{"id":118712,"date":"2012-09-13T05:46:10","date_gmt":"2012-09-13T03:46:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/?p=118712"},"modified":"2012-09-12T08:51:45","modified_gmt":"2012-09-12T06:51:45","slug":"gloria-pelizzo-la-dottoressa-che-ha-scoperto-che-gli-%e2%80%9cscarti%e2%80%9d-sono-pietre-miliari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2012\/09\/gloria-pelizzo-la-dottoressa-che-ha-scoperto-che-gli-%e2%80%9cscarti%e2%80%9d-sono-pietre-miliari\/","title":{"rendered":"Gloria Pelizzo, la dottoressa che ha scoperto che gli \u201cscarti\u201d sono pietre miliari"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Gloria-Pelizzo1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-118714 lazyload\" title=\"Gloria-Pelizzo\" data-src=\"https:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Gloria-Pelizzo1-150x150.png\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 150px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 150\/150;\" \/><\/a><em>Opera feti affetti da spina bifida, usa la robotica coi lattanti, mette i\u00a0 carcerati al servizio dei bambini. Donna, madre e pioniera della professione.\u00a0 Parla il direttore di chirurgia pediatrica del San Matteo di Pavia.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 alta, bionda, di una classe riservata. Il tailleur rosa e gli\u00a0 orecchini di perle stonano con i lividi sugli avambracci, \u00abdovevo portare a\u00a0 tutti i costi il comodino in camera di mia figlia. Siamo a Pavia da due anni e\u00a0 volevo che finalmente ne avesse uno suo. Era una promessa\u00bb. <strong>A parlare \u00e8 Gloria Pelizzo, l\u2019unico chirurgo a fare alcuni interventi in Italia<\/strong>. Che combatte per\u00a0 rivoluzionare il concetto di chirurgia pediatrica, che insegna diversamente da\u00a0 come vuole la medicina moderna, che mette insieme carcerati e neonati e che \u00abmangio, pulisco casa, vado al cinema allo stesso modo in cui opero. Vivo ogni\u00a0 giornata come fosse l\u2019ultima\u00bb. Cos\u00ec lei fa ogni cosa. \u00ab<strong>Perch\u00e9 nella vita bisogna rispondere. Tutto \u00e8 fatto per essere incontrato e valorizzato da noi. Anche quando non capiamo<\/strong>\u00bb.<!--more--><\/p>\n<p>La forza della donna che ha operato bambini affetti da spina bifida quando\u00a0 erano ancora in grembo, tra i pochi ad effettuare alcuni interventi di chirurgia\u00a0 robotica su lattanti e bambini di basso peso, \u00e8 sicuramente nella particolare\u00a0 predisposizione fisica aiutata da un temperamento tenace. Ma a sentire parlare\u00a0 il chirurgo trapela una vulnerabilit\u00e0 che sembra fare a pugni con\u00a0 l\u2019eccezionalit\u00e0 del suo vissuto. \u00abNon ho fatto nulla se non dire di s\u00ec. La mia\u00a0 vita si costruisce su continue risposte e cedimenti a quello che capita. Un\u00a0 susseguirsi di chiamate di cui non ho ancora capito pienamente il senso\u00bb.<\/p>\n<p>Pelizzo nasce e cresce in Friuli, quando decide di andare a studiare medicina\u00a0 a Ferrara, dove incontra chi le fa capire che nelle cose che accadono c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di\u00a0 quanto sembra. \u00abEra il mio primo maestro, un chirurgo di religione ortodossa che\u00a0 si coinvolgeva totalmente con i bambini. Fino a battezzarli e a chiamarci per\u00a0 fare da testimoni in sala operatoria prima dell\u2019intervento chirurgico\u00bb. Poi\u00a0 Pelizzo vola in Francia. E a Lione incontra quello che rester\u00e0 il suo mentore. \u00abMi chiedeva: \u201cCosa mi dice di questo paziente?\u201d. E io: \u201c\u00c8 affetto da\u2026\u201d. E Lui: \u201cMa lei lo ha sentito?\u201d. Io: \u201cS\u00ec lo ho auscultato\u201d. \u201cNo! \u2013 si infuriava \u2013 lei lo\u00a0 deve prendere su di s\u00e9 per sentirlo e quando lui si abbandona allora siete in\u00a0 sintonia totale e cos\u00ec pu\u00f2 procedere\u201d. L\u2019immagine di quell\u2019uomo che ascoltava i\u00a0 bambini tenendoli in braccio mi ha scavato dentro. Oggi cerco di insegnare\u00a0 questo ai miei collaboratori e agli studenti\u00bb. Ma poi Pelizzo vola all\u2019estero\u00a0 per approfondire gli studi e ci rimane fino a quando, appena trentacinquenne,\u00a0 viene nominata primario responsabile del dipartimento delle urgenze chirurgiche\u00a0 e dei trapianti pediatrici nell\u2019ospedale universitario di Lione: \u00abIl mio maestro\u00a0 venne da me felicissimo: \u201cVado in pensione in pace\u201d, mi disse. Il giorno dopo\u00a0 fatti legati alla mia vita privata mi convinsero per\u00f2 a rientrare in\u00a0 Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la donna dopo un anno a Trento ne passa un altro all\u2019Ospedale di Ferrara\u00a0 e successivamente sei presso l\u2019ospedale pediatrico di Trieste. Presto altre\u00a0 difficolt\u00e0 inducono Pelizzo a lasciare il suo lavoro e a cercarne uno che le\u00a0 conceda pi\u00f9 tempo libero. \u00abAndai da un responsabile dell\u2019Asl per dirgli che\u00a0 volevo fare il medico di base. Mi disse che non mi avrebbe mai aiutato a\u00a0 smettere di curare i bambini. In quei giorni mi chiamarono dall\u2019ospedale San\u00a0 Matteo di Pavia, mi proponevano di dirigere la loro chirurgia pediatrica: non\u00a0 solo non riuscivo a trovare un lavoro con meno responsabilit\u00e0, ma mi si chiedeva\u00a0 una rinuncia ancora maggiore, sia per la mia vita privata sia professionale,\u00a0 dato che sarei dovuta andare in un ospedale generale, non dedicato in maniera\u00a0 specifica al bambino\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00abSi assuma le sue responsabilit\u00e0\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Il chirurgo non vuole accettare e passa due mesi a negarsi, finch\u00e9 arriva\u00a0 l\u2019ennesima chiamata: \u00abCon vergogna per non essermi fatta trovare, decisi di\u00a0 rispondere almeno per correttezza. Ma con mia sorpresa fu la segretaria del\u00a0 dirigente ospedaliero a sgridarmi: \u201cDottoressa la smetta di scappare e si assuma\u00a0 le sue responsabilit\u00e0\u201d, disse. Mi lasci\u00f2 di stucco, quella frase continuava a\u00a0 provocarmi anche se ero decisa a non accettare. Qualche giorno dopo ebbi un\u00a0 incidente d\u2019auto a cui sopravvissi miracolosamente. Fui soccorsa da una donna.\u00a0 Rifiutai di andare all\u2019ospedale e lei mi riaccompagn\u00f2 a casa facendo cento\u00a0 chilometri di strada. \u201cScusi \u2013 le chiesi sul cancello di casa \u2013 ma l\u2019Aci fa\u00a0 anche questo?\u201d. \u201cQuale Aci \u2013 mi rispose \u2013 io sono solo una ragazza che passava\u00a0 per strada\u201d. E io: \u201cPerch\u00e9 lo ha fatto?\u201d. \u201cIl bene torna sempre indietro. Anche\u00a0 lei ha fatto tanto bene e deve continuare a farlo\u201d. Mi rispose cos\u00ec e se ne\u00a0 and\u00f2. Fu il secondo fatto che mi chiamava a rimanere fedele a quel lavoro. E a\u00a0 non scappare da quello che mi era chiesto, anche se avrei dovuto ricominciare\u00a0 tutto da capo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 questa, infatti, la battaglia di Pelizzo. Quella che \u00abcontinuo a fare\u00a0 cercando di viverla prima di tutto io, giorno dopo giorno, guardando il bambino\u00a0 come un essere unico, come un mondo a s\u00e9 di cui c\u2019\u00e8 ancora tutto da conoscere e\u00a0 non come un piccolo adulto\u00bb. In questi due anni il chirurgo \u00e8 riuscito gi\u00e0 a\u00a0 fare molto: ad adottare l\u2019approccio multidisciplinare, a non spostare i pazienti\u00a0 da un reparto all\u2019altro, chiedendo che siano i diversi specialisti ad andare nel\u00a0 suo. A usare la chirurgia robotica anche sui bambini di basso peso e a fare\u00a0 delle diverse figure professionali una squadra. Anche se \u00aba me pare di non fare\u00a0 mai abbastanza e anche se non tutti sono sensibili al tema\u00bb.<\/p>\n<p>Il suo pare un sacrificio senza ritorno, cosa la fa andare avanti? \u00abNon so di\u00a0 preciso chi mi abbia voluta qui. Ma quando incontrai il presidente della\u00a0 Regione, Roberto Formigoni, gli dissi chi ero: \u201cSo che si aspettava un uomo\u00a0 probabilmente. Io non ho la barba, ma sono qui\u201d. Formigoni mi disse di sapere\u00a0 tutto. Aprii il mio cuore per dirgli le mie difficolt\u00e0. Che i bambini sono\u00a0 spesso trattati come piccoli adulti e che questo ha conseguenze gravi. I bimbi\u00a0 disabili, i pi\u00f9 fragili che sono spesso nutriti con il sondino nasogastrico a\u00a0 permanenza, come vent\u2019anni fa quando oggi, invece, ci sono le gastrostomie. Gli\u00a0 dissi che sapevo di essere scomoda per il fatto di trattare i feti in grembo\u00a0 come pazienti, perch\u00e9 operavo bambini di 22 settimane, arginando i danni della\u00a0 spina bifida e portandoli a camminare, quando a quell\u2019et\u00e0 gestazionale l\u2019aborto\u00a0 cosiddetto terapeutico \u00e8 ancora possibile. \u201cPresidente, continuai, sto perdendo\u00a0 ogni sicurezza nella vita e sto pagando un prezzo personale alto per aver\u00a0 accettato questo posto, ma l\u2019ho fatto per obbedienza. Per\u00f2 se lei non \u00e8 con me\u00a0 io mollo\u201d. \u201cNoi ci siamo\u201d, mi rispose. Capivo che mi comprendeva e che aveva a\u00a0 cuore il bene comune\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00abAiuter\u00f2 i bambini come me\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn quei giorni mi era capitato di operare un bambino venuto dall\u2019Africa. Era\u00a0 malformato, non parlava ed era stato emarginato perch\u00e9 ritenuto colpevole della\u00a0 malattia che lo aveva sfigurato impedendogli di parlare. Nessuno voleva\u00a0 prendersene cura. Decisi di operarlo. Dopo un mese e mezzo parlava. Non solo,\u00a0 ritrovai nel mio studio una lettera scritta da lui nella nostra lingua. Mi\u00a0 ringraziava felice di vedere affermata la sua dignit\u00e0 e di integrarsi nel suo\u00a0 paese: \u201cHo deciso che diventer\u00f2 un medico per aiutare i bambini africani\u00a0 trattati come me\u201d, scriveva dimostrando un\u2019intelligenza straordinaria. Lo\u00a0 aiuter\u00f2 a studiare e chiss\u00e0 che cosa accadr\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>In reparto la sua presenza importante potrebbe pesare a qualcuno, ma sono\u00a0 molti ad amarla. \u00abCerco di trattare i miei collaboratori al meglio: \u00e8 necessario\u00a0 per far funzionare un reparto e stimolarli ad alzare sempre di pi\u00f9 la barra\u00a0 della professionalit\u00e0 e della conoscenza. Poi, certo, \u00e8 commovente vedere che\u00a0 lasciandolo aperto al personale, l\u2019ufficio diventa una casa comune (mio fratello\u00a0 quando viene a trovarmi lo chiama un\u2019agor\u00e0): quando accade, come stamattina, che\u00a0 mi sono trovata a pregare in ufficio con le infermiere che avevano chiamato il\u00a0 cappellano per una benedizione, so di non essere sola\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi in difficolt\u00e0, ha ritrovato lo stimolo lavorando nel suo reparto. \u00abTante volte il meglio viene da chi, magari perch\u00e9 fragile, \u00e8 pi\u00f9 emarginato. Ho\u00a0 imparato che \u00e8 proprio lui e o lei, quello \u201cscartato\u201d che diventa la \u201cpietra\u00a0 miliare\u201d\u00bb. Ecco il bene. E le torna indietro davvero? \u00abIeri, dopo due settimane\u00a0 in cui non ero riuscita, per i troppi impegni sopraggiunti, a fare quello che\u00a0 avevo promesso alle infermiere, ho chiesto loro scusandomi se stavano bene: \u201cNon\u00a0 si preoccupi, noi ci siamo, lei vada avanti\u201d. Arrivano persino a gestirmi\u00a0 l\u2019agenda o a ricordarmi di mangiare quando lo dimentico\u00bb. Per questo c\u2019\u00e8 chi \u00e8\u00a0 disposto a tanto per lavorare con lei: \u00abGuardi che io chiedo molto. Per me non\u00a0 esiste che si stia qui a met\u00e0. Per lavorare al massimo non puoi separare la vita\u00a0 dal lavoro. C\u2019\u00e8 chi lo insegna nelle facolt\u00e0, ma \u00e8 sbagliato: cos\u00ec si crescono\u00a0 dei guaritori e non dei curatori. Che si difendono e si sentono dei falliti se\u00a0 non va tutto tecnicamente bene. Io spiego agli studenti che noi siamo qui per\u00a0 guarire, certo, ma soprattutto per curare, l\u2019esito della vita poi non \u00e8 nostro\u00bb. S\u00ec ma se il paziente muore? Se \u00e8 impossibile salvarlo? \u00abAnche quando muore il\u00a0 corpo, per me lui non muore mai. Se sai che la vita non la salvi tu, ognuno\u00a0 diventa un incontro. Per questo non ho paura di coinvolgermi. Bisogna insegnare\u00a0 questa speranza altrimenti tra un po\u2019 i medici scapperanno tutti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00abO qui, o all\u2019happy hour\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Pelizzo dice di non risparmiare nulla a studenti e collaboratori: \u00abRicordo\u00a0 uno specializzando a cui chiesi verso sera di seguire un\u2019urgenza. Mi disse che\u00a0 doveva andare a fare l\u2019happy hour. Risposi che se sceglieva cos\u00ec forse era\u00a0 meglio che ci andasse tutte le sere. Nessuno \u00e8 obbligato a fare questo lavoro.\u00a0 Cap\u00ec anche lui, se ne and\u00f2 e rispetto la sua scelta\u00bb. Per seguire Pelizzo, per\u00f2,\u00a0 ci sono anche professionisti che hanno lasciato un lavoro redditizio e stabile,\u00a0 scegliendo piuttosto di lavorare da precario: \u00ab\u00c8 capitato. Un professionista\u00a0 pass\u00f2 di qui un giorno. Dopo poco torn\u00f2 dicendomi che si era licenziato. Aveva\u00a0 lasciato il suo paese per lavorare con noi. \u201cMa io non posso darle un lavoro\u00a0 cos\u00ec remunerato\u201d, gli spiegai. \u201cSo che devo stare qui, lo accetti\u201d, rispose.\u00a0 Cos\u00ec \u00e8 stato. Lo stesso era accaduto qualche anno fa per un altro medico che ora\u00a0 \u00e8 stato assunto\u00bb. Eppure continua a chiedersi perch\u00e9 proprio qui e perch\u00e9 ad un\u00a0 prezzo alto. Che tutto interroghi il chirurgo lo dice anche la musica in reparto\u00a0 per i bambini e il suo incontro con i carcerati: \u00abScoprii che il pap\u00e0 di una\u00a0 compagna di classe di mia figlia era agente di custodia. Gli chiesi di farmi\u00a0 conoscere quella realt\u00e0. Fra i detenuti mi fu subito evidente il perch\u00e9 di\u00a0 quell\u2019incontro: c\u2019\u00e8 una profonda analogia fra neonati e carcerati. Entrambi non\u00a0 vivono proiettati nel futuro, hanno bisogno ora, qui, adesso: i primi hanno\u00a0 necessit\u00e0 di cure, i secondi di riscatto; i primi di genitori, i secondi di\u00a0 recuperare la dignit\u00e0 di uomo e di padre. Fatto sta che ora i carcerati fanno i\u00a0 dolci per i bambini del reparto. Rilegano e commentano i diari sulla vita\u00a0 quotidiana dei nostri piccoli. E se tutto va bene la loro falegnameria far\u00e0\u00a0 letti personalizzati per i pazienti\u00bb.<\/p>\n<p>Se le si chiede quali progetti aveva per s\u00e9, Pelizzo risponde che vorrebbe\u00a0 stare solo in sala operatoria con i suoi pazienti e che vorrebbe aver guardato\u00a0 di pi\u00f9 a certe situazioni, \u00abperch\u00e9 se anche una sola volta non sei stato leale\u00a0 con quello che vuoi davvero, prima o poi i nodi vengono al pettine\u00bb. Eppure \u00absono state le volte che ero in ginocchio a insegnarmi a guardare in alto, che\u00a0 siano state permesse per lasciarmi una sana inquietudine dentro. Affinch\u00e9 non mi\u00a0 accontenti di avere il mondo e di perdere l\u2019unica cosa che vale: me stessa.\u00a0 Questo \u00e8 il ruolo di Dio e in questo senso il vero stakanovista \u00e8 Lui\u00bb.<\/p>\n<p>Fonte: <em>Tempi.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera feti affetti da spina bifida, usa la robotica coi lattanti, mette i\u00a0 carcerati al servizio dei bambini. Donna, madre e pioniera della professione.\u00a0 Parla il direttore di chirurgia pediatrica del San Matteo di Pavia. \u00c8 alta, bionda, di una classe riservata. 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