Santo Toribio Alfonso di Mogrovejo, Arcivescovo di Lima (1538 – 1606). Questo file, parte della collezione del Museo di Belle Arti, è stato fornito a Wikimedia Commons grazie a un accordo tra il Museo Nacional de Bellas Artes e Wikimedia Argentina. Pubblico dominio
In occasione del Terzo Centenario della Canonizzazione di San Toribio de Mogrovejo, patrono dell’episcopato latinoamericano, dei vescovi missionari, degli Indios e dello scoutismo, il giorno 19 Settembre c. a. il Santo Padre ha pubblicato una lettera indirizzata ai presuli dell’America Latina e dei Caraibi. Di essa offre una ricca ed articolata esposizione Vatican News (19 Settembre 2026, 12:05)
a firma di Edoardo Giribaldi. Ad essa facciamo anche seguire l’anteprima delle Lettara e l’intero Documento.
Un testo con il quale il Santo Padre risponde alle “molte voci che chiedono chiarezza” di insegnamento e di vita, ricordando ai vescovi, e per anologia ai sacerdoti tutti e ciascuno, i doveri della loro missione ricalcata su quelli del Santo Vescovo che applicò in America Latina i dettami del Sacro Concilio di Trento esortando, correggendo, santificando.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
“Il Papa: tante voci rivendicano autorità sui fedeli, i vescovi diano chiari insegnamenti”
Da Vatican News 19 Settembre 2026, 12:05 di Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
In una lettera ai presuli dell’America Latina e dei Caraibi, in occasione del terzo centenario della canonizzazione del patrono San Toribio de Mogrovejo, il Papa rilegge il ministero alla luce del rito dell’accoglienza nella loro chiesa cattedrale. Li ammonisce da un “abbandono del gregge” che può iniziare quando comodità, paura o interessi personali pesano più del bene della comunità. Li esorta inoltre ad avere cura della vita interiore, non relegando mai la preghiera a un ruolo secondario
Varcare le soglie di una cattedrale, e di una nuova comunità da “attraversare” con lo stesso spirito. Ricevere il crocifisso e l’acqua benedetta, segni di un ministero da svolgere curando la propria vita interiore, che non può lasciarsi inaridire da timori o vantaggi personali. Il potere trasformante dell’adorazione, il mandato contenuto nelle Lettere apostoliche come bussola in mezzo alle eccessive voci che affollano le menti dei fedeli. Sono queste alcune delle immagini attraverso le quali Papa Leone XIV rilegge il ministero episcopale, accostando lo scandirsi dei riti dell’accoglienza del vescovo nella sua chiesa cattedrale alla missione a lui affidata. Lo fa in una lettera pubblicata oggi, 19 settembre, e indirizzata ai presuli dell’America Latina e dei Caraibi, in occasione del terzo centenario della canonizzazione del loro patrono, San Toribio de Mogrovejo. Ricordando la comune esperienza pastorale in Perù, l’“Apostolo delle Ande” fu infatti arcivescovo di Lima, la capitale, il Pontefice contempla il rito dell’accoglienza riservato a ciascun presule, analogo a quello delle visite pastorali, “quasi che la Chiesa voglia ricondurre il presule, ancora e ancora, al significato di quel primo ingresso”.
LEGGI IL TESTO INTEGRALE IN SPAGNOLO DELLA LETTERA DI PAPA LEONE XIV
Cuori in cielo e piedi in strada
Il primo contatto con i fedeli, alle porte della cattedrale, avviene con una comunità il cui cammino precede quello del vescovo. Egli, per conoscerla a pieno, è chiamato a percorrerla al pari di San Toribio, che si preoccupava di un’evangelizzazione che comprendesse le lingue locali, stringendo legami con la sua terra e la sua gente.
Ci sono realtà di una diocesi che difficilmente arrivano su una scrivania. Perciò, facciamo sì che la visita pastorale conservi tutta la sua forza: andiamo personalmente incontro alle nostre comunità, ascoltiamo il nostro gregge e cerchiamo coloro che raramente hanno occasione di avvicinarsi al vescovo. Il ministero di un successore degli apostoli esige di vivere con il cuore nel cielo e i piedi sul cammino.
Tornare alla scuola della croce
Ancora alle porte, prosegue Leone XIV, il vescovo riceve un crocifisso e lo bacia. Un gesto che è “promessa di donazione”, che san Toribio prolungò nei suoi viaggi e nelle sue fatiche, facendosi prossimo agli indigeni, “correggendo abusi” e rimanendo … [QUI l’articolo completo]
LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI VESCOVI DELL’AMERICA LATINA E DEI CARAIBI IN OCCASIONE DEL
III CENTENARIO DELLA CANONIZZAZIONE DI SAN TORIBIO DI MOGROVEJO
Cari fratelli nell’Episcopato,
accogliendo la richiesta dell’Episcopato peruviano e in occasione del terzo centenario della canonizzazione di San Toribio de Mogrovejo, patrono dei Vescovi dell’America Latina, vi saluto con affetto nel Signore e vi ringrazio per il servizio che prestate ogni giorno. Nel rivolgervi queste parole, sono profondamente grato per il privilegio di aver esercitato il ministero episcopale in Perú. Lì ho conosciuto da vicino la fede di un popolo dal quale ho ricevuto molto e ho compreso meglio cosa significhi essere pastore. Quell’esperienza mi ha avvicinato in modo particolare a San Toribio, che anch’egli giunse da lontano in una terra che divenne la sua grazie alla carità pastorale.
I miei predecessori si sono soffermati ampiamente sulla figura dell’«illustre Metropolita di Lima» [1] , ricordando il suo zelo evangelizzatore [2], il suo impegno per l’edificazione e il rinnovamento della vita ecclesiale [3] e la sua vicinanza ai più poveri e vulnerabili. [4]. Senza tornare ora sulla biografia, desidererei riflettere sul suo ministero alla luce di un segno che ci rimanda all’origine stessa della nostra missione: l’accoglienza del Vescovo nella sua chiesa cattedrale [5]. Un rito simile è previsto per la visita pastorale a una comunità [6], come se la Chiesa volesse ricondurre il prelato, più e più volte, al significato di quel primo ingresso. Ciò che la liturgia esprime in pochi gesti, l’Apostolo delle Ande lo ha fatto diventare vita nel corso degli anni da pastore. Il modo migliore per onorare la sua memoria sarà lasciarci interpellare da come ha vissuto il ministero che anche noi abbiamo ricevuto, e imitarlo.
Il rito ha inizio sulla soglia della cattedrale. Lì il nuovo Vescovo viene accolto dalla Chiesa alla quale è stato inviato. Giunge in una comunità che lo precede, che ha percorso un cammino di fede e nella quale lo Spirito Santo stava già operando. Varcando quella soglia, entra in una storia che non inizia con lui e rimane legato, attraverso il suo ministero, a un popolo concreto. Il Santo Arcivescovo giunse in una terra di cui conosceva a malapena i popoli e le culture. Per guidarla doveva addentrarsi in quella realtà, e per questo la percorse in lungo e in largo. Le visite pastorali e la preoccupazione affinché il Vangelo potesse essere annunciato nelle lingue locali rafforzarono sempre più il suo legame con quella terra e la sua gente. Ci sono realtà di una Diocesi che difficilmente giungono fino a una scrivania. Per questo, cerchiamo [Qui il discorso completo)