Tiziano Terzani: un cattivo maestro

Ho letto diversi libri di Terzani, e vista la fama di cui gode, ho pensato di dedicargli un articolo. Perchè lo ritengo un “cattivo maestro”, ma anche, per certi aspetti, una vittima dei suoi tempi confusi.

Un articolo critico, dunque, che non esclude affatto, però, la simpatia umana verso di lui.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-c-poco-da-impararedal-guru-terzani-3199.htm

Interessante dibattito con un inedito

Il Santo Padre ha voluto sottolineare il concetto di pellegrinaggio verso la verità: non uno stare insieme per pregare insieme in un modo disparato con il rischio di confondere la fede rivelata soprannaturale con le credenze religiose umane e naturali, ma un camminare insieme verso l’unica Verità”. Con queste parole il Card. R.L. Burke è intervenuto al Convegno “Pellegrini della Verità verso Assisi“, organizzato dall’Associazione Catholica Spes e tenuto il 1 ottobre a Roma, per evidenziare il significato della prossima giornata convocata il 27 ottobre ad Assisi.

Durante i lavori del convegno si è sviluppato un dibattito interessante rispetto al modo in cui i fedeli cattolici possono avvicinarsi a questo incontro per la pace e la giustizia nel mondo. Questo tipo di eventi causa fondate preoccupazioni, infatti, ancora il Card. Burke rileva che“non sono pochi i rischi che un tale incontro può sollevare quanto alla comunicazione mass-mediatica dell’evento di cui – come è chiaro – il Pontefice è ben cosciente. I mezzi della comunicazione mass-mediale diranno, anche solo con le immagini, che tutte le religioni si sono trovate insieme per chiedere a Dio la pace. Un cristiano poco formato nella fede può trarvi la conclusione gravemente erronea che una religione valga l‘altra e che Gesù Cristo è uno dei tanti mediatori di salvezza.”

Questa preoccupazione è stata rilevata anche dagli organizzatori. Nell’introduzione ai lavori il coordinatore, Lorenzo Bertocchi, ha reso noto un interessante estratto di una lettera personale del Santo Padre inviata lo scorso 4 marzo 2011 al pastore luterano, Prof. Peter Beyerhaus. Quest’ultimo, infatti, in virtù di una lunga amicizia che risale ai tempi dell’insegnamento del Card. Ratzinger a Tubinga, nel febbraio scorso inviò una lettera al Santo Padre in cui manifestava la sua perplessità circa il rischio sincretistico di una nuova convocazione della giornata di Assisi. Per questo chiedeva a Benedetto XVI quali fossero le sue intenzioni nel parteciparvi. La risposta del Papa al prof. Beyerhaus era già stata richiamata, sebbene non letteralmente, in un’intervista allo stesso professore realizzata dal giornale tedesco “Kichliche Umschau” nell’aprile scorso.

Oggi, dopo aver ricevuto una autorizzazione da parte di Beyerhaus, gli organizzatori possono rendere noto il passaggio letterale richiamato nell‘intervista:

Comprendo molto bene – scrive Benedetto XVI il 4 marzo 2011 – la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinchè sia impossibile un interpretazione sincretista o relativista dell’evento ed affinchè rimanga che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con la Dominus Iesus”.

Dopo la S.Messa, celebrata nella forma extraordinaria da Mons. Pozzo, hanno preso avvio i lavori del convegno con un intervento di P. Serafino Lanzetta sull’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa così come presentati dalla Dominus Iesus. A seguire Don Mauro Gagliardi ha puntualizzato l’interpretazione magisteriale e quella mass-mediale delle giornate di Assisi. L’intervento di don Alessandro Olivieri Pennesi ha fornito un chiaro quadro del cosidetto “super-market religioso” con particolare riferimento ai cosiddetti movimenti religiosi alternativi. Nel pomeriggio, dopo la già citata prolusione del Card. Burke, vi è stato l’intervento di S.E. Mons. Hon Tai-Fai Savio Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Il dibattito conclusivo ha visto impegnati Don Nicola Bux (Noi adoriamo quello che conosciamo (Gv 4,22). Verità, Chiesa e salvezza), Don Manfred Hauke (“Semina Verbi”, oppure opera diabolica? I Padri della Chiesa sulle religioni pagane.) e il prof. Corrado Gnerre (Pellegrini della Verità verso Assisi).

Nella lettera citata, inviata al prof. Beyerhaus, Sua Santità chiedeva all’amico di prestare totale fiducia nella sua persona sul fatto che si sarebbe impegnato ad evitare una flessione sincretista e relativista della giornata.

Gli organizzatori del convengo e i relatori si sono trovati concordi, pur nella diversità delle prospettive, ad accordare la propria fiducia nel Santo Padre e a cooperare affinché queste sue intenzioni trovino effettiva realizzazione. Il convegno di oggi è stato un esempio in tale direzione. Nei prossimi giorni verranno redatte on-line delle brevi sintesi dei singoli interventi a cui seguirà la tempestiva pubblicazione degli atti grazie alla collaborazione delle edizioni Fede&Cultura di Verona.

 

sito del convegno: www.verumperegrinantes.blogspot.com

Convegno “Pellegrini della Verità verso Assisi”

“PELLEGRINI DELLA VERITA’ VERSO ASSISI”
Un approfondimento sui passi di Benedetto XVI

SABATO 1 OTTOBRE 2011 – Casa Bonus Pastor, via Aurelia 208 – ROMA

Il prossimo 27 ottobre ad Assisi si terrà la giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, il Santo Padre ha invitato a questo incontro i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, più in generale, tutti gli uomini di buona volontà.

Questa giornata prende il volto del pellegrinaggio, perché – così indica il comunicato stampa della Santa Sede – “ogni essere umano è, in fondo, un pellegrino in ricerca della verità e del bene” e così “nella misura in cui il pellegrinaggio della verità è vissuto autenticamente, esso apre al dialogo con l’altro, non esclude nessuno e impegna tutti ad essere costruttori di fraternità e di pace.”

In questo contesto sono ancora attuali alcune domande che il Cardinale Ratizinger poneva all’Académie des Sciences Morales et Politiques a Parigi nel 1997: “Come è possibile l’incontro nella diversità delle religioni e fra i contrasti che proprio oggi assumono spesso forme violente? Che tipo di unità può mai esserci? In quale misura si può almeno tentare di perseguirla?”

L’incontro “Pellegrini della Verità verso Assisi. Un approfondimento sui passi di Benedetto XVI”– proposto dall’Associazione Culturale Catholica Spes l’1 ottobre presso Casa Bonus Pastor a Roma – vuole approfondire queste domande per evitare il rischio sincretistico e relativistico che incontri di questo tipo possono generare. Perché – come ha ricordato il Card. Bertone – “sincretismo e relativismo finiscono per distruggere, anziché valorizzare, la specificità dell’esperienza religiosa”.

Nella relazione del 1997 il Cardinale Ratzinger poneva un’altra domanda importante che riguarda il rapporto tra dialogo e missione. A questo proposito un occasione di approfondimento proviene da una riflessione che risale all’anno 2000: “il dialogo nelle nuove concezioni ideologiche, penetrate purtroppo anche all’interno del mondo cattolico e di certi ambienti teologici e culturali, è l’essenza del “dogma” relativista e l’opposto della “conversione” e della “missione”. (…) La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell’uomo e allo sviluppo della civiltà, non diminuisce l’originalità e l’unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa: “la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita (Gv 14,16) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose” (Nostra Aetate, 2)” (Card. Ratzinger, Osservatore Romano 8/10/2000).

Sui passi di Benedetto XVI si propone quindi un approfondimento verso Assisi 2011 persuasi che “un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo” (Lettera di S.S. Benedetto XVI al Sen. Marcello Pera pubblicata in apertura del libro “Perché dobbiamo dirci cristiani”, Mondadori, 2008)


Solitudini

Forse qualcuno un giorno avrà il coraggio di fare una indagine sociologica sulla terribile tristezza causata dai modelli di comportamento della società post cristiana. Parlavo, stamattina, con una amica, che vorrebbe sposarsi, avere figli… Eppure non riesce.

Costruire una famiglia bella, solida, fedele, oggi, è una impresa difficilissima. Tutto congiura contro il sano e fondamentale rapporto tra uomo e donna. Congiurano il femminismo, l’aborto, l’amore libero… Chiarisco: vi sono infinite persone che vivono il rapporto affettivo senza alcuna capacità di costruirlo. Cercano un compagno o una compagna, per sfuggire la solitudine, ma lo fanno senza alcun criterio di fondo.

 L’errore più grosso è quello della convivenza: due persone che si conoscono poco, che non si sono veramente incontrate nel profondo, si buttano..provano… Provano come se il rapporto di coppia fosse lo stesso che provare una macchina, o una cucina..se non va, al massimo, si cambia. Ma la realtà non è così. Certo, provare bisogna: ma si prova stando insieme, parlando, facendo amicizia, permettendo alle anime, e non solo ai corpi, che sono, alla fine, intercambiabili, di conoscersi davvero.

 “Sto con lui, ma non vuole storie serie, mi cerca solo quando sono contenta, allegra”, così mi diceva. “Certo, le ho risposto, tu vai a letto con lui quando vuole, lui viene da te, prende ciò che gli fa comodo, come al supermercato, e poi se ne torna a casa sua. Senza impegni, senza problemi…non cerca te, ma ciò che tu dai a lui, egoisticamente e tu intanto perdi anni della tua vita, ti bruci gli anni della giovinezza, gli anni in cui dovresti costruire la casa sulla roccia”.

Poi, pur sapendo di farci la figura del bacchettone, ho aggiunto: “Quanta saggezza nel pensiero della Chiesa. Niente rapporti prima del matrimonio, non darti tutta ad uno che cerca, di te, solo una parte. Ti darai completamente quando riconoscerai un uomo che ti prenderà tutta, come sei, nel profondo, nello spirito e nel corpo. Ora stai buttando via la tua vita, e lo sai…un uomo vero sa attendere e sa amare, con pazienza; sa modere i suoi istinti e sa temprare il suo carattere. O meglio: più che saperlo fare, lo impara, se lo vuole. E il periodo del fidanzamento è proprio la palestra più importante anche per questo…Con Dio e seguendo la sua legge l’uomo e la donna ritrovano se stessi e il loro rapporto…”

U. Veronesi: sulla mente non ci abbiamo capito niente. Ma la colpa è di preti e integralisti

In occasione della conferenza "The future of science", svoltasi a Venezia dal 18 al 20 settembre, il Prof. Veronesi è sembrato molto deciso a prevenire "le deviazioni" della mente umana. Detto da chi indica l’amore più puro in quello omosessuale, ci preoccupiamo che per "deviazione" possa intendere il rapporto "etero". Ma approfondendo la questione, sembra che ln particolare il Prof. Veronesi sia rimasto molto colpito dalla recente strage in Norvegia. Infatti in un articolo pubblicato il 14 settembre su La Stampa afferma:
Il disagio mentale è in aumento e gli episodi di incapacità di trovare questo equilibro si fanno sempre più frequenti. Prendiamo l’esempio più recente. Nella civile e progressista Norvegia un giovane uccide, sparando ad uno ad uno, 70 ragazzi dell’età media di 16 anni. Non è stato un raptus, ma l’esito del piano di una mente che ci ha lavorato per anni, in collegamento con altre menti simili alla sua.
Vale allora la pena di approfondire tutto ciò che riguarda la mente umana, per migliorare la nostra vita e per prevenire le sue deviazioni, che possono causare dolori immensi. Per prima cosa siamo lieti che si sia accorto del fatto che il disagio mentale è in aumento.

Allora pensiamo che forse si sarà reso conto del fatto che la nostra società è disumanizzante, che la competizione sociale crea tensioni insostenibili, che la precarietà del lavoro toglie ogni progettualità, che la mancanza di senso dell’esistenza è disperante, e che, infine, che gran parte del disagio è il retaggio delle ideologie (atee come lui!) che il ‘900 ha seminato .
No, niente di tutto questo, per capire cosa crea il disagio mentale bisogna fare degli studi più approfonditi.
Per il Prof. Veronesi l’animo umano è un mistero da iniziare a studiare ora, come se per secoli non se ne fosse occupato nessuno. Però il Professore chiarisce subito questo punto: tutto quello che sappiamo sull’uomo è sbagliato.

E perchè è sbagliato?
Presto detto, la colpa è di preti e dei "fondamentalisti", così chiama gli scienziati che non accettano il riduzionismo, cioè il fatto che l’essere umano sia solo un insieme di molecole e niente più.
Ecco infatti la posizione del Professore:
la mente è campo minato per gli integralisti e gli ideologi. Le religioni non amano indagare la psiche, perché i loro dogmi spiegano a priori l’esistenza e il funzionamento di mente e anima. Poi esiste anche un integralismo laico sottilmente antiscientifico e antiriduzionistico, che non ama ridurre la complessità della mente umana alle molecole e alle loro interazioni, e vede un pericolo di abuso o misuso, in una sua lettura e conoscenza troppo meccanicistica.

Vuoi veder che Veronesi ha citato il caso di Brevik perchè si è definito "cristiano integralista"?
Sarebbe un bel colpo far passare che uno dei comportamenti definiti devianti è proprio l’integralismo cristiano, l’idea non sarebbe per niente nuova, infatti si tratta di uno dei pensieri fissi del darwiniano Richard Dawkins, quello che voleva fare arrestare Benedetto XVI durante il suo viaggi a Londra. Ma andiamo oltre, parimenti convinto del fatto che la religione e gli scienziati "integralisti" (ma non sono anche loro degli integralisti sul versante opposto?) abbiano bloccato la ricerca sulla mente è il Prof. Boncinelli:
A causa di questo “blocco ideologico” sappiamo pochissimo di fenomeni come la depressione o l’autismo», sostiene il grande genetista Edoardo Boncinelli, che ha guidato la regia del programma di Venezia. L’obiettivo della nostra conferenza è contribuire a rimuovere questo blocco e promuovere la ricerca nella neurobiologia e nelle neuroscienze.

Dunque una volta rimosso il "blocco" (ma come viene attuato questo blocco: qualcosa impedisce fisicamente ai ricercatori di essere riduzionisti?) Boncinelli dice che si potrà finalmente capire cosa veramente è all’origine dei comportamenti "fuorvianti e violenti", quello che insomma gli integralisti chiamano "male", leggiamo infatti:
Di fronte a comportamenti fuorviati e violenti, o di fronte a più semplici espressioni di disagio, dobbiamo quindi primadi tutto chiederci che cosa sbagliamo nella nostra attività educativa, formativa e sociale. È doveroso impegnarci nella costruzione di personalità individuali indipendenti e critiche.

Ecco dove si va a parare: una volta eliminata la vecchia idea di uomo, ogni etica precedente, saranno finalmente loro gli "scienziati" a dirci quali saranno i comportamenti da tenere!

Saranno dunque Veronesi e Boncinelli a dirci come si "costruiscono" personalità indipendenti e critiche, che sicuramente non saranno religiose. In poche parole, ci sarà una nuova morale, integralista e intransigente, più di qualunque religione tradizionale: quella scientista.

E al posto dei vecchi preti ci saranno i nuovi santoni, i vari Veronesi e Boncinelli.

da:CriticaScientifica

“Ciò che abbiamo di più caro”

Il Centro Culturale Rebora propone la presentazione del volume "Ciò che abbiamo di più caro" di Luigi Giussani. Il relatore sarà il Prof. Marco Bersanelli, dell’Università degli Studi di Milano; introdurrà Alceste Santuari.

L’appuntamento è per lunedì 26 settembre, alle ore 20.30, presso la Sala Filarmonica di Corso Rosmini, 86 a Rovereto.

L’indignazione del Menzognero

Premetto che non seguo nulla, e non ho mai seguito nulla sulle donnine di Berlusconi. Bastano i titoli per capire che l’uomo è un gran porcello di potere.

 Un uomo in cui il vizio personale è giunto alla perversione. Non leggo nulla, perché delle perversioni altrui non mi interessa. Ci sono quelle grandi, di chi ha tanti soldi, e può permettersele, e quelle più piccole, solo perchè mancano le possibilità, ma non il desiderio… Penso, in verità, che tra i lettori accaniti di queste notizie fanghigliose, e sono tanti, come si capisce dal fatto che i giornali ci marciano da mesi, i veri indignati siano pochi, purtroppo. Per veri indignati intendo quelli che, appunto, delle porcate altrui sanno dare un giudizio, non relativista, chiaro, netto, senza voler immergersi ogni giorno nel fango.

Lo sanno dare perché lo danno, anzitutto, su se stessi. Berlusconi, lo ripeto, è da un certo punto di vista, un povero sessuomane. Ma chi sono coloro che hanno pronte le pietre, per lapidarlo? Sovente gli stessi che sono pronti a scegliere, come loro eroina, Manuela Arcuri, un’altra poveretta che si vende da quando era un ragazzetta, e mostra il suo corpo giovane e bello, senza aver mai pensato, forse, che un giorno invecchierà anche quello e che dovrà allora, forzatamente rendersi contro, di non aver mai amato, ma solo fatto volgare e bassissimo sesso. Chi sono molti dei lapidatori? Sono quelli che hanno candidato Cicciolina e Tinto Brass, Marrazzo e Del Bono, Toscani, Grillini e Luxuria…

Sono quelli che stanno con Pisapia (e Tettamanzi), che cerca di insegnare ai bambini dell’asilo che la famiglia uomo-donna non esiste…Sono quelli che si scagliano ogni due per tre contro la Chiesa e la sua morale “sessuofobica”… Sono quelli che hanno lanciato, ormai da anni una moda, la moda per le donne impegnate. Quando c’è da protestare, ne prendono alcune e chiedono loro: spogliatevi, per protesta. E quelle si spogliano, fanno calendari, sfilano per strada….dimostrando di aver capito tutto quello che oggi i maschi femministi chiedono alle donne: “spogliatevi, è il vostro unico modo per dire qualcosa…”.

Che pietà! La sapevano lunga certi coruttori, quando prevedevano e speravano che la società sarebbe crollata con il crollo della moralità femminile. Le donne, infatti, sono il cuore del focolare, della famiglia, ed hanno sempre opposto a certe derive maschili il buon senso delle madri e delle mogli. Decenni di femminismo, di tv e di mille altre porcherie (tipo gli inserti femminili del Corriere e di Repubblica), hanno insegnato agli uomini ad essere prima guardoni, e poi maiali, e alle donne che, per parlare, prima di parlare, più che pensare, basta che si spoglino.

Donne nude in tv, donne nude sulle vetrine, sulle copertine… dovunque. Poi c’è qualcuno che si stupisce di Berlusconi, di Marrazzo e degli altri? Io non mi stupisco: un diluvio continuo di pornografia, insieme ad una feroce lotta culturale contro la famiglia, la castità, la Chiesa, che ne è l’unico bastione, per quanto malandato, produce queste povere figure, che poi finiscono ai vertici, in politica, in tv, sui giornali…Si potrebbe pensare che Satana, tanto toglie di vero, di buono, di bello, con le sue seduzioni, quanto regala in vacui piaceri e vacui poteri che non durano.

Che poi il Menzognero sappia fare l’indignato anche lui, il moralista improvvisato, dagli stessi pulpiti da cui predicava corruzione, col ghigno ben nascosto, anche questo è risaputo…

Roma: cadaveri in mostra (aggiornato…)

Qualcuno pensa che sia una mostra didattica, qualcuno la chiama arte, in realtà non è niente di tutto questo. Il termine corretto è “necrofilia”(N.b. l’articolo contiene immagini “forti”). La mostra è intitolata “Body worlds” e propone le “opere” di un certo Gunther von Hagens, anatomo-patologo tedesco, sedicente artista.
In Body worlds sono esposti dei veri cadaveri umani che, sottoposti ad un trattamento chiamato plastinazione, non vanno incontro decomposizione. Lo scopo dell’iniziativa viene chiarito proprio dalle parole di von Hagens, riportate dal portale ADN Kronos:
E’ un viaggio attraverso il corpo – sostiene Von Hagens – Qui si possono trovare tante informazioni sull’anatomia umana e toglierci curiosità che avevamo fin da bambini

Ma le “curiosità” sul corpo umano sono già chiarite dai libri scolastici, non c’è niente che sia visibile nella mostra e non sia riportato in un qualsiasi manuale di liceo o universitario. No, la curiosità che la mostra soddisfa è la curiosità “morbosa“, quello che il visitatore può vedere in esclusiva non è l’anatomia umana, è proprio il cadavere di un uomo.
Siamo di fronte all’osservazione voyeuristica della morte, è la stessa curiosità di chi si sofferma sui corpi di un incidente stradale, dei curiosi che vanno a vedere la casa di Avetrana dove è stata uccisa la povera Sarah Scazzi, è una curiosità che però è finalmente liberata dalla sua essenza morbosa grazie al camuffamento sotto la parola “arte” o “scienza”.

Il perché di una mostra proprio a Roma è spiegato nello stesso articolo:
Il corpo umano è sempre un’opera d’arte – sostiene – anche da morto. Questa è una mostra sulla bellezza del corpo e siamo contenti di arrivare in Italia, nel solco della grande tradizione dell’anatomia a fini estetici e scientifici iniziata durante il Rinascimento, quando il corpo umano era esaltato per la sua bellezza“.

L’affermazione che il corpo umano sia un’opera d’arte anche da morto, implica che dunque il corpo sia sempre un’opera d’arte, sarà quindi arte anche la pornografia e le immagini dei corpi dilaniati in guerra.
Sparisce in questo modo la pietà verso le vittime di ogni tipo di violenza e rimane solo il soddisfacimento egoistico ed egocentrico di un osservatore che può godere della vista di un uomo fatto a pezzi, dell’Uomo privato della sua grandezza e ridotto a bestia da macello.

Non è vero inoltre, come vorrebbe invece far credere von Hagens, che la sua mostra è nel solco della grande tradizione dell’anatomia a fini estetici e scientifici iniziata durante il Rinascimento, quando il corpo umano era esaltato per la sua bellezza”, infatti l’anatomia rinascimentale, nella quale la Roma cattolica era all’avanguardia, studiava il corpo umano dissezionandolo nel chiuso dei laboratori, sotto il solo sguardo discreto dello scienziato, mai avrebbe esposto il corpo alla vista dei passanti.
Il corpo così studiato poteva fornire utili indicazioni ai medici ma anche ad artisti come Leonardo da Vinci, ma quella che Leonardo e gli altri autori poi rappresentavano era sempre la bellezza di un corpo vivo o della morte come dramma dell’esistenza.
Non era mai l’ostentazione di un cadavere fine a sé stessa, l’esposizione di un corpo morto senza la speranza di una resurrezione o senza il dramma e la grandezza di una tragedia greca.

Sicuramente l’evento avrà successo, e molti insegnanti porteranno le loro classi a vedere la mostra, convincendo i loro studenti che si tratta di arte e scienza.

P.S.
Approfondendo l’argomento si viene a sapere che la mostra è stata fortemente sponsorizzata da Don Mazzi, il quale sulle colonne del quotidiano La stampa ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
“Io spero che il cardinal Ravasi venga qui e mi auguro che tutte le scuole medie passino da qui a vedere la donna con il bambino, è così poetica e affascinante, io me la sarei baciata quella donna li pensando a mia madre.”

“Poetica ed affascinante”?
Da mostrare alle scuole medie?

Don Mazzi ha poi aggiunto:
“Sono affascinato, questa è l’ esaltazione del corpo, se don Bosco che adoro invece che essere nella tomba fosse li, un don Bosco vivo… Ve l’ immaginate?”

Quelle cose lì sarebbero “vive”?!?
No, don Bosco preferiamo non immaginarlo così…

Da:Critica Scientifica

Al Festival di Venezia un ennesimo “cattivo maestro”: Olmi

di Mario Palmaro

“La Chiesa dovrebbe essere una casa che accoglie, non deve domandare se una persona è credente o no. I cattolici dovrebbero ricordarsi di essere cristiani. Non bisogna inginocchiarsi davanti al crocifisso, che è solo un simulacro di cartone, ma verso chi soffre come gli extracomunitari”.

A parlare è Ermanno Olmi, soi disant regista cattolico, che in questi giorni è al Festival del Cinema di Venezia per presentare il suo film “Il Villaggio di cartone”.

Le farneticazioni di Olmi potrebbero anche lasciarci indifferenti, considerato che il mondo moderno ci ha fatto sviluppare una considerevole quantità di pelo sullo stomaco, e siamo abituati a sentirne davvero di tutti i colori, quando c’è da sparlare della Chiesa cattolica. Ovviamente, guai se l’oggetto delle offese fosse una religione diversa: si scatenerebbe un putiferio. Ma tirare un po’ di fango su Roma e sul Papa è uno sport sempre apprezzato.

Così è successo anche a Olmi, che è stato accolto da uno stuolo di critici pronti a sviolinarlo per il suo “film-capolavoro””, che in verità Francesco Borgonovo su Libero ha paragonato alla mitica “Corazzata Potemkin” di fantozziana memoria.

Dicevamo che si potrebbe lasciar perdere, e buona notte, se non fosse che il nostro uomo è un accreditatissimo uomo-di-cultura-cattolico.

Dici Olmi, e nelle parrocchie e nei cinema parrocchiali, negli oratori e nei centri culturali cattolici è tutto un compiaciuto annuire di capoccioni pensierosi e plaudenti: “Eh, Olmi, che regista! E che cattolico! E che film di denuncia!” E così via celebrando. Questo è, purtroppo, il problema: che nel mondo cattolico si considerino batteriologicamente pure delle sorgenti inquinatissime, per nulla potabili, dalle quali sarebbe molto meglio stare alla larga. Olmi è padrone di continuare a fare i suoi film, che tanto non vede praticamente nessuno. Ed è anche padrone di dire le sciocchezze che ha inanellato nei giorni scorsi. L’importante è che non pretenda di parlare “da cattolico”.

Perché uno che invita a non inginocchiarsi davanti al crocifisso, definendolo “simulacro di cartone” (sic) cattolico non lo è affatto. In quelle parole non c’è solo dabbenaggine, ma anche livorosa malevolenza e inquietante compiacimento per la provocazione blasfema. Ma c’è dell’altro.

Il film di Olmi è a suo modo un perfetto manifesto di quel “cattolicesimo suicidato” che si dissolve nel solidarismo e nell’ossessione del primato degli ultimi. Vi si racconta infatti di una chiesa che viene sconsacrata, e del vecchio parroco che – superato il primo sconcerto – la trasforma in un luogo di accoglienza per immigrati.

Invece che adorare Dio che si fa uomo in Gesù Cristo crocifisso, la “chiesa” di Olmi si mette ad adorare l’uomo che si fa dio, togliendo di mezzo Cristo e il mistero dell’incarnazione.

E’ l’umanesimo ateo che soppianta il cattolicesimo, è l’attivismo per i più poveri che rimpiazza la preghiera, è il relativismo della volontà che rimpiazza il realismo della verità. E infatti il regista-predicatore, determinato a cantarle soavi ai cattolici papisti, rincara la dose, dicendo che “non possiamo avere solo certezze; ognuna di esse è una ferita che portiamo alla fede. Il peso dei dubbi deve essere superiore alla stessa fede”.

Forse nemmeno Odifreddi, Severino, Galimberti e Cacciari, schierati insieme a coorte, avrebbero saputo dir meglio qualche cosa di così totalmente non cattolico e, insieme, di così desolatamente banale.

Sarebbe poi una buona cosa che d’ora in avanti di immigrazione parlassero solo le persone comuni: quelle che vivono gomito a gomito con gli extracomunitari, fanno la spesa nel quartiere, vanno al lavoro in autobus; insomma, solo quelle persone che non fanno i registi, o i critici cinematografici, vivendo magari ai Parioli o in qualche quartiere superlusso dove l’unico immigrato è la colf. O, vista l’età di certi cineasti, la badante moldava.

da www.labussolaquotidiana.it

8/9/2011

Solidarietà: una parola ambigua

La parola “solidarietà” è ambigua. La si sente usare troppo spesso a sproposito. Perde, dunque, la sua bellezza, e il suo significato. Arrivato in un paesello del Veneto ho visto sul municipio la scritta: “Paese solidale”. Cosa significa?

Che d’incanto, magari cambiato sindaco, un paese diventa, in massa, capace di uno sguardo buono sul prossimo? Che la solidarietà è una questione del municipio? Che essa consiste in leggi proposte da qualcuno e calate dall’alto? Una volta eletto Giuliano Pisapia ha dichiarato che Milano sarebbe divenuta “solidale”. Qualcuno ha esultato, “perché solidarietà è una parola cristiana”…

No, a me sembra che col significato che spesso assume oggi, solidarietà sia ormai una parola pagana, e un imbroglio. Perché pagana? Perché una parola cristiana per indicare l’amore verso il prossimo c’è già, ed è Carità. Nel vangelo la Carità verso i nostri simili è vincolata alla Carità verso Dio: impossibile amare veramente gli uomini, i singoli uomini, senza attingere da Dio questa capacità di amare. Impossibile, poi, amare Dio, senza amare il prossimo.

Lo diceva molto bene Dostoevskj allorché, riferendosi senza dubbio alle filosofie dei suoi tempi, ricordava che amare l’Umanità, amare gli uomini, in generale, come categoria astratta, è facile, a parole e da lontano; molto più difficile amare colui che ci sta vicino, affianco, gomito a gomito. La carità cristiana dunque si nutre e si alimenta dell’amore di Dio: perché è solo col suo esempio e con la sua Grazia, che vinciamo davvero il nostro naturale istinto all’egoismo e alla cattiveria.

La Carità umana, dunque, è qualcosa di verticale e di orizzontale: riceve dall’alto e poi, in qualche modo, ridistribuisce; partecipa di un amore infinito, e poi, in qualche misura, secondo il limite di chi lo vive, lo rende presente nel quotidiano. Perché la parola “solidarietà” rischia di essere anche un imbroglio? Perché svincolata da Dio, dal nostro limite, può divenire qualcosa di assolutamente astratto. La solidarietà di solito è predicata, più che praticata; è verso gruppi di persone (i poveri, gli immigrati, i paesi del Terzo Mondo), più che verso il prossimo; è proposta come obbligo di un partito o dello Stato, più che come dovere personale. “Dobbiamo accogliere gli immigrati”, si dice; dobbiamo fare questo e quello, si afferma.

Ma è spesso un dovere collettivo, e c’è spesso una istituzione, a cui si affida il compito di risolvere il problema del momento. Qui entrano in ballo i cosiddetti principi non negoziabili, quelli, cioè, sui quali non si può transigere. Un ascoltatore di radio Maria, mi chiedeva recentemente: “ma perché la Chiesa, invece di parlare sempre dei principi non negoziabili, non si occupa di cose molto più urgenti, come la povertà, la solidarietà ecc?

Perché questa domanda, in un ascoltatore cattolico? Il primo motivo è evidente: perché l’espressione “non negoziabile” ci infastidisce. Tutto è negoziabile, quando è l’uomo la misura di tutte le cose e quando il concetto di peccato ha perso consistenza. Il secondo motivo della domanda è l’aver svilito la concretezza della carità cristiana, confusa con la solidarietà come utopia e come ideologia; come risoluzione, al più, di problemi esclusivamente materiali.

La Chiesa, mi sono permesso di rispondere, predica i principi non negoziabili perché sono proprio loro l’antefatto, imprescindibile, di una vera solidarietà. L’uomo nasce in famiglia, cresce in famiglia, e, una volta adulto, crea una propria famiglia. Dunque non c’è esperienza umana più concreta, più tangibile, più incarnata. Come può allora un cristiano dirsi “solidale”, se non è disposto ad accogliere il figlio che gli nasce? Se decide di ucciderlo, perché non è giunto al momento voluto, o perché non è sano?

La prima solidarietà è appunto il servire e l’accogliere la vita che ci è stata donata e affidata. E’ riconoscerla come un tesoro prezioso. Faccio fatica, personalmente, ad immaginare un uomo veramente solidale, che non sa esserlo verso suo figlio. Ritengo difficile che un uomo possa amare veramente un estraneo, se non sa fare altrettanto tutti i giorni, quando torna nella sua casa. Principio non negoziabile è anche, oltre al rispetto della vita, la sacralità del matrimonio: dove si può sperimentare più appieno il rispetto, la pazienza, la sopportazione, l’affetto, se non nei confronti del proprio coniuge?

E come farà il marito che tradisce la moglie, che non sa perdonarla, che non sa chiederle perdono, ad essere solidale, fuori, nella vita di tutti i giorni, con gli altri? Gentile, forse; generoso, anche, occasionalmente; ma saprà dare la vita “per i suoi amici”, come Cristo? Saprà amare persino i sui nemici, come vuole il Vangelo, lui che non lo fa neppure in casa sua? Saprà rinunciare non al superfluo, ma ben di più, per gli altri, se nella vita di tutti i giorni rigetta l’abnegazione, il sacrificio, la croce? Si potrebbe continuare, ma a me sembra, in conclusione, che l’idea di solidarietà promossa spesso, oggi, da molti “cattolici”, non corrisponda alla carità di Cristo, ma ad una sua scolorita immagine di cartapesta, ad una etichetta sovrapposta ad un contenitore vuoto. Il Foglio, 18 agosto 2011

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