I Leali: i radicali trentini.

A Trento i radicali non sono granchè; eppure ci sono, con altro nome. Si chiamano Leali, e sono al governo con Lorenzo Dellai. Il loro leader è l’assessore Benedetti, di provenienza repubblicana, che già anni fa sostenne, con l’Associazione Laica, una facilitazione ancora maggiore dell’aborto, con “abolizione della settimana di ripensamento”; la clonazione terapeutica; l’eutanasia; l’adozione di figli anche per “famiglie” single;il riconoscimento del “matrimonio” omosessuale; l’abolizione dell’8 per mille alla Chiesa…Domani a Trento i Leali sponsorizzeranno in una conferenza pubblica il testamento biologico: il primo passo, cioè, perchè si arrivi come in Belgio all’eutanasia legale, e piano piano molto oltre…Ricordiamo la situazione attuale del Belgio: “prima proposta: lasciar morire o meglio uccidere un paziente che sia mentalmente incapacitato. Seconda proposta: lasciar morire o uccidere anche, sempre per sottrarlo al dolore di una malattia non più controllabile, chi per legge è minorenne, troppo giovane per decidere da solo…” (Corrriere, 23/5/2008). prima i malati terminali, poi i dementi e i minorenni…poi vedremo. Il piano eutanasico T4 di Hitler iniziò esattamente così….

La provincia di Trento nutre un esercito di consulenti.

La logica di una provincia ricca come il Trentino sembra essere quella della spartizione della torta: si distribuiscono a piopggia i milioni di euro, per coltivare l’orticello elettorale e nutrire gli amici.

“Se si sommano gli incarichi esterni affidati dalla Provincia con quelli dei suoi enti e società si scopre che sulle casse pubbliche negli ultimi due anni questo costume di dare lavoro a chi dipendente pubblico non è ha pesato per 53.184.000 euro.

? riduttivo guardare solo alle consulenze e alle collaborazioni che la Provincia affida ogni anno direttamente, con delibera della giunta o con determinazione dei dirigenti, per avere un’idea del panorama di coloro che ricevono incarichi dall’ente pubblico e soprattutto della cifra che viene destinata a questo scopo, perché il totale delle risorse impegnate raddoppia se solo si considerano anche le società controllate e gli enti funzionali della Provincia, che fino a ieri erano sfuggite alla lente dell’opinione pubblica. I numeri parlano da soli: nel 2006 piazza Dante ha affidato all’esterno consulenze e incarichi di progettazione per un totale di 18.181.000 euro, secondo quanto emerge dalla risposta del presidente Dellai all’interrogazione presentata dal consigliere provinciale Mauro Delladio (Forza Italia). Ma se si aggiungono anche gli incarichi affidati per i lavori pubblici nel primo semestre del 2007 , che sfiorano i 4 milioni di euro, più le consulenze affidate dagli altri servizi nel corso dello stesso anno si arriva a un impegno di spesa – nella maggior parte spalmato su due-tre anni – che si aggira sui 28 milioni e 670 mila euro.

A questi vanno sommati altri 11.410.000 euro di consulenze affidate negli ultimi due anni dalle società controllate, come anticipato ieri dall’ Adige nel dettaglio e 13.104.338 euro relativi alle consulenze e collaborazioni degli enti funzionali che sono: Azienda sanitaria, Centro di ecologia alpina, Castello del Buonconsiglio, Mart, Parco di Paneveggio, Parco naturale Adamello Brenta, Iprase, Istituto culturale mocheno, Isituto culturale ladino, Istituto agrario di S. Michele, Museo di scienze naturali, Museo degli usi e costumi di S. Michele. Se si sommano dunque gli incarichi esterni affidati direttamente dalla Provincia con quelli dei suoi enti e società – i cui bilanci dipendono comunque in toto dai trasferimenti provinciali – si scopre che sulle casse pubbliche negli ultimi due anni questo costume di dare lavoro a chi dipendente pubblico non è ha pesato per 53.184.000 euro, una somma colossale. A consentire di avere, per la prima volta, un quadro più completo di questo genere di spese sostenute dall’ente pubblico, è stata la risposta all’interrogazione di Delladio, nella quale si chiedeva appunto anche l’elenco dettagliato delle consulenze affidate dalle società controllate. Infatti, la giunta Dellai, nonostante i ricorrenti annunci, non ha mai reso pubblici di sua iniziativa gli elenchi delle consulenze e delle collaborazioni provinciali, che evidentemente preferisce custodire gelosamente e “scuce” solo se costretta. Altrettanto poco trasparenti sono le società controllate, che nei loro bilanci in genere indicano solo la cifra complessiva ma si guardano bene dall’evidenziare nel dettaglio a chi vengono affidate le consulenze. Clamoroso fu ad esempio il caso, emerso l’anno scorso, della consulenza record da 1 milione e 500 mila euro che era stata affidata da Tecnofin , la finanziaria della Provincia alla E. Capital Partners spa, per accompagnare la procedura di trasformazione di Itea da ente funzionale a società per azioni. L’incarico di consulenza era stato affidato dal Cda di Tecnofin nel 2004 ma, appunto, i cittadini trentini ne sono potuti venire a conoscenza solo tre anni dopo, anche in questo caso solo grazie a un’interrogazione presentata da un consigliere provinciale azzurro, Walter Viola, al quale era giunta una segnalazione.

Un altro elemento significativo che emerge da questa pratica diffusa della consulenza è il fatto che i “beneficiati”, ovvero coloro che ricevono gli incarichi, sono un vero esercito. Nell’elenco dei “collaboratori” della Provincia, ovvero coloro che al momento hanno un incarico in corso con l’ente pubblico, è di 695 nomi, ai quali si aggiungono 493 consulenti. In totale dunque si tratta di 1.188 persone che ricevono soldi da piazza Dante. A questi si possono aggiungere anche i 1.368 incarichi affidati dagli enti funzionali nell’ultimo biennio, anche se tra questi va considerato che possono esserci nomi che ricorrono con più di un incarico esterno. Ieri, a proposito di consulenze, il consigliere provinciale Pino Morandini (Udc) ha ricordato che su sua proposta il consiglio provinciale aveva approvato una legge nel 2006 che impegnava a ridurre il numero di consulenze e il ricorso a collaborazioni esterne, ma dalle cifre che emergono non sembra che negli ultimi due anni si sia registrato un significativo contenimento di questo genere di spese. Intanto, Ermanno Monari, segretario generale della Uil, chiede alla Provincia un segnale forte nella lotta agli sprechi e si chiede: “Ha senso incentivare l’esodo dei dirigenti con importi considerevoli per ridurre il numero delle strutture (e quindi degli stessi dirigenti) per poi affidare alle stesse persone un incarico di co.co.co da 100.000 euro l’anno, come a Paola Matonti?”

Luisa Maria Patruno L’Adige, 31/1/2008

Lorenzo Dellai: benefattore delle missioni?

Recentemente ho letto sui giornali locali una lettera di Lorenzo Dellai, presidente della nostra Provincia, in cui vantava gli aiuti della sua giunta, i “suoi” aiuti, alle missioni e al Terzo Mondo. Sono rimasto molto male: va bene che la nostra Provincia spende e spande a destra e sinistra, con grande generosità, come decine e decine di piccoli scandali, sempre adeguatamente silenziati, hanno dimostrato, ma anche fingersi paladini dei poveri e del Terzo Mondo, mi è sembrato troppo!

Un insulto, per quei poveri, e per quei trentini che vedono sempre di più i loro soldi utilizzati per manifestazioni e inziative che portano acqua al mulino del potere, e poco altro…. Forse ci vorrebbe un Beppe Grillo trentino, un grillo parlante, che inziasse a fare le pulci alla nostra classe politica, così abile, per la verità, se la politica di cui si parla è quella machiavellica.

Mi limito qui a riportare un brano segnalatomi da un amico e tratto da un vecchio libro di Piergiorgio Cattani, persona ben conosciuta a Trento, stimata per la sua capacità di essere di parte, ma non fazioso, con sincerità insomma. Cattani è stato cofondatore del PPI trentino, poi confluito nella Civica Margherita. Inosmma un testimone. Il suo libro è intitolato “Ho un sogno popolare. Il racconto di una esperienza politica in trentino tra il PPi e la Margherita” (Ancora).

Ne riporto un brano: In questi anni ho conosciuto Lorenzo Dellai, dal quale non si può prescindere, poichè solo lui è stato il vero motore di tutte le vicende politiche trentine di questo periodo…in verità sono venuto a contatto e ho creduto al mito Dellai…purtroppo nel corso del tempo e sotto i colpi delle reali consuetudini, per alcuni, me compreso, questo mito è crollato e le illusioni sono svanite…Oggi esiste già una storia ufficiale della Margherita (consultabile sul sito internet almeno sino al novembre 2001), in cui…vengono esaltate le grandi intuizioni del fondatore, soprattutto le meravigliose novità, mai viste prima, di metodo e di prassi: i cittadini riscopriono l’impegno, tutta la ‘comunità trentina fu coinvolta nell’elaborazione e nell’integrazione del progetto e dei contenuti programmatici’, i candidati vennero ‘selezionati nell’ambito di momenti aperti di confronto’…Qualcosa di epocale era nato, la Civica Margherita ebbe ‘l’effetto di modificare radicalmente, e probabilmente in maniera irreversibile il rapporto tra politica e cittadinanza’…Questa mitologica ricostruzione contrasta apertamente con la realtà dei fatti e soprattutto con quanto ho potuto sperimentare di persona. La falsità più evidente si coglie nella modalità della scelta delle candidature in cui non solo non si attuò qualsiasi tipo di elezione primaria, ma, quel che è peggio, esse vennero decise attraverso le solite procedure. L’obiettivo finale era quello di raccogliere il maggior numero di voti e meglio distribuiti su tutto il territorio, a prescindere dalla compattezza ideale e programmatica della squadra…Il futuro candidato o fa parte della cerchia del capo, o dispone di voti propri (come per esempio un sindaco…) o custodisce qualche ingombrante segreto, o è pronto a esibire contanti, oppure deve farsi avanti a minacce, spintoni, appoggi e quant’altro. Chi magari ha qualche competenza, ma è fuori dal gioco, non può sognarsi di avere ambizioni, chi è intelligente ma contraddice il capo, non è adatto. Chi è giovane e quindi dispone di un esiguo numero di voti, è invitato e quasi costretto a legarsi a un potente ed aspettare il proprio turno… Mi stavo accorgendo che Dellai e i suoi accoliti, vinti da una sorta di delirio di onnipotenza e di presupponenza, si infastidivano per ogni tipo di confronto democratico, sicuri come erano di poter dare lezioni di politica a tutti….Con orrore una volta ci accorgemmo di essere capitati in un’allegra brigata di dipendenti dell’Azienda Margherita: segretari particolari, assitenti del gruppo consigliare, ingegneri decorati con decine di appalti pubblici, consiglieri di amministrazione di vari Enti e portaborse vari in attesa di una qualifica o di un premio, passato alla storia come ‘premio Margherita’….

La Cogo non risponde mai….

Riportiamo la lettera aperta scritta a Margherita Cogo su L’Adige recentemente dal MpV. La Cogo non ha mai risposto, come sempre…intanto ieri l’Adige ha riportato il caso di una donna costretta a usare la Ru 486 all’osepdale di Trento, contro voglia e con gravi effetti collaterali. “In merito al prestigioso traguardo raggiunto dal prof. Arisi dei 100 aborti farmacologici, si vuole ricordare che il Centro Aiuto alla Vita, nel solo 2006, ha aiutato a far nascere 103 bambini. Stupisce il fatto che si debba sempre leggere notizie relative ai successi ottenuti in fatto di aborti, con sistemi e metodi innovativi, progressisti, moderni, e quando invece si aiuta in maniera concreta una donna a portare a termine la sua gravidanza, senza nessuna scoperta scientifica particolare, se non quella dell’ascolto e dell’aiuto concreto, si passa da persone bigotte. Entrando nel merito di ciò che la vicepresidente Cogo ha affermato: “La pillola RU486, la cui efficacia e sicurezza sono dimostrate da studi scientifici, permette di praticare l’aborto senza pericoli per la salute delle persone”, si può notare come la Cogo utilizzi la solita superficialità con cui si è ormai soliti parlare di aborto e di varie forme di contraccezione. La vicepresidente parla di studi scientifici, ma senza dire quali. Il fatto è che ci risulta che la RU486 non è proprio sicura, come si vuol far credere. Un recente studio condotto da Centers for Disease Control and Prevention, ad Atlanta negli USA, descrive i casi di 4 morti dovuti ad endometriosi e sindrome da shock tossico associato al batterio Clostridium sordellii, casi verificati nella settimana successiva all’aborto chimico. Inoltre aggiunge alcuni effetti collaterali, come tachicardia, ipotensione, edema, vischiosità del sangue, profonda leucocitosi (M. Fischer, J. Bhatnagar, J. Guarner, et al., in “New England Journal of Medicine”, Dec. 2005). Ma soffermiamoci sull’effetto letale. Nel settembre 2003 in California muore Holly Patterson, una giovane diciottenne, a causa di shock anafilattico. Il 19 luglio 2005 la Food and Drug Administration (FDA), l’ente di controllo sui farmaci degli USA, ha reso di dominio pubblico “quattro casi di morti settiche negli Stati Uniti, in particolare in California, fra settembre 2003 e giugno 2005, a seguito di aborto medico con RU486”, i quali si vanno ad aggiungere ad un caso analogo accertato nel 2001 in Canada. Il 17 marzo 2006 (solo un anno fa!) la FDA ha reso noto che altre due donne statunitensi sono morte dopo aver assunto la pillola RU486 (cfr.: www.fda.gov/cder/drug/infopage/mifepristone/default.htm). Inoltre, si noti che le morti di queste donne nordamericane sono venute alla luce perché i parenti hanno chiesto delle autopsie sui cadaveri per capire le ragioni del decesso improvviso. Perciò, è legittimo supporre che le morti da RU486 potrebbero essere molto più numerose, anche al di fuori dagli USA. Infine, il prof. Greene, direttore di ostetricia al Massachusetts General Hospital di Boston, in un editoriale pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine” (1 Dec. 2005), una delle più prestigiose a livello mondiale, dimostra che a parità di età gestazionale, la mortalità della donna per aborto con RU486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica. ? la stessa Danco, industria produttrice della pillola, a pubblicare nel suo sito, per obbligo legale, oltre 600 casi di donne che lamentano fortemente gli effetti collaterali della pillola. Inoltre, mentre il 92% delle donne che si sono sottoposte all’aborto chirurgico sceglierebbe di nuovo questa tecnica in futuro, solo il 63% delle donne che si sono sottoposte all’aborto chimico sceglierebbe ancora questa metodica, segno che l’aborto chimico “non possiede in sé quei caratteri di indubitabile maggiore tollerabilità psicologica” (M. D. Creinin, in Contraception, Sept. 2000). Chiediamo cortesemente alla vicepresidente Cogo di renderci disponibili i dati scientifici in base ai quali lei afferma l’efficacia e sicurezza e non pericolosità della RU486. Per quanto riguarda la considerazione delle donne, ognuno ha la sua. Pensiamo comunque che dietro la RU486 si nasconda una grande ipocrisia: chiudersi nella propria indifferenza e abbandonare la donna a se stessa sotto il pretesto di rispettare il suo arbitrio, non aumentando la sua libertà, ma violentandola nella sua capacità di diventare madre e derubandola della consapevolezza di portare nel suo grembo un figlio. Sandro Bordignon, presidente Movimento per la Vita-Trento e-mail: sandrobordi@interfree.it Mauro Sarra, componente direttivo MpV-Trento