La contestazione di mons. Viganò e il confronto tra le udienze
In questi giorni ho letto sulla piattaforma social X (ex Twitter) un post che ha immediatamente catturato la mia attenzione1 per la sua argomentazione che se fosse vera per come è stata esposta sarebbe terribilmente paradossale.
Il post in questione riporta le parole di indignazione dell’arcivescovo Carlo M. Viganò, scomunicato nel 2024 con un decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede2, verso quelle che giudica essere “preferenze” del Santo Padre Leone XIV verso chierici di fama notoriamente progressista rispetto a chierici di fama conservatrice.
In questa riflessione l’arcivescovo attacca direttamente l’udienza concessa dal Pontefice al sacerdote gesuita James Martin, figura che negli ultimi anni ha assunto sempre più rilevanza nel dibattito mediatico a causa delle sue posizioni favorevoli ad una pastorale che sia maggiormente inclusiva verso la comunità lgbt, iniziativa che ha approfondito in un libro pubblicato nel 20183 , pur ribadendo che l’insegnamento della Chiesa non è in discussione4 .
A questa udienza concessa il 1º settembre 20255 , mons. Viganò ha contrapposto il suo mancato ricevimento, aggiungendo che il Papa “ricevendo padre James Martin invece di un arcivescovo che chiede di essere confermato nella fede ha già manifestato da che parte sta”. Per quanto suggestiva e paradossale possa apparire la contestazione, credo che meriti di essere analizzata nel dettaglio per essere ricollocata nella realtà.
Nonostante il rev.do James Martin abbia in più occasioni chiarito di non discutere l’insegnamento morale (in materia di sessualità) della Chiesa, ha spesso formulato concetti che hanno lasciato spazio a pericolose ambiguità che rischiavano di generare disorientamento tra i fedeli. A questo punto è lecito domandarsi se ricevere un sacerdote del calibro mediatico di James Martin sia un atto prudente oppure rischioso. Comunque la si pensi, il Papa potrebbe ricevere James Martin e ribadire lui l’insegnamento della Chiesa e consigliargli una maggiore chiarezza espositiva senza necessariamente incoraggiarne formulazioni o attività pericolosamente ambigue.
Precisare che un’udienza privata con il Papa non equivalga ad approvazione è cosa necessaria vista l’odierna strumentalizzazione di ogni atto di governo ad-intra del Papa. Non posso non citare l’udienza che San Giovanni Paolo II concesse a mons. Emmanuel Milingo nell’agosto 2001 nella residenza estiva di Castel Gandolfo, in cui lo esortò, nel nome di Gesù, a tornare alla Chiesa Cattolica: “Alzando la Sua mano destra, ha pronunciato parole che tuttora risuonano nei miei orecchi: “Nel nome di Gesù, torni alla Chiesa Cattolica”. Più di questo lei non poteva dire. C’è stato poi il silenzio; finché io ho iniziato a balbettare parole che non L’hanno spinto a dire di più, né a ripetere ciò che mi aveva detto6”.
Questo episodio ci svela le variegate sfaccettature di un’udienza privata con il Romano Pontefice: nessuna necessaria approvazione, nessun necessario scontro, ma reciproca franchezza degli interlocutori cui seguono risposte e reazioni che non sempre ci è dato conoscere, come nel caso dell’udienza tra Leone e J. Martin.
Altra udienza che ha prodotto rumore è stata indubbiamente quella concessa alla dott.ssa Sarah Mullally, recentemente nominata Primate della Comunione Anglicana in successione al dott. Justin Welby. Anche in quell’occasione, l’udienza fu mediaticamente recepita con scandalo, dimenticando però che il Papa ha ricevuto la dott.ssa Mullally non in quanto “vescovo-donna”, come invece affermano gli accusatori, ma in quanto primate anglicano di Canterbury.
È entrata nella tradizione, recentemente consegnata alla Chiesa dal Concilio Vaticano II con uno sviluppo del dialogo ecumenico tra le diverse confessioni cristiane, l’accoglienza dei leader delle diverse chiese o comunità. In quella stessa udienza il Papa non ha mancato di indirizzare alla Mullally le seguenti parole: “Sebbene siano stati compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere”7. È alquanto evidente che con l’insorgere di nuovi problemi Leone facesse riferimento, neanche troppo implicitamente, all’ammissione, da parte della Comunione Anglicana, delle donne ai diversi gradi dell’ordine sacro.
Nonostante il fracasso mediatico prodotto da quell’udienza, la chiarezza dell’autorità romana non si dissolse nella celebre massima romana “pace e amore, volemose bene”, come da alcuni erroneamente recepito, ma al contrario fu severo ma fraterno appello.
L’udienza di San Giovanni Paolo II con mons. Milingo e l’udienza di Leone XIV con Sarah Mullally dimostrano quanto già affermai in una mia passata riflessione social nel merito dello stesso argomento: “il dialogo non è cedimento, l’incontro non è mescolanza, la cortesia non è approvazione”8. Aggiungerei che l’incontro, il dialogo e la ricerca di unità potrebbero rivelarsi, come già accaduto e come sperato dal Concilio, strumenti proficui per dissolvere quegli impedimenti gravi per un ritorno alla comunione, da parte delle comunità o chiese separate, cum Petro et sub Petro.
La retorica della persecuzione e il rifiuto del Magistero
Vorrei ora soffermarmi sulla particolarità del “caso Viganò”, e perché certo vittimismo mediatico rischia di mancare alla chiarezza e di generare disorientamento nel Popolo fedele di Dio. L’arcivescovo Viganò, in una recente lettera indirizzata al Santo Padre, chiede di essere confermato nella fede, ma quali sono le premesse di tale richiesta?
Vorrei anzitutto soffermarmi sulla non pertinenza, per usare un eufemismo, di indirizzare al Santo Padre una richiesta che racchiude in sé un concetto inscindibile per la missio Petri: “conferma i tuoi fratelli” Lc. 22,31-32. Non può infatti il Romano Pontefice esercitare il proprio ministero di successore del Principe degli Apostoli mancando di confermare i fratelli, poiché, attraverso l’esercizio del Magistero, vi adempie quotidianamente. Nell’esercizio del Magistero, nei suoi diversi gradi e autorità, il Papa e i vescovi in comunione con lui sviluppano nella continuità quanto di già esistente, magari approfondendone la comprensione e prendendo atto di dinamiche precedentemente non affrontate perché sconosciute o ancora “irrilevanti” per essere prese in considerazione, ma sempre nella continuità e mai nella rottura.
Le premesse della richiesta dell’arcivescovo al Pontefice sono le seguenti, brutalmente riassunte: “Santità, non riconosco l’autorità di chi mi ha notificato la scomunica latae sententiae e i suoi effetti canonici, ma la invito a revocarmela. Santità, riconosco in lei il veleno modernista che ha attanagliato i suoi predecessori da Roncalli (si dovrebbe evitare di chiamare con il nome di battesimo un Pontefice in quanto non è assimilabile per familiarità al vicino di casa) a Bergoglio, ma la invito tuttavia a confermarmi nella fede”.
Riconosco di avere appena esposto una versione brutale del contenuto della lettera indirizzata al Papa da mons. Viganò, pur tuttavia dovendo drammaticamente riconoscerne il perfetto specchio dei paradossi che emergono dalle premesse. Prima l’arcivescovo afferma di non riconoscere l’autorità di chi gli ha decretato la scomunica, giungendo a non riconoscerne gli effetti canonici, seguendo poi col richiedere la formale revoca di tale sanzione riservata alla Sede Apostolica. Prima accusa il Papa di modernismo e di complicità con “l’eterodosso predecessore”, poi gli chiede di confermarlo nella fede. Si rende alquanto evidente un atteggiamento problematico rispetto ad una cognizione del reale.
Stando a quanto riportato dall’arcivescovo Viganò9, quando mons. Leonardo Sapienza avrebbe manifestato al Papa la sua richiesta di incontrarlo, egli avrebbe risposto: “Io ascolto tutti”. Nonostante ciò, quell’udienza non si è mai verificata pur essendo programmata diverse volte, lasciando un notevole amaro in bocca al prelato che si è visto, a suo dire, sbattere la porta in faccia da colui che però invoca l’ascolto di tutte le voci e sensibilità intra-ecclesiali.
Tuttavia, non possiamo fare a meno di sottolineare (e intuire) che il motivo del perché il Santo Padre non sia riuscito nell’impresa di riceverlo in udienza privata risieda nel recente passato mediatico del Monsignore, che negli ultimi anni ha avviato una battaglia condotta attraverso i media cattolici-conservatori contro una non meglio precisata “deep church” piegata a un non meglio precisato “deep state”, arrivando a definire Jorge Mario Bergoglio un’antipapa usurpatore del trono del Beato Pietro asservito ai poteri forti globalisti, che avrebbe pure avuto un figlio in segreto, tale Tomas Ricardo Arizaga, deceduto alla tenera età di 11 anni a causa di un cancro, che è ad oggi sepolto nel cimitero teutonico in Vaticano10.
Se davanti a tali e tanti attacchi al papato e alla Chiesa l’arcivescovo continua a conservare la domanda sul perché del mancato ricevimento in udienza privata con il Papa, direi che ci sia veramente poco da aggiungere se non che esortare voi lettori a ricordarlo nelle orazioni private.
- Sign of the Cross cita mons. Viganò ↩︎
- Comunicato stampa circa la conclusione del processo extragiudiziale di S.E.R. Mons. Carlo Maria Viganò (5 luglio 2024) ↩︎
- J. Martin, Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT, Marcianum Press, Venezia 2018. ↩︎
- America – The Jesuit Review, 5 common questions about LGBT Catholic ministry ↩︎
- Papa Leone, James Martin e il ministero con i cattolici LGBTQ – SettimanaNews ↩︎
- LETTERA DI S.E. MONS. EMMANUEL MILINGO AL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II, 01.09.2001 ↩︎
- Udienza a Sua Grazia Sarah Mullally, Arcivescovo di Canterbury, 27.04.2026 ↩︎
- Flavio Pisaniello, Facebook, Leone XIV e il nuovo arcivescovo di Canterbury, tra lettere e futuri incontri. Una visione chiara e cattolica per evitare polarizzazioni ed equivoci ↩︎
- Archbishop Carlo M. Viganò, YouTube, AURES HABENT ET NON AUDIUNT – “Io ascolto tutti!” ↩︎
- IL GIORNALE D’ITALIA, Monsignor Viganò e le accuse a Papa Francesco per il figlio segreto: “Ricardo Tomas Arizaga morto ad 11 anni per un cancro, cremato e sepolto in Vaticano accanto a dove giacerà Bergoglio” – VIDEO ↩︎
Foto di copertina via Quotidiano Nazionale