{"id":148643,"date":"2018-12-23T23:03:59","date_gmt":"2018-12-23T22:03:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=148643"},"modified":"2018-12-23T23:03:59","modified_gmt":"2018-12-23T22:03:59","slug":"il-mistero-del-natale-e-il-senso-della-vita-umana-in-dino-buzzati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2018\/12\/il-mistero-del-natale-e-il-senso-della-vita-umana-in-dino-buzzati\/","title":{"rendered":"Il mistero del Natale e il senso della vita umana in Dino Buzzati"},"content":{"rendered":"<p><em>Come regalo di Natale quest\u2019anno desidero offrire la trascrizione di parte dell\u2019ultima lezione tenuta dalla professoressa Francesca Procaccini sulla figura di Dino Buzzati. Questa appassionata insegnante di lettere, nella sua trasmissione mensile a RADIO MARIA, ci fa penetrare gli \u201cabissi del cuore umano\u201d alla ricerca della verit\u00e0 e del senso del vivere attraverso la vita e le opere letterarie di grandi scrittori e giornalisti, come fu, appunto Buzzati.<\/em><\/p>\n<p><em>Sento che molti sono preoccupati per varie cose come l\u2019ingiustizia, le guerre, il crescere o calare dello spread e delle borse, la sovrappopolazione del mondo, lo schiacciante potere dei media e di un immorale uso del denaro e della finanza, eccetera. Il guaio \u00e8 che queste, pur giuste preoccupazioni e l\u2019assordante frastuono dei media finiscono col soffocare in noi l\u2019essenziale ricerca di una risposta agli eterni problemi personali di ogni uomo -: \u201cDa dove vengo, perch\u00e9 vivo e dove vado? -, senza la quale nulla ha senso. Mdt).<\/em><\/p>\n<p>Carissimi ascoltatori e ascoltatrici, buona giornata a tutti!<\/p>\n<p>Completeremo il ciclo di conversazioni dedicate a Dino Buzzati proprio in dicembre, l\u2019ultimo mese dell\u2019anno. Potremmo quindi parlare del 2018 come del nostro anno \u201cbuzzattiano\u201d, perch\u00e9 in effetti \u00e8 stato il tema di tutto l\u2019anno. Mi ha colpito quello che questo personaggio cos\u00ec tormentato, come ben sapete, cos\u00ec bisognoso di credere in quel Dio che cercava instancabilmente senza, per altro, riuscire a trovarlo, almeno questo \u00e8 quanto si evince dalle sue opere. Ossessionato dal pensiero della morte, intesa come caduta nell\u2019orrido abisso del nulla eterno, mi auguro che sia stato per noi utile e stimolante.<!--more--><\/p>\n<p>Voglio sperare che egli ci abbia indotto a riflettere sulla nostra condizione umana, e su come sia difficile sentirci appagati dalle sole soddisfazioni mondane, anche quando queste soddisfazioni ci sono. E non sempre ci sono se manca la convinzione solida e forte di essere figli di un Padre che ci ha creati per amore e che ci attende per svelarci il Suo volto fatto di luce e di misericordia.<\/p>\n<p>Bisogna dire, a onor del vero, che nonostante tale convinzione- e noi che ci professiamo credenti, dovremmo averla -, il passaggio dalla vita terrena ad un\u2019altra di cui non sappiamo nulla, assolutamente nulla, ci inquieta e ci porta a impigliarci nella rete dei quesiti senza risposta.<\/p>\n<p>Sicuramente i due momenti pi\u00f9 traumatici della nostra vita terrena sono LA NASCITA E LA MORTE. Entrambi comportano il passaggio radicale da una condizione di vita ad un\u2019altra totalmente ignota. La differenza per\u00f2 \u00e8 grande. Tra la nascita e la morte c\u2019\u00e8 un abisso, nel senso che quando veniamo al mondo ci manca la consapevolezza dell\u2019evento, mentre il pensiero della morte ci accompagna dal momento in cui acquistiamo l\u2019uso della ragione fino alla fina, facendosi pi\u00f9 pressante con il passar degli anni. E questo lo sanno bene tutte le persone non pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p><strong>Tempo fa ho avuto modo di leggere il testo di uno scrittore ungherese di cui purtroppo non ricordo il nome. S<\/strong>i tratta di un dialogo surreale e metaforico che forse sarebbe piaciuto a Buzzati, e spero che piaccia anche a voi. Io lo trovo molto, molto bello. Vi leggo il testo. \u00abNel ventre di una madre ci sono due bambini. Uno chiede all\u2019altro: \u201cCi credi a una vita dopo il parto?\u201d L\u2019altro risponde: \u201c\u00c8 chiaro! Dev\u2019esserci qualcosa al di fuori\u201d. Forse noi siamo qui per prepararci a quello che avverr\u00e0 pi\u00f9 tardi\u201d. \u201cSciocchezze! Non c\u2019\u00e8 vita dopo il parto. Che vita potrebbe aspettarci? \u2013 replica il primo -. \u201cBeh, io non lo so, ma ci sar\u00e0 pi\u00f9 luce. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse potremo fare tante altre cose che noi neppure immaginiamo\u201d. \u201cRidicolo! \u2013 ribatte il primo -, il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno. Se c\u2019\u00e8 davvero vita dopo il parto, allora, perch\u00e9 nessuno \u00e8 mai tornato? Nel post parto non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro che oscurit\u00e0, silenzio e oblio\u201d. Il secondo bambino insiste: \u201cNon so, ma sicuramente troveremo la mamma e lei si prender\u00e0 cura di noi\u201d. \u201cLa mamma? Ma tu credi veramente alla mamma? Se la mamma c\u2019\u00e8, dov\u2019\u00e8 ora?\u201d. Lei \u00e8 intorno a noi! Siamo circondati da lei! Noi siamo in lei! \u00c8 per lei che viviamo! Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere\u201d, concluse il primo. \u201cBeh, io non posso vederla, quindi \u00e8 logico che non esista\u201d. Anche il secondo concluse: \u201cEppure, a volte, quando sta in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, puoi avvertire la sua presenza, sentire la sua voce lass\u00f9 e persino il battito del suo cuore\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ecco, qui finisce questo breve testo.<\/strong> Che ne pensate? In realt\u00e0 noi viviamo una sorta di gestazione consapevole. Il nostro habitat non \u00e8 pi\u00f9 il ventre di nostra madre, ma il mondo, su cui riponiamo speranze, e che spesso risultano illusorie. Per\u00f2, nonostante le difficolt\u00e0 e le sofferenze, vorremmo rimanerci per sempre. Sappiamo purtroppo che non sar\u00e0 cos\u00ec. Sappiamo che prima o dopo arriver\u00e0 la cartolina di precetto: l\u2019avviso di partenza (espressioni molto usate da Buzzati), per indicare, appunto, la chiamata della morte.<\/p>\n<p>Ognuno di noi pu\u00f2 ritrovarsi nel nichilismo del primo bambino o nella sensibilit\u00e0 del secondo, capace di percepire la presenza di un amore non visibile ma rassicurante e protettivo. A quale tipologia apparteniamo? A mio avviso non \u00e8 facile rispondere a questa domanda. Lo spiego meglio. Se studiamo i cosiddetti atei &#8211; che a mio avviso poi atei non sono totalmente -, rimangono i credenti. Ma, credenti come? Quanto credenti? Fino a che punto? La gamma \u00e8 vastissima. Si pu\u00f2 partire \u2013 per esempio \u2013 dalla fede di San Paolo, il quale, durante la sua prigionia a Roma, nella sua lettera ai Filippesi, scrive: \u00abSono nella piena fiducia che come sempre, anche ora, Cristo sar\u00e0 glorificato nel mio corpo, sia ch\u2019io viva o ch\u2019io muoia. Per me infatti il vivere \u00e8 Cristo, e il morire un guadagno\u00bb.<\/p>\n<p>Gli stessi sentimenti hanno sostenuto chiss\u00e0 quanti santi, martiri e non martiri. Pensiamo a San Francesco che nel Cantico delle creature loda il Signore anche per la \u201cnostra sorella morte corporale\u201d, tanto cara proprio perch\u00e9 ci spalanca le porte del paradiso: Voglio dire che, da una totale assimilazione a Cristo si pu\u00f2 scendere sempre pi\u00f9 gi\u00f9 fino a diventare dei credenti che si ricordano di essere tali solo a Natale e magari anche a Pasqua, sempre che non siano in vacanza in qualche paese esotico. (O fino a perdere ogni riferimento e ogni speranza. Ndt). Ognuno di noi per\u00f2, se \u00e8 onesto con s\u00e9 stesso e sa confrontarsi col Vangelo, conosce la temperatura segnata dal termometro della propria fede, Si, ognuno dovrebbe saperlo e non dovrebbe essere cos\u00ec miope da leggerlo in modo sbagliato. Per fare un esempio, un 36 non pu\u00f2 diventare 38 solo perch\u00e9 fa comodo pensare questo.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto analizziamo assieme per l\u2019ultima volta &#8211; in questo lungo viaggio in compagnia di Buzzati -, la conclusione della complessa e tormentata condizione esistenziale del nostro autore, che pur continuando a dichiararsi agnostico, ha cercato Dio fino all\u2019ultimo dei suoi giorni. Ecco, questo \u00e8 il fatto nuovo che ci sgomenta.<\/p>\n<p><strong>La volta scorsa abbiamo commentato<\/strong><em> Il deserto dei tartari<\/em>, e abbiamo visto che il protagonista del romanzo, Giovanni Drogo, (alias Buzzati), si intende, muore con il sorriso sulle labbra. Muore da vincente, nonostante tutti pensino il contrario, poich\u00e9 riesce ad accettare con serenit\u00e0 e fiducia nel perdono del Signore, il vero grande nemico rappresentato, non dai tanto attesi tartari, ma dalla morte. Quindi \u00e8 una conclusione lieta, come dice Lucia Bellaspiga, tanto da non lasciarci questo senso di delusione, di sconfitta o di scoramento. Comunque la morte rimane l\u2019ossessione del nostro autore, e, ammettiamolo, anche di gran parte di noi che ci diciamo credenti.<\/p>\n<p>Il suo rapporto con la morte fu un rapporto complesso, conflittuale, tormentato, che si colora di molte sfumature diverse. Egli era convinto che la vita senza la morte non avrebbe avuto senso. Quindi la morte \u00e8 essenziale per la vita. Questo \u00e8 anche il grande paradosso, che comunque \u00e8 una realt\u00e0. Senza la morte la vita non sarebbe vita. Solo con la morte, infatti, si pu\u00f2 squarciare il velo del mistero che ci avvolge, e conoscere quell\u2019oltre, quell\u2019altrove da cui Buzzati ha sempre atteso messaggi e messaggeri. Tante volte ha creduto di incontrarli e altrettante volte li ha trascurati, rammaricandosi poi con un amarissimo troppo tardi. (Queste parole mi fanno pensare a Sant\u2019Agostino, uno dei grandi dottori della Chiesa, quando \u2013 dopo aver cercato la verit\u00e0 con ogni esperienza umana e filosofica, anche le pi\u00f9 rischiose -, disse: \u00abTardi ti amai, Bellezza tanto antica e tanto nuova! Ti cercavo fuori di me, nelle tue creature, mentre Tu eri dentro di me\u00bb. Ndt).<\/p>\n<p>Si, si \u00e8 lasciato sfuggire delle grandi occasioni. Lungo i decenni Buzzati immagina in diversi modi, nei dipinti e in modo ancora pi\u00f9 drammatico nei testi scritti, ci\u00f2 che forse ci aspetta al di l\u00e0 della famosa porta che la morte dischiude. Egli ha estremo bisogno di un al di l\u00e0 per sopportare l\u2019al di qua, che altrimenti gli appare come un lento e inutile cammino verso il disfacimento del corpo, complici le azioni vandaliche del tempo. Le parole in grassetto sono di Buzzati.<\/p>\n<p>Per\u00f2 Buzzati vede l\u2019al di l\u00e0 in modi diversi. Vediamone qualcuno. A volte esclude il nulla eterno, il vuoto, e pensa ad altro. A volte immagina l\u2019al di l\u00e0 come una grigia palude in cui non accade niente. Il tempo non passa. L\u2019anima galleggia inerte come una larva senza gioire n\u00e9 soffrire, senza obbiettivi n\u00e9 speranze, senza passato n\u00e9 futuro, n\u00e9 luce n\u00e9 buio: penombra omogenea. In una parola senza Dio, cos\u00ec, per l\u2019eternit\u00e0. Questa prospettiva risulta ancor peggiore della prima. Si, \u00e8 uno spettacolo agghiacciante. Anche in altri suoi scritti riguardanti il suo modo di guardare all\u2019al di l\u00e0 vengono descritte situazioni altrettanto negative. Tutto \u00e8 terribile al di fuori di quella che \u00e8 la nostra vita attuale che tutto sommato \u00e8 la migliore che noi possiamo immaginarci. Per\u00f2 non sar\u00e0 per sempre, ovviamente.<\/p>\n<p>Il pessimista Buzzati ama profondamente l\u2019esistenza terrena, pur con tutto il suo fardello di paure e di patimenti, ma anche con le sue emozioni forti, con le sue speranze e con le sue sfide. Sfide per la realizzazione di grandi valori morali e per la ricerca della Verit\u00e0. Questo \u00e8 il nostro e il suo scopo. Questo \u00e8 quello che cercava! Ma questa Verit\u00e0 con la V maiuscola era nascosta da questo mistero in cui lui voleva penetrare e scoprire quale fosse la porta di entrata. Buzzati teme soprattutto che oltre il varco ci sia la non vita. Di qui l\u2019assillante ricerca di segnali, di messaggi che possano svelare il mistero, che possano rassicurarlo, aiutarlo a scoprire l\u2019inconoscibile. Ecco, questa rassegnazione a rimanere nel dubbio, nella non conoscenza di quella che sar\u00e0 la nostra vita oltre la morte e di quello che \u00e8 il segreto di Dio.<\/p>\n<p>Nelle puntate precedenti abbiamo parlato dei luoghi privilegiati dello spirito, come la montagna, il deserto, il mare, il cielo stellato, le nuvole. Abbiamo accennato anche ai personaggi strani che sembrano inseguirlo nelle citt\u00e0 orientali. Ma abbiamo trascurato la luna. L\u2019abbiamo trascurata volutamente proprio per il suo rilievo, la sua importanza. Meritava un discorso a s\u00e9. La luna, un elemento della natura di cui Buzzati sente tutta la magia e la valenza rivelatrice. Nel racconto Plenilunio, racconto estremamente lirico, si coglie uno struggente amore per la madre morta gi\u00e0 da diversi anni, e la speranza di essere prossimi al disvelamento, con la complicit\u00e0, appunto, della luna.<\/p>\n<p>Ne leggo un pezzo abbastanza lungo perch\u00e9 \u00e8 troppo bello e ve lo voglio regalare. In esso c\u2019\u00e8 questa speranza fortissima che la madre, o addirittura gli oggetti illuminati, possano svelargli il mistero.<\/p>\n<p>\u00abAncora una volta stasera il plenilunio ha illuminato il giardino e la nostra casa di campagna. Sono uscito in giardino col gesto di chi mette fuori il naso per vedere che tempo fa, come se non l\u2019avessi saputo. E immediatamente al primo sguardo quella cosa fortissima, astrusa, estremamente personale, \u00e8 calata qui dentro, nelle viscere. Perch\u00e9 questa bellezza senza rimedio, struggente trasfigurazione del mondo, poesia allo stato puro? Perch\u00e9? Da dove viene? Dal silenzio? Dall\u2019immobilit\u00e0 sepolcrale delle cose? Dalla particolare luminescenza che assumono gli oggetti, gli edifici, i paesaggi? Dalla sterminata pace? Non basta. Dal senso di Mistero? Forse dal senso di mistero o dalla presenza invisibile, inquieta, rassegnata, senza amarezza ne rampogne, dei nostri morti, di tutti quanti col mio stesso nome vissero in questa casa e l\u2019amarono, e sprofondati nel nulla durante il giorno, ora, al richiamo dell\u2019amica Luna, si infiorano dalle pietre e dalla terra, e si distendono sul prato dove anch\u2019essi giocarono bambini?<\/p>\n<p>Come in tante altre notti del passato mi sarebbe piaciuto restare l\u00e0 a contemplarla per ore e ore. Allo stesso tempo avvertivo uno strano bisogno di fuggire, come vi fosse per me qualcosa di troppo difficile. Un rischio, un oscuro tormento. Per\u00f2, ad un tratto, tutta la facciata del granaio mi ha precisamente ricordato il volto di mia mamma morta. Le care sembianze rattrappite dagli anni, dalla stanchezza e dal male. Quasi ella volesse comunicare ancora a noi figli in piedi un giorno accanto al suo letto, una cosa di importanza suprema. La cosa da dirci lei stessa l\u2019aveva saputa appena dopo averci lasciati. Era evidentemente la cosa pi\u00f9 grande che lei avesse mai immaginato. Anche noi figli avremmo voluto saperla. Dovevamo saperla. Era assolutamente necessario! Solo che era troppo tardi.<\/p>\n<p>Ecco, lo stesso atteggiamento, la stessa espressione, la medesima concentrazione disperata hanno stasera inondato di luna la terra, i prati, la casa, le piante, le montagne laggi\u00f9, smarrite in un\u2019opalescenza d\u2019argento e di sogno. E soprattutto il granaio. Anche loro vecchissimi e stanchi; anche loro con un segreto gigantesco che finalmente, dopo un\u2019intera vita io sia arrivato a capire, nel plenilunio che trasforma le povere parvenze del giorno in un paradiso in cui sarebbe bello naufragare per sempre, anche loro cercano di parlarmi. Ma che cosa vogliono dire? Soltanto rammentare i lontani giorni felici? Rivelare di questa terra gli enigmi che non sono mai riuscito a sapere? Spiegarmi la stupidit\u00e0 delle nostre paure? Insegnarmi il rimedio, chiss\u00e0 quanto semplice, per trovare la pace dell\u2019animo? Sono l\u00ec, al limite di parlare, ma non ci riescono, e non possono fare di pi\u00f9. E neppure io posso far niente per oltrepassare la frontiera che ci divide\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sentite che tensione, che sforzo, che desiderio forte, fortissimo!<\/strong> Spero di avervi trasmesso il fascino che emana questa pagina cos\u00ec intensa, cos\u00ec suggestiva, ma anche drammatica. Molti possono aver vissuto le emozioni di un plenilunio. Molti, da credenti, in quella atmosfera quasi irreale, possono aver rivolto al Signore una preghiera di lode e di ringraziamento. Ma questo presuppone la fede! Buzzati, invece, cerca in tanta bellezza, che la madre prima e le cose poi, gli svelino il mistero dell\u2019al di l\u00e0. Lui vuole vedere, toccare, sentire: vuole certezze, come l\u2019apostolo Tommaso.<\/p>\n<p>A dire il vero, tutti noi siamo talvolta tentati di comportarci come Tommaso, e dimentichiamo le parole che gli rivolge Ges\u00f9 dopo avergli mostrato e fatto toccare le sue ferite. \u00abPerch\u00e9 mi hai visto, hai creduto! Beati coloro che, pur non avendo visto, crederanno\u00bb. (Gv. 20, 29). Beato anche chi non si pone troppe domande circa la condizione delle anime dei defunti e pone tutta la propria fiducia nel Vangelo. Eh si, bisognerebbe assumere questo atteggiamento.<\/p>\n<p>Leggiamo in Giovanni al cap. 14: \u00abNon si turbi il vostro cuore: credete in Dio e credete anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore, senn\u00f2 vi avrei forse detto che vado a prepararvi un posto? E quando sar\u00f2 andato e vi avr\u00f2 preparato un posto, ritorner\u00f2 e vi prender\u00f2 presso di me, affinch\u00e9 dove sono io, siate anche voi. E dove io vado, voi conoscete la via\u00bb. Ed ecco di nuovo Tommaso, sempre bisognoso di maggiori rassicurazioni, che chiede: \u00abSignore, non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscerne la via?\u00bb. E Ges\u00f9 risponde: \u00abIo sono la Via, la Verit\u00e0 e la Vita. Nessuno va al Padre se non attraverso di me\u00bb. Parole molto chiare, che noi cristiani conosciamo. Chi ci attende dopo la morte lo sappiamo\u2026 almeno la fede ci d\u00e0 una risposta chiara. E conosciamo anche la via per arrivarci.<\/p>\n<p>(Ed \u00e8 proprio questa la BUONA NOTIZIA che ci porta di generazione in generazione il Bambino che ricorderemo il 25 dicembre a 2018 anni dalla sua nascita a Betlemme! Vangelo, infatti, significa BUONA NOTIZIA.<\/p>\n<p>Buon Natale a tutti! A chi crede e a chi ancora \u2013 come il primo bambino del racconto -, non trova una risposta a questo affascinante e luminoso, ma anche oscuro Mistero!<\/p>\n<p>Claudio Forti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come regalo di Natale quest\u2019anno desidero offrire la trascrizione di parte dell\u2019ultima lezione tenuta dalla professoressa Francesca Procaccini sulla figura di Dino Buzzati. 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