Adolf Hitler era un darwinista

L’evoluzione dell’uomo. Fonte Wikimedia Commons

Doveva essere una teoria ma l’evoluzionismo, nonostante non sia stato scientificamente provato è diventato un dogma e una religione, da cui i cattolici dovrebbero però prendere le distanze, per alcuni validi motivi che di seguito esponiamo

C’ è stato un momento – almeno fino ai primi anni Settanta del secolo scorso – in cui Adolf Hitler era descritto come un pazzo, un esaltato che ha sedotto un intero popolo portandolo quasi suo malgrado alla rovina. Questo probabilmente per nascondere il fatto che l’ex caporale boemo era nient’altro che un uomo del suo tempo, cresciuto ed educato secondo le teorie e le ideologie in voga a partire dal XIX secolo, a cominciare dal nazionalismo per finire con l’evoluzionismo. Teorie e ideologie che hanno albergato in tutto il mondo occidentale, sempre più ateo, e che nonostante i guasti e i lutti provocati si sono trascinate fino ad oggi e, anzi, in questo XXI secolo sembrano aver ripreso smalto.

In particolare l’evoluzionismo darwinista, teoria mai definitivamente provata con metodi scientifici e tuttavia assurta al rango di religione, con tanto di dogmi e assiomi. Questo perché probabilmente l’evoluzionismo è assai utile per affermare che la realtà naturale che noi conosciamo non è affatto il frutto della volontà di una intelligenza creatrice ma del “caso”, il che cade a fagiolo per giustificare un fenomeno che fino al cosiddetto secolo dei lumi era pressoché sconosciuto: l’ateismo.

Ma dall’evoluzionismo discendono altre spiacevoli conseguenze per l’umanità, come il colonialismo, il razzismo o l’eugenetica, ovvero il “miglioramento” della razza favorendo la riproduzione di individui con tratti considerati positivi o desiderabili ed eliminando quella di individui con tratti ritenuti svantaggiosi, malati o “inferiori”. Una cosa che i nazisti tedeschi misero in atto col progetto Leberbhorn, Aktion T4 e le camere a gas, che però non furono loro ad inventare.

L’idea di uccidere in modo “umano” col gas venne infatti agli inglesi alla fine del XIX secolo per i cani e gatti randagi ma quasi subito si pensò di utilizzarle per l’esecuzione dei criminali e tra gli eugenisti, per sbarazzarsi delle persone “inadatte”, mentre negli Stati Uniti si discuteva di metodi di eliminazione, sempre “umana”, di persone ritenute indegne di vivere. Oggi l’eugenetica è praticata mediante l’aborto, ovvero il “diritto” ad eliminare, tra l’altro, bambini destinati a non nascere perfettamente sani. La soluzione finale si avrà quando sarà resa legale l’eutanasia, con la quale si spingerà al suicidio anche i malati, i disabili, gli anziani e i depressi.

Alla applicazione della teoria evoluzionista, nata in campo naturale e biologico, alle società umane – il primo a farlo fu il britannico Herbert Spencer nella seconda metà del 1800 – si deve la giustificazione del colonialismo e del razzismo. Se infatti vi è una “selezione naturale” che favorisce la “sopravvivenza del più forte” questo può essere applicato anche agli Stati e alle razze umane. Lo Stato più forte, “civile” e organizzato si può quindi arrogare il diritto di sottomettere quello più debole. Idem per gli uomini, come dimostra il regime segregazionista in vigore negli USA fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso o la classificazione in untermenschen (letteralmente sub-umani) riservata da Hitler ai popoli slavi.

Dopo tutto questo c’è abbastanza per cominciare una buona volta a mettere in dubbio una teoria, come già detto, mai scientificamente dimostrata, e dalla quale specialmente i cattolici dovrebbero prendere doverosamente le distanze. Quantomeno iniziando ad ascoltare i molti scienziati che si stanno dissociando da quella che doveva essere una teoria scientifica, diventata ben presto ideologia e religione.

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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