Le elezioni trentine e la mia personale solidarietà a Luca Paternoster.

Le elezioni trentine sono andate come sono andate.

Per chi ha certe idee reazionarie, come il sottoscritto, tutto sommato vi sono state notizie anche positive: non solo i candidati del centro destra che sono stati eletti sono persone in gamba, ma anche nel centro sinistra hanno vinto raggruppamenti, come l’Upt e il Patt, tutto sommato moderati. Il Pd, checché se ne dica, non ha sfondato: pur candidando il sindaco del capoluogo, è rimasto al di sotto della media italiana. Ma soprattutto sono rimasti fuori alcuni assessori del passato non certo pro life: Andreolli, Berasi, Benedetti. Inoltre Margherita Cogo, alfiere insieme al dottor Arisi della pillola Ru 486, ha visto diminuire di 3000 unità i suoi voti, nonostante la grande visibilità e potere ricevuto in questi anni. Nel suo paese, Tione, i suoi voti diminuiscono ad ogni elezione, segno che certo femminismo non è più così gradito. Sembra dunque si possa ipotizzare che la Cogo non avrà alcun assessorato! Ma quello che più mi ha urtato, come cattolico, in queste elezioni, è stata la posizione smaccatamente partigiana presa da alcuni sacerdoti. Mentre quelli che hanno votato PDL o Lega sono rimasti discreti, nonostante non mancassero di argomenti, come sempre quelli a sinistra hanno dovuto strombazzare anche pubblicamente la loro posizione, con grande danno della fede. Mi riferisco, senza fare nomi, a chi ad esempio ad una messa domenicale di ieri mattina alle 10.30, dopo aver parlato di Obama e di Mandela e di altri personaggi evangelici cui qualche cattolico pensa evidentemente di affidare la salvezza del mondo (essendosi Cristo rivelato un perdente), ha espresso pubblicamente la sua soddisfazione per il risultato elettorale; mi riferisco ad alcuni che si sono resi complici di maldicenze e calunnie ai danni di candidati cattolici solo perché del centro destra (quello lì parla di valori, ma è divorziato, ha detto uno di essi, riferendosi ad un cattolico impegnato, mentendo).

Soprattutto, essendo anche oggi sul giornale, vorrei spendere due parole sulle posizioni di padre Fabio Scarsato, di Sanzeno, i cui interventi contro il candidato leghista della sua zona, Luca Paternoster, mi sono parsi eccessivamente insistenti e stonati, pur non conoscendo nessuno dei due. Dopo aver additato il compaesano, reo di essersi candidato nella Lega, il padre ha insistito esprimendo la sua gioia ai quattro venti, e spiegando che i trentini hanno votato bene, senza “farsi condizionare dagli slogan”, evidentemente del Paternoster e della sua coalizione.

Il Padre ha chiaramente tutta la libertà di dire ciò che vuole, perché il Vangelo non è stato annunciata perché rimanesse nelle sacrestie. Però…ci sono dei però. Anzitutto non mi sembra bella questa insistenza a scadere così nel gioco politico da parte di un sacerdote: ribadire, dopo la vittoria, la propria posizione, già espressa prima, è stonato, sa di ripicca contro il Paternoster, che, visti i voti, non è stato poi così mal considerato dai suoi paesani. In secondo luogo sarebbe ora di fare una certa distinzione nell’uso delle parole o dei concetti: che la Lega si batta per un maggior rispetto delle regole da parte della popolazione immigrata, non è di per sé una forma di razzismo, e non richiede quindi l’intervento di un sacerdote.

Se invece, la giusta e doverosa preoccupazione per la legalità dovesse scadere in posizioni che negano la dignità dello straniero, allora questo intervento è non solo legittimo, ma anche doveroso. Tenendo però presente che ad impedire una certa intolleranza verso gli stranieri non serve a nulla continuare a far finta che non esistano problemi, come fanno spesso a sinistra.

 Il razzismo non è parte della cultura italiana: lo diventerà inevitabilmente se la politica e lo stato non provvederanno quanto prima a mettere ordine, per quanto possibile, nel fenomeno immigratorio! Da questo punto di vista, alcuni provvedimenti della Lega, il loro richiamo all’ordine e alla sicurezza, mi sembrano più atti a spegnerlo, il fuoco del razzismo, che ad alimentarlo (tanto più che alcune dichiarazioni ed atti condannabili, che ci sono stati, non hanno mai portato a proposte di legge segnate dal razzismo).

In secondo luogo padre Scarsato e tanti altri, devono tranquillizzarsi: i cattolici che votano Lega sono tanti, come dimostrano tutte le analisi di voto, e questo perché oltre alla legittima sicurezza, la Lega ha assunto spesso posizioni nobili e condivisibili: contro la pedofilia e il materiale pedopornografico, in Europa, a sostegno della vita, contro la droga libera, contro l’eutanasia…Il cattivissimo Bossi, parlando del caso Eluana, ha detto che non oserebbe mai far morire di fame e sete suo figlio. Il buonissimo Veltroni, che è abortista, ed ex comunista, condivide invece gran parte degli abomini della società odierna, e nelle file del suo partito vi sono alcuni degli avversari più convinti del pensiero cristiano riguardo alla vita e all’uomo. Aspettiamo che il padre Scarsato parli anche di questo, seguendo il suo papa! Allora saremo veramente convinti che non fa politica in senso becero, ma da cristiano!

Da Obama a Dellai

La Palin non è bastata a rendere più simpatico il più democratico dei repubblicani, l’anziano McCain.

La sua retorica bellicosa non è stata sufficiente, dopo tre guerre perse, due in Iraq e una in Afganistan, e la crisi economica, a far trionfare il nazionalismo americano.

Obama ha vinto e l’Europa, in fondo, è tutta felice. Veltroni gongola, ma in verità anche il centro destra è contento. Sino alla fine infatti il nostro governo non si è pronunciato, per ovvia prudenza politica, ma negli ultimi giorni, quando i sondaggi sembravano ormai certi della vittoria di Obama, il responsabile esteri di Forza Italia, seguito da ministri e deputati di centro destra, ha detto apertamente di tifare Obama, contro le politiche ulilaterali degli Usa, e contro il “peggiore presidente americano degli ultimi 50 anni, George Bush jr”.

Adesso occorre vedere chi è veramente Obama? E’ un pacifico, come si è presentato, scegliendo però Binden, che fu favorevole alla guerra in Iraq, come vice? E’ un filo-palestinese, antisionista, come molti hanno detto? Ha appena scelto Rahm Emanuel come suo chief of staff: Emanuel è un ebreo americano figlio di terroristi israeliani dell’Irgun, fortemente sionista…

Rappresenterà, anche in materie etiche, il mondo afroamericano , che ha votato in massa contro le nozze gay nel contemporaneo referendum in California, referendum che solo con i voti bianchi avrebbe avuto esito opposto? E’ un abortista “duro”, come molti democratici, o è il meno abortista tra di loro, almeno a livello pratico, come certe sue mosse sembrerebbero dire?

In ogni caso, augurissimi ad Obama: la sua elezione segna la fine del predominio wasp (white anglo-saxon protestant), già prevedibile nei numeri, vista l’ascesa sempre più forte dei latinos. Dopo Obama, che rappresenta anche i discendenti degli schiavi neri, avremo un latino, figlio di quel continente dell’America latina per tanti anni colonizzato dagli Usa? Sarebbe una delle tante “vendette” della storia…Vedremo, la faccenda è certamente interessante…

Da Obama a Dellai: prosegue la campagna anti-obamiana di Lorenzo Dellai, tutta incentrata sulla demonizzazione degli avversari, definiti in blocco barbari, nazisti, papagalli, orsetti di peluche, razzisti…

Ieri a Cembra ha detto che il centro destra ha utilizzato ” un metodo cattivo e condotte inqualificabili”. Ha fatto l’elogio strumentale di Mosna, sino a ieri suo avversario politico, ma ora definito come un eore, un martire, un uomo di grandissima virtù; e ha definito il modo di far politica di Divina e soci “più tipico delle latitudini meridionali (sic) che alpine e mitteleuropee”! (L’Adige, 6/11). Che sia lui il vero leghista nordico doc?

Riguardo all’affare Grisenti ha affermato: “Abbiamo mantenuto una condotta esemplare. Siamo stati capaci di ammettere quando qualcuno ha sbagliato…”. Quanto è vero che certi politici sono capaci di tutto, con le parole e con i fatti!

Sulle scuole materne del Trentino

Di Luca Moser

Vengo a sapere da un’insegnante, che ne è stata diretta testimone, che sindacalisti della UIL stanno contattando il personale delle scuole dell’infanzia sostenendo che il Decreto Gelmini porterà conseguenze anche in tali scuole, in particolare attraverso la previsione di sezioni da 30 bambini, e invitando a dare il voto a

Dellai alle elezioni provinciali, per evitare il recepimento in Trentino di norme che colpirebbero la scuola dell’infanzia. Le affermazioni di questi sindacalisti sono semplicemente false e rappresentano un caso esemplare di “disinformatia” di sovietica memoria. Infatti il Decreto Gelmini, anzitutto, non riguarda in alcun modo le scuole dell’infanzia, ma se ciò non bastasse lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige stabilisce (art. 8, comma 1, n. 26) che la Provincia autonoma di Trento (così come quella di Bolzano) è titolare di competenza legislativa esclusiva in materia di scuola dell’infanzia. Pertanto nessuna norma nazionale concernente aspetti organizzativi o didattici dell’attività delle scuole dell’infanzia viene recepita in Trentino, ma l’ordinamento delle scuole dell’infanzia nella nostra Provincia è stabilito da una legge provinciale approvata dal nostro Consiglio Provinciale.

Spiace dover registrare che, in nome di uno squallido collateralismo che mortifica lo stesso ruolo del sindacato, si diffondano tra i dipendenti delle scuole dell’infanzia timori assolutamente infondati. Una tale volgare manipolazione della realtà denota anzitutto mancanza di rispetto proprio per quei lavoratori che si sostiene di voler tutelare e difendere, lavoratori che probabilmente ricordano, invece, che l’anticipo a 2 anni e 5 mesi nell’ingresso alla scuola dell’infanzia, che è attualmente oggetto di una sperimentazione in una ventina di scuole dopo essere stato fieramente avversato dai sindacati, è stato voluto da Dellai e dalla sua Giunta, non certo dal centrodestra, che era e rimane contrario a tale soluzione.

Nella coalizione di centrodestra per le elezioni provinciali non vi è alcuna intenzione di modificare la composizione numerica delle sezioni nelle scuole dell’infanzia. In termini più generali, è assolutamente condivisa l’idea che la Provincia debba operare per promuovere le peculiarità del sistema trentino delle scuole dell’infanzia. Ciò passa, evidentemente, per la messa a disposizione di risorse che consentano un rapporto tra numero di bambini e numero di insegnanti idoneo alla costruzione di una relazione autenticamente educativa. Allo stesso modo, richiede la realizzazione di percorsi di formazione e aggiornamento in servizio che garantiscano una sempre più elevata qualificazione degli insegnanti.

Luca Moser

Renzo Gubert sull’accusa di razzismo.

Uno dei temi ricorrenti di questa campagna elettorale è l’accusa di propensioni al razzismo rivolta allo schieramento di centro-destra e al suo candidato presidente Divina. Si tratta di una risposta del centro-sinistra e dei suoi sostenitori alla crisi di credibilità di Dellai a seguito di Grisentopoli. Ricordo un’analoga campagna contro alcune mie affermazioni fatte, qualche settimana prima delle elezioni del 2001, iniziata proprio da l’Adige, in un convegno a Borgo sul multiculturalismo.

Da sociologo che ho studiato da una vita identità e appartenenze, mi risulta difficile accettare l’impostazione adottata, che affronta il problema dell’etnocentrismo, del pregiudizio etnico, razziale, o religioso considerando questi frutto di una cultura che istiga all’odio del diverso, una cultura che sarebbe tipica della destra, sulla quale deve cadere un giudizio morale fortemente negativo. Tale impostazione non è accettabile perché non coglie le cause del pregiudizio. E se non se ne colgono le cause, pensando solo che si tratti di cattiveria degli uomini di centro-destra, non si possono neppure approntare rimedi efficaci. Qualche causa risulta evidente: la prima è la clandestinità dell’immigrazione. In casa d’altri si entra chiedendo il permesso. I clandestini entrano in casa senza chiederlo. Se chi è preposto al controllo dei flussi di persone attraverso i confini non lo fa, anzi è convinto che chiunque, se povero, ha diritto ad entrare nella nostra società ricca, si assume la responsabilità di alimentare una reazione negativa da parte dei concittadini. In casa d’altri si entra chiedendo il permesso e ci si comporta bene. Non si può dire che molti immigrati, specie clandestini, siano nel complesso apprezzati per la correttezza dei loro comportamenti.

La quota di carcerati stranieri in Italia è enormemente maggiore della quota di stranieri tra la popolazione. Ovvio che andrebbero rafforzati i controlli, i filtri; solo chi ha un posto di lavoro vero e un’abitazione, che dovrebbe essere garantita da chi richiede il lavoratore immigrato, non è portato a delinquere. Ma se una parte rilevante della classe dirigente di una società ritiene che l’aumento impressionante di delinquenza legato all’immigrazione clandestina sia tutto sommato normale e sopportabile (forse perché da tale delinquenza non è colpita), che non si possa neppure espellere i delinquenti colti in flagrante (e in attesa dei lunghi tempi dei processi sono in libertà e continuano a delinquere), le reazioni ostili da parte della popolazione di ceto basso, la più colpita, non sono certo imputabili ai politici che ascoltano le ragioni di tale popolazione, ma proprio ai ceti politici che tutto tollerano in nome dell’apertura ai “diversi”. Ma non ci sono solo clandestinità e alto tasso relativo di delinquenza; le politiche sociali, in nome della non discriminazione, non fanno generalmente differenze fra popolazione locale e immigrati, neppure se clandestini. Accade così che la popolazione locale si vede sopravanzare nelle graduatorie da immigrati giunti da poco; ai locali si controlla con l’ICEF il patrimonio; non agli immigrati, che lo hanno fuori regione o fuori Italia. La quota di risorse per le politiche sociali della casa, del diritto allo studio, della salute, della famiglia, dell’assistenza vanno in modo accentuato agli immigrati. Se questi hanno famiglia all’estero (e la famiglia può contare altre mogli e altri parenti, e chi controlla?), ricevono anche per tali familiari gli assegni familiari. Per tali familiari all’estero i redditi non si cumulano, come invece per i locali. Per essi non si possono controllare i conti in banca, come per i locali. Per essi non si possono controllare le proprietà di case e terreni, come per i locali. Difficile pensare che in questa situazione il cittadino italiano non senta un forte senso di ingiustizia e non sviluppi sentimenti di ostilità verso gli immigrati, specie se clandestini. Di chi è la responsabilità di tali reazioni? Del politico che se ne fa carico, cercando di riequilibrare più giustamente le politiche sociali o del politico che si scandalizza se si parla di priorità da dare ai cittadini? Non bisogna, inoltre, dimenticare, che ad emigrare non sono sempre i più poveri, ma spesso i più intraprendenti. Caro Direttore, non è dando giudizi moralmente e politicamente negativi di chi esprime ostilità che si risolve il problema della crescita di pregiudizio etnico o razziale, né dandoli alle parti politiche che si fanno carico dei problemi; il razzismo, il pregiudizio, vanno contrastati sempre, ma per farlo efficacemente occorre rimuoverne le cause, pur entro un atteggiamento complessivo che non dimentica il valore della comune appartenenza di ognuno, qualsiasi sia la sua etnia, la sua razza, la sua religione, all’unica, grande famiglia umana. Cordiali saluti Renzo Gubert

Governo dell’autonomia e deriva verso un’antropologia debole

Qualche anno fa, forse due o tre, un quotidiano locale – aveva deciso di pubblicare un mio intervento, nel quale argomentavo alcune mie convinzioni di fondo. In sintesi ciò che andavo sostenendo era quanto segue.

Di fronte agli attacchi più o meno sistematici all’autonomia dell’istituzione provinciale mi sembrava perlomeno ridicolo replicare, da parte dei suoi principali protagonisti politici e istituzionale – richiamandosi a prerogative storico culturali francamente prive di consistenza.

Gli è infatti che – se si ha un minimo di onestà intellettuale per riconoscerlo – il governo dell’autonomia da almeno un ventennio ha reiterato un modello assistenzialista della politica, talmente pervasivo da non escludere alcun ambito della vita pubblica, dalla scuola all’economia, dal welfare alla cultura.

Ciò aveva spinto l’ex parlamentare trentino Azzolini a parlare pubblicamente di "sovietizzazione" del Trentino E’ nei fatti che il presidio di tale orientamento annichilente della vitalità di ogni comunità (gli esempi li mostra la storia, nel nostro Paese ma anche all’estero) è stato "garantito" da tutti i governi che si sono succeduti: un ordine di pensiero in qualche modo "bipartisan".

Non devono infatti ingannare gli indicatori di vitalità e qualità della vita che di tanto in tanto vengono sbandierati dalle leadership politiche del momento: lo stesso atlante della competitività delle province e delle regioni (http://www.unioncamere.it/Atlante/) è al riguardo sufficientemente esplicito da non lasciare scampo a semplificazioni o assunti sul profilo del Trentino. Ciò che è vero è che potremmo essere effettivamente un paradigma a cui riferirsi e invece generiamo popolazioni antropologicamente deboli.

Che l’assiologia di riferimento delle formazioni politiche che hanno responsabilità di governo e, ancor più, le implicazioni sulla politica ordinaria, siano fortemente correlate non credo sia soggetto a dubbio.

Se le generazioni degli attuali trentenni, quarantenni, cinquantenni hanno avuto e hanno come ideale del proprio percorso umano anzitutto l’impiego nell’ente pubblico o nel sistema delle casse rurali, significa che il gene stesso dell’imprenditività è stato alterato.

E qui non si tratta di proporre un’inutile retorica sull’imprenditorialità che non c’è: occorre altresì prendere atto di una deriva ormai consolidata di appiattimento delle forze vitali della società locale sugli stereotipi di un edonismo che ha annichilito ogni capacità di reazione.

Ebbene: cosa c’è di nuovo in Trentino da vent’anni a questa parte? La stessa Università – che ha ingigantito la sua presenza sul territorio – quali reali ricadute ha avuto sui giovani, sulle imprese, sulle comunità?

Per non parlare dell’ingombrante immobilismo delle varie mostruosità istituzionali: le varie agenzie e società a partecipazione pubblica che occupano settori inverosimilmente ampi, dal turismo all’informatica, dalla cooperazione alla ricerca, dalla cultura all’agricoltura.

L’esito di questo modello, che procede anzitutto da una cultura e un’antropologia deboli, è un malessere sociale che reclama – quando ne mantiene la forza di farlo, risollevandosi da una situazione anestetica o di vero e proprio disempowerment – un’aria nuova, che dia impulso alla voglia di fare e costruire, smantellando un sistema che fa dell’autoreferenzialità il suo verbo, indulgendo tra l’altro nello specchiarsi nel (presunto) complesso di superiorità del Trentino.

Ben venga quindi la revoca delle prerogative dell’autonomia provinciale: forse, dovendo rimboccarsi le maniche, anche il Trentino comincerà a riconoscere che oltre Borghetto, c’è "un mondo intorno". Un’ultima notazione. Grave è la responsabilità della classe politica che sin qui ha avuto in mano il pallino.

Non è tanto l’eclatanza della tangentopoli provinciale di questa stagione a disarmare: è piuttosto l’endemica mediocrità della classe politica, che ha esibito l’intero spettro di un’incapacità di trainare una terra verso un modello di sviluppo sfidante e affascinante. Fanno veramente sorridere, anzi piangere, le schermaglie tra le fazioni che si stanno affrontando per la tornata elettorale del prossimo 26 ottobre: come se il problema fosse il rischio nazifascista da una parte, e la "magnadora" dall’altra.

Ma non scherziamo! Qui c’è di mezzo il futuro di generazioni che potrebbero essere considerate come risorse anziché come potenziali sudditi da controllare. Ma forse è proprio quello che cerca il potere.

Maurizio Pangrazzi – mauriziopangrazzi@yahoo.it

 

Cattolici, fedeli alla Chiesa, non clericali.

Non è questo il sito dove si faccia del gratuito anticlericalismo…eppure amareggia vedere quello che salta fuori dalla vicenda Grisenti: si viene a sapere, quello che già si intuiva, e cioè che la contiguità tra centro sinistra e buona parte del clero trentino che conta, affonda le sue radici in una contiguità ideologica, il catto-comunismo, ma anche in una serie di piaceri, aiuti, favori, non indifferenti… Le donazioni di Grisenti ai vari parroci, alle varie iniziative ecclesiali, non sarebbe nulla di male in sè, se non si affiancasse ad una puntuale alleanza politica spesso troppo evidente. Non è un mistero che laici impegnati in politica, che si battono per i valori non negoziabili, anche con grinta e coraggio, vengano considerati scomodi, mentre gli uomini alla Grisenti, che non hanno mai preso una posizione pubblica un poco coraggiosa, ad esempio in occasione di dibattiti sulla legge 40, sulla ru 486, sul testamento biologico ecc., siano ritenuti a tutti gli effetti degli amici, non solo umanamente, che può sempre andare, ma anche politicamente. Il discorso andrebbe allargato, a parere di chi scrive, a personalità come Dellai e Tarolli, che si dichiarano credenti, non mancano di far giungere soldi al mondo cattolico, ma mai e poi mai si sentono chiamati a testimoniare verità scomode, nei momenti opportuni, quando il dibattito incalza.

La magnadora: da quanti anni?

Lorenzo Dellai ha subito preso le distanze da Silvano Grisenti: non ne sapeva nulla di quanto faceva il suo braccio destro da anni. Eppure la storia della magnadora non è di oggi…ricordiamolo, perchè la memoria è spesso troppo corta, con un articolo di due anni fa.

"In due parole: i risultati delle elezioni sono stati, in Trentino, molto deludenti per la Margherita, malgrado la fitta rete di amministrazioni comunali capeggiate da sindaci di quel partito. Al che, qualche pezzo grosso margheritino avrebbe indirizzato ad alcuni di costoro questa colorita espressione: "Attenzione, che la magnadora l’è alta"; ovvero, nella traduzione dell’Adige che racconta la storia nel numero del 15 aprile: "Attenzione che la mangiatoia è alta, come dire: attenzione, sindaci, visto che non avete portato i consensi attesi…, ora i contributi li riceverete con più difficoltà". Sono parole grosse, e la fonte della rivelazione (l’on. Boato, dei Verdi, che parla – è il minimo – di "frasi vetero-democristiane") è autorevole, ma per un paio di giorni non succede niente. Poi arriva la conferma di Renzo Anderle, sindaco di Pergine e presidente del Consorzio dei Comuni: "C’è stata la telefonata di qualche assessore che si esprimeva in termini poco formali e che ha amareggiato molto". Quella magnadora, nota, "evoca discorsi clientelari".

 Quel "qualche assessore" non viene ancora chiamato per nome, ma è facile ipotizzare che si tratti di Silvano Grisenti, data la sua doppia veste di assessore ai Lavori pubblici e agli Enti locali. Confermata la notizia, partono i commenti. Carlo Andreotti: "In Trentino c’è un regime…, un clima di ricatto… se Dellai non interverrà, le minoranze saranno costrette a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta". Sergio Divina, parlando di "assessore picciotto": "E’ un avvertimento dal sapore decisamente mafioso". E più pragmaticamente Mauro Bondi: per evitare certi rischi, sarebbe bene "separare la delega agli enti locali da quella per i lavori pubblici", "oggi entrambi in mano all’assessore Grisenti" – nota il cronista, ufficializzando quello che ormai tutti avevano capito. E il presidente della Giunta? Dellai spera evidentemente che dopo la prima notizia la faccenda si sgonfi subito e, imprudentemente, smentisce tutto: "Non sono a conoscenza di questi comportamenti e anzi li escludo categoricamente e mi sembra una ricostruzione piuttosto fantasiosa". Dando così modo a Boato, quando la storia arriverà a campeggiare sulla prima pagina dell’Adige, di fargli notare la sua improntitudine: "Perché Dellai ha negato tutto? Se non era a conoscenza delle telefonate avrebbe dovuto dire ‘Non ne so nulla ma approfondirò’". Sia pure in ritardo, finalmente Dellai approfondisce, parlando con Anderle che gli conferma la veridicità della "magnadora alta" di Grisenti.

E a quel punto rilascia una dichiarazione imbarazzata ma soprattutto priva di senso: "L’assessore ha utilizzato, ritenendo di farlo (?), in un contesto confidenziale, espressioni poco opportune ma nulla di più… Il sindaco (Anderle, n.d.r.) ha negato che ci siano elementi in quelle telefonate che possano avere una qualche rilevanza per la magistratura, cosa che era ovvia per me, e quindi penso che si sia montato un caso che non esiste. Penso che al massimo si può giudicare l’opportunità di alcune espressioni colorite ed equivoche privatamente usate dopo il voto dall’assessore con alcuni sindaci appartenenti allo stesso partito, quindi nell’ambito di un rapporto personale". Quest’ultimo argomento è ripreso dallo stesso Grisenti, che neppure si sente in dovere di scusarsi, sia pur tardivamente: "Le frasi rientravano in un normale rapporto fra esponenti politici dello stesso partito… Non c’era nessun tono intimidatorio". Ma siamo matti? Vediamo anzitutto il significato di quella frase. Certo, non è minacciosa, ma è peggio: il guaio (i pochi voti procurati al partito) ormai è fatto, non ha senso ricattare, minacciare. Quella che Grisenti annuncia è una vendetta già decisa. O si trattava di una battuta scherzosa, alla Berlusconi? E vediamo il contesto. Grisenti chiacchierava coi sindaci della crisi della Juventus, amico fra amici? Discuteva di beghe interne del comune partito? O era un rappresentante delle istituzioni, un assessore provinciale, che parlava con dei sindaci, altre figure istituzionali? E la famosa svolta etica di Dellai a cosa si riduce, se tutto quanto è privo di rilevanza penale non merita di essere discusso? Allora basta la magistratura! "E’ troppo facile – commenta Boato – fare le prediche sull’etica nella politica in astratto e poi quando ci si trova di fronte al primo fatto concreto di malcostume politico fare finta che non sia successo niente". Quanto a Grisenti, "è la stessa persona che poche settimane fa… invitava alla formazione politica e culturale… Forse c’è bisogno di qualche presupposto per essere maestri di formazione culturale e politica".(Questo Trentino, 8 maggio 2006)

Ci scrive un’amica, Elisabetta, ragazza madre.

E’ come entrare nelle sabbie mobili. Avete presente? …più ti muovi e più vai sotto.. Non ho nessuno appiglio a cui potermi aggrappare per riuscire a salvarmi. Quindi prima di sprofondare ho deciso di di muovermi ancora di più per far sapere a quanti ignorano e dar voce a chi ha smesso di parlare. Il 7 marzo del 2006 scopro di essere in dolce attesa e il mio ragazzo decide di farmi il lavaggio del cervello per farmi abortire. Il mio datore di lavoro, un avvocato, mi dice senza preamboli che non mi rinnoverà il contratto perchè incinta non gli servo. Alcuni dei miei amici sono spariti mentre altri si preoccupavano di dirmi che “INGRASSANDO” mi sarei rovinata la vita. I miei genitori semplici pensionati mi avrebbero potuto aiutare ma con palesi limiti economici. Scelta logica della nostra società: l’ABORTO.

Scelta logica di una mamma: dare alla luce il proprio amore! Anche grazie all’ausilio del Centro Aiuto alla Vita di Trento oggi posso stringere tra le braccia mio figlio: un dolce terremoto di 22 mesi. Ma contrariamente a quanto pensavo il problema non è mettere al mondo un figlio. Il vero problema è far sì che normali diritti del bimbo e della mamma non vengano calpestati da una società che premia chi uccide e non chi tra mille difficoltà lascia vivere, proteggendolo, quel “bimbo” grande pochi millimetri!!! Ma chi è la “ragazza madre”? E’ prima di tutto un essere dotato di un coraggio straordinario e di un amore infinito! Ma è anche una donna che si è sentita RIFIUTATA e GIUDICATA: << certo che è rimasta incinta!!! l'ha data troppo a troppi!!eh,eh,eh>>, forse questo “signore” non sa che è stata lasciata a pochi mesi dal matrimonio da un idiota che l’ha abbindolata. E che magari quell’idiota è proprio suo figlio! <>. Forse all’Agenzia del Lavoro non sanno che avendo studiato si vorrebbe solo dar frutto ai propri sacrifici. <>. Forse non sanno che la casa dei genitori non è una villa e non capiscono che si ha bisogno di indipendenza. <>Forse non sapevano che la nonna che accudiva il bambino si è ammalata e non può più accudirlo.. Frasi come queste, vi garantisco, fanno davvero male. Se potessi dare un colore a questo dolore lo dipingerei di viola…lo stesso colore dei lividi.

Ma nonostante tutto io, (come tante altre), mi sono rialzata e ho iniziato a correre….solo così il dolore viene sopraffatto dal battito del mio cuore che mi ricorda che sono VIVA! Nel novembre dello scorso anno, riesco a fare un’esperienza lavorativa che mi lascia piacevolmente stupita: l’insegnante di religione! Anche se molto difficile (avevo sottovalutato la materia), da subito ho avuto grandi soddisfazioni e quando tornavo a casa non sentivo la stanchezza ma solo una carica di energia che i miei alunni mi avevano dato! Ma non solo! I sensi di colpa erano dimezzati visto che questo lavoro non toglieva molto tempo a mio figlio! Ma per diventare un’insegnate di religione a pieno titolo devo però studiare e laurearmi….e devo lasciare mio figlio al nido, visto che mia mamma negli ultimi mesi ha iniziato ad avere problemi di salute. Sebbene io non sia a favore degli asili nido, (ritengo che i figli debbano avere la possibilità di restare con la propria mamma almeno fino al compimento dei tre anni), ho dovuto iscrivere mio figlio a quello comunale: 29 bambini prima di lui. Quindi scartando il nido comunale perché non c’è posto, e scartando anche quello privato e le baby sitter perché troppo onerosi…..cosa mi rimaneva? A chi potevo AFFIDARE con sicurezza mio figlio nelle ore in cui lavoravo? Anche questa volta entra in gioco il Centro Aiuto alla Vita di Trento, che mi aiuta economicamente così da poter “sopravvivere” pur non potendo lavorare. E ancora una volta mi sono vergognata! Non poter provvedere da sola al sostentamento mio e di mio figlio mi faceva sentire sempre peggio.. Ma poi ho pensato che questa era solo una situazione provvisoria: a settembre il mio piccolo sarebbe andato al nido ed io avrei iniziato a lavorare come supplente. Così avrei potuto riprendere in mano la mia vita e costruito un sereno e solido futuro per il mio FIGLIO! BOOOOOOOOOOOOM!!!!!!!!!! Non ho imparato la vecchia lezione: ho iniziato a saltare per la felicità e……qualcuno mi ha tolto la terra da sotto i piedi. Per ottenere il posto al nido comunale ho dovuto mettermi in contatto con gli “Assistenti Sociali”.

Dopo DUE mesi, DUE colloqui con DUE persone differenti, TRE telefonate e quasi UNA certezza di poter accedere al nido in settembre (PAROLE LORO), mi sento dire che non sono un caso limite e pertanto loro non possono aiutarmi! <>. Peccato che mia madre non stia bene e mio padre sia un semplice pensionato che sta cercando di pagare il mutuo per un appartamento di 80 mq! Dovrei essere una prostituta, una donna che subisce violenza o una donna perseguitato politica che fugge dal proprio Paese per essere un LORO caso limite???!!! Non è un limite essere costretti ad iscrivere al nido il proprio figlio, perchè si DEVE lavorare non avendo altri mezzi di sostentamento? Ma non è anche un mio diritto avere un’indipendenza economica tale da poter dare certezze a mio figlio. La peggior feccia dell’Italia riesce a rifarsi una vita: assassini e pedofili compresi! Ma un ragazza madre NO. Deve umiliarsi continuamente, non può ambire a nulla, non può essere autonoma, deve camminare a testa bassa e parlare sotto voce, e non può e non deve tante altre cose! E soprattutto DEVE PENTIRSI per NON AVERE ABORTITO… altrimenti viene PUNITA! Allora Puniteci tutte. Punite anche le Vostre madri. PERCHE’ NESSUNA “MADRE” RIMPIANGERA’ IL MOMENTO IN CUI HA PROCREATO E MESSO AL MONDO IL PROPRIO FIGLIO! Elisabetta Lago (la lettera è stata prima inviata a L’Adige, per non bruciarla, che la ha pubblicata sabato con un bel commento del direttore, Pierangelo Giovannetti)

Lorenzo Dellai premia Simon Veil, autrice della legge sull’aborto in Francia.

Già in passato Lorenzo Dellai ha fatto di tutto per ottenere l’appoggio di un partito cattolico, il Centro popolare di Gubert e Conci, allo scopo di annacquare di fronte ai trentini moderati e cattolici l’alleanza con i Ds.

Il Centro di Gubert aveva ricevuto assicurazioni su politiche a favore della famiglia e per la riduzione dell’aborto in Trentino. Finite le elezioni, Dellai abbandò un politico serio e leale come Gubert, perchè non gli serviva più, e nell’arco della legislatura diede il suo tacito appoggio all’utilizzo della Ru486 da parte del primario Emilio Arisi. Ora, mentre da un lato finge di smarcarsi dal Pd con l’Unione per il Trentino, dall’altra corteggia l’Udc di Tarolli e Carli- che sino a poco fa si era autonominato suo sfidante al motto altezzoso “L’alternativa ora c’è”-, per presentarsi ancora una volta come il regista di un progetto moderato per la nostra regione. In contemporanea propone come vincitrice del premio internazionale “Alcide De Gasperi” Simone Jacob Veil, già presidente del Parlamento europeo e soprattutto colei che ha dato il nome alla legge che nel 1975 ha introdotto l’aborto legale in Francia.

Questa la motivazione: “Intelligenza e passione politica nonché dedizione serena al lavoro istituzionale sono, a parere della giuria, le caratteristiche che iscrivono Simone Veil “a pieno titolo fra le personalità che sulla scia di De Gasperi meritano di essere annoverati fra i costruttori dell’Europa”.L’Europa, insomam, si costruisce con leggi che determinano la condanna a morte di 200.000 bambini l’anno.

Veniamo brevemente all’uso della Ru486 in Trentino: nel marzo 2008 Arisi ha interrotto la sperimentazione, giustificandosi con la partenza di una specializzanda che lo aiutava nella somministrazione. Ma come ha scritto Diego Andreatta, sarebbe “interessante sapere, ma in reparto nessuno ne parla, perchè i colleghi non obiettori non seguano Arisi sulla prima linea della Ru486”: perchè c’era solo una specializzanda a distribuire la pillola, se tale pillola è veramente così efficace? ”Significativo un altro dato: anche in precedenza la gestione della Ru486 al Santa Chiara era stata affidata ad una specializzanda che lasciò l’ospedale in relazione a un’indagine giudiziaria, scattata dopo un decesso.

Mentre da tempo si chiede conto dell’esito di un’indagine interna sul caso Santa Chiara, Arisi va avanti garantendo che il problema è solo organizzativo…” (Avvenire, 27 Marzo 2008). Persino Severino Antinori, su Liberazione del 25 marzo, ha dichiarato la sua contrarietà alla pillola abortiva, troppo pericolosa per le donne (tra il resto provoca sterilità in un’alta percentuale di casi).

Di Bernardo, un concittadino, un massone, un “Illuminato”

Angeli e demoni, il primo libro di Dan Brown, parla di una associazione, gli Illuminati, che avrebbe come scopo quello di distruggere la Chiesa. Trattasi del solito polpettone di Brown, dove qualche frammento di verità si mescola a tante idiozie astruse e cervellotiche. Per fare il film, dall’America sono venuti sino a Trento, e qui la cosa si fa curiosa. Perchè? A consultare chi? Perchè alla nostra università di Trento insegna Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro della massoneria italiana del G.O.I, negli anni delle indagini sulla massoneria di Agostino Cordova (per togliergliele fu promosso da Palmi, oscuro paesello della Calabria, a Napoli!), ed ex membro della loggia Zamboni De Rolandis, la loggia bolognese cui appartiene Fabio Roversi Monaco, per tantissimi anni Magnifico Rettore a Bologna…

A Trento Di Bernardo non è molto famoso, se non per qualche sparata, come quando sentenziò che sino a 500 anni fa la Chiesa non riconosceva l’anima alle donne (che cultura per un professore universitario!). Dopo essere stato il più alto grado della massoneria italiana, Di Bernardo ne è uscito ed ha fondato, con Vittorio Mathieu, Severino Antinori, Carlo Freccero ed altri, l’Accademia degli Illuminati, di cui si dice facciano parte, in America, le famiglie dei Rockefeller, dei Rothschild, degli Onassis e dei Clinton ( Panorama, 1/6/2006). In passato hanno avuto rapporti con l’Accademia uomini molto vicini a D’Alema, come Claudio Velardi e Antonio Napoli, oltre che banchieri, principi ecc… Ma ognuno dei potenti interrogati nicchia: sì, ne abbiamo fatto parte, ma poi ne siamo usciti…. “L’esoterismo, afferma Di Bernardo, è alla base della nostra ricerca e la luce può essere identificata sia con la ragione sia con la divinità”. Un tempo gli Illuminati nacquero per combattere i gesuiti (nel 1776, grazie ad Adam Weishaupt, accerrimo nemico della fede cristiana,ndr) ma oggi, secondo Di Bernardo, occorre solo dar vita ad una “religione più genuina”: genuina d’accordo, ma perchè anche esoterica, elitaria, segreta? Sappiamo che Weishaupt si dedicava all’alchimia, alle scienze occulte, all’evocazione di spiriti, ed odiava i gesuiti, che in quegli anni furono scacciati dai sovrani d’Europa, per influsso di alcuni I ministri massoni. Poi, dopo la dispersione e la ricostruzione dell’ordine, non pochi di loro finirono tra le braccia della setta che li aveva umiliati e distrutti.

Anche oggi non mancano alti ecclesiastici nell’Accademia di Di Bernardo. Qualcuno dice addirittura che sociologia a Trento sia nata da un patto tra gesuiti e massoneria locale. Di Bernardo, intervistato da Pinotti, non conferma, ma vanta la sua amicizia con padre Rosa, il gesuita che “circolava” allora in quel di Trento e che proveniva dal centro san Fedele di Milano (quello di Martini); con lui Di Bernardo aveva instaurato “un rapporto di profonda amicizia”… e non sappiamo altro.. Sulla setta degli Illuminati di Baviera, cui Di Bernardo si richiama, esistono testi molto interessanti, come quello dell’abate Barruel, ex massone e quindi addentro alle cose segrete e ai riti esoterici del mondo massonico, oppure l’opera di Mario Arturo Iannaccone. Idealmente vicini al mondo degli Illuminati furono Filippo Buonarroti, fondatore di alcune società segrete che avevano come scopo finale l’instaurazione del comunismo, gli Adelfi, fondati nel 1799 da Luigi Angeloni e l’anarchico Bakunin.