{"id":130604,"date":"2015-02-15T14:54:18","date_gmt":"2015-02-15T13:54:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=130604"},"modified":"2015-02-16T09:46:43","modified_gmt":"2015-02-16T08:46:43","slug":"elogio-del-matrimonio-giuseppino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2015\/02\/elogio-del-matrimonio-giuseppino\/","title":{"rendered":"Elogio del matrimonio giuseppino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/San_Giuseppe.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-130605 size-medium lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/San_Giuseppe-207x300.jpg\" alt=\"San_Giuseppe\" width=\"207\" height=\"300\" data-srcset=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/San_Giuseppe-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/San_Giuseppe.jpg 413w\" data-sizes=\"(max-width: 207px) 85vw, 207px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 207px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 207\/300;\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un articolo recente, ho presentato una serie di argomenti, tratti soprattutto da san Tommaso, per mostrare la superiorit\u00e0 della continenza sul matrimonio, e perfino della continenza sull\u2019uso del matrimonio, da parte delle persone sposate. Il fatto che varie coppie di santi sposati abbiano praticato la castit\u00e0 perfetta nel matrimonio \u00e8 un argomento persuasivo e sicuro per dire non che, ovviamente, tutti i cristiani debbano comportarsi in quel modo, ma che certamente il cosiddetto \u201cmatrimono giuseppino\u201d<!--more--><\/p>\n<p>resta una scelta legittima. E con un plusvalore di radicalit\u00e0. Avevo citato in quell\u2019articolo i casi di s. Enrico Imperatore (+ 1024) e s. Cunegonda (+ 1040) che per tutta la vita praticarono l\u2019astinenza dai pur legittimi piaceri della carne e quindi la totale continenza, e i beati Beltrame-Quattrocchi che, alla nascita del loro quarto figlio, di comune accordo, e per meglio santificarsi, decisero la piena astinenza dall\u2019uso del loro matrimonio.<\/p>\n<p>Ma gli insegnamenti tratti dalla storia della Chiesa sono per molti pi\u00f9 persuasivi. Cos\u00ec abbiamo pensato di tornare sul punto, riferendoci ad un testo, probabilmente unico nel suo genere, di un grande storico francese: Ivan Gobry, <em>Mariage et continence<\/em>, Clovis, 2013, pp. 210, \u20ac 13. L\u2019autore, accademico e intellettuale cattolico, presenta una vasta casistica, in cui santi uomini e pie donne, vissero castamente la loro vita, seppur nel matrimonio. Addirittura presenta il caso di vari santi che, dopo un matrimonio validamente celebrato, ispirati da Dio, decisero di abbandonare la vita coniugale per farsi monaci o eremiti.<\/p>\n<p><strong>Lo storico, che tra l\u2019altro \u00e8 un grande esperto di Medioevo, di amore, di celibato e di matrimonio<\/strong> (cf. <em>Les moines en Occident<\/em>, <em>Le c\u00e9libat sacerdotal<\/em>, <em>Amour et vocation<\/em>, <em>Amour et mariage<\/em>, <em>Ang\u00e8le de Foligno<\/em>, <em>Mathilde de Toscane<\/em>) ha deciso di rispondere a tre quesiti di fondo in questa sua recente opera: \u201cL\u2019uomo o la donna che aspira a una vita di continenza, per rispondere a questa aspirazione, pu\u00f2 trionfare sulle sollecitazioni della carne e le pressioni della societ\u00e0? L\u2019uomo e la donna che contraggono il sacramento del matrimonio, possono vivere assieme, non solo in alcuni periodi, ma definitivamente, nello stato di continenza? L\u2019uomo e la donna che hanno contratto matrimonio, possono romperlo, sia prima di ogni consumazione, sia dopo l\u2019onesta consumazione, per vivere nella continenza?\u201d (p. 5). Le risposte ai tre quesiti, se vogliamo sia storici che teologici, sono unanimemente positive. E ci\u00f2 viene dimostrato dal Gobry, proprio attraverso la canonizzazione e l\u2019elevazione a modello di quelle coppie, o di quei singoli uomini coniugati, che scelsero, spesso per ragioni mistiche e dopo forti impulsi interiori, la vita solitaria di perfetta castit\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo aver precisato che il libro \u00e8 anzitutto \u201cun\u2019opera di edificazione\u201d, bench\u00e9 la \u201ccondotta dei personaggi evocati [sia] sufficientemente stabilita dall\u2019esame della verit\u00e0 storica\u201d (p. 6), Ivan Gobry suddivide il suo lavoro in 4 parti. La prima tratta della rottura del fidanzamento in nome della scelta della continenza. La seconda parte si diffonde sul caso, non cos\u00ec raro, della continenza comunemente scelta dai coniugi, attraverso la separazione fisica e l\u2019abbandono del tetto coniugale. La terza indaga quei casi in cui, per comune accordo, gli sposi cristiani decisero di vivere nella perfetta castit\u00e0, e ci\u00f2 sin dall\u2019inizio del matrimonio e rimanendo nella convivenza. La quarta parte, mostra gli esempi storici di separazione degli sposi (magari con l\u2019ingresso di uno o di entrambi in un monastero), dopo la consumazione del matrimonio stesso e nonostante la prole. Gli ultimi 3 capitoletti del libro (11-12-13) sono dedicati alla dottrina della Chiesa sul rapporto tra la verginit\u00e0 e il matrimonio, che \u00e8 un rapporto non tra un bene e un male naturalmente, ma tra due grandi beni, di natura e di grazia, ma non di pari valore ascetico e spirituale. Tutta la Tradizione cattolica, senza alcuna soluzione di continuit\u00e0, ha insegnato l\u2019eccellenza della castit\u00e0 perfetta e della verginit\u00e0 sulla pur degnissima e assai pi\u00f9 comune scelta matrimoniale. Noi che siamo felicemente sposati, per difendere un valore secondo noi irrinunciabile iscritto nella Tradizione e nella stessa Scrittura, osiamo dire ci\u00f2 che in larga parte, consacrati e monaci (non escludi molti alti prelati\u2026), non osano dire pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Nella prima parte l\u2019Autore ci racconta le vite di alcuni santi che fuggirono nei boschi e nei deserti,<\/strong> dopo il fidanzamento, per cercare l\u2019assoluta ascesi e la vita contemplativa. Tra di essi s. Leobardo (+ 593) il quale, fidanzato ad una fanciulla per volont\u00e0 dei genitori, alla morte degli stessi, rifiut\u00f2 il matrimonio gi\u00e0 programmato, e fugg\u00ec in un luogo isolato, presso l\u2019abbazia di Marmoutier. In questa scelta fu approvato dal suo direttore spirituale, che era s. Gregorio di Tours. Casi simili di rottura del fidanzamento e rifiuto di un matrimonio gi\u00e0 previsto, solitamente organizzato dalla famiglia, sono quelli di s. Mauroute (+ 706) che mor\u00ec abate, s. Hunegonda (+ 690) che and\u00f2 in pellegrinaggio a Roma assieme al suo promesso sposo, scelto per\u00f2 dai genitori, e il papa in persona, Vitaliano, le diede il velo monastico; s. Angadrema (+ 700 circa), s. Luigi d\u2019Anjou, parente di san Luigi IX.<\/p>\n<p>Poi ci sono le rotture di matrimonio. S. Macario il Grande (+ 392) \u201caveva fatto davanti a Dio voto di continenza\u201d (p. 18), ma nondimeno i ricchi genitori gli trovarono un \u201cbuon partito\u201d. Non riuscendo ad impedire le nozze, accett\u00f2 di contrarle, rimanendo fermo per\u00f2 sul voto fatto. Cos\u00ec allorquando \u201cla donna si offriva a suo marito per consumare l\u2019unione, lui la fuggiva\u201d (p. 18). Macario chiese a Dio la soluzione di una situazione invivibile e la sposa, ancorch\u00e9 giovane, all\u2019improvviso mor\u00ec. Quando ricevette i beni in eredit\u00e0, li diede ai poveri e pass\u00f2 oltre 60 anni nel deserto egiziano. Similmente s. Abramo di Edessa (+ 360) apparteneva ad una ricca famiglia di Siria e i genitori lo fidanzarono senza interpellarlo. Ma lui aveva un\u2019altra passione nel cuore, \u201cl\u2019amore incondizionato di Ges\u00f9 Cristo a cui consacr\u00f2 personalmente la vita\u201d (p. 19). Fu letteralmente costretto a sposarsi e le feste di nozze durarono 7 giorni. Quando infine lo lasciarono solo con la sposa, cap\u00ec che \u201cora era un uomo libero, poich\u00e9 il matrimonio lo sottraeva all\u2019autorit\u00e0 paterna\u201d (pp. 19-20). Quella stessa prima notte di nozze si alz\u00f2 e and\u00f2 in montagna, recandosi in una cella eremitica. Le 2 famiglie lo cercarono e lo trovarono ma lui convinse tutti al rispetto della sua scelta. Fu presto venerato dalla gente. Un caso simile fu quello di s. Eteldreda (+ VII secolo) che si spos\u00f2 due volte, per compiacere i familiari, ma ogni volta ribadendo la sua scelta di castit\u00e0 perfetta e alla fine si separ\u00f2 dal secondo marito, divenne badessa, e fu consacrata da s. Wilfrido.<\/p>\n<p>\u201cAccanto alle unioni conflittuali, in cui uno solo dei due congiunti \u00e8 deciso a vivere nella continenza, troviamo il caso pi\u00f9 frequente, specie nel Medioevo, di due sposi che, trovandosi ancora sotto l\u2019autorit\u00e0 familiare e accettando il matrimonio per semplici ragioni sociali, decidono di conservare la continenza di comune accordo\u201d (p. 25). Impossibile vedere, neppure di passaggio, i tratti salienti di queste sante esperienze religiose. Mi limito dunque a riportare alcuni dei nomi citati dallo storico.<\/p>\n<p>Nell\u2019antichit\u00e0 cristiana, Gobry segnala i casi dei santi Cecilia e Valeriano (+ 230), Galatone e Epistema (+253), Crisante e Daria (+ 284), etc. Nel periodo medioevale e moderno sono numerosi, tra cui i santi Gomberto e Berta (+ 680 circa), Enrico e Cunegonda (+ 1040), Elzearo e Delfina (+ 1323); a volte trattasi di coppie di cui uno solo \u00e8 stato canonizzato o dichiarato venerabile, come s. Pulcheria (+ 453), s. Thierry (+ 533), s. Wandrille (+ 677), s. Teofane (+ 818), s. Riccarda imperatrice (+ 894), s. Edoardo il confessore (+ 1066), s. Simone di Crepy (+ 1080), la beata Salom\u00e9, regina di Galizia (+ 1268), s. Cunegonda di Polonia (+ 1292), s. Caterina di Svezia (+ 1381), la beata Giovanna-Maria di Maill\u00e9 (+ 1414), la beata Angelina da Marsciano (+ 1435), il beato Sebastiano d\u2019Apparizio (+ 1600), etc.<\/p>\n<p>Oltre ai casi appena citati di santi e sante che rimasero nella vita sponsale da continenti, numerosi sono anche coloro che, dopo il matrimonio e i figli, lasciarono tutto, <em>per servire Dio solo<\/em>, nel monachesimo, il sacerdozio e l\u2019episcopato, seguendo in ci\u00f2 l\u2019esempio dell\u2019Apostolo Pietro (prima marito poi vescovo). Tra costoro spiccano i nomi di s. Ilario di Poitiers (+ 368), s. Gregorio di Nissa (+ 400), s. Paolino di Nola (+ 431), il beato Nicola Giustiniani (+ 1180), la beata Umilt\u00e0 da Faenza (+ 1310), s. Brigida di Svezia (+ 1373), s. Francesca Romana (+ 1440), i santi coniugi Claude d\u2019Elb\u00e9e (+ 1982) e Louise de S\u00e8ze (+ 1980), in seguito, per dispensa concessa da Roma nel 1920, padre Jean e madre Claire, etc. Non \u00e8 citato il patrono della Svizzera, s. Nicolao della Flue, padre di numerosa prole, poi, vivente la consorte, asceta in un eremo ancora oggi meta di pellegrinaggi.<\/p>\n<p>Insomma, anche nel matrimonio vale il principio che la continenza \u00e8 un bene pi\u00f9 elevato che l\u2019uso del matrimonio stesso. Che questa pratica vada diffusa e universalmente incoraggiata non lo diciamo affatto (giusta la precisazione di s. Paolo, in 1 Cor 7 3-7), come non vanno troppo incoraggiate le scelte radicali dell\u2019eremitismo e della clausura. Che per\u00f2 questi principi tradizionali vadano difesi, <em>ora e sempre<\/em>, ci pare indubitabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un articolo recente, ho presentato una serie di argomenti, tratti soprattutto da san Tommaso, per mostrare la superiorit\u00e0 della continenza sul matrimonio, e perfino della continenza sull\u2019uso del matrimonio, da parte delle persone sposate. 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