J.L. Tauran, è stato nominato dal papa al Pontifico Consiglio per il Dialogo. E’ una nomina che dice molto dell’idea che il pontefice ha del Medio Oriente. Infatti Tauran è un ex ministro degli esteri vaticano, convinto che la questione palestinese sia la madre di tutte le guerre. Sentiamo cosa diceva.
Il cardinale Jean-Louis Tauran è stato per tredici anni “ministro degli Esteri” della Santa Sede prima di venir elevato alla porpora nell’autunno scorso. Ha visto esplodere la crisi degli ostaggi a New York, dove è in visita. Come giudica questa nuova crisi in Iraq? “E’ molto grave. Quando si vedono queste immagini non è un progresso ma un regresso. La Santa Sede ha sempre sostenuto lo ius in bello. Anche quando si fa la guerra, c’è un modo di condurla che rispetta la legge. La reazione del presidente Bush è stata molto chiara. Normalmente l’esercito americano non si comporta così, ma ciò che abbiamo visto è deplorevole”. Durante il dibattito precedente alla guerra alcuni avevano sottolineato il rischio che l’intervento, con i suoi effetti, avrebbe complicato la lotta al terrorismo invece di aiutarla. “Certo, la posizione del Papa è stata molto chiara: la violenza genera più violenza, e la guerra più guerra”. Si stanno realizzando quelle previsioni? “Certamente il Papa non parla a vuoto. Aveva delle ragioni, soprattutto su questo concetto della guerra preventiva: ora si vede molto bene che non ha eliminato il terrorismo”. Ma ora che la guerra è avvenuta, la Santa Sede appoggia il processo per stabilizzare l’Iraq? “Sulla legittimità del conflitto si scriveranno bellissime tesi, ma ormai il fatto è compiuto. Adesso dobbiamo guardare al futuro, e vedere come aiutare il popolo iracheno a ritrovare la sovranità”. Come si può raggiungere questo obiettivo? “Ogni componente della società deve essere consultata, perché il governo non può essere imposto dall’esterno. Grazie a Dio adesso tutti capiscono che serve un ricorso alla comunità internazionale nel suo insieme. Questo è in armonia con la Carta dell’Onu. L’Iraq ha bisogno di ritrovare senza indugio la sua sovranità”. Bisognava tenere le elezioni prima di passare i poteri? “Non ho gli elementi per dirlo, ma il voto è : necessario perché gli iracheni devono decidere il loro futuro e riconoscersi nel nuovo governo. Deve essere l’esecutivo che piace a loro, non agli Stati uniti”. La data del 30 giugno per il passaggio dei poteri è realistica? “Non lo so, ma comunque è qui che serve una concertazione internazionale, perché la guerra si può lanciare da soli, ma la pace va fatta tutti insieme”. Volete una nuova risoluzione dell’Onu per approvare il governo e creare una forza multinazionale? “Sì, purché sia una forza internazionale che rappresenti l’intera comunità. Ma sarà una cosa molto difficile da mettere in piedi. Serviranno migliaia di uomini e non so quanti Paesi sono disposti a questo sforzo”. Che cosa bisognerebbe fare, secondo lei, per contrastare in maniera più efficace il terrorismo? “Non si batte con la violenza, ma capendo perché alcune persone ricorrono a quest’arma indegna dell’uomo. Ci sono dei motivi, vuol dire che le giuste aspirazioni di alcuni popoli non sono soddisfatte. Poi la mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese è la madre di tutte le crisi. Una volta sciolto questo nodo, il Medio Oriente cambierebbe. Finché non verrà superato, ci sono molte probabilità che il terrorismo continui e si allarghi”. Come giudica la situazione tra israeliani e palestinesi? “Ho l’impressione che invece di progredire andiamo indietro. Uno si domanda se non siamo passati da un processo di pace a un processo di guerra, una specie di strategia del caos. Intanto le persone soffrono, da una parte è dall’altra, perché non possiamo dimenticare la popolazione israeliana che vive con l’incubo quotidiano del kamikaze. Serve una presenza amica che aiuti i palestinesi e gli israeliani a parlarsi. Non una forza militare di interposizione, ma osservatori internazionali”. Gli Stati Uniti sono ancora un mediatore credibile? “Preferisco non commentare”. Qual è il suo giudizio sul muro che Israele sta costruendo? “Ognuno ha diritto di costruire un muro per proteggersi quando si sente in pericolo. Ma deve farlo nel proprio giardino, non in quello del vicino”. Quale futuro vorreste per Gerusalemme? “La Santa Sede ha sempre perorato uno statuto speciale, internazionalmente garantito, per la città intra muros che contiene le parti più sacre alle tre religioni, affinché in futuro nessuno possa rivendicare il controllo esclusivo di questo patrimonio spirituale dell’umanità”. La democrazia può attecchire in Medio Oriente? “Certo. Le intuizioni fondamentali della democrazia sono valide per tutti i sistemi, ma in armonia con la storia. Bisogna adattarle alla realtà locale”. A cura di P. Mastrolilli (La Stampa 05.05.04)
Tutte le crisi dipendono dal problema israelo-palestinese” Roma, 27 giu. (Apcom) – Il conflitto in Medio oriente “non è una guerra di religione”: lo sottolinea il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente in pectore del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. “E’ molto importante sottolineare che non si tratta di una guerra di religione, la religione non è al principio della crisi”, ha detto Tauran intervenendo ad una tavola rotonda organizzato dalla rivista Aspenia, a Roma. “Tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI c’è continuità”, ha rimarcato il porporato francese che è stato a lungo ministro degli esteri della Santa Sede sotto Wojtyla, “forse con la sfumatura che Benedetto XVI è molto preoccupato dalla precarietà dei cristiani in Medio Oriente”. Un problema di fronte al quale, secondo Tauran, “la comunità internazionale dev’essere più presente per aiutare le parti in conflitto a sedersi ad un tavolo per guardarsi, ascoltarsi”. L’analisi del cardinal Tauran è che “fintantoché il problema israelo- plestinese non è risolto, tutte le crisi del Medio oriente continuano. Le persone vivono continuamente nella guerra. Ricordo quando ero in Libano – ha raccontato il porporato francese – e i ragazzini giocavano alla guerra con piccoli mitragliatrici di legno, erano immersi in questo clima di guerra”. Al tempo stesso, ha sottolineato, “non ci sarà pace se la questione dei luoghi santi non sarà affrontata in modo adeguato”. Da questo punto di vista, secondo Tauran la città antica di Gerusalemme “dovrebbe essere ogetto di uno statuto speciale internazionalmente garantito”, perché “solo la comunità internazionale può garantirne la stabilità e conservare il carattere unico e sacro” del luogo sacro a cristiani, ebrei e musulmani.
Libertà e persona promuove la partecipazione al Family Day e invita quanti volessero aderire a compilare il modulo di adesione al più presto. La nostra associazione da sempre ritiene che la Famiglia sia un bene primario da tutelare e promuovere perché fondamento della nostra società. Questo non significa disprezzare coloro che la pensano in modo diverso, o peggio ancora essere “omofobici”, ma c’è sostanziale differenza tra il rispettare le differenze individuali e il promuoverle come paradigma sociale. Noi riteniamo che i diritti individuali di tutti vadano salvaguardati sempre, ma la famiglia, va non solo salvaguardata nei suoi diritti, ma supportata e sostenuta poiché senza una famiglia forte la società inevitabilmente si sgretola. E’ per questo che vi invitiamo a partecipare a Family day, perché riteniamo giusto ribadire che la famiglia non si discute.
Conferenza Episcopale Italiana
Riportiamo la lettera aperta scritta a Margherita Cogo su L’Adige recentemente dal MpV. La Cogo non ha mai risposto, come sempre…intanto ieri l’Adige ha riportato il caso di una donna costretta a usare la Ru 486 all’osepdale di Trento, contro voglia e con gravi effetti collaterali. “In merito al prestigioso traguardo raggiunto dal prof. Arisi dei 100 aborti farmacologici, si vuole ricordare che il Centro Aiuto alla Vita, nel solo 2006, ha aiutato a far nascere 103 bambini. Stupisce il fatto che si debba sempre leggere notizie relative ai successi ottenuti in fatto di aborti, con sistemi e metodi innovativi, progressisti, moderni, e quando invece si aiuta in maniera concreta una donna a portare a termine la sua gravidanza, senza nessuna scoperta scientifica particolare, se non quella dell’ascolto e dell’aiuto concreto, si passa da persone bigotte. Entrando nel merito di ciò che la vicepresidente Cogo ha affermato: “La pillola RU486, la cui efficacia e sicurezza sono dimostrate da studi scientifici, permette di praticare l’aborto senza pericoli per la salute delle persone”, si può notare come la Cogo utilizzi la solita superficialità con cui si è ormai soliti parlare di aborto e di varie forme di contraccezione. La vicepresidente parla di studi scientifici, ma senza dire quali. Il fatto è che ci risulta che la RU486 non è proprio sicura, come si vuol far credere. Un recente studio condotto da Centers for Disease Control and Prevention, ad Atlanta negli USA, descrive i casi di 4 morti dovuti ad endometriosi e sindrome da shock tossico associato al batterio Clostridium sordellii, casi verificati nella settimana successiva all’aborto chimico. Inoltre aggiunge alcuni effetti collaterali, come tachicardia, ipotensione, edema, vischiosità del sangue, profonda leucocitosi (M. Fischer, J. Bhatnagar, J. Guarner, et al., in “New England Journal of Medicine”, Dec. 2005). Ma soffermiamoci sull’effetto letale. Nel settembre 2003 in California muore Holly Patterson, una giovane diciottenne, a causa di shock anafilattico. Il 19 luglio 2005 la Food and Drug Administration (FDA), l’ente di controllo sui farmaci degli USA, ha reso di dominio pubblico “quattro casi di morti settiche negli Stati Uniti, in particolare in California, fra settembre 2003 e giugno 2005, a seguito di aborto medico con RU486”, i quali si vanno ad aggiungere ad un caso analogo accertato nel 2001 in Canada. Il 17 marzo 2006 (solo un anno fa!) la FDA ha reso noto che altre due donne statunitensi sono morte dopo aver assunto la pillola RU486 (cfr.: www.fda.gov/cder/drug/infopage/mifepristone/default.htm). Inoltre, si noti che le morti di queste donne nordamericane sono venute alla luce perché i parenti hanno chiesto delle autopsie sui cadaveri per capire le ragioni del decesso improvviso. Perciò, è legittimo supporre che le morti da RU486 potrebbero essere molto più numerose, anche al di fuori dagli USA. Infine, il prof. Greene, direttore di ostetricia al Massachusetts General Hospital di Boston, in un editoriale pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine” (1 Dec. 2005), una delle più prestigiose a livello mondiale, dimostra che a parità di età gestazionale, la mortalità della donna per aborto con RU486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica. ? la stessa Danco, industria produttrice della pillola, a pubblicare nel suo sito, per obbligo legale, oltre 600 casi di donne che lamentano fortemente gli effetti collaterali della pillola. Inoltre, mentre il 92% delle donne che si sono sottoposte all’aborto chirurgico sceglierebbe di nuovo questa tecnica in futuro, solo il 63% delle donne che si sono sottoposte all’aborto chimico sceglierebbe ancora questa metodica, segno che l’aborto chimico “non possiede in sé quei caratteri di indubitabile maggiore tollerabilità psicologica” (M. D. Creinin, in Contraception, Sept. 2000). Chiediamo cortesemente alla vicepresidente Cogo di renderci disponibili i dati scientifici in base ai quali lei afferma l’efficacia e sicurezza e non pericolosità della RU486. Per quanto riguarda la considerazione delle donne, ognuno ha la sua. Pensiamo comunque che dietro la RU486 si nasconda una grande ipocrisia: chiudersi nella propria indifferenza e abbandonare la donna a se stessa sotto il pretesto di rispettare il suo arbitrio, non aumentando la sua libertà, ma violentandola nella sua capacità di diventare madre e derubandola della consapevolezza di portare nel suo grembo un figlio. Sandro Bordignon, presidente Movimento per la Vita-Trento e-mail: sandrobordi@interfree.it Mauro Sarra, componente direttivo MpV-Trento
Apprendo dai giornali che la Giunta provinciale ha varato in pompa magna il “Piano Famiglia”. Incuriosito dalla notizia, io che per natura sono un diffidente, vado a cercarmi il documento ufficiale contenente tutti i provvedimenti previsti. Non perché non mi fidi dei giornali, anzi, ma perché da buon controllone quale sono, voglio proprio vedere se la buona (e lo dico sinceramente) Dalmaso ha saputo cogliere la provocazione, che Dellai fece qualche mese fa dicendo: “I trentini devono fare più figli”. Con non poca fatica, riesco a mettere le mani sul tanto desiderato documento e mi addentro nella lettura di ben 47 pagine. Titolo: Piano degli interventi in materia di politiche familiari 2007-2008. Parto dall’indice e lo leggo tutto d’un fiato fino a pagina 35, poi sono costretto a fermarmi, mi alzo e apro la finestra, devo assolutamente prendere una boccata d’aria altrimenti rischio di ………. comunque per fortuna prendo una boccata d’aria. A pagina 35 c’è l’epifania, la manifestazione completa del Dalmaso-pensiero; è li in questa scarna paginetta che si coglie l’essenza di tutto il documento, la traccia che fa da leit-motiv al pacchetto. Solo li, capisco come ho fatto a leggere 35 pagine tutto d’un fiato senza ricordarmi nulla, senza capire in realtà che cosa introduca il Piano Famiglia, senza capire in che cosa consistano queste 23 azioni attivate. La pagina 35 è la vera pagina illuminante, quella che ti chiarisce il tutto, quella che ti da la chiave di volta interpretativa, il nocciolo del documento, e così come l’ho trovata, voglio riproporla a voi: