“Per me vivere è Cristo”

Rembrandt van Rijn, San Paolo, 1627, Stoccarda, Staatsgalerie Stuttgart. Fonte Wikipedìa Commons


«Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo» (Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi 1,20-24.27).

Paolo scrive questa bellissima lettera mentre si trova in catene, probabilmente a Roma o a Efeso.
Il dipinto «San Paolo in prigione» è un’opera di Rembrandt van Rijn realizzata nel 1627, a solo 21 anni e esposta presso la Staatsgalerie Stuttgart a Stoccarda. Il pittore olandese raffigura Paolo anziano, seduto in una cella buia, colto in un momento di profonda e intima riflessione. L’apostolo con la mano destra sul mento tiene con la sinistra una penna e un grande libro aperto a ricordare che quattro delle sue lettere (epistole) – compresa questa ai Filippesi – sono state scritte durante la prigionia. Accanto a lui si vedono dei libri accatastati e una grande spada, simbolo del suo futuro martirio per decapitazione a Roma. Con la luce che penetra dalla finestra, Rembrandt proietta l’ombra delle sbarre della cella e illumina la figura del santo per evocarne la ricchezza interiore e l’ispirazione divina.
«Vivo senza vivere in me» (Vivo sin vivir en mí) è un componimento poetico e mistico (1571 circa) di santa Teresa d’Avila che esprime il profondo desiderio dell’anima di ricongiungersi totalmente a Dio, vissuto come un’estasi d’amore. Il ritornello più famoso «Que muero porque no muero» (Muoio perché non muoio) evoca il testo di Paolo.

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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