Assaggi 21: Del perché la punizione (pena di morte compresa) sia un bisogno dell’anima umana (Simone Weil)

? stata recentemente approvata la famosa moratoria ONU sulla pena di morte. Grande giubilo delle forze sinistrorse e/o anticristiane. I Radicali, dopo aver perseguito per decenni la condanna a morte degli innocenti (aborto, eutanasia, eccetera), ottengono finalmente l’assoluzione per i colpevoli. Nel mondo alla rovescia che costoro vogliono inaugurare, un provvedimento simile non fa una piega. Ma i cristiani? La soddisfazione di molte organizzazioni cattoliche e di uomini di Chiesa per l’abolizione della pena di morte è incomprensibile. Da Socrate a Tommaso d’Aquino ad Antonio Rosmini, la grande filosofia occidentale approva la pena di morte, considerata come una vera e propria esigenza di giustizia e di carità al contempo. La Tradizione della Chiesa, concorde in questo con il comune sentire di tutte le culture religiose e tradizionali dell’umanità, non ha mai avuto nulla da eccepire (così come moltissimi Santi). Riporto qui un brano di Simone Weil sulla punizione come bisogno (e quasi diritto) dell’anima umana, datato 1949, che può aiutarci a ragionare al di là del sentimentalismo e dell’emotività.

La punizione è un bisogno vitale dell’anima umana. ? di due tipi: disciplinare e penale. Le punizioni del primo tipo offrono una sicurezza contro quelle mancanze nei confronti delle quali la lotta sarebbe troppo estenuante se fosse priva di un sostegno esteriore. Ma la punizione più indispensabile all’anima è la punizione del delitto. Col delitto l’uomo si pone da sé al di fuori di quella rete di obblighi eterni che uniscono ogni essere umano a tutti gli altri. Egli può esservi reintegrato soltanto con la punizione; interamente, se v’è consenso da parte sua, e parzialmente se non ve n’è.
Come il solo modo di testimoniare rispetto a chi soffra la fame è dargli da mangiare, così l’unico modo di testimoniare rispetto a chi si è posto fuori della legge è reintegrarlo nella legge sottoponendolo alla punizione che essa prescrive.
Il bisogno di punizione non è soddisfatto quando il codice penale, come avviene di solito, sia solo una procedura di costrizione mediante il terrore.
La soddisfazione di questo bisogno esige anzitutto che quanto riguarda il diritto penale abbia un carattere solenne e sacro; che la maestà della legge si comunichi al tribunale, alla polizia, all’accusato, al condannato, e che questo avvenga persino nei casi poco importanti, purché comportino privazione di libertà. Occorre che la punizione sia un onore, che non solo cancelli la vergogna del delitto, ma venga considerata un’educazione supplementare a essere maggiormente devoti al pubblico bene. Occorre anche che la gravità della pena risponda al carattere degli obblighi violati e non all’interesse della sicurezza sociale.
La sconsideratezza della polizia, la leggerezza dei magistrati, il regime delle prigioni, il declassamento definitivo dei pregiudicati, la scala delle pene che prevede una punizione assai più crudele per dieci furti insignificanti che per uno stupro o per certi assassinii, e che inoltre prevede punizioni per il semplice incidente, tutto ciò impedisce che esista fra noi qualunque cosa meriti il nome di punizione.
Per gli errori come per i delitti, il grado di impunità deve aumentare non quando si sale ma quando si scende la scala sociale. Altrimenti le sofferenze imposte sono sentite come costrizioni o persino come abuso di potere, e non costituiscono punizioni. La punizione esiste solo se, in un qualche momento, foss’anche quando tutto fosse finito e quindi nel ricordo, la sofferenza si associa alla coscienza della giustizia. Come il musicista desta con i suoni il sentimento della bellezza, così il sistema penale deve destare nel delinquente il sentimento della giustizia mediante il dolore, o persino, se occorre, mediante la morte. Come dell’apprendista che si è ferito diciamo che il mestiere gli è entrato in corpo, così la punizione è un metodo per far entrare la giustizia nell’animo del delinquente mediante la sofferenza nella carne.
Il problema della procedura migliore per impedire che si stabilisca nelle alte sfere una cospirazione volta a ottenere l’impunità è uno dei problemi politici più difficili da risolvere. Può essere risolto soltanto se uno o più uomini hanno l’incarico di impedire tale cospirazione e si trovano in una situazione tale da non essere tentati di farne parte”.
(da Simone Weil, La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano)

Assaggi n. 20: “Svelare al cosmo stesso la sua magnificenza”. Liturgia e bellezza secondo Ratzinger ’85

“? divenuto sempre più percepibile il pauroso impoverimento che si manifesta dove si scaccia la bellezza e ci si assoggetta solo all’utile. L’esperienza ha mostrato come il ripiegamento sull’unica categoria del “comprensibile a tutti” non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere. Liturgia “semplice” non significa misera o a buon mercato: c’è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica”.
(…)
“Una Chiesa che si riduca solo a fare della musica “corrente” cade nell’inetto e diviene essa stessa inetta. La Chiesa ha il dovere di essere anche “città della gloria”, luogo dove sono raccolte e portate all’orecchio di Dio le voci più profonde dell’umanità. La Chiesa non può appagarsi del solo ordinario, del solo usuale: deve ridestare la voce del Cosmo, glorificando il Creatore e svelando al Cosmo stesso la sua magnificenza, rendendolo bello, abitabile, umano” (Card. Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, 1985).

Assaggi n. 19: Il Natale di Rino Cammilleri

da rinocammilleri.it: Natale. La festa più bella diventata la più odiosa. Scervellarsi per scegliere i regali, pigiarsi con la gente nei negozi, rimetterci la tredicesima. Riempirsi la casa e riempire l’altrui di cose inutili. Chi non ha famiglia o ha contrasti all’interno di essa odia questa festa vieppiù. Il politically correct ha raggiunto il capolavoro del ridicolo sfrattando Cristo dal di Lui compleanno, così che si festeggia e si sta in ferie senza motivo.

Luci e neon e palline colorate e finta allegria fino alle 20,00 del 24 sera, poi di colpo il silenzio. Poi due giorni di negozi chiusi e città fantasma. Natale coi film di Pieraccioni e De Sica e Boldi. Qualcuno si spara. Qualcun altro spara ai parenti.

Natale, che comincia a novembre e finisce il 7 gennaio. Nessuno era riuscito ad abolire il Natale cristiano, neanche Hitler.

C’è riuscita la stupidità umana. Meglio ricordarsi che l’8 dicembre si è aperto l’anno giubilare di Lourdes e che si può lucrare l’indulgenza plenaria per sé, per le anime del Purgatorio o per chi si vuole.

Se proprio non avete per chi chiederla, chiedetela per me, che non vedo l’ora, ogni anno, che passino i due mesi natalizi.

Auguri a tutti voi, cari lettori, soprattutto a quelli per cui il Natale non sarà affatto felice.

Barzellette …di Natale.

Un frate bussa alla porta del paradiso: Per favore aprite! Chi è? Un cappuccino. Nessuno lo ha ordinato!

 Il catechsita: cosa ha detto Lazzaro appena risuscitato? Pierino: sono vivo per miracolo!

Il padre alla figlia: Ma come, sei fidanzata con il fornaio ed esci col salumiere? La Figlia: non si vive di solo pane…!

Pio Xi un giorno ricevette una gigantesca signora inglese. Figlia mia, cosa vi porta in Vaticano? La fede, Santità? Terminata l’udienza il papa disseal suo segretario: E’ proprio vero che la fede sposta le montagne!

Signora, domanda un doganiera ad una donna che sta rientrando dalla Francia, cosa c’è in questa bottiglia? Acqua di Lourdes. Davvero? A me sembra cognac! Oh, miracolo, miracolo!

Due frati si incontrano. Uno dice: san Francesco è malato. O poveretto, dice l’altro, cosa ha? L’aviaria! Glielo avevo detto di non parlare agli uccelli!

 

Il Padre Eterno chiama a rapporto san Pietro: Perchè hai castigato quell’angelo? Perchè spiava gli uomini dal buco dell’ozono!

Pierino vede le candele davanti alla statua di Sant’Antonio ed esclama: Mamma, compie gli anni quello lì?

Giovanna D’Arco: il primo esempio… di gioventù bruciata…

Natale: giorno in cui il frigorifero batte la televisione.

Assaggi n. 18: Un fantasma si aggira per l’Europa

Oggi si può ben dire, parafrasando tutt’altre affermazioni, che un formidabile ” fantasma ” percorre le strade dell’Europa tecnologica. Dovunque appaia, suscita speranze, provoca reazioni, scatena forze represse, inespresse, insospettate. Ha tutte le caratteristiche naturali delle eruzioni vulcaniche: è come se risorgesse dal profondo delle coscienze e risvegliasse gli spiriti immersi nel sonno beota dell’opulenza, e scuotesse da un troppo prolungato letargo gli uomini imbarbariti dal bisogno, atomizzati dall’incertezza, dilaniati dalla relatività.
? un ” fantasma ” che si riteneva esorcizzato e definitivamente sepolto nella polvere del tempo. Ma eccolo invece risorgere dalle sue stesse ceneri come l’Araba fenice, più vivo che mai, e corrusco, e vitale, e invincibile, proteso come un arco verso le mete del Terzo Millennio della civiltà umana. Quelle stesse mete che parevano seriamente ipotecate dal sincretismo religioso, dal materialismo storico, dal velleitarismo utopistico dei ” nuovi barbari “, figli tutti di una medesima concezione riduttiva della persona umana. Grazie a quel ” fantasma “, che sembra scaturito dalla cultura stessa dell’Occidente come Minerva dal cervello di Giove, hanno riacquistato voce i silenziosi, unitarietà gli sbandati, vessilli i crociati, certezze i titubanti, potenza i deboli. Ma anche i valori ed i princìpi da tutti costoro difesi, sono stati riesumati, rilanciati ed esaltati davanti agli occhi di un mondo stupefatto e incredulo. Quel ” fantasma ” si chiama Tradizione. (Emilio Cavaterra)

Assaggi nn. 10-15: Non c’è comunità senza una metafisica comune. La posizione di alcuni pensatori e del Papa

“In ogni società superiore, viva, il corpo sociale appare dominato, vivificato, da una realtà suprema, oggetto comune e punto di convergenza degli spiriti e delle volontà. La fede in questa realtà è la sua anima e il vincolo che unisce gli associati. Soltanto grazie alla fede il corpo sociale continua ad esistere e si sviluppa, nella misura in cui tutti comunicano in essa, in cui ciascuno le sottomette la propria logica, il proprio egoismo, il proprio immediato benessere” (Augustin Cochin, Meccanica della Rivoluzione).

“Tutti i vostri sostegni sono troppo fragili se il vostro Stato conserva la tendenza verso la terra, ma legatelo alle altezze del cielo con un anelito più elevato, dategli un collegamento con l’universo ed avrete in lui una molla che non stanca mai e vedrete i vostri sforzi abbondantemente ricompensati” (Novalis, Cristianità o Europa).

“Il principio dell’unità della società umana risiede al di sopra di questa” (Gustave Thibon, Ritorno al reale).

“Il concetto di cultura si attua solo allorchè l’ideale che ne determina l’indirizzo è più elevato degli interessi rivendicati dalla comunità stessa. La cultura deve avere un indirizzo metafisico, altrimenti non esiste” (Johan Huizinga, La crisi della civiltà).

“Anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini ad una libera adesione all’ordinamento comunitario. La libertà necessita di una convinzione; una convinzione non esiste da sé, ma deve essere sempre di nuovo riconquistata comunitariamente” (Benedetto XVI, enciclica Spe salvi, 30 novembre 2007).

“Gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del ‘da dove’ e del ‘verso dove’, gli interrogativi della religione e dell’ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla “scienza” intesa in questo modo e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo (…) in questo modo (…) l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità” (Joseph Ratzinger, “Discorso di Ratisbona” del 12 settembre 2006).

Assaggi n. 9: La Madonna ci chiede di recitare il Rosario ogni giorno per sconfiggere le forze del male

“La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male. Come segno della nostra partecipazione alla sua offensiva, Ella chiede fra l’altro la conversione del cuore, una grande devozione alla Santa Eucaristia, la recita quotidiana della corona, la preghiera senza tregua e senza ipocrisia, l’accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo. Queste potrebbero sembrare delle piccole cose, ma sono potenti nelle mani di Dio al quale niente è impossibile. Come il giovane Davide che, con una piccola pietra ed una fionda, ha abbattuto il gigante Golia venuto al suo incontro armato di una spada, di una lancia e di un giavellotto (cf. 1 Sam 17, 4-51), anche noi, coi piccoli grani della nostra corona, potremo affrontare eroicamente gli assalti del nostro avversario temibile e vincerlo”. (Card. Ivan Dias, dalla omelia di pochi giorni fa a Lourdes)

Assaggi n. 6: Pane di Vita

“Il miracolo durò un mese. Ogni mattino, ritrovavo affascinato quella luce che faceva impallidire il giorno, quella dolcezza che non dimenticherò mai, e che è tutta la mia sapienza teologica.La necessità di prolungare il mio soggiorno sulla terra mentre c’era tutto quel cielo a portata di mano non mi appariva molto chiara, e l’accettavo per riconoscenza più che per convinzione. Tuttavia, luce e dolcezza perdevano ogni giorno un po’ della loro intensità. Infine scomparvero, senza che per questo fossi restituito alla solitudine. La verità mi sarebbe stata data diversamente, avrei dovuto cercare dopo aver trovato. Un padre dello Spirito Santo incominciò a prepararmi al battesimo istruendomi sulla religione, della quale non devo precisare che non conoscevo niente. Ciò che mi disse della dottrina cristiana, l’aspettavo e lo ricevetti con gioia; l’insegnamento della Chiesa era vero fino all’ultima virgola, e ne prendevo atto ad ogni linea con rinnovate acclamazioni, come si applaude un colpo andato a segno. Una cosa sola mi sorprese: l’eucarestia; non che mi sembrasse incredibile: ma mi stupiva che la carità divina avesse trovato questo metodo inaudito per comunicarsi, e soprattutto che avesse scelto, per farlo, il pane, che è l’alimento del povero e il cibo preferito dei ragazzi. Di tutti i doni profusi davanti a me dal cristianesimo, era certo il più bello” (da André Frossard, “Dio esiste, io l’ho incontrato”).

Degustazioni n. 5: Vino e cattolicità

…Mi chiedo se Giovanni compatirebbe, in me prete, questo coincidere di due ritrovamenti, la Città e il vino, il vino italiano che mi sembra sacro e rituale a sua volta, con in più la illusione di uno spirituale terrenizzato, non profanamente. Costantini è veneto d’orgine, una periferia d’Italia non così ricca di sole, ma mi ha portato in tavola un vino delle sue parti che si spreme dalle “orecie” (orecchie) del grappolo ossia dall’uva più matura: di qui prende il nome, “recioto”, e è dolce senza niente di blando, anzi su un fondo sapido, robusto, con toni persino gravi. Colore, rubino scuro, o forse amaranto. Uno dei più squisiti scacciapensieri che un uomo civile si possa concedere. Così concludendo non compio d’altronde il mio pensiero, che mentre annoto, mi porta oltre la fortuità sensualità a riflettere: dal cattolicesimo al vino c’è un nesso ecologico, di habitat, ovvio anche se nessuno lo ha mai studiato, e ce n’è un altro liturgico-sacrale. Ma a perfezionarli vedo un terzo rapporto, psichico; perché l’animo cattolico è spontaneo nei luoghi dove il vino, più che una bevanda, è un conforto necessario, una ragione vitale. (Vitis, vita). Quanto a me, in questo momento, ho idea di non riabituarmi più alla birra e al kirsch. E è soltanto una passeggera impressione, purtroppo. Io non sono cattolico che volonterosamente, non d’istinto, non “radicitus”. (da Guido Morselli, “Roma senza papa”)

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