{"id":120314,"date":"2013-02-13T04:18:53","date_gmt":"2013-02-13T03:18:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=120314"},"modified":"2013-02-11T09:23:20","modified_gmt":"2013-02-11T08:23:20","slug":"la-teologia-fai-da-te-di-dossetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2013\/02\/la-teologia-fai-da-te-di-dossetti\/","title":{"rendered":"La &#8220;teologia fai da te&#8221; di Dossetti"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 13 febbraio 2013 si compie il primo centenario dalla nascita di Giuseppe Dossetti (1913-1996), politico e giurista bolognese che dopo aver militato nella Resistenza e aver partecipato attivamente alla Costituente fu parlamentare democristiano, compagno di partito e avversario di De Gasperi. Monaco e sacerdote, fond\u00f2 la Piccola famiglia dell\u2019Annunziata a Monteveglio e fu una presenza importante del Concilio Vaticano II. Docente universitario e storico, fond\u00f2 anche, a Bologna, l\u2019Istituto per le scienze religiose.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella ricorrenza, il cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, ne ricorda la &#8220;straordinaria&#8221; ma anche &#8220;complessa personalit\u00e0&#8221; e ripropone una raccolta di tutte le pagine che gli ha dedicato nelle sue\u00a0<\/em>Memorie e digressioni di un italiano cardinale<em>\u00a0(Cantagalli, 2010). Il nuovo libro-estratto s&#8217;intitola\u00a0<\/em>Don Giuseppe Dossetti \u2013 Nell\u2019occasione di un centenario<em>\u00a0ed esce anch&#8217;esso per i tipi di Cantagalli. In accordo con l&#8217;editore ne pubblichiamo qui integralmente il IX capitolo.<\/em><!--more--><\/p>\n<p><strong>La \u201cteologia\u201d di Dossetti<\/strong><\/p>\n<p>Giuseppe Dosetti \u00e8 stato anche un vero teologo e un affidabile maestro nella \u201csacra doctrina\u201d?<br \/>\nLa questione non \u00e8 semplice, data la complessa personalit\u00e0 del protagonista, e richiede un discorso articolato. Mi limiter\u00f2, richiamando qualche notizia utile, a formulare alcune osservazioni che riguarderanno prima di tutto l\u2019ecclesiologia, poi la cristologia e infine la metodologia propria e inderogabile della \u201csacra doctrina\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Un\u2019ecclesiologia politica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 19 novembre 1984, in una lunga conversazione con Leopoldo Elia e Pietro Scoppola<sup>5<\/sup>, don Dossetti si \u00e8 lasciato andare a qualche considerazione che deve renderci avvertiti. Egli legge sorprendentemente il suo apporto al Vaticano II alla luce della sua partecipazione ai lavori della Costituente: \u00abNel momento decisivo proprio la mia esperienza assembleare ha capovolto le sorti del Concilio stesso\u00bb.<br \/>\nParrebbe da questa frase che egli non percepisse l\u2019assoluta eterogeneit\u00e0 dei due eventi.<br \/>\nMa come \u00e8 possibile \u2013 a chi abbia qualche consuetudine di contemplazione della realt\u00e0 trascendente della Chiesa \u2013 confrontare e porre in relazione un\u2019accolta disparata di uomini lasciati alle loro forze, ai loro pensieri terreni, ai loro problemi economici e sociali, alla loro ricerca del difficile equilibrio degli interessi, con la convocazione di tutti i successori degli apostoli, assistita dallo Spirito Santo da essi quotidianamente invocato? Senza dire, che un presbitero ammesso, fosse pur legittimamente, alle loro discussioni non pu\u00f2 ritenere di avere la funzione di \u201cmanovratore strategico\u201d (tanto meno quella di \u201ccapovolgere\u201d). La sua presenza \u00e8 per aiutare i vescovi, se gli riesce, a chiarirsi e ad enucleare al meglio quella verit\u00e0 rivelata che essi (soli maestri, in senso rigoroso e pertinente, del popolo di Dio) gi\u00e0 possiedono, sia pure implicitamente.<br \/>\nDi pi\u00f9, nella stessa circostanza Dossetti addirittura si compiace di aver \u00abportato al Concilio \u2013 anche se non fu trionfante \u2013 una certa ecclesiologia che era riflesso anche dell\u2019esperienza politica fatta\u00bb. Ma che tipo di \u201cecclesiologia\u201d poteva scaturire da una tale ispirazione e da queste premesse \u201cmondane\u201d?<\/p>\n<p><strong><em>\u201cAnche se non fu trionfante\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Questo inciso, sommesso e un po\u2019 reticente, evoca con discrezione la fine dell\u2019attivit\u00e0 conciliare di don Giuseppe; e merita che lo si chiarifichi nella sua rilevanza.<br \/>\nEgli era stato introdotto legittimamente nell\u2019assise vaticana con la qualifica di esperto personale dell\u2019arcivescovo di Bologna. Il 12 settembre 1963 il nuovo papa, Paolo VI, comunica la sua decisione di designare quattro \u201cmoderatori\u201d, nelle persone dei cardinali Lercaro, Suenens, Dopfner e Agagianian,\u00a0<em>con il compito di presiedere a turno l\u2019assemblea conciliare<\/em>\u00a0per conto del papa<sup>6<\/sup>. Era, come si vede, un incarico che ciascuno dei designati avrebbe dovuto esercitare soltanto singolarmente.<br \/>\nLercaro persuade invece i suoi colleghi ad accettare don Giuseppe Dossetti come loro comune segretario; e con questa nomina si configura in pratica una specie di \u201cConsiglio dei Moderatori\u201d, che finisce con l\u2019avere indebitamente una funzione molto diversa da quella prevista e intesa, con un\u2019autorit\u00e0 ben pi\u00f9 ampia della sua indole originaria. \u00c8 il momento della massima influenza di Dossetti; ma non poteva durare. Si trattava, in fondo, di un arbitrario colpo di mano che alterava la struttura legittimamente stabilita. Il Concilio aveva gi\u00e0 una Segreteria Generale, presieduta dal vescovo Pericle Felici, il quale non tarda a lamentarsi della situazione irregolare che si era creata. Di pi\u00f9, l\u2019attivismo del segretario sopraggiunto e le tesi innovative da lui propugnate cominciano a suscitare qualche naturale inquietudine. \u201cQuello non \u00e8 il posto di don Dossetti\u201d, \u00e8 il commento del papa. \u201cAlla fine don Dossetti \u2013 afferma il cardinale Suenens \u2013 a causa dell\u2019atmosfera ostile e per tatto verso il papa, si ritir\u00f2 spontaneamente evitandoci una situazione imbarazzante\u201d<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>Su quell\u2019incidente dell\u2019attivit\u00e0 conciliare mette conto di conoscere il giudizio del Segretario Generale, Pericle Felici, che egli ha espresso nella relazione annuale consegnata a Paolo VI il 12 dicembre 1963:<br \/>\n\u201cGli Em.mi Cardinali Moderatori all\u2019inizio dei lavori del secondo periodo hanno creduto di poter agire da soli, indipendentemente dalla Segreteria Generale, servendosi dell\u2019opera del Rev. Don Giuseppe Dossetti.<br \/>\nA seguito dell\u2019intervento del Santo Padre<sup>8<\/sup>, i rapporti con la Segreteria Generale sono migliorati.<br \/>\n\u201c\u00c8 mancato per\u00f2 per tutto il secondo periodo una intesa tra gli Em.mi Moderatori ed il Consiglio di Presidenza ed a volte i primi hanno preso iniziative assai impegnative e di grande importanza per il Concilio senza avvertire tempestivamente i Membri della Presidenza, come avvenne per i famosi quattro punti sulla \u2018collegialit\u00e0\u2019, che furono annunziati all\u2019Assemblea e proposti alla votazione su affrettata e unilaterale iniziativa degli Em.mi Moderatori\u2026<br \/>\n\u00c8 stato inoltre rilevato come sia poco consono con la propria funzione che i Moderatori esprimano sulle questioni pi\u00f9 dibattute idee personali: averlo fatto ha posto i Moderatori in posizione di dirigenti non imparziali, diminuendo nei Padri la fiducia nella loro azione. Sembra perci\u00f2 opportuno che in futuro si astengano dal partecipare ai dibattiti\u201d<sup>9<\/sup>.<br \/>\nLe apprensioni di Paolo VI per\u00f2 non erano soltanto di natura procedurale e organizzativa.<br \/>\nEgli sentiva acutamente la sua responsabilit\u00e0 di salvaguardare in pienezza, pur nella cordiale accettazione della collegialit\u00e0 episcopale, la verit\u00e0 di fede del primato di Pietro e del suo totale, incondizionato e libero esercizio. Questa \u00e8 la ragione che lo spinge a proporre la famosa\u00a0<em>Nota esplicativa previa<\/em>, nella quale offriva alcuni criteri interpretativi inderogabili di lettura e comprensione del capitolo III della\u00a0<em>Lumen gentium<\/em>\u00a0(che pur veniva accolto integralmente). Cos\u00ec tranquillizz\u00f2 tutti i padri sinodali e ottenne l\u2019approvazione praticamente unanime del documento nella votazione del 21 novembre 1964: 2.151\u00a0<em>placet<\/em>\u00a0e solo 5\u00a0<em>non placet<\/em>. \u201cCon il suo intervento diretto e risoluto aveva evitato il rischio di possibili future interpretazioni contrarie alla dottrina tradizionale\u201d<sup>10<\/sup>; e aveva salvato il Concilio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche da dire che papa Montini, per il suo naturale temperamento e per la sua abitudine al rispetto dell\u2019interlocutore e alla gentilezza del tratto, non doveva avere una grande simpatia per l\u2019aggressivit\u00e0 del linguaggio che talvolta manifestavano gli appartenenti all\u2019ambiente dossettiano. Sono indicativi, a questo riguardo, i giudizi che si leggono nel diario della sua attivit\u00e0 conciliare (!) di Angelina Nicora Alberigo<sup>11<\/sup>\u00a0al giorno 19 novembre 1963: \u201cUomini insignificanti come Carli, vescovo di Segni\u201d, \u201cuomini inintelligenti e teologicamente vuoti come Siri\u201d, \u201cuomini conservatori e reazionari come Ottaviani, Ruffini e alcuni nord-americani\u201d. Cos\u00ec erano impietosamente squalificati dei legittimi successori degli Apostoli, i quali non avevano altro demerito che quello di non condividere in coscienza le posizioni ideologiche della signora Nicora, che non aveva altra oggettiva autorevolezza che quella di essere moglie del prof. Giuseppe Alberigo, al quale Dossetti era legatissimo.<\/p>\n<p><strong><em>Una cristologia improponibile<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Alla fine di ottobre del 1991 Dossetti mi ha cortesemente portato da leggere il discorso che gli avevo commissionato per il centenario della nascita di Lercaro (cui gi\u00e0 s\u2019\u00e8 fatto cenno in queste pagine). \u00abLo esamini, lo modifichi, aggiunga, tolga con libert\u00e0\u00bb, mi ha detto. Ed era certamente sincero: in quel momento parlava l\u2019uomo di Dio e il presbitero fedele.<br \/>\nPurtroppo, qualcosa che non andava ho effettivamente trovato; ed era l\u2019idea, presentata con favore, che, come Ges\u00f9 \u00e8 il Salvatore dei cristiani, la\u00a0<em>Torah<\/em>\u00a0(la Legge mosaica) \u00e8, anche attualmente, la strada alla salvezza per gli ebrei. L\u2019asserzione era mutuata da un autore tedesco contemporaneo, e gli era cara probabilmente perch\u00e9 ne intravedeva l\u2019utilit\u00e0 ai fini del dialogo ebraico-cristiano.<\/p>\n<p>Ma, come primo responsabile dell\u2019ortodossia nella mia Chiesa, non avrei mai potuto accettare che si mettesse in dubbio la verit\u00e0 rivelata che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 l\u2019unico Salvatore di tutti.<\/p>\n<p>Per superare la mia opposizione, egli cerc\u00f2 di attenuare la frase in questi termini: \u00abNon sembra che risulti ancora abbastanza fondata la proposta delle due vie di salvezza, cio\u00e8 Cristo per i gentili e la\u00a0<em>Torah<\/em>\u00a0per Israele\u00bb. Era, come si vede, un maldestro compromesso ideologico; non era la fede di sempre. \u00abDon Giuseppe, \u2013 gli dissi \u2013 ma non ha mai letto le pagine di san Paolo e la narrazione degli\u00a0<em>Atti<\/em>? Non Le pare che nella prima comunit\u00e0 cristiana il problema fosse addirittura quello contrario? In quei giorni era indubbio e pacifico che Ges\u00f9 fosse il Redentore degli ebrei; si discuteva caso mai se anche i gentili potessero essere pienamente raggiunti dalla sua azione salvifica\u00bb.<br \/>\nBasterebbe tra l\u2019altro \u2013 dicevo tra me \u2013 non dimenticare una piccola frase della\u00a0<em>Lettera ai Romani<\/em>, l\u00e0 dove dice che il Vangelo di Cristo \u201c\u00e8 potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede,\u00a0<em>del Giudeo prima<\/em>\u00a0e poi del Greco\u201d (cfr.\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a01,16).<\/p>\n<p>Dossetti non era solito rinunciare a nessuno dei suoi convincimenti. Ma qui alla fine cedette davanti alla mia avvertenza che, nel caso, l\u2019avrei interrotto e pubblicamente contraddetto; e accondiscese a pronunciare questa sola espressione: \u00abNon pare che sia conforme al pensiero di san Paolo dire che la strada della salvezza per i cristiani \u00e8 Cristo, e per gli ebrei \u00e8 la Legge mosaica\u00bb. Non c\u2019era pi\u00f9 niente di errato in questa frase, e non ho mosso obiezioni, anche se ci\u00f2 che avrei preferito sarebbe stato di non accennare nemmeno a un parere teologicamente tanto aberrante (che, tra l\u2019altro, non aveva nessun nesso con il centenario di Lercaro).<\/p>\n<p>Questo \u201cincidente\u201d mi ha fatto molto riflettere e l\u2019ho giudicato subito di un\u2019estrema gravit\u00e0, pur se non ne ho parlato allora con nessuno. Ogni alterazione della cristologia compromette fatalmente tutta la prospettiva nella \u201csacra doctrina\u201d: in un uomo di fede e di sincera vita religiosa, come don Giuseppe, era verosimile che l\u2019abbaglio fosse conseguenza di una ambigua e inesatta impostazione metodologica generale.<\/p>\n<p><strong><em>Due traguardi, una sola tensione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cC\u2019era in Dossetti il monaco nel politico e il politico nel monaco\u201d<sup>12<\/sup>. Questa breve espressione, enunciata da uno che gli \u00e8 stato per diverso tempo vicino e ha collaborato con lui, coglie con rapida sintesi una<br \/>\npersonalit\u00e0 singolare e complessa. Chi ha studiato la lunga e multiforme vicenda di questa personalit\u00e0 straordinaria, non pu\u00f2 non riconoscere la validit\u00e0 e la pertinenza di tali parole.<\/p>\n<p>Dossetti nel suo intimo era gi\u00e0 \u201cmonaco\u201d quando partecipava attivamente alla Resistenza emiliana. Ed era ancora un \u201cpolitico\u201d nel 1974, quando noi sacerdoti milanesi ordinati nel 1950 siamo andati a trovarlo a Gerico. Ormai da diciotto anni egli aveva abbracciato la vita religiosa e da un anno si era dato alla meditazione e alla preghiera in Terra Santa. Eppure ci ha intrattenuti soltanto sulla \u201ccatastrofica\u201d politica italiana: nelle sue parole abbiamo avvertito il rammarico, ancora vivo in lui, di non essere riuscito a far prevalere la sua linea su quella alternativa di De Gasperi (che era morto da vent\u2019anni).<\/p>\n<p>Nei suoi ultimi giorni non esit\u00f2 a uscire dal suo ritiro e a rompere il silenzio monastico per salvare la \u201csua\u201d Costituzione, dicendo di seguire in questo l\u2019esempio di san Saba, l\u2019archimandrita del deserto di Giuda che nel VI secolo abbandon\u00f2 il suo eremo per difendere l\u2019ortodossia calcedonese<br \/>\ne combattere il monofisismo (quasi che nei due casi si trattasse di valori omogenei e paragonabili).<\/p>\n<p>La coesistenza \u2013 se non l\u2019identificazione \u2013 dei due traguardi (quello \u201cpolitico\u201d e quello \u201cteologico\u201d), inseguiti simultaneamente e col medesimo impegno, \u00e8 all\u2019origine di qualche incresciosa confusione metodologica. Egli proponeva le sue intuizioni politiche con la stessa intransigenza del teologo che deve<br \/>\ndifendere le verit\u00e0 divine; ed elaborava le sue prospettive teologiche mirando a finalit\u00e0 \u201cpolitiche\u201d (sia pure di \u201cpolitica ecclesiastica\u201d).<\/p>\n<p>E qui c\u2019\u00e8 anche il limite intrinseco del suo pensiero e del suo insegnamento. Perch\u00e9 la teologia autentica \u00e8 essenzialmente contemplazione gratuita e ammirata del disegno concepito dal Padre prima di tutti i secoli per la nostra salvezza e per il nostro vero bene; e solo in quel disegno si trovano e vanno esplorate le luci e gli impulsi che potranno davvero giovare alla Sposa del Signore Ges\u00f9, che \u00e8 pellegrina nella storia.<\/p>\n<p><strong><em>I \u201cteologi autodidatti\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dossetti ha avuto uno svantaggio iniziale: \u00e8 stato teologicamente un autodidatta.<\/p>\n<p>Qualcuno domand\u00f2 una volta a san Tommaso d\u2019Aquino quale fosse il modo migliore di addentrarsi nella\u00a0<em>sacra doctrina<\/em>\u00a0e quindi di diventare un buon teologo. Egli rispose: andare alla scuola di un eccellente teologo, cos\u00ec da esercitarsi nell\u2019arte teologica sotto la guida di un vero maestro; un maestro, soggiunse, come per esempio Alessandro di Hales<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>La sentenza a prima vista meraviglia un po\u2019: ci si sarebbe aspettati prima di tutto il suggerimento di un percorso culturale e libresco; di buone letture personali; di esplorazione degli scritti dei padri e degli scrittori sacri; di ricerche esegetiche, filosofiche, storiche. E invece ancora una volta il Dottore Angelico rivela la sua originalit\u00e0, la sua saggezza, la sua conoscenza dell\u2019indole sia della\u00a0<em>sacra doctrina<\/em>\u00a0sia della psicologia umana. Nella sua concretezza egli vedeva il rischio non ipotetico degli autodidatti: quello di ripiegarsi su se stessi e di ritenere fonte della verit\u00e0 le proprie letture e la propria acutezza; pi\u00f9 specificamente il rischio di finire col compiacersi di un sapere incontrollato, e perfino di arrivare a un\u2019ecclesiologia incongrua e a una cristologia lacunosa.<\/p>\n<p>\u00c8 stato appunto il caso di don Giuseppe Dossetti, che nell\u2019apprendimento della \u201c<em>scientia Dei, Christi et Ecclesiae<\/em>\u201d non ha avuto maestri adeguati. A chi gli avesse chiesto da dove avesse preso le sue idee, le sue prospettive di rinnovamento, le sue proposte di riforma, egli avrebbe ben potuto rispondere (e non facciamo che usare le sue parole): \u00abdalla mia testa e dal cuore\u00bb<sup>14<\/sup>.<br \/>\n[Tratto da\u00a0<em>Memorie e digressioni<\/em>, 2010, pp. 485-492]<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0<em>A colloquio con Dossetti e Lazzati \u2013 Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola<\/em>\u00a0(19 novembre 1984), Il Mulino, Bologna 2003, p. 106.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0A. Tornielli,\u00a0<em>Paolo VI \u2013 L\u2019audacia di un papa<\/em>, Mondadori, Milano 2009, p. 358.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 365.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Chiara e sobria allusione all\u2019allontanamento di don Dossetti, presentato all\u2019esterno come \u201cspontanea dimissione\u201d.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0<em>Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani II<\/em>\u00a0<em>\u2013 Volumen VI \u2013 Acta Secretariae Generalis<\/em>,<br \/>\n552 s.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0A. Tornielli,\u00a0<em>Paolo VI<\/em>, op. cit., p. 39.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Si tratta della moglie del professor Alberigo. Le frasi sono riportate da A. Torniell i,\u00a0<em>Paolo VI<\/em>, op.<br \/>\ncit., p. 363.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0La frase \u00e8 del prof. Achille Ardig\u00f2 ed \u00e8 citata in G. Baget Bozzo \u2013 P. P. Saleri,\u00a0<em>Giuseppe Dossetti \u2013 La<\/em><br \/>\n<em>Costituzione come ideologia politica<\/em>, Edizioni Ares, Milano 2009, p. 123.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0L\u2019episodio \u00e8 riferito da Giovanni Gerson (1363-1429), ed \u00e8 citato da I. Biffi in\u00a0<em>Figure medievali della teologia<\/em>, Jaca Book, Milano 1992, p. 25 (nota). Incidentalmente notiamo la libert\u00e0 di spirito del Dottor Angelico che non cita Alberto, il suo grande Maestro di Colonia, ma l\u2019iniziatore della scuola francescana.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Si veda\u00a0<em>A colloquio con Dossetti e Lazzati\u2026<\/em>, op. cit., p. 27.<\/p>\n<p><em><strong>*Cardinale, Arcivescovo emerito di Bologna<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 13 febbraio 2013 si compie il primo centenario dalla nascita di Giuseppe Dossetti (1913-1996), politico e giurista bolognese che dopo aver militato nella Resistenza e aver partecipato attivamente alla Costituente fu parlamentare democristiano, compagno di partito e avversario di De Gasperi. 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