelmi rosa. Nessuno ovviamente fuggiva di l&igrave; n&eacute; raggiungeva i campi di raccolta dell&#8217; Onu&#8230;&raquo;.<\/em> <\/p>\n<p>Ma quali sono, a suo avviso, le principali colpe dell&#8217; Europa? &laquo;<em>Molte, moltissime. Ma storicizzando direi adesso che l&#8217; Europa ha improvvisamente abbandonato l&#8217; Africa a se stessa negli anni dell&#8217; improvvisa decolonizzazione. L&igrave; &egrave; cominciato il disastro. Prendiamo l&#8217; India, diventata indipendente nel 1947. La decisione venne presa quando la societ&agrave; era ben organizzata, con i partiti politici, i sindacati, una stampa libera e diffusa. E l&#8217; India &egrave; andata avanti. Nel giro di pochi anni, invece l&#8217; Africa &egrave; stata lasciata al suo destino anche di sfruttamento. E certo non di educazione alla crescita<\/em>&raquo;. Paolo Conti ,17 novembre 2009, Corriere della Sera <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal blog di Gheddo:<\/p>\n<p style=\"TEXT-JUSTIFY: inter-ideograph; TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\">Nell&rsquo;inverno 2007-2008 ho visitato il Camerun, uno dei pochi paesi dell&rsquo;Africa nera che vive in pace, gode di stabilit&agrave; politica e di un reddito medio pro-capite che &egrave; circa il doppio di quello di quasi tutti gli altri paesi dell&rsquo;Africa nera. Eppure una professoressa italiana che insegna all&rsquo;Universit&agrave; cattolica dell&rsquo;Africa centrale a Yaond&eacute; Camerun, dove vive da una quindicina d&rsquo;anni, Silvia Recchi della comunit&agrave; &ldquo;Redemptor Hominis&rdquo;, mi ha detto: &ldquo;C&rsquo;&egrave; una corruzione a tutti livelli e di dimensioni inimmaginabili in Europa, perch&eacute; &egrave; un fatto che si pu&ograve; osservare tutti i giorni&rdquo;.<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"TEXT-JUSTIFY: inter-ideograph; TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"mso-bidi-font-weight: bold\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Fratel Ottorino Zanatta, che lavora nel Nord Camerun, mi cita alcuni esempi: &ldquo;La strada nazionale da Garoua a Maroua, le due principali citt&agrave; del grande Nord camerunese, &egrave; lunga 230 km. Ma per percorrerla in pullman ci si mette quasi una giornata intera, tante sono le buche! Sono anni che debbono rifarla e non si muove nulla. Ogni 5-10 chilometri c&rsquo;&egrave; un barrage (posto di blocco) e devi pagare il pedaggio che dovrebbe servire, teoricamente, a mantenere la strada efficiente. Il pedaggio &egrave; poco meno di un Euro, poco per un italiano, ma per un camerunese del Nord &egrave; tanto. Cos&igrave; il trasporto delle merci agricole costa troppo, tiene alti i prezzi. Nei villaggi non si &egrave; incoraggiati a produrre oltre a quello che si consuma sul posto!<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>&ldquo;Una ditta francese sta rifacendo da capo questa strada, ma naturalmente ci vogliono anni, per&ograve; intanto potrebbero, i dipendenti statali, riempire le troppe buche che scassano le balestre e rovinano le gomme di auto e camion! Insomma, una strada di 230 chilometri che in Italia si farebbe in due-tre ore, qui richiede un&rsquo;intera giornata di viaggio, con spreco enorme di carburante e di ruote gommate. <\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>&ldquo;Il grande ponte sul fiume di Maroua &ndash; continua Ottorino &#8211; l&rsquo;aveva gi&agrave; finanziato qualche anno fa la Comunit&agrave; Europea, ma non era mai stato costruito. In pochi anni l&rsquo;ha costruito una ditta francese, mandata e finanziata dal governo di Parigi. Le scuole elementari non sono gratuite come dicono. Bisogna pagare una tassa di entrata che &egrave; piccola, ma per famiglie povere con diversi figli diventa gi&agrave; un ostacolo; poi pagare i libri e i quaderni e pagare gli insegnanti perch&egrave; spesso lo stato non li paga. Se i maestri non sono pagati, come capita abbastanza spesso, non vanno a scuola oppure ci vanno quando vogliono e i bambini e le famiglie non sono invogliati ad andarci.<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>&ldquo;Lo stato non &egrave; presente &ndash; continua Ottorino Zanatta &#8211; per trattenere i giovani nelle campagne, per cui abbiamo campi poco coltivati, spesso abbandonati, citt&agrave; che si gonfiano di baraccati, di ragazzi di strada, di mafie e di bande criminali e si finisce per dover importare il cibo di base dall&rsquo;estero perch&eacute; non si produce abbastanza all&rsquo;interno del paese, dove si potrebbe produrre di tutto&rdquo;.<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"FONT-SIZE: 14pt; mso-bidi-font-weight: normal\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"TEXT-JUSTIFY: inter-ideograph; TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><em><span style=\"mso-bidi-font-style: normal\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span><\/span><\/em>Ecco perch&eacute; le 50 organizzazioni internazionali religiose affermano che la corruzione &egrave; la maggior causa di povert&agrave; nei paesi in via di sviluppo. Un connazionale che lavora in Camerun per l&rsquo;import-export italiano mi dice: &ldquo;Funzionari pubblici, poliziotti, doganieri, militari, chi esercita qualche funzione statale, &egrave; raro che faccia il suo dovere senza chiedere nulla per s&egrave;. Non &egrave; colpa di questo o di quello, perch&eacute; la mentalit&agrave; comune della gente e di chi arriva al potere &egrave; questa: di pensare prima alla propria grande famiglia, al villaggio natale, alla etnia. Ci sono anche eccezioni, ma talmente poche che non sono significative&rdquo;.<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"TEXT-JUSTIFY: inter-ideograph; TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font size=\"2\"><span style=\"FONT-SIZE: 14pt\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><font size=\"2\">Cosa fare? Non lo so, ma penso che non parlandone mai sulla stampa occidentale (riviste missionarie comprese), letta da tutte le &eacute;lites dei paesi poveri, non si fa un buon servizio a quei popoli che si vogliono aiutare. Li si abitua a pensare che loro sono poveri perch&eacute; noi siamo ricchi&rdquo;, che invece &egrave; una grande menzogna<\/font>.<\/span> <\/font><\/p>\n<p><p><font size=\"2\"><\/font><\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&laquo;Continuare a distribuire denaro a certi governi africani spesso non risolve i problemi della fame. Anzi, produce corruzione. L&#8217; unico modo per aiutare veramente l&#8217; Africa a uscire dalla sua condizione &egrave; affrontare l&#8217; emergenza educativa. 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