L’uomo tra Amore ed indifferenza (Ernest Hello 1828-1885)

Lo spirito del male dice: "riposati, che farai nella mischia?…Il male è sempre esistito ed esisterà sempre …Il demonio dice: "Lasciati cullare; non far niente, non amar niente e sarai unito a me, perché io sono il Niente".

 

Così l’uomo, non avendo voluto unirsi d’una viva unione con quelli che abitano nell’amore, discende a poco a poco, durante il sonno, in quell’indifferenza glaciale, placida e tollerante, che non si indigna di niente, perché non ama niente, e che si crede dolce perché è morta. E il demonio, vedendo quest’uomo immobile, gli dice: "Tu gusti il riposo del savio"; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: "Tu domini entrambi"; vedendolo inattivo, gli dice: "Tu non fai del male"; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna ed il male, vedendolo destituito dalla collera dell’Amore, gli dice: "Io t’ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità", perché il demonio pronuncia spesso le parole di tolleranza e carità.

 

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Il penoso non-senso del matematico saccente

di Giacomo Samek Lodovici

Piergiorgio Odifreddi non finisce mai di fornire occasioni di decostruzione. Commentando sul suo blog (affidatogli dal sito di la Repubblica, che gli ha così dato un’enorme visibilità: per questo bisogna, ogni tanto, prendere in considerazione le sue uscite) le inqualificabili gravissime violenze commesse a Roma dai cosiddetti “indignati”, Odifreddi non ha speso una solo parola di condanna per i fatti avvenuti.

Speriamo davvero che non sia vero che chi tace acconsente, anche se potrebbero far pensare male affermazioni odifreddiane come: “Le manifestazioni di ieri hanno mostrato che anche in Italia la rabbia sale. Con ragione, ovviamente, visto da un lato il convergere della crisi economica mondiale e della crisi politica italiana, e dall’altro la mancanza di prospettive realistiche per risolverle entrambe. Non c’è dunque da stupirsi che qualcuno si secchi e passi alle maniere forti. Semmai, da stupirsi c’è che siano pochi a farlo” e questo “mentre la maggioranza dell’intorpidita popolazione sembra pensare o che le cose vadano bene così (la maggioranza governativa), o che esse si possano cambiare con azioni dimostrative quali una mezza giornata di assenteismo parlamentare o una manifestazione pacifica (l’opposizione)”. Ma è meglio non pensar male e sicuramente ci sbagliamo.

Odifreddi non ha trovato di meglio che prendersela con padre Lombardi, portavoce della Santa Sede. Per quale motivo? Quasi tutti i media hanno riportato le immagini di uno di quei beceri violenti che, volontariamente entrato nella sala di una casa parrocchiale, ha preso una statua della Madonna di Lourdes e l’ha poi distrutta in strada. A quanto si legge, i suoi sodali hanno preso e distrutto anche un crocifisso. Padre Lombardi ha espresso una condanna per “gli atti di offesa alla sensibilità dei credenti”.
Per Odifreddi questa reazione “è semplicemente comica. […] Che tra tutti i problemi di cui ci dovremmo preoccupare in questo momento ci fosse pure l’incolumità delle statuette della Madonna, non l’avremmo mai immaginato, se padre Lombardi non ce l’avesse fatto notare! E solo nel Sud del mondo (europeo o americano) qualcuno poteva pensare, e addirittura dire, che rompere un pezzo di gesso senza nessun valore potesse costituire un’offesa alla sensibilità di qualcuno. Anche se negli Stati Uniti, protestanti e più attenti a certe cose, i cattolici vengono non a caso chiamati “adoratori di statue””.

Ora, il blog di Odifreddi si intitola “”Il non senso della vita” e sarebbe meglio per lui poter rubricare le sue parole citate tra i non sensi. Se avesse scritto delle parole senza senso (degli strani versi, dei rumori), avrebbe con ciò dismesso l’esercizio della sua razionalità che (come dice già Aristotele quando confuta i negatori del principio di non contraddizione) è legata anche alla capacità di proferire (salvo patologie) parole sensate invece che meri suoni, ma avrebbe evitato di esporsi al ludibrio.

Intanto, da quel che scrive Odifreddi sembra che padre Lombardi si sia interessato solo della statua distrutta, quando invece il portavoce vaticano ha nettamente condannato tutte le violenze di sabato scorso, richiamando il commento che già aveva pronunciato il cardinale Vallini, vicario di Roma: “Le violenze avvenute ieri a Roma sono inaccettabili e ingiustificate. Condanniamo tutte le violenze e anche quelle ulteriori contro i simboli religiosi”, ha detto padre Lombardi all’Adnkronos. E, ancora, “Il card. Vallini, Vicario di Roma, ha già espresso bene il sentimento di sgomento e di tristezza per quanto è accaduto ieri. Esprimiamo condanna per le violenze immotivate e gli atti di offesa alla sensibilità dei credenti compiuti ieri”. Queste le parole di Lombardi.
Ma curiosamente Odifreddi ne ha omesso una parte. E, com’è noto, omettendo una parte di un discorso lo si può stravolgere o rendere spropositato. Purtroppo per Odifreddi, è vero che il suo discorso qui lo abbiamo necessariamente stralciato, ma sul suo blog è invece presente intero… nessuno lo ha stravolto, ed esprime davvero una pochezza non comune. Odifreddi scrive che “solo nel Sud del mondo (europeo o americano) qualcuno poteva pensare, e addirittura dire, che rompere un pezzo di gesso senza nessun valore potesse costituire un’offesa alla sensibilità di qualcuno”.

Proprio un ragionamento penoso. Ovviamente il problema non è il valore del gesso della statua, ma il valore simbolico del suo furto e della sua distruzione. Se qualcuno brucia la bandiera italiana o si mette volutamente a vomitare su un libro di Odifreddi il problema non è il valore della stoffa della bandiera e della carta del libro. Il problema è che il significato del gesto è offensivo.

E non perché i cattolici siano degli “adoratori di statue”. Come spiega molto chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica (punto 2132), “Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, “l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato” [San Basilio di Cesarea, Liber de Spiritu Sancto, 18, 45: PG 32, 149C] e “chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto” [Concilio di Nicea II: Denz. -Sch?nm., 601; cf Concilio di Trento: ibid., 1821-1825; Conc. Ecum. Vat. II: Sacrosanctum concilium 126; Id., Lumen gentium, 67]. L’onore tributato alle sacre immagini è una “venerazione rispettosa”, non un’adorazione che conviene solo a Dio”.

da www.labussolaquotidiana.it
19-10-2011

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H. Heine sull’anima tedesca

Ha scritto Heinrich Heine: “Il cristianesimo ha addolcito, sino ad un certo punto, il brutale ardore battagliero dei Germani; ma non l’ha potuto distruggere. Quando la Croce, questo talismano che li incatena, verrà a spezzarsi, allora proromperà di nuovo la ferocia degli antichi combattenti. Allora le vecchie divinità guerriere si leveranno dalle loro tombe, toglieranno dai loro occhi la polvere secolare: Thor si drizzerà col suo martello gigantesco e demolirà le cattedrali gotiche”.

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Un po’ di umorismo

Sul Foglio ci sono sempre alcune piccole rubriche molto divertenti: di Camillo Langone, Andrea Marcenaro, Pierangelo Buttafuoco e Maurizio Milani. Ne riporto alcune:

Ieri ho scritto a un sindaco dell’Appennino piacentino: “Sindaco, sono un operaio della provincia di Lodi, mi piace una ragazza che abita nel suo comune. Come faccio? Può aiutarmi? La saluto con stima”. Risponde: “Caro ragazzo della provincia di Lodi, ho capito chi ti piace. Piace anche a me, ma non ho il coraggio di dirglielo. Posso mandare dei fiori a tuo nome?”. di Maurizio Milani

Non va detto, primo, perché non si dovrebbe dire mai e di nessuno, secondo, perché le persone non valgono solo per l’aspetto esteriore, o per quello interiore, l’uno separato dall’altro, ma nella loro interezza, nella loro unicità. Non va detto, perché abbiamo tutti imparato, o meglio ancora, ci è stato insegnato col tempo, col tempo e con tanta fatica, che far dipendere il proprio giudizio dai canoni estetici correnti, e non voglio dire commerciali, significa alla fine involgarirlo, banalizzarlo, mancare di rispetto a se stessi prima ancora che alla persona inchiodata dal nostro giudizio, significa piegarsi a una visione rachitica della bellezza, amputata della sensibilità, dell’apertura verso l’altro, della disponibilità umana e perfino della fantasia. Non va detto, soprattutto, riferendosi a una donna, la quale solo varrebbe, figurarsi, se guardata con criteri maschilisti, eppure solo con quel metro rischia, in effetti, di venire ancora ed esclusivamente misurata, laddove il maschio addirittura con un intero ventaglio di criteri. Certo però che quell’Ophelia era un gran cesso. di Andrea Marcenaro.

"Qui una parte almeno di questi soldi pare che sia andata, prima, ai Ds e, poi, al Pd. C’è un imprenditore, un costruttore…”. Marco Travaglio non ha fatto in tempo a concludere la sua frase, la stava registrando sul web “Passaparola”, che è arrivato il terremoto in Piemonte e i muri della sua casa di Torino hanno cominciato a tremare vistosamente. Il vicedirettore del Fatto quotidiano si è guardato intorno con gli occhi pieni di spavento, ha fatto in tempo a dire soltanto “oh, cazzo!” e ha abbandonato a precipizio la scrivania. Questo ieri. Oggi attaccheremo la casa di Gad (Lerner)  in Odalengo Grande (Monferrato) con 5-6 milioni di zanzare tigre. di A. Marcenaro

Madonnina, sono moderatamente contento per Scola arcivescovo di Milano. Sarei stato molto contento se il Papa avesse nominato Crepaldi, moltissimo contentissimo se avesse nominato Negri. Ma nonostante Scola sia troppo teologo per i miei gusti (non c’è bisogno di teologia, c’è bisogno di Maria), nonostante lo sgarbo a Venezia a cui viene fatto sapere che il suo patriarcato vale meno di un’arcidiocesi, mi commuove l’idea che a Milano ci sia un arcivescovo cattolico. Non succedeva dal 1979. Io ho campato tutta una vita milanocentrica senza nemmeno riuscire a immaginarmelo, un arcivescovo cattolico. Ormai non ci speravo quasi più, pensavo che dopo Martini e Tettamanzi sarebbero arrivati direttamente i loro amici imam e buonanotte. Invece, Madonnina, ecco la smentita delle mie fosche previsioni: dopo tanti anni, nuovamente, ti te dominet Milan. di Camillo Langone

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Brain Training? Basta leggere un racconto di Agatha Christie

Recentemente mi è capitato di leggere il racconto giallo Assassinio sull’Orient-Express, uno dei più noti capolavori della scrittrice inglese Agatha Christie (1890-1978). Questa prova della “regina del giallo” tiene incollati dalla prima all’ultima pagina, ma non solo! Infatti, anche nei momenti in cui non si sta concretamente leggendo, magari mentre si cammina per strada o si fanno le pulizie di casa, ci si ritrova a fare congetture atte a risolvere il caso (…spesso senza riuscirci). Le soluzioni dei racconti della Christie, infatti, sono complicate tanto quanto la risoluzione del Cubo di Rubik.
Mentre si leggono questi ingegnosissimi racconti gialli bisognerebbe avere a propria disposizione una matita e un foglio, per segnarsi tutte le sfumature che emergono dagli interrogatori: ogni sospiro, ogni espressione del volto, ogni parola, ogni virgola potrebbe essere determinante…
Infine, quando nelle ultime pagine del racconto l’investigatore Poirot o l’investigatrice Miss Marple dettagliano i particolari che li hanno portati alla soluzione del dilemma, capita spesso di pensare: “Caspita, come ho fatto a non notarlo?”.

Insomma, oltre ad essere un ottimo strumento per passare qualche ora divertendosi, gli intriganti racconti della Christie sono anche un eccellente metodo per mantenere il cervello allenato: alla faccia di tutti i giochini del Nintendo e della Wii…

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