{"id":144679,"date":"2017-11-08T07:55:02","date_gmt":"2017-11-08T06:55:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=144679"},"modified":"2017-11-08T07:55:02","modified_gmt":"2017-11-08T06:55:02","slug":"custodire-leccezione-umana-o-sara-la-fine-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2017\/11\/custodire-leccezione-umana-o-sara-la-fine-delloccidente\/","title":{"rendered":"&#8220;Custodire l&#8217;eccezione umana o sar\u00e0 la fine dell&#8217;Occidente&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/camillo_ruini_fmc.jpg\" rel=\"attachment wp-att-144680\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-144680 lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/camillo_ruini_fmc-261x300.jpg\" alt=\"camillo_ruini_fmc\" width=\"179\" height=\"205\" data-srcset=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/camillo_ruini_fmc-261x300.jpg 261w, https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/camillo_ruini_fmc.jpg 610w\" data-sizes=\"(max-width: 179px) 85vw, 179px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 179px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 179\/205;\" \/><\/a><\/p>\n<p>da <a href=\"https:\/\/www.loccidentale.it\/articoli\/146211\/custodire-leccezione-umana-o-sara-la-fine-delloccidente\" target=\"_blank\">l\u2019Occidentale<\/a>.<\/p>\n<p><em>Riproponiamo di seguito l&#8217;intervento integrale del Cardinale Camillo Ruini sull&#8217;Evangelium Vitae tenuto sabato 4 novembre all&#8217;inaugurazione della Scuola di alta formazione politica della Fondazione Magna Carta.\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p>Nel presentare l\u2019Enciclica\u00a0<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>mi pongo fin dall\u2019inizio nell\u2019ottica complessiva di questa XII edizione della Scuola di alta formazione politica della Fondazione Magna Carta: \u201cDove va l\u2019Occidente?\u201d, tenendo anche presente che nella giornata di domani si parler\u00e0 di \u201cfine dell\u2019umanesimo occidentale\u201d. L\u2019Enciclica, naturalmente, ha una destinazione universale e non limitata all\u2019Occidente. Individua per\u00f2 le radici delle attuali minacce alla vita nella rivendicazione della libert\u00e0 individuale: in qualcosa quindi che caratterizza soprattutto la cultura occidentale. Non \u00e8 dunque una forzatura prendere in esame l\u2019Enciclica stessa nel contesto dell\u2019Occidente e della sua crisi.<\/p>\n<p>La mia prima riflessione intende evitare un approccio soltanto negativo alla nostra situazione. Il tema della vita nell\u2019attuale societ\u00e0 e cultura \u00e8 infatti oggetto di atteggiamenti contrastanti. Da una parte la vita \u00e8 considerata un diritto intangibile e perci\u00f2 \u00e8 in corso una grande lotta contro la pena di morte, lotta faticosa ma ricca di successi. E\u2019 in atto inoltre uno sforzo ingente, medico, scientifico ed economico, per salvaguardare la vita e migliorarne la \u201cqualit\u00e0\u201d. Dall\u2019altra parte assistiamo a una crescente assuefazione alla liceit\u00e0 dell\u2019aborto, fino al tentativo di farne un vero e proprio diritto. Viene ampiamente praticato l\u2019aborto eugenetico, in conseguenza delle diagnosi prenatali. Gli embrioni umani vengono sacrificati per uso terapeutico e per la riproduzione artificiale. Inoltre il fronte di attacco contro la vita oggi si concentra specialmente sul suo versante finale: l\u2019eutanasia, prima negata a parole ma ammessa nei fatti, \u00e8 ormai spesso rivendicata come diritto di libera scelta. Si fanno strada anche casi di eutanasia non richiesta, per gli \u201cstati vegetativi\u201d, per i malati terminali, perfino per i bambini nati con gravi handicaps. Pertanto l\u2019atteggiamento positivo verso la vita, pur essendo forte e concreto, coesiste con quello negativo e non tende, o comunque non riesce, a frenarlo o limitarlo.<\/p>\n<p>Veniamo ora all\u2019Enciclica di Giovanni Paolo II: l\u2019<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>\u00e8 stata scritta ventidue anni fa ma nella sostanza sembra scritta oggi, con l\u2019unica variante che oggi la situazione si \u00e8 appesantita e i rischi allora denunciati si sono largamente realizzati. Nel primo dei suoi quattro capitoli l\u2019<em>Evangelium vitae<\/em>\u00a0descrive infatti le minacce attuali alla vita umana, che sono quelle a cui ho accennato e che tutti, purtroppo, conosciamo. Non si limita per\u00f2 a descrivere la situazione ma ne esamina le cause. La giustificazione base degli attentati alla vita umana \u00e8 \u2013 come ho accennato \u2013 la rivendicazione della libert\u00e0 individuale: vedi lo slogan degli anni &#8217;70 \u201cl\u2019utero \u00e8 mio e lo gestisco io\u201d. Oggi, sempre sulla base della libert\u00e0 individuale, viene affermato il diritto al testamento biologico, nel quale non solo decido io ma vincolo gli altri, medici compresi, alla mia libera scelta.<\/p>\n<p>L\u2019Enciclica risponde che esiste un legame inscindibile della libert\u00e0 con la vita e con la verit\u00e0. Prima di prendere in esame questo punto chiave dobbiamo osservare che nei casi riguardanti l\u2019inizio della vita la rivendicazione della libert\u00e0 individuale in realt\u00e0 \u00e8 fuori luogo, perch\u00e9 si decide non di se stessi ma di un altro, il nascituro, a meno di non pensare che il nascituro stesso sia semplicemente parte del corpo della madre: assurdit\u00e0 insostenibile perch\u00e9 egli ha il proprio DNA, un proprio sviluppo e interagisce con la madre, come risulta sempre pi\u00f9 chiaramente. L\u2019alternativa \u00e8 pensare che il nascituro non sia un essere umano ma potr\u00e0 diventarlo soltanto dopo (dopo la nascita, o dopo la formazione del sistema nervoso, o dopo l\u2019impianto nell\u2019utero\u2026). In realt\u00e0 si tratta sempre dello stesso essere che si evolve, come fa anche dopo la nascita. La sua continuit\u00e0 \u00e8 accertata come la sua distinzione dalla madre. Non \u00e8 mai, dunque, un \u201canimaletto\u201d di specie non umana. Sopprimerlo \u00e8 sempre, dal concepimento ossia dalla fecondazione dell\u2019ovulo in poi, sopprimere un essere umano. Perci\u00f2 l\u2019Enciclica non esita a parlare di omicidio e mette in guardia dalle manipolazioni del linguaggio che nascondono la realt\u00e0. Chiede invece di avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: \u201caborto volontario\u201d e non asettica \u201cinterruzione della gravidanza\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, passiamo ai casi nei quali si tratta della vita propria, ad esempio nell\u2019eutanasia voluta da una persona per se stessa, e vediamo se l\u2019appello alla libert\u00e0 individuale possa giustificare la decisione di rinunciare alla vita. Diciamo subito che esistono delle circostanze nelle quali rinunciare alla vita \u00e8 lecito, anzi, pu\u00f2 essere una decisione nobile e altamente meritoria. Il caso pi\u00f9 rilevante \u00e8 l\u2019accettazione della morte in croce da parte di Ges\u00f9 di Nazareth: al suo seguito molti cristiani hanno affrontato il martirio, da allora fino a oggi. Anche a prescindere dalla fede cristiana, si pu\u00f2 rinunciare alla vita per salvare e proteggere i nostri fratelli in umanit\u00e0, oppure per testimoniare le proprie convinzioni. La vita terrena, infatti, non \u00e8 una realt\u00e0 assoluta ma relativa, non \u00e8 una \u201crealt\u00e0 ultima\u201d ma \u201cpenultima\u201d, come dice espressamente l\u2019Enciclica (nn. 2 e 47). Tutto questo, per\u00f2, non implica affatto una subordinazione della vita e del suo valore alla nostra libert\u00e0: in concreto non comporta che avremmo diritto di rinunciare alla vita semplicemente perch\u00e9 non ci piace pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il motivo di fondo \u00e8 che la libert\u00e0 non pu\u00f2 essere sganciata dalla realt\u00e0 del nostro essere, se va contro di questa va contro se stessa \u2013 \u00e8 infatti la \u201cnostra\u201d libert\u00e0, una caratteristica del nostro essere e in particolare della nostra volont\u00e0 \u2013 e quindi si autodistrugge. Una prima conseguenza \u00e8 che non pu\u00f2 essere una libert\u00e0 puramente individuale: siamo infatti esseri relazionali, incapaci di esistere e di giungere all\u2019esercizio della libert\u00e0 se non ricevendo dagli altri e rapportandoci a loro, come anche all\u2019ambiente nel quale viviamo. Perci\u00f2 la cultura dei diritti soggettivi, se assolutizzata, diventa un\u2019illusione, anzi, una tragica illusione che conduce alla negazione degli altri e dei loro diritti e alla fine anche alla negazione di noi stessi, come avviene appunto nell\u2019eutanasia.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 si nasconde una profonda contraddizione, che \u00e8 alla base del disagio e dell\u2019infelicit\u00e0 della nostra epoca, quindi della sua tendenza a evadere da noi stessi e dalla realt\u00e0. Da una parte \u00e8 grande la rivendicazione della libert\u00e0 e dei diritti del soggetto, fino a erigere questa libert\u00e0 a criterio assoluto delle nostre scelte. Dall\u2019altra parte il soggetto \u00e8 concepito semplicemente come un frutto dell\u2019evoluzione, una \u201cparticella della natura\u201d (<em>Gaudium et spes<\/em>, 14), che come tale non pu\u00f2 essere realmente e interiormente libero e responsabile n\u00e9 pu\u00f2 rivendicare alcuna centralit\u00e0 o alcun diritto di fronte alla natura che lo ignora e non si cura di lui. Questa contraddizione esplode drammaticamente in casi come la morte di un giovane o una malattia invalidante, che appaiono privi di senso e del tutto inaccettabili.<\/p>\n<p>A questo punto l\u2019<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>fa un ulteriore e assai impegnativo passo in avanti (cfr nn. 21-22): per uscire dalla contraddizione e perch\u00e9 la rivendicazione della nostra libert\u00e0 possa veramente avere un senso non \u00e8 necessario che Dio non ci sia \u2013 come ha ritenuto gran parte del pensiero moderno \u2013 ma al contrario che Dio ci sia. Infatti, solo se all\u2019origine della nostra esistenza non vi \u00e8 soltanto una natura inconsapevole ma anche e ancor prima una libert\u00e0 creatrice, possiamo essere realmente e interiormente liberi. E\u2019 questa una grande intuizione di Kant, ripresa da Schelling, che l\u2019Enciclica propone nella propria ottica.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec al fondo del problema. La vita umana \u00e8 certamente qualcosa che conosciamo e amiamo di per s\u00e9, senza bisogno di ricorrere ad altro. L\u2019amiamo istintivamente e l\u2019amiamo razionalmente, avvertiamo subito che \u00e8 un bene decisivo e fondamentale, da tutelare e incrementare, in noi stessi ma anche negli altri. In questo senso \u00e8, per eccellenza, un bene comune: si pensi al rapporto tra genitori e figli ma anche alla solidariet\u00e0 dei corpi sociali nell\u2019aiutare e proteggere la vita dei loro membri. Nello stesso tempo, quando riflettiamo su ci\u00f2 che rende possibile che una vita umana sia realmente libera e abbia davvero un significato, ci rendiamo conto che non possiamo fare a meno di Dio, e non di un Dio qualsiasi ma di Dio nostro creatore, autore e fondamento della nostra vita e della nostra libert\u00e0.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la pretesa di essere noi i padroni della vita e della morte, nostra o addirittura altrui, \u00e8 sbagliata anzitutto per i motivi che ho gi\u00e0 ricordato: la libert\u00e0 non \u00e8 qualcosa di isolato e di assoluto ma pu\u00f2 esistere solo in relazione alla realt\u00e0, cio\u00e8 agli altri e all\u2019ambiente in cui viviamo. In secondo luogo si tratta di una pretesa sbagliata perch\u00e9 la nostra vita e la nostra stessa libert\u00e0 vengono da Dio e sono intrinsecamente in rapporto con Lui, sono legate a Lui e in ultima analisi dipendono da Lui. E\u2019 infondato perci\u00f2 trattarle come qualcosa di soltanto nostro, di cui non dovremmo rispondere a nessuno: dobbiamo risponderne davanti alla realt\u00e0 che noi siamo, davanti alla societ\u00e0 a cui apparteniamo e in ultima analisi davanti a Dio nostro creatore.<\/p>\n<p>Nel dibattito pubblico non parliamo mai di questo rapporto con Dio per evitare l\u2019accusa di difendere la vita per motivi confessionali, ed \u00e8 giusto procedere cos\u00ec. Viceversa, in sede di approfondimento mi sembra doveroso accennare a questo aspetto, che getta luce sulle radici ultime della nostra libert\u00e0. Chi difende la vita e non \u00e8 credente pu\u00f2, naturalmente, non essere d\u2019accordo: la difesa della vita \u00e8 senz\u2019altro possibile anche a prescindere dal rapporto con Dio.<\/p>\n<p>Dobbiamo ora accennare a una parola che usiamo spesso in riferimento a questi problemi, la parola \u201crelativismo\u201d, che vuol dire che tutto \u00e8 relativo ai nostri personali punti di vista. E\u2019 un atteggiamento oggi molto diffuso, che esclude che una cosa sia in se stessa vera o falsa, giusta o ingiusta, buona o cattiva. Questo atteggiamento viene spesso teorizzato come l\u2019unico giusto e valido, cadendo cos\u00ec in una contraddizione: proprio il relativismo sarebbe giusto in s\u00e9 e non relativo ai nostri punti di vista. Si verifica allora la \u201cdittatura del relativismo\u201d (Benedetto XVI). Su queste basi viene costruito il ben noto argomento: lasciamo ciascuno libero di abortire, o di scegliere l\u2019eutanasia ecc., mentre al tempo stesso viene escluso il diritto di pensare che l\u2019aborto e l\u2019eutanasia siano un male in se stessi e di agire di conseguenza.<\/p>\n<p>Un filosofo cattolico come Dario Antiseri ha giustamente messo in guardia dalla negazione del carattere relativo delle nostre conoscenze e delle nostre scelte, citando a proprio sostegno anche parole di Joseph Ratzinger. Sono d\u2019accordo con lui, a patto per\u00f2 di evitare ogni generalizzazione: come non \u00e8 vero che la conoscenza umana non sia mai relativa, cos\u00ec non \u00e8 vero che lo sia sempre e sotto ogni profilo. L\u2019espressione \u201cdittatura del relativismo\u201d \u00e8 molto felice proprio perch\u00e9 individua esattamente il nostro vero avversario: una contraddittoria assolutizzazione del relativo.<\/p>\n<p>Mi permetto ora una considerazione pi\u00f9 generale. L\u2019Enciclica\u00a0<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>\u2013 nella linea dell\u2019altra Enciclica,\u00a0<em>Veritatis splendor<\/em>, che l\u2019ha preceduta di due anni e alla quale l\u2019<em>\u00a0Evangelium vitae\u00a0<\/em>\u00e8 strettamente collegata \u2013 intende affermare e difendere il ruolo fondamentale della verit\u00e0 oggettiva nei\u00a0 nostri comportamenti morali. Va per\u00f2 inserita, come ogni pronunciamento della Chiesa, nel contesto complessivo della rivelazione, della tradizione e del magistero cattolico: in particolare del Concilio Vaticano II e della sua Dichiarazione\u00a0<em>Dignitatis humanae<\/em>\u00a0sul diritto alla libert\u00e0 sociale e civile in materia religiosa. Questa Dichiarazione, al n. 7, pone quello che potremmo chiamare un \u201cprincipio di libert\u00e0\u201d, ossia il principio generale che \u201cnella societ\u00e0 va rispettata la consuetudine di una completa libert\u00e0, secondo la quale all\u2019uomo va riconosciuta la libert\u00e0 pi\u00f9 ampia possibile, e non deve essere limitata se non quando e in quanto \u00e8 necessario\u201d. Perci\u00f2 non solo la verit\u00e0 oggettiva ma anche il diritto del soggetto umano alla libert\u00e0 fa parte a pieno titolo dell\u2019insegnamento della Chiesa. E\u2019 questa, a mio parere, una cosa della pi\u00f9 grande importanza: infatti solo tenendo insieme i due aspetti evitiamo, da una parte, di restare vittime del soggettivismo attualmente dominante, che subordina la verit\u00e0 alla libert\u00e0, ma anche, dall\u2019altra, di ricadere nell\u2019oggettivismo medievale che subordinava invece la libert\u00e0 alla verit\u00e0. Questa mi sembra la strada da percorrere se vogliamo difendere il diritto alla vita in maniera adeguata alle presenti circostanze storiche: in concreto allo sviluppo attualmente raggiunto dall\u2019autocoscienza della nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Finora ho riproposto l\u2019insegnamento dell\u2019<em>Evangelium vitae<\/em>\u00a0con argomenti razionali, come raccomanda l\u2019Enciclica stessa, che \u00e8 rivolta a tutti e chiede a tutti attenzione e simpatia per la causa della vita. Ma la medesima Enciclica \u00e8 rivolta in primo luogo ai cattolici, a cominciare dai Vescovi, e propone una verit\u00e0 che vale per tutti ma vale a titolo speciale per i credenti. Nel pubblicarla, Giovanni Paolo II ha inteso compiere un atto del pi\u00f9 alto valore dottrinale, massimamente impegnativo per i credenti. E\u2019 questo infatti il documento del suo pontificato nel quale impegna maggiormente il suo magistero, affermando che il comandamento \u201cNon uccidere\u201d ha un valore assoluto quando si riferisce a persone innocenti: questa precisazione, \u201cinnocenti\u201d, \u00e8 importante in rapporto al problema della legittima difesa, che pu\u00f2 condurre lecitamente fino all\u2019uccisione dell\u2019ingiusto aggressore, e anche per la questione della pena di morte, che la Chiesa oggi esclude perch\u00e9 si pu\u00f2 difendere la convivenza umana senza ricorrere ad essa, ma non ha sempre escluso nel passato.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019<em>Evangelium vitae<\/em>\u00a0questa \u201cinviolabilit\u00e0 assoluta della vita umana innocente \u00e8 una verit\u00e0 morale esplicitamente insegnata nella Sacra Scrittura, costantemente ritenuta nella Tradizione della Chiesa e unanimemente proposta dal suo Magistero\u201d. Essa \u00e8 frutto del senso della fede, suscitato e guidato dallo Spirito Santo, che \u201cgarantisce dall\u2019errore il popolo di Dio, quando esprime l\u2019universale suo consenso in materia di fede e di costumi\u201d. \u201cPertanto, con l\u2019autorit\u00e0 che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l\u2019uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente \u00e8 sempre gravemente immorale\u201d (n. 57). Questa formula solenne esprime un pronunciamento infallibile e irreformabile. L\u2019espressione uccisione \u201cdiretta\u201d si oppone al caso in cui la morte sia invece effetto indiretto e non voluto, n\u00e9 come fine n\u00e9 come mezzo, di un\u2019altra azione, di per s\u00e9 lecita, come ad esempio la morte del feto pu\u00f2 essere effetto indiretto di una cura di cui la gestante ha bisogno per non morire. Il Papa usa la parola \u201cconfermo\u201d \u2013 e non \u201cdichiaro\u201d \u2013 per sottolineare che si tratta di una verit\u00e0 gi\u00e0 prima appartenente al patrimonio della fede cattolica.<\/p>\n<p>Poi Giovanni Paolo II applica questa dottrina al caso dell\u2019aborto: \u201ccon l\u2019autorit\u00e0 che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, \u2026 dichiaro che l\u2019aborto diretto, cio\u00e8 voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente\u201d (n. 62: al n. 61 aveva premesso \u201cE\u2019 gi\u00e0 un uomo colui che lo sar\u00e0\u201d). Questa decisione infallibile e non riformabile riguardo all\u2019aborto prima dell\u2019<em>Evangelium vitae<\/em>\u00a0non era stata ancora cos\u00ec esplicitamente formulata come decisione infallibile. Di tutto ci\u00f2 molti cattolici anche praticanti non sembrano purtroppo consapevoli: sostengono infatti e mettono anche in pratica riguardo all\u2019aborto posizioni incompatibili con la fede che professano. Giovanni Paolo II aggiunge che questa valutazione morale dell\u2019aborto vale anche per gli interventi sugli embrioni umani che ne comportino inevitabilmente l\u2019uccisione (n. 63).<\/p>\n<p>E\u2019 interessante quello che possiamo qualificare come il risvolto intraecclesiale di questo intervento: nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Veritatis splendor<\/em>\u00a0il Papa aveva affermato che esistono verit\u00e0 di ordine morale contenute nella rivelazione divina e che il magistero della Chiesa pu\u00f2 definire infallibilmente. Vari teologi cattolici, di parere contrario, avevano obiettato che di fatto non ci sono verit\u00e0 morali su cui il magistero sia intervenuto infallibilmente. La presa di posizione\u00a0non riformabile dell\u2019Enciclica\u00a0<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>riguardo all\u2019inviolabilit\u00e0 della vita umana innocente e in particolare all\u2019aborto risponde in maniera molto concreta a un\u2019obiezione del genere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti, nella medesima Enciclica, Giovanni Paolo II \u00a0\u201cconferma\u201d, in continuit\u00e0 con il magistero dei suoi Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, che l\u2019eutanasia, nel suo senso vero e proprio, cio\u00e8 come un\u2019azione o un\u2019omissione (di cura, di alimentazione ecc.) che di sua natura e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare il dolore, \u00e8 a sua volta \u201cuna grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana\u201d. Questa presa di posizione si differenzia dalle precedenti sull\u2019uccisione di un essere umano innocente e sull\u2019aborto perch\u00e9 non fa riferimento all\u2019autorit\u00e0 che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori: sembra quindi collocarsi a un livello leggermente meno impegnativo.<\/p>\n<p>Dall\u2019eutanasia va distinta la decisione di rinunciare all\u2019accanimento terapeutico, ossia a interventi medici non pi\u00f9 adeguati alla reale situazione del malato, perch\u00e9 ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perch\u00e9 troppo gravosi per lui e per la sua famiglia (n. 65). Da notare anche, cosa spesso dimenticata, che, \u201csotto il profilo oggettivo\u201d, \u201cil suicidio \u00e8 sempre moralmente inaccettabile, come l\u2019omicidio\u201d (n. 66).<\/p>\n<p>Poi l\u2019Enciclica parla della legislazione civile su queste materie (nn. 68-74), tema massimamente controverso, e\u00a0prende anche qui una posizione netta e forte: i valori umani e morali essenziali e nativi, che scaturiscono dalla verit\u00e0 stessa del nostro essere ed esprimono e tutelano la dignit\u00e0 della persona, non possono essere n\u00e9 creati n\u00e9 modificati o distrutti da nessuna maggioranza e da nessuno Stato, che devono invece riconoscerli, rispettarli e promuoverli. Perci\u00f2 la legalizzazione dell\u2019aborto e dell\u2019eutanasia non \u00e8 mai lecita e, come gi\u00e0 insegnava Giovanni XXIII nella\u00a0<em>Pacem in terris<\/em>, ogni legge in tal senso \u201crimane destituita di ogni valore giuridico\u201d (<em>Evangelium vitae<\/em>, n. 71). L\u2019obiezione di coscienza \u00e8 quindi un diritto fondamentale (nn. 73-74).<\/p>\n<p>Di fronte a posizioni cos\u00ec chiare e forti sembrano appartenere ad un altro pianeta i comportamenti di molti politici che si ritengono e dichiarano cattolici, senza dubbio sinceramente, ma sono a favore delle leggi per l\u2019aborto e per l\u2019eutanasia. Altrettanto poco consapevoli e convinti appaiono tanti elettori cattolici praticanti ma quasi indifferenti, nelle loro scelte, a queste questioni. Si tratta di un problema grave, per almeno due aspetti. Uno \u00e8 quello dello scarso senso di appartenenza ecclesiale, o di una laicit\u00e0 malintesa, che rivendica una totale autonomia di giudizio morale in sede politica e legislativa. La traduzione in norme di legge di valori umani essenziali passa certamente attraverso l\u2019esercizio della libert\u00e0 degli elettori e degli eletti ma, se essi sono consapevoli dei contenuti antropologici della loro fede, non possono, senza una grave incoerenza, decidere prescindendo da questi.<\/p>\n<p>Emerge cos\u00ec il secondo aspetto del problema, che \u00e8 di ordine culturale e pi\u00f9 precisamente riguarda i rapporti tra fede e cultura. Troppo spesso la fede non \u00e8 per noi ci\u00f2 che dovrebbe essere: un fondamentale criterio di indirizzo e di orientamento per la nostra vita e per le decisioni che la vita sempre richiede. Sono questi criteri la dimensione basilare della cultura, che si pu\u00f2 trovare in un analfabeta non meno che in un intellettuale. Se non cresceremo sotto questo profilo siamo condannati, come cristiani, a una crescente irrilevanza o insignificanza, che paralizzerebbe (e spesso gi\u00e0 paralizza) le nostre capacit\u00e0 di evangelizzazione, non solo nella sfera pubblica e non solo sul tema della vita, ma in ogni aspetto e dimensione della proposta cristiana.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo capitolo, \u201cper una nuova cultura della vita umana\u201d, l\u2019Enciclica si dedica a promuovere la cultura della vita, contrapposta alla cultura della morte che misconosce e tende a sopprimere il valore decisivo della vita stessa. L\u2019<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>fa questo presentando la Chiesa come \u201cpopolo della vita\u201d, mandato, come popolo, ad annunciare il Vangelo della vita, che \u00e8 parte integrante dell\u2019annuncio di Ges\u00f9 Cristo. Passa quindi in rassegna i vari soggetti a cui \u00e8 affidato il Vangelo della vita, dai Vescovi alle varie categorie di laici, nelle loro molteplici articolazioni (volontariato, politici, operatori dei media ecc.). Chiede in particolare di non temere l\u2019impopolarit\u00e0 e di non scendere a compromessi (n. 82). Insiste soprattutto sulla famiglia, \u201csantuario della vita\u201d, sui compiti della donna e della madre, del padre\u2026, sul prendersi cura di tutta la vita e della vita di tutti, poich\u00e9 la vita \u00e8 un bene indivisibile (n. 87): quest\u2019ultima indicazione prelude chiaramente a ci\u00f2 che espliciteranno Papa Benedetto e Papa Francesco riguardo alla necessit\u00e0 di tenere insieme l\u2019impegno per la vita e la famiglia e quello per la giustizia sociale e la pace, reagendo alle tendenze, purtroppo diffuse, a separarli e perfino a contrapporli.<\/p>\n<p>L\u2019Enciclica ribadisce inoltre che il Vangelo della vita \u00e8 per tutti, non solo per i credenti, e che tutti possono capirlo, come tutti sono chiamati a promuovere uno Stato \u201cumano\u201d, che come tale rispetta la vita. Incoraggia le realt\u00e0 organizzate (Movimento per la vita, centri di aiuto alla vita, consultori familiari) e iniziative come la Giornata per la vita.\u00a0 Riconosce infine la sproporzione delle forze in campo ma pone la propria fiducia nel Dio fonte e amico della vita, quindi nella preghiera per la vita.<\/p>\n<p>Concludo osservando che l\u2019<em>Evangelium vitae\u00a0<\/em>\u00e8, sotto molteplici profili, un testo forte. Oggi pu\u00f2 apparire fuori dalla realt\u00e0, tanto \u00e8 disattesa \u2013 come dicevo \u2013 nelle idee, nelle scelte e nei comportamenti anche di molti cattolici, non solo in politica. Ma, con le sue prese di posizione definitive e non riformabili, questa Enciclica impegna per sempre la Chiesa a promuovere e difendere la vita umana e pone la coscienza di ciascuno, anche non credente, di fronte a istanze difficili da eludere. In particolare la cultura occidentale, nel confronto con questa Enciclica, sembra messa davanti a un bivio: o proseguire sulla strada di un post-umanesimo che in realt\u00e0 \u00e8 un integrale naturalismo, dove \u201cl\u2019eccezione umana\u201d cessa di esistere, o invece trarre dalle radici sia cristiane sia \u201claiche\u201d del proprio umanesimo la linfa per un suo nuovo sviluppo e per una sua nuova pienezza, dove la centralit\u00e0 dell\u2019uomo non sia alternativa al valore della natura e alla centralit\u00e0 di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da l\u2019Occidentale. 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