{"id":119234,"date":"2012-11-01T19:49:41","date_gmt":"2012-11-01T17:49:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=119234"},"modified":"2012-11-01T19:49:41","modified_gmt":"2012-11-01T17:49:41","slug":"sulla-liturgia-creativa-echi-bolognesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2012\/11\/sulla-liturgia-creativa-echi-bolognesi\/","title":{"rendered":"Sulla liturgia creativa, echi bolognesi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/messe.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-119235 lazyload\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/messe.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"174\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 290px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 290\/174;\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 parlato di liturgia in modo semplice e schietto, venerd\u00ec 26 ottobre, al Teatro Guardassoni di Bologna, davanti a un bel numero di persone, tra cui diversi sacerdoti. Riportiamo alcuni echi della serata bolognese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tre i relatori intervenuti: il dott. <strong>Daniele Nigro<\/strong>, classe 1987, laureato in Giurisprudenza con una tesi in diritto canonico, autore del recentissimo libro <em>I diritti di Dio;<\/em> il rev.do <strong>don Riccardo Pane<\/strong>, cerimoniere arcivescovile di Bologna e professore alla Facolt\u00e0 Teologica dell\u2019Emilia-Romagna, del quale \u00e8 uscita da poco la seconda edizione del libro <em>Liturgia creativa<\/em>; infine <strong>don Nicola Bux<\/strong>, consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consultore dell&#8217;Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, autore del noto volume <em>Come andare a Messa e non perdere la fede.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dottor <strong>Nigro<\/strong> ha affrontato il grave problema della <strong>diffusa inosservanza del diritto liturgico<\/strong>, al punto che ormai si \u00e8 persino smarrita l&#8217;idea che esista uno <em>ius divinum<\/em>, cio\u00e8 un giusto rapporto tra Dio e l&#8217;uomo, che d\u00e0 forma alla preghiera liturgica. La liturgia, al contrario, \u00e8 diventata una terra di saccheggio, dove ciascuno ritiene di poter esprimere i propri gusti e realizzare i propri desideri. Se da un lato, occorre evitare di avere una concezione esclusivamente giuridica della liturgia, dall&#8217;altro non bisogna cadere nella trappola di considerare le leggi che regolano il culto come leggi meramente positive, cio\u00e8 leggi \u201carbitrarie\u201d e quindi eludibili. L&#8217;autore ha suggerito un esempio suggestivo, che aiuta a liberare il campo da un equivoco molto diffuso, cio\u00e8 che il rispetto attento delle norme liturgiche soffochi la creativit\u00e0 dell&#8217;uomo e sia in definitiva un ostacolo alla preghiera autentica. \u201cIl fatto che le opere di Giuseppe Verdi siano sempre le stesse e in definitiva &#8211; ha detto il relatore &#8211; debbano essere eseguite sempre le stesse partiture, non comporta che le esecuzioni siano tutte uguali, n\u00e9 ancor meno il loro ascolto diventi monotono. Al contrario \u00e8 proprio l&#8217;ascolto ripetuto ed attento dello stesso identico brano a plasmare gli affetti, le emozioni, i desideri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Don Riccardo Pane<\/strong> ha messo in luce che nell&#8217;applicazione della riforma liturgica \u00e8 in atto una rivoluzione copernicana: la liturgia, di qualsiasi rito, \u00e8 caratterizzata da un teocentrismo sostanziale; oggi per\u00f2 si deve purtroppo riscontrare che il baricentro \u00e8 stato spostato:<strong> il centro della liturgia siamo diventati noi<\/strong>. Esempi? Forse il pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello della<strong> musica sacra<\/strong>, che di sacra non ha pi\u00f9 nulla non solo per la qualit\u00e0 della melodia ma anche per i testi, che pongono sempre pi\u00f9 a tema i travagli umani, ma non Dio. Si pu\u00f2 dunque lecitamente parlare di un <strong>\u201carianesimo liturgico\u201d<\/strong>, perch\u00e9 <strong>Dio \u00e8 sparito dall&#8217;orizzonte della celebrazione<\/strong>. Per questo \u00e8 stato fatto l\u2019esempio dei funerali che sono divenuti la celebrazione dei defunti e dei loro cari e non pi\u00f9 del Mistero pasquale di Cristo; oppure i matrimoni che mettano al centro gli sposi e la loro \u201csensibilit\u00e0\u201d e non la sponsalit\u00e0 di Cristo con la sua Chiesa, e cos\u00ec via. La conclusione dell\u2019intervento di don Pane \u00e8 stato amaramente divertente, infatti, ha passato in rassegna i titoli dei capitoli del suo libro, titoli che fanno sorridere a denti stretti per la realt\u00e0 che fotografano. Per dare un cenno riportiamo il titolo che riguarda il capitolo 7: \u201cdelle preghiere dei fedeli, ovvero: come insegnare al buon Dio a fare il suo mestiere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;intervento conclusivo di <strong>don Nicola Bux<\/strong> ha sottolineato che la liturgia \u00e8 essenzialmente \u201cDio al centro\u201d. Per questo il discorso sul culto ha strettamente a che fare con il problema della \u201cdesertificazione\u201d, termine recentemente coniato da Papa Benedetto XVI per descrivere l&#8217;attuale situazione dei paesi di antica tradizione cristiana. Infatti <strong>\u00e8 la liturgia che insegna a mettere Dio al centro della vita<\/strong>, personale e comunitaria; <strong>il culto, ha sottolineato pi\u00f9 volte il relatore, fa l&#8217;etica<\/strong>.\u00a0Ora, come debba essere la liturgia \u00e8 gi\u00e0 stato stabilito e siamo noi a dover entrare in essa e farci trasformare, giorno dopo giorno, e non il contrario. In questa luce si comprende anche <strong>il falso problema della necessit\u00e0 di \u201ccomprendere\u201d la Messa<\/strong>. Da decenni si va ripetendo che l&#8217;elemento centrale per la partecipazione liturgica sia la comprensione di ci\u00f2 che si dice. In realt\u00e0, ha fatto notare don Bux, ci\u00f2 che rende possibile una vera partecipazione \u00e8 il poter percepire che nella liturgia \u00e8 presente Dio; per questo, si pu\u00f2 esser presenti alla liturgia bizantina o armena o celebrata in lingua latina e non \u201ccapire\u201d nulla, eppure uscirne elevati ed arricchiti dall&#8217;incontro con Dio.\u00a0Don Nicola Bux ha concluso incoraggiando i presenti: si pu\u00f2 davvero parlare di un nuovo movimento liturgico che ormai \u00e8 una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 diffusa ed attiva in ogni parte del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 parlato di liturgia in modo semplice e schietto, venerd\u00ec 26 ottobre, al Teatro Guardassoni di Bologna, davanti a un bel numero di persone, tra cui diversi sacerdoti. 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