{"id":123119,"date":"2013-08-22T19:25:01","date_gmt":"2013-08-22T18:25:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=123119"},"modified":"2013-08-25T17:15:59","modified_gmt":"2013-08-25T16:15:59","slug":"tra-le-righe-uno-dire-dio-raccontando-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2013\/08\/tra-le-righe-uno-dire-dio-raccontando-luomo\/","title":{"rendered":"Tra le righe, Uno. Dire Dio, raccontando l&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Dire-Dio-raccontando-luomo.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-123120 lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Dire-Dio-raccontando-luomo.png\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"186\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 120px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 120\/186;\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per dire Dio, non occorre essere teologi. Basta conoscere<br \/>\nl\u2019uomo.\u00a0 E per farlo, occorre, prima<br \/>\nancora di ogni altra cosa, essere uomini. Insomma, per parlare di Dio, per<br \/>\nintuire qualcosa di Lui, di quel Mistero che presiede al creato, al tempo, alla<br \/>\nstoria, al proprio cuore \u00e8 richiesto prima di tutto una verit\u00e0 su di s\u00e9.<!--more--><\/p>\n<p>Dire Dio, infatti, non \u00e8 troppo diverso che parlare<br \/>\ndell\u2019uomo. Non l\u2019uomo in generale, ma l\u2019uomo cos\u00ec com\u2019\u00e8 con la propria<br \/>\ninquietudine, la delusione figlia di ogni attesa vana, la paura prima ancora<br \/>\nche della morte, della sua insignificanza, della facile compromissione con il<br \/>\nmale.<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 un contradditorio mistero di bellezza e di peccato,<br \/>\ndi ardimento e di pavidit\u00e0, di anelito e di disillusione. In cerca di Dio come<br \/>\nin continua fuga da Lui. Mendicante di felicit\u00e0 e collezionista di<br \/>\ndelusioni\u00a0 e inquietudine.<\/p>\n<p>Per dire l\u2019uomo, basta raccontare se stessi, avere il<br \/>\ncoraggio di scendere nella profondit\u00e0<br \/>\ndel proprio io, cos\u00ec miseramente orgoglioso, cos\u00ec difficilmente umile,<br \/>\ntracimante di domande, incapace anche solo di balbettare, il pi\u00f9 delle volte,<br \/>\ndelle risposte. In definitiva, per raccontare se stessi, basterebbe la propria<br \/>\ninestirpabile irrequietudine. Dire Dio, dunque, richiede la consapevolezza<br \/>\ndella drammaticit\u00e0 della condizione umana.<\/p>\n<p>Per dire Dio, basta uno che sappia dire, raccontando s\u00e9,<br \/>\nl\u2019uomo, quasi con parole non proprie, impiegando un vocabolo che \u00e8 umano e, al<br \/>\ncontempo, divino.<\/p>\n<p>\u201cDire Dio raccontando l\u2019uomo\u201d (ed. Rubbettino, p. 146, \u20ac<br \/>\n12,00) di Don Divo Barsotti (a cura di Stefano Albertazzi)\u00a0 \u00e8 il tentativo di questo straordinario<br \/>\nsacerdote e mistico fiorentino, deceduto qualche anno fa, di indagare nella<br \/>\nletteratura italiana del novecento &#8211; tra le arti dell\u2019uomo, forse la pi\u00f9 capace<br \/>\ndi esprimere l\u2019indicibile e l\u2019inafferrabile &#8211; quelle parole che risultano al suo<br \/>\ngenio religioso come le pi\u00f9 corrispondenti a far emergere Dio e il desiderio<br \/>\ndell\u2019uomo.<\/p>\n<p>\u201cLa rivelazione ultima di Dio \u00e8 sempre l\u2019uomo, (\u2026) perci\u00f2<br \/>\nogni poesia se \u00e8 parola vera dell\u2019uomo \u00e8 anche parola di Dio\u201d (pag 13). La<br \/>\npoesia, cos\u00ec come la prosa, sa far affiorare il dramma dell\u2019esistenza umana<br \/>\nsulla punta di una penna, nelle vertigine di alcune parole. Nella suscitazione<br \/>\ndi alcune immagini letterarie \u00e8 capace di far emergere la Rivelazione di Dio pi\u00f9<br \/>\nancora che una certa teologia.<\/p>\n<p>Barsotti si cimenta nella critica dei grandi autori della<br \/>\nletteratura italiana del secolo scorso da Svevo a Pirandello, da Pavese a<br \/>\nRebora fino ad Eugenio Montale. Lo sguardo interessato,\u00a0 e pregiudizialmente benevolo del mistico fiorentino,<br \/>\n\u00e8 quello di cogliere i pertugi che il Mistero si riserva nell\u2019arte di questi<br \/>\nautori che mentre paiono per lo pi\u00f9 censurare Dio confinandolo in una pia e<br \/>\nipocrita consolazione dell\u2019umano dolore, dall\u2019altro, proprio per l\u2019assenza di<br \/>\nDio, le loro pagine sono un immenso grido perch\u00e9 Dio si ridesti. Le pagine di<br \/>\nquesti autori suonano come un atto di accusa ai credenti che non sono riverbero<br \/>\ndel Mistero, piuttosto ombra del potere e della menzogna.<\/p>\n<p>Il suo \u00e8 un lavoro di agile accesso a chiunque. Non occorre<br \/>\nessere n\u00e9 teologi pur se nell\u2019analisi critica, l\u2019allora giovane Barsotti si<br \/>\nrivela un profondissimo e acuto pensatore; n\u00e9 tantomeno occorre essere versati<br \/>\nin letteratura. Don Divo fa un lavoro scomodo e coraggioso. Meticolosamente si<br \/>\nmette alla ricerca del senso religioso che accompagna e si nasconde nelle<br \/>\npieghe di certe pagine. Come se tra le righe, camminassero delle lettere oltre<br \/>\na quelle impiegate. E queste indicassero al lettore e forse allo stesso autore,<br \/>\nuno da incontrare, magari alla pagina successiva. Come se tra le parole, ci<br \/>\nfosse una Parola. Come se tra i personaggi di carta, si celasse e si<br \/>\naffacciasse Uno di carne. Come se tra i tasti battuti di una vecchia macchina da<br \/>\nscrivere, battesse in realt\u00e0 un cuore sconosciuto. Uno che non trovi nella<br \/>\nnarrazione. Eppure, Uno di cui si parla. Uno che non \u00e8 protagonista e che, d\u2019improvviso,<br \/>\nti pare di accarezzare tra le mani mentre si sfoglia la pagina. \u00a0Al lettore \u00e8 richiesta solo la curiosit\u00e0 di<br \/>\nintrattenersi amichevolmente con queste pagine e con il dramma dei singoli<br \/>\nautori ripercorrendo la storia della loro avventura artistica come un cammino sofferto<br \/>\ne al contempo generoso del desiderio che Dio si riserva in ogni cuore.<\/p>\n<p>Due osservazioni finali. La prima \u00e8 relativa alla quasi tale<br \/>\nassenza nella narrativa italiana del Novecento di una letteratura di tipo<br \/>\ncattolica. Effettivamente a ben giudicare, tutta la pi\u00f9 importante letteratura<br \/>\nitaliana del \u2018900 ha un impronta marxista, se non addirittura anticattolica.<br \/>\nD\u2019altra parte, le antologie che si usano nelle scuole superiori sono<br \/>\nsostanzialmente\u00a0 occupate da una<br \/>\nnarrativa e una poetica profondamente distante dal sentire religioso del<br \/>\npopolo. Possibile che in un paese cattolico come l\u2019Italia, non sia sorta una<br \/>\nletteratura che rispondesse all\u2019animo del popolo e ne interpretasse i pi\u00f9 veri<br \/>\nsentimenti? Possibile che autori cattolici non abbiano cercato di tradurre la<br \/>\nvisione all\u2019esistenza umana secondo una prospettiva religiosa? Ci si dovrebbe<br \/>\ndomandare le ragioni di un\u2019afasia letteraria del mondo cattolico o della<br \/>\ncensura a cui \u00e8 stata sottoposta questo tipo di visione del mondo. Si pensi<br \/>\nalla delegittimazione cui sono stati sottoposti Giovannino Guareschi e Eugenio<br \/>\nCorti.<\/p>\n<p>La seconda osservazione \u00e8 relativa all\u2019intraprendente e<br \/>\noriginale lavoro che con Barsotti comincia a prendere avvio. Il coinvolgimento<br \/>\ndella letteratura, anche priva se non addirittura avversa ad ogni parvenza<br \/>\nreligiosa, nell\u2019ambito teologico. Una sorta di teologia narrativa in cui si<br \/>\nintuisce che la Parola<br \/>\ndi Dio si mescola con ogni parola umana e questa, anche nell\u2019affermazione<br \/>\ndell\u2019assenza di Dio, \u00e8 segno della Sua Presenza. \u201cLetteratura e teologia\u00a0 &#8211; come dice Ferdinando Castelli che su questo<br \/>\nmutuo rapporto ha investito la sua ricerca pi\u00f9 appassionata &#8211; vicendevolmente<br \/>\ns\u2019illuminano e avanzano sugli stessi sentieri\u2026La storia della letteratura \u00e8 una<br \/>\npreparazione evangelica.\u201d<\/p>\n<p>Il libro che Rubbettino ha dato alle stampe \u00e8 coraggioso<br \/>\nperch\u00e9 appartiene a quei lavori leggendo i quali viene voglia di andare alle<br \/>\nfonti. Barsotti ci invita a rileggere personalmente e direttamente le pagine di<br \/>\nquegli autori cos\u00ec lontani da Dio, cos\u00ec vicini a Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per dire Dio, non occorre essere teologi. 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