{"id":145206,"date":"2017-12-19T08:27:29","date_gmt":"2017-12-19T07:27:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=145206"},"modified":"2017-12-19T08:27:29","modified_gmt":"2017-12-19T07:27:29","slug":"le-intenzioni-del-papa-non-cambiano-la-dottrina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2017\/12\/le-intenzioni-del-papa-non-cambiano-la-dottrina\/","title":{"rendered":"Le intenzioni del Papa non cambiano la dottrina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/antonio-livi.jpg\" rel=\"attachment wp-att-144092\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-144092 lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/antonio-livi.jpg\" alt=\"antonio-livi\" width=\"165\" height=\"213\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 165px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 165\/213;\" \/><\/a><\/p>\n<p>di Antonio Livi.<\/p>\n<p><em>Il Papa scrive nella sua Epistola apostolica che il documento dei vescovi argentini \u00abspiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni\u00bb. A questo punto, sembra che abbiano \u201cvinto\u201d loro, i presunti \u00abamici del Papa\u00bb, nella loro rabbiosa polemica contro chi osava proporre \u201cdubia\u201d o addirittura una \u201cFilialis correctio\u201d. Si deve dire, con alcuni di essi, \u00abRoma locuta, quaestio finita\u00bb? Purtroppo (per loro e per tutti), no: la questione di fondo resta aperta<\/em><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">***************<\/p>\n<p>Recentemente \u00e8 stato resto noto che il 5 giugno scorso papa Francesco aveva ordinato la pubblicazione negli\u00a0<em>Acta Apostolicae Sedis<\/em>\u00a0di due documenti, specificando che essi costituiscono \u00ab<em>magisterium authenticum<\/em>\u00bb: si tratta di una lettera con cui egli approvava i provvedimenti adottati dai vescovi della regione ecclesiastica di Buenos Aires per applicare nel proprio territorio le direttive pastorali dell\u2019esortazione apostolica post-sinodale\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>\u00a0(AL), e del testo di quel pronunciamento episcopale. La pubblicazione di questi documenti ha fatto esultare alcuni cattolici che ne hanno assunto la difesa d\u2019ufficio contro altri cattolici (non esclusi autorevoli teologi e nemmeno alcuni eminenti uomini di Chiesa, come ad esempio i cardinali Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandm\u00fcller, Joachim Meisner, Robert Sarah e Gerhard Ludwig M\u00fcller), etichettati come \u00abnemici del Papa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La soddisfazione di quelli che si autodefiniscono \u00abamici di Francesco\u00bb<\/strong>\u00a0\u00e8 motivata dal fatto che, secondo loro, Francesco ha voluto mettere fine alle critiche sulla presunta ambiguit\u00e0 di AL eliminando ogni dubbio circa la sua volont\u00e0 che, a certe condizioni, i \u00abdivorziati risposati\u00bb possano accedere alla comunione eucaristica, pur continuando a convivere &#8220;<em>more uxorio<\/em>&#8220;. In effetti, il Papa scrive nella sua\u00a0<em>Epistola apostolica\u00a0<\/em>che il documento dei vescovi argentini \u00abspiega in modo eccellente il capitolo VIII di\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>. Non ci sono altre interpretazioni\u00bb. A questo punto, sembra che abbiano \u201cvinto\u201d loro, i presunti \u00abamici del Papa\u00bb, nella loro rabbiosa polemica contro chi osava proporre \u201c<em>dubia<\/em>\u201d o addirittura una \u201c<em>Filialis correctio<\/em>\u201d. Si deve dire, con alcuni di essi, \u00ab<em>Roma locuta, quaestio finita<\/em>\u00bb? Purtroppo (per loro e per tutti), no:\u00a0<strong>la<\/strong>\u00a0<strong>questione di fondo resta aperta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>1) Tanto per cominciare, anche quest\u2019ultimo pronunciamento magisteriale<\/strong>\u00a0\u00e8 suscettibile di diverse interpretazioni, non essendo affatto evidente che l\u2019approvazione della soluzione adottata dai vescovi della regione di Buenos Aires implichi la delegittimazione delle soluzioni adottate da altri vescovi, sia in senso decisamente restrittivo (come hanno fatto i componenti della conferenza episcopale polacca, molti vescovi africani\u00a0 e l&#8217;arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput), sia in senso decisamente pi\u00f9 permissivo (come hanno fatto i componenti della conferenza episcopale tedesca o quelli della conferenza episcopale filippina). E non si deve dimenticare che lo stesso Francesco, riferendosi al dibattito che c\u2019era stato durante il Sinodo,\u00a0riconosceva all\u2019inizio della AL che non sarebbe giusto escludere che \u00abesistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano\u00bb, motivo per cui \u00abin ogni regione o Paese si possono cercare soluzioni pi\u00f9 inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali\u00bb.<br \/>\nInsomma, di potrebbe dire, parafrasando un\u00a0<em>Leitmotif\u00a0<\/em>del magistero\u00a0di papa Francesco, che quella dei vescovi argentini \u00e8 soltanto una \u00abscelta preferenziale\u00bb. Se \u00e8 cos\u00ec, resta aperta la questione se, al di l\u00e0 delle diverse interpretazioni o applicazioni pastorali, il \u201cnucleo dogmatico\u201d di AL (ossia la dottrina sul Matrimonio in relazione con la Penitenza e con l\u2019Eucaristia) sia in perfetta continuit\u00e0 con il magistero ecclesiastico precedente oppure lo contraddica in punti fondamentali.<\/p>\n<p><strong>2) Secondariamente, non \u00e8 affatto chiaro il significato di \u00abmagistero autentico\u00bb<\/strong>\u00a0applicato ai due documenti, perch\u00e9 nemmeno essi tolgono ogni dubbio sulla compatibilit\u00e0 delle direttive di AL con i principi dottrinali che ispirano le norme del\u00a0<em>Codice di diritto canonico,<\/em>\u00a0che fa espresso divieto di concedere la comunione eucaristica a coloro che \u00abostinatamente perseverano in peccato grave manifesto\u00bb (canone 915). Le argomentazioni canonistiche prodotte a titolo privato dal cardinale preposto all\u2019interpretazione autentica dei testi legislativi (cfr Francesco Coccopalmerio,\u00a0<em>Il capitolo ottavo della Esortazione Apostolica Post Sinodale \u201cAmoris Laetitia<\/em>\u201d, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2017) rappresentano anch\u2019esse una difesa d\u2019ufficio dalla AL, ma non entrano nel merito del problema perch\u00e9 fingono di ignorare che nessuna norma di legge pu\u00f2 essere considerata abolita sulla base di discorsi vaghi e ambigui, non accompagnati peraltro da decreti legislativi adeguati.<\/p>\n<p><strong>Va riconosciuto, comunque, che una cosa almeno viene definitivamente chiarita\u00a0<\/strong>da questo ultimo atto magisteriale di papa Francesco: \u00e8 la sua\u00a0<strong>fermaintenzione<\/strong>\u00a0di introdurre nella Chiesa\u00a0<strong>una<\/strong>\u00a0<strong>nuova<\/strong>\u00a0<strong>prassi,<\/strong>\u00a0diversa da quella che era stata sancita dal suo predecessore san Giovanni Paolo II con l\u2019esortazione apostolica post-sinodale\u00a0<em>Familiaris consortio\u00a0<\/em>(1981), che ben si armonizzava con tutta la Tradizione dogmatico-morale e con le norme che si ritrovano oggi nel\u00a0<em>Codice di Diritto Canonico<\/em>. Una prassi che viene\u00a0a legittimare quanto gi\u00e0 veniva fatto (abusivamente) in molte regioni del mondo cattolico, a cominciare dalla Germania, dal Belgio e dall\u2019Olanda, per volont\u00e0 delle conferenze episcopali di quei paesi. Si tratta di un\u2019intenzione di cambiamento della prassi pastorale nei confronti di quei fedeli che chiedono di essere ammessi alla comunione sacramentale pur trovandosi in una condizione di vita (esterna, pubblica) che fa legittimamente presumere che non siano in \u00abstato di grazia santificante\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In che consiste tale cambiamento?<\/strong>\u00a0<strong>Consiste nella<\/strong>\u00a0<strong>pubblica accoglienza di questi fedeli nella comunit\u00e0 visibile<\/strong>, ossia nella vita sociale della comunit\u00e0 cristiana, dove il Vescovo e i presbiteri sono pronti a un fraterno dialogo di \u201cdiscernimento\u201d, per verificare, caso per caso, se quei fedeli non siano, malgrado le apparenze, in \u00abstato di grazia santificante\u00bb e possano quindi accedere direttamente alla Comunione, oppure possano recuperare lo stato di grazia con la Confessione, pur non volendo o non potendo cambiare la loro \u00absituazione oggettiva di peccato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma se ora \u00e8 fuori di dubbio che\u00a0<em>questa<\/em>\u00a0era l\u2019intenzione del papa nel pubblicare la AL<\/strong>, restano \u2013 anzi, aumentano \u2013 i dubbi circa la dottrina che dovrebbe giustificare la nuova prassi. Non si pu\u00f2 ignorare che qualsiasi decisione che la suprema autorit\u00e0 della Chiesa voglia assumere riguardo alla prassi pastorale implica sempre dei criteri dottrinali, indipendentemente dal fatto che siano formalmente enunciati oppure restino impliciti. Tradizionalmente, quando sembra difficile far comprendere e far accettare determinate decisioni agli operatori della pastorale e ai semplici fedeli \u2013 ed \u00e8 il caso di quelle novit\u00e0 sconcertanti che seguono a una radicale riforma \u2013 l\u2019autorit\u00e0 della Chiesa si premura di esporre con la massima chiarezza quei criteri dottrinali. Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto con la AL, che \u2013 come ho sempre sostenuto nelle mie pubblicazioni al riguardo \u2013 si esprime in modo \u00abvolutamente ambiguo\u00bb circa le ragioni dottrinali che consiglierebbero la nuova prassi. E il motivo di tal voluta ambiguit\u00e0 \u00e8, presumibilmente, la consapevolezza che la dottrina che ispira la nuova prassi \u00e8 chiaramente contraria alla Tradizione e riflette teorie teologiche chiaramente eretiche, come la\u00a0<em>Correctio filialis<\/em>\u00a0ebbe a denunciare. I cinque \u201c<em>dubia<\/em>\u201d che in precedenza erano stati presentati al papa dai quattro cardinali avevano appunto questo scopo: indurre papa Francesco a riformulare le direttive pastorali in modo da eliminare da esse quei presupposti dottrinali che possono sembrare ereticali.<\/p>\n<p><strong>Con questo suo ultimo gesto \u2013<\/strong>\u00a0la pubblicazione di una formale convalida di quanto avevano scritto i vescovi argentini \u2013\u00a0\u00a0<strong>papa Francesco ha fatto proprio il contrario:<\/strong>\u00a0invece di riformulare le direttive pastorali in modo da eliminare da esse quei presupposti dottrinali che paiono a molti ereticali, ha mostrato disinteresse per la discussione sui principi e ha ribadito la sua intenzione di riformare\u00a0<em>ab imis\u00a0<\/em>la prassi pastorale della Chiesa universale nella direzione che gli era stata indica dal cardinale Walter Kasper e da un\u2019agguerrita\u00a0minoranza di vescovi\u00a0 durante i lavori del Sinodo sulla famiglia (cfr i contributi di vari autori pubblicati in\u00a0<em>Dogma e pastorale. L\u2019ermeneutica del Magistero dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia<\/em>, a cura di Antonio Livi, Leonardo da Vinci, Roma 2015). E questa corrente teologico-pastorale che ha suggerito a papa Francesco le soluzioni adottate nella AL le sta adesso giustificando, in polemica con i critici, ricorrendo a tante, troppe argomentazioni retoriche, una in contrasto con l\u2019altra, sicch\u00e9 i fedeli che continuano a nutrire dei dubbi sui principi dottrinali che ispirano la nuova prassi di AL si trovano in uno stato d\u2019animo che io continuo a definire di vero e proprio \u00abdisorientamento pastorale\u00bb.<\/p>\n<p>A questo punto, se mi si domanda\u00a0<strong>che cosa deve fare un cristiano che vede nel Papa, chiunque egli sia, il Vicario di Cristo<\/strong>, dir\u00f2 che ogni decisione coerente con la fede deve prescindere da considerazioni troppo umane e da ogni \u201cpartito preso\u201d. E deve riferirsi concretamente alle diverse condizioni personali.<\/p>\n<p><strong>1) Se si tratta di uno dei principali destinatari della AL, ossia di un vescovo<\/strong>, egli deve prendere in seria considerazione l\u2019appello alla misericordia di papa Francesco, applicandolo prudentemente alla realt\u00e0 della sua diocesi, in forza di quel senso di irrinunciabile responsabilit\u00e0 nei confronti del popolo a lui affidato che gli deriva dal suo specifico\u00a0<em>munus pastorale.<\/em>\u00a0Egli dunque adoperer\u00e0 il retto discernimento di fede per decidere se e come eseguire le indicazioni dell\u2019esortazione apostolica post-sinodale e quelle eventuali della conferenza episcopale di riferimento, che per la loro stessa natura non sono da intendersi come prescrizioni canoniche assolutamente obbliganti. Io personalmente conosco bene alcuni casi di esemplare condotta di vescovi diocesani che hanno vissuto in piena coerenza sia il dovere di conservare l\u2019unit\u00e0 del collegio episcopale con a capo il Papa, sia il dovere di esercitare responsabilmente \u00a0la discrezionalit\u00e0 che la stessa legge canonica prevede (cfr Giuseppe Siri,\u00a0<em>Dogma e liturgia<\/em>, Leonardo da Vinci, Roma 2015; Mario Oliveri,<em>\u00a0Un vescovo scrive alla Santa Sede sui pericoli pastorali del relativismo dogmatico<\/em>, \u00a0Leonardo da Vinci, Roma 2017).<\/p>\n<p>2)\u00a0<strong>Se poi si tratta di uno dei destinatari diretti ma subordinati della AL, ossia diun sacerdote in cura d\u2019anime<\/strong>, egli deve mettere fedelmente in pratica i criteri di \u201cmisericordia\u201d e di \u201caccompagnamento\u201d suggeriti da papa Francesco, senza per\u00f2 considerare \u201csuperati\u201d o \u201caboliti\u201d (perch\u00e9 AL\u00a0non li ha esplicitamente dichiarati\u00a0superati n\u00e9 pu\u00f2 abolirli) i precetti della legge morale naturale e della legge evangelica che il diritto canonico vigente ha codificato per regolare santamente la prassi pastorale dei Sacramenti. Egli quindi non conceder\u00e0 l\u2019assoluzione sacramentale a quelle persone delle quali conosce la situazione \u201cirregolare\u201d se prima non avr\u00e0 accertato,\u00a0<em>in foro interno\u00a0<\/em>(ossia in un colloquio personale), che quel fedele \u00e8 effettivamente pentito, vuole davvero riparare il danno causato agli altri membri della Chiesa ed \u00e8 fermamente deciso a non peccare pi\u00f9 (il che implica la volont\u00e0 di uscire dalla situazione nella quale si trova per sua colpa, al netto di tutte le circostanze che possono averne limitato la libert\u00e0 di azione).<br \/>\nOra, per accompagnare il penitente in questo arduo cammino di conversione, il confessore dovr\u00e0 impegnarsi fin dall\u2019inizio a illuminare la sua coscienza con la dottrina del Vangelo, rendendolo consapevole di aver mancato al dovere di fedelt\u00e0 matrimoniale (per il fatto di aver abbandonato il coniuge e di essersi unito ad altra persona) e al dovere di dare testimonianza della propria fede cattolica\u00a0 (per il fatto di aver chiesto all\u2019autorit\u00e0 civile il riconoscimento pubblico del divorzio e della nuova unione coniugale). Il ministro del sacramento della Penitenza ha non solo il dovere, giustamente ricordato da papa Francesco, di praticare la comprensione e la misericordia nei confronti di ogni penitente, ma anche il dovere di giudicare,\u00a0<em>graviter onerata conscientia<\/em>, se esistono o meno, nel penitente, le condizioni per ottenere il perdono da parte di Dio e con esso il ripristino della grazia santificante, ossia il pentimento, l\u2019accusa sincera, il proposito di emendarsi e di riparare. Se il confessore non ha l\u2019evidenza di tali condizioni e assolve ugualmente il penitente, non amministra validamente il sacramento, a danno del penitente stesso\u00a0e della Chiesa intera.<\/p>\n<p><strong>3) Infine, se si tratta di uno dei destinatari indiretti della AL, ossia di<\/strong>\u00a0<strong>un comune fedele, sia ecclesiastico che laico<\/strong>, costui \u00e8 tenuto anche oggi a rispettare e venerare il Papa, chiunque egli sia, senza per questo sentirsi obbligato a considerare\u00a0<em>de fide divina et catholica\u00a0<\/em>ci\u00f2 che egli ha proposto, non come una precisa dottrina dogmatico-morale ma solo come vaghi e contraddittori argomenti filosofico-teologici a sostegno delle sue indicazioni pastorali. Come ho gi\u00e0 detto, il fatto di includere\u00a0<em>formalmente<\/em>\u00a0la dottrina della AL tra i documenti del magistero ordinario del papa non implica che essa sia\u00a0<em>sostanzialmente<\/em>\u00a0tale da vincolare tutti i fedeli all\u2019assenso, come parte del sistema della fede. Di conseguenza, un comune fedele<strong>,\u00a0<\/strong>soprattutto se \u00e8 un teologo, non deve sentirsi in coscienza privato della libert\u00e0 di pensiero per quanto riguarda\u00a0un proprio giudizio sulla prassi voluta da papa Francesco, la quale, a parere di molti cattolici competenti (ad esempio i filosofi Robert Spaemann, Stalislaw Gryegel e Joseph Seifert, oltre ai teologi firmatari della\u00a0<em>Correctio filialis<\/em>, tra i quali notoriamente ci sono anch\u2019io), comporta il rischio di contribuire alla diffusione delle eresie nella Chiesa di oggi.<\/p>\n<p><strong>Si tratta \u2013 ripeto ancora una volta,<\/strong>\u00a0sperando che questa precisazione sia finalmente recepita anche da chi finora ha preferito alimentare sterili polemiche di parte \u2013\u00a0<strong>di legittime opinioni espresse con prudenza e misura<\/strong>\u00a0da fedeli cattolici che sono solleciti del bene comune ecclesiale e constatano, vivendo in mezzo alla gente, che la prassi consigliata da papa Francesco non contribuisce all\u2019unit\u00e0 della Chiesa nella fede e nella carit\u00e0. In spirito di leale collaborazione ecclesiale, \u00e8 lecito esprimere le proprie opinioni sull\u2019opportunit\u00e0 di determinati atti di governo e di determinati indirizzi pastorali del Pontefice regnante. Non si tratta certamente di giudizi perentori (apodittici, dogmatici), su materie di fede e di morale che l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica ha il compito di insegnare autorevolmente come facenti parte della divina rivelazione, quale \u00e8 stata donata al mondo da Cristo ed \u00e8 stata finora infallibilmente custodita e interpretata dalla Chiesa. Ha torto quindi chi accusa me e gli altri firmatari della\u00a0<em>Correctio filialis\u00a0<\/em>di aver voluto \u00abcondannare senza discutere\u00bb (cfr Rocco Buttiglione,\u00a0<em>Risposte amichevoli ai critici di \u201cAmoris laetitia\u201d<\/em>, Ares, Milano 2017). Se \u00e8 vero che talvolta alcuni espongono le loro opinioni (legittime) in in modo eccessivamente polemico (ad esempio i firmatari della dichiarazione intitolata\u00a0<em>Fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano<\/em>), non \u00e8 certamente questo il mio modo di servire la fede del popolo di Dio, nella fedelt\u00e0 a Cristo e quindi ai Pastori da Lui istituiti.<\/p>\n<p><strong>A \u00abcondannare senza discutere\u00bb i Pastori della Chiesa di Cristo<\/strong>\u00a0sono stati piuttosto quei \u00abteologi del dissenso\u00bb che per oltre mezzo secolo hanno contestato sistematicamente i papi che hanno preceduto Francesco (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). Emblematico \u00e8 il caso di Hans K\u00fcng, il quale ha davvero condannato senza discutere tutto il magistero di quei pontefici, come si pu\u00f2 agevolmente verificare consultando il mio trattato su\u00a0<em>Vera e falsa teologia<\/em>, Leonardo da Vinci, Roma 2017, pp. 296-301). E oggi sono quegli stessi \u00abteologi del dissenso\u00bb a ergersi a difensori di un Papa che essi considerano portatore delle loro idee (cfr Antonio Livi,\u00a0<em>Come la teologia neomodernista \u00e8 passata dal rifiuto del Magistero ancora dogmatico all\u2019esaltazione dei un Magistero volutamente ambiguo,\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Teologia e Magistero, oggi,\u00a0<\/em>Leonardo da Vinci, Roma 2017, pp. 59-86). Se costoro praticano oggi il \u201cculto della personalit\u00e0\u201d nei confronti di Francesco non \u00e8 certamente perch\u00e9 vedano in\u00a0lui, come in ogni altro papa, il Vicario di Cristo, ma perch\u00e9 lo considerano il portabandiera delle loro militanza ideologica.<br \/>\nBen diverso \u00e8 il caso di quei fedeli che si avvalgono della loro competenza in campo giuridico-morale per rilevare come la cattiva teologia sul matrimonio implichi l\u2019abbandono delle certezze relative alla legge morale naturale (cfr Carlo Testa,\u00a0<em>L\u2019ordine giuridico e l\u2019ordine morale. Riflessioni sul diritto naturale e sulla deontologia dei giuristi a proposito della \u201cCorrecto filialis\u201d a papa Bergoglio<\/em>, Introduzione epistemologica di Antonio Livi, Leonardo da Vinci, Roma 2017).<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/le-intenzioni-del-papa-non-cambiano-la-dottrina\" target=\"_blank\">La nuova Bussola Quotidiana<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Livi. Il Papa scrive nella sua Epistola apostolica che il documento dei vescovi argentini \u00abspiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni\u00bb. 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