Claudio Risè e Vittorio Messori a Trento.

Nei prossimi giorni Libertà e persona avrà l’onore di ospitare due personaggi di primo piano: si parte il 15 dicembre, ore 20.30, presso l’Aula Magna del Duomo, via Madruzzo 45, per l’incontro con Claudio Risè (organizzato in collaborazione col Movimento per la Vita). Risè è un celebre psicoanalista, collabora tra le altre cose col Corriere della sera, e ci parlerà della figura del padre, "assente inaccettabile". Sarà poi la volta di Vittorio Messori, il 12 gennaio, la sera, presso l’Aula Magna dell’Arcivescovile. Messori presenterà i suoi ultimi due libri, quello sulla Madonna e Emporio cattolico. Chiediamo a tutti di aiutarci a pubblicizzare gli incontri, sin da ora. Grazie mille.

Ancora su Maria: non sempre la legalità coincide con la giustizia

A proposito del "sequestro" di Maria (Vika) è bene ricordare che i coniugi Giusto avevano percorso effettivamente tutte le strade legali:

– ne avevano chiesto l’adozione due anni fa, adozione poi bloccata come tante altre;

– avevano chiesto, il 4 giugno scorso, quando ancora non c’era nessun putiferio, che Vika venisse almeno adottata da una famiglia bielorussa, magari la stessa in cui vive suo fratello, e si erano dichiarati disposti a sostenerla economicamente;

– avevano sottoposto la bambina a diverse visite mediche, con esperti anche del pediatrico del Gaslini, non periti di parte, che avevano confermato che la bambina sulle violenze subite aveva detto la verità;

– si erano rivolti al tribunale dei Minori che prima aveva dichiarato che la bambina non poteva rimpatriare e poi, pochi giorni prima della data fissata per il rientro, aveva cambiato totalmente idea, senza motivo apparente.

Solo dopo tutto questo hanno giocato la carta estrema, l’hanno nascosta. Voi che avreste fatto nei loro panni?

Ce lo mandereste un figlio in un posto dove ha già subito violenze, e dove nessuno dà garanzie che non ne subisca più, solo perchè lo dice la legge?

Non sempre la legalità coincide con la giustizia.

Lo dimostrano anche queste semplici domande:

– perchè ai genitori (si, perchè Vika li chiama mamma e papà e ha detto chiaramente che è con loro che vuole stare), o a qualcuno della famiglia non è stato permesso di accompagnare Vika in Bielorussia?

– c’è stato o no un accordo fra l’Italia e la Bielorussia? E se c’è stato, come sembra, perchè non viene reso pubblico?

– perchè quel blitz infame? Che ne sarà di Vika? Perchè non si vuole ascoltare la sua voce?

Gian Burrasca 

La sottile tentazione del buonismo

Vorrei riprendere un sottile concetto emerso in occasione della serata con Magdi Allam di mercoledì sera. Il vicedirettore del Corriere della Sera afferma che, per facilitare l’integrazione degli immigrati sarebbe opportuno intervenire con delle misure all’ingresso, quali dei test sulla conoscenza della lingua e della cultura italiana, da fare ad esempio negli Istituti Italiani all’estero. Dice inoltre che si potrebbero investire parte delle risorse al fine di consentire ai potenziali immigrati di seguire dei corsi per metterli effettivamente nella possibilità di arrivare in Italia. Questo consentirebbe di dare molte più chanche di integrazione rispetto alla situazione attuale che vede immigrati residenti da anni che non conoscono ancora la lingua italiana.
A questo punto dell’incontro, un ragazzo, sicuramente in buona fede, prende la parola e dice di sentirsi sconcertato da molte delle affermazioni di Magdi Allam ed in particolare si chiede a quale imprenditore bresciano o agricoltore pugliese possa interessare, se il l’immigrato che raccoglie pomodori o il manovale che costruisce muri, conoscano o meno l’italiano e la cultura del Paese che li ospita. E poi aggiunge, se volessimo vedere la cosa da un punta di vista cristiano, dobbiamo tenere presente che la carità cristiana implica l’accettazione dell’altro.
Emerge chiaramente quella che è la “sottile tentazione del buonismo”, e fermandosi in superficie, sembrerebbe persino condivisibile. Ma si povero immigrato, vieni che ti accetto, ti spalanco le porte, è lo stesso se non sai nulla dell’Italia, se non conosci la nostra cultura, se non sai nemmeno dove si trovi geograficamente, tanto devi solo raccogliere pomodori, in fondo non ti chiediamo null’altro che fare il tuo lavoro.
Ma, Magdi Allam ci ha dato la vera chiave di lettura della questione.
E’ proprio perché mi interessa, che tu immigrato, ti integri nel nostro Paese, mantenga la tua dignità, sia rispettato come persona, proprio perché non voglio considerarti solo come due braccia che raccolgono pomodori, come un robot che acquisto per quello che ha da darmi, proprio per questo all’inizio ti aiuto a faticare per avere tutto quel bagaglio di competenze che poi ti permetteranno di interagire con la nostra cultura e di vivere nel nostro Paese.
Questa è la vera chiave di volta, questa è la vera questione dell’immigrazione, non quel multiculturalismo privo di regole che appiattisce le identità in nome di un’uguaglianza che altro non è se non una sottile forma di razzismo, in quanto non considerando l’immigrato meritevole della stessa nostra dignità non gli forniamo tutti gli strumenti che li permetterebbero un’integrazione più facilitata. Un progetto di difficile realizzazione, dirà qualcuno. Certo, ma non vale forse la pena di tentare.

Magdi Allam a Trento. Quel che i giornalisti non hanno ascoltato

C’erano quasi 600 persone ad ascoltare Madgi Allam ieri sera a Trento. Pressochè impossibile per i ritardatari entrare nell’auditorium dell’Arcivescovile.

Molte le domande alle quali lo scrittore e giornalista egiziano naturalizzato nel nostro Paese e vicedirettore “personale” del Corriere della Sera, si è sottoposto e attraverso le quali ha chiarito il senso del suo ultimo libro, andato a ruba nel banchetto all’ingresso, che dava il titolo alla serata: “Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano?”.

Peccato che quasi tutti i cronisti se ne siano andati dopo pochi minuti perdendosi alcune considerazioni importanti. Per questo è il caso di riportare almeno alcuni dei “botta e risposta” tra il pubblico e il relatore.

Eccoli.

La frase di Prodi sul papa che durante il viaggio in Turchia potrà essere protetto dalle guardie svizzere?

“Vergognoso”.

Cosa ne pensa dell’imam trentino Braigheche, vicepresidente nazionale dell’Ucoii, l’organizzazione musulmana che il mese scorso aveva acquistato una pagina dei quotidiani nazionali in cui Israele veniva paragonata alla Germania nazista?

“E’ stato un grave errore inserire e mantenere nella consulta nazionale delle comunità islamiche in Italia un’associazione come questa, che auspica la scomparsa di Israele, perché così si legittima chi predica un’ideologia dell’odio”.

La minaccia del terrorismo?

“Nel nostro Paese le leggi vengono interpretate arbitrariamente a seconda dell’orientamento ideologico dei magistrati. Una recente sentenza della Corte di cassazione ha stabilito che fino a quando non colgo con le mani nel sacco chi si sta facendo esplodere non lo posso arrestare. Come se non fosse già da considerare reato fare l’apologia del terrorismo e predicare la violenza. Il terrorismo nasce nel momento in cui si assume l’ideologia che lo alimenta”.

Gli immigrati?

“L’Italia è rimasto l’unico Paese europeo che continua a spalancare loro le porte in nome di un buonismo deleterio, i cui effetti devastanti si sono visti in Inghilterra, Olanda e Francia. Non si possono dare agli immigrati tutti i diritti senza chiedere loro anche il rispetto dei doveri. Nessuno aveva detto al padre di Hina che per le nostre leggi la donna e l’uomo sono uguali. Se non vogliamo che si creino ghetti e alimentare il razzismo, dobbiamo subordinare l’accoglienza degli immigrati alla conoscenza della nostra lingua e all’accettazione dei nostri valori. Occorre che questi requisiti siano accertati in partenza, con un test da sostenere nei loro Paesi d’origine, altrimenti non avverrà alcuna assimilazione e gli islamici continueranno a chiedere di essere riconosciuti come una sorta di Stato nello Stato”.

Gian Burrasca

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