Sileri non potest: dall’Imago Dei all’alienazione moderna: il concetto di persona tra teologia e filosofia. (Parte Prima)

Introibo

In questi ultimi tempi sempre più è svanito il senso dell’essere persona. L’umanità non è più considerata come una società composta da esseri viventi, ma piuttosto come oggetti, che sull’avanzare dell’età sono destinati a perire. Attualmente anche l’ala politica di destra da sempre a favore della tutela della vita, ha tradito la sua impostazione, cedendo così al relativismo.

All’origine del significato di persona

Il significato di persona si ha con l’avvento del Cristianesimo. I teologi dei primi secoli trovandosi a discutere sulle dispute soprattutto ariane, spiegando il dogma cristologico e e trinitario, indicano anche la singolarità, l’irreperibilità e la dignità di ogni singolo individuo. In relazione alla Trinità e in virtù del Battesimo ogni uomo è a Imago Dei, la cui comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo è in grado di amare il suo prossimo. In che modo l’individuo entra in relazione con la Trinità? Attraverso il Figlio, lo Spirito Santo, la grazia, i sacramenti, la preghiera e l’amore.

  1. Il Figlio: chi è Gesù? É il logos incarnato, in cui storia e fede coincidono. Cristo è il compimento delle promesse antiche, la rivelazione della misericordia, il cui culmine si attua nel mistero pasquale. Qual è l’identità di Gesù? La sua identità è l’ipostasi con due nature(umana e divina). In entrambi le nature Dio agisce in Cristo nella storia. Come opera la divinità nell’umanità? San Massimo il Confessore afferma mediante la cooperazione con quella divina(“Non sia fatta la mia volontà, ma la tua). Il CCC al n° 470 chiosa:

<<Poiché nella misteriosa unione dell’incarnazione « la natura umana è stata assunta, senza per questo venir annientata », la Chiesa nel corso dei secoli è stata condotta a confessare la piena realtà dell’anima umana, con le sue operazioni di intelligenza e di volontà, e del corpo umano di Cristo. Ma parallelamente ha dovuto di volta in volta ricordare che la natura umana di Cristo appartiene in proprio alla Persona divina del Figlio di Dio che l’ha assunta. Tutto ciò che egli è e ciò che egli fa in essa deriva da « uno della Trinità ». Il Figlio di Dio, quindi, comunica alla sua umanità il suo modo personale d’esistere nella Trinità. Pertanto, nella sua anima come nel suo corpo, Cristo esprime umanamente i comportamenti divini della Trinità:

« Il Figlio di Dio […] ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato ».

  1. Si evince dal canone del Catechismo della Chiesa Cattolica che Dio agisce mediante una conoscenza progressiva: (Gesù cresceva in sapienza, età e grazia). Agisce preservando il Figlio dal peccato, ma non dalle tentazioni quali la fame, la stanchezza e la paura della morte. Sorge l’istanza: come Gesù ha vinto le tentazioni? Attraverso la conoscenza della Sacra Scrittura, che consente di rifiutare il potere egoistico, l’avidità e la presunzione di sottomettere Dio ai propri bisogni immediati.
  2. Come agisce nella natura divina? In virtù dell’unione ipostatica, per cui il Figlio possiede la stessa essenza e volontà del Padre e dello Spirito Santo. L’azione di Dio in Cristo non è un influsso esterno, ma deriva dalla sua identità. La volontà divina di Cristo è eterna, onnisciente e armonica con quella del Padre. Il perdono dei peccati, i miracoli e la risurrezione avvengono mediante la sua natura divina, che sempre agisce in relazione alla sua umanità.

Il dilemma dell’epoca moderna

Nel XVI secolo ha inizio l’epoca moderna, che porta a un ripensamento dell’uomo. Dal punto di vista antropologico la persona è considerata a immagine della sola ragione. Con Cartesio l’uomo è esclusivamente una Res Cogitans e Res Extensa.

  1. Res Cogitans; è l’anima immateriale, consapevole, libera e immortale. L’uomo si riconosce come soggetto pensante attraverso il “Cogito ergo sum”.
  2. Res Exstensa: è il corpo fisico. Nel trattato “l’Homme” Cartesio descrive il corpo umano come una macchina perfetta. Anima e corpo sono due sostanze separate, il cui punto di comunicazione è la ghiandola pineale.

Quale posto occupa Dio in Cartesio? In Cartesio Dio non è considerato come la Rivelazione, ma un fondamento gnoseologico. Senza Dio l’uomo rimane intrappolato nel “cogito”. Nella sua opera le “Meditazioni Metafisiche” Cartesio affronta infatti il dubbio iperbolico; riconosce l’esistenza di un genio maligno che inganna l’uomo facendogli apparire le cose evidenti come false. Come allora Cartesio dimostra l’esistenza di Dio? Mediante tre prove:

  1. Il marchio di fabbricazione. L’uomo, in quanto essere finito e imperfetto, non può darsi da sé l’idea di perfezione. La sola presenza in lui di tale idea dimostra l’esistenza di Dio come sua causa. Dunque Dio imprime nella nostra mente l’idea della sua esistenza.
  2. Se l’uomo fosse causa di se stesso, si sarebbe dato tutte quelle perfezioni di cui ha l’idea, ma che non possiede effettivamente; pertanto bisogna riconoscere che Dio esiste e che ha creato l’uomo finito, ponendo però in lui l’idea dell’infinito e della perfezione.
  3. Prova ontologica. Dio deve esistere necessariamente, perché non possiamo pensarlo senza includere nell’idea che abbiamo della sua natura o essenza, l’esistenza. L’assoluta perfezione implica l’esistenza.

Dio afferma Cartesio non può ingannare l’uomo, perché è perfetto. La malizia è simbolo di imperfezione. Perché allora l’uomo erra? Cartesio ribadisce che l’uomo commette degli errori per l’utilizzo scorretto del libero arbitrio.

La concezione dell’Uomo nell’Umanesimo con Pico della Mirandola

Pico della Mirandola definisce l’uomo la creatura più straordinaria dell’universo, anche se l’uomo manca di una natura predeterminata. La vera dignità dell’uomo afferma Pico consiste nella libertà, che lo fa divenire come colui che plasma il suo destino. L’uomo ha quindi una doppia possibilità: denigrare verso il basso tale da coltivare i sensi e divenendo quindi un bruto; oppure elevandosi verso l’alto divenendo simile a un angelo. Per Pico della Mirandola Dio è fondatore della libertà ontologica, egli immagina infatti che Dio si rivolge ad Adamo spiegandogli di non avere una natura fissa,infatti afferma:

«Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcun privilegio peculiare, affinché il posto, l’aspetto e i privilegi che tu stesso avrai desiderato, quelli tu con anelito e giudizio tenga e consegua»

L’Ottocento e la modernità avanzata:l’uomo a immagine del lavoro

Marx offre una dissertazione sulla natura umana alla luce del lavoro. A differenza degli animali,che si adattano alla natura, l’uomo si distingue perché produce i mezzi di sussistenza. Il sistema capitalistico chiosa Marx aliena il lavoratore in quanto ciò che produce non gli appartiene. Il lavoro diventa forzato e ripetitivo, riducendo l’uomo a un accessorio della macchina. L’uomo perde così il suo essere creativo. Quale concezione ha Marx di Dio? Il filosofo tedesco affronta il tema di Dio da un punto di vista sociologico. Sua la celebre definizione della religione come <<oppio dei popoli>> che compare nell’opera “Per la critica della filosofia del diritto di Hegel”. Marx non denigra la fede, ma ne illustra la funzione sociale e psicologica:

  1. Sollievo dal dolore: l’oppio attutisce la sofferenza fisica, la religione offre una consolazione illusoria dinnanzi alle ingiustizie, alla povertà e allo sfruttamento.
  2. Proiezione dell’essere umano: è l’uomo secondo Marx ad aver creato Dio. Gli uomini proiettano in un’entità divina tutte le qualità che sulla terra non riescono a realizzare.
  3. Prodotto della struttura economica: l’uomo cerca rifugio nel divino,dacché conduce una vita alienata dal sistema capitalistico.

Per Marx la religione scomparirà solo quando si elimineranno le cause che generano la reale sofferenza nell’uomo. La religione è il sospiro della creatura oppressa, ecco perché oppio dei popoli. Solo la riforma della condizione economica e sociale condurrà alla dissoluzione del cercareriscatto nell’aldilà.

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo. Da settembre 2026 proseguirà gli studi in teologia per il conseguimento del Dottorato con la  tesi escatologia e liturgia nel pensiero di Joseph Ratzinger.

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