San Paolo Apostolo delle genti, Piazza San Pietro. Foto di Marcello Giuliano 12 Settembre 2026
Nella Seconda Lettera a Timoteo, al capitolo 4 versetto 2, l’Apostolo Paolo esorta il primo Vescovo di Efeso ad annunziare la Parola, insistendo in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonendo, rimproverando, esortando con ogni magnanimità e dottrina. La predicazione fredda, infatti, rende i peccatori audaci, mentre la predicazione potente stupisce la
coscienza. L’Apostolo sa che il Signore illumina il nostro cuore affinché sappiamo a quale speranza Egli ci ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della Sua eredità che ci riserva tra i santi, a noi che crediamo nell’immensità della sua potenza (Cf Ef 1, 18-19).
Paolo non vuole una predicazione fredda, però, vuole che l’azione pastorale sia colma della dottrina della Speranza che ci attende ed annunciata con magnanimità. Ora, colui che è magnanimo, ha grandezza d’animo, mostra apertura e comprensione verso il prossimo, essendo la magnanimità corona delle virtù ed aspira alla grande opera di annunciare la Speranza che è in noi, la bellezza del Regno che è tra noi, anzi, in noi. Per questo, colui che è magnanimo non inveirà contro colui che ritiene ed è in errore, ma con ogni mitezza e sapienza, mostrerà, ancora prima di annunciare, a quali errori ceda la dialettica umana se non è lluminata dalla Grazia.
Libertà e Persona, in molti dei suoi articoli, non fa catechesi o annuncio diretto, ma divulga informazione, accosta la cultura nei suoi diversi campi e riflette su di esse allo scopo di conoscere e comprendere la realtà alla luce del Vangelo e dei criteri morali, nel rispetto e nella ricerca della persona nella verità: veritatem facientes caritate (Ef 4, 15). Papa Benedetto XVI, nell’Enciclica Caritas in Veritate, 1 fin dal titolo eco di Ef 4, 15, aggiunge:
La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,32). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l’interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell’amore e della verità e ci svela in pienezza l’iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).
E Papa Leone XIV, nell’Enciclica Magnifica Humanitas, 51 insegna: San Giovanni Paolo II affermava che «il senso più acuto della dignità della persona umana e della sua unicità, come anche del rispetto dovuto al cammino della coscienza, costituisce certamente un’acquisizione positiva della cultura moderna». [57] Questa affermazione si inserisce nel solco già tracciato dal Concilio Vaticano II, che aveva constatato una crescita nella consapevolezza dell’eccelsa dignità di ogni persona, del suo valore superiore alle cose e dei suoi diritti e doveri universali e inviolabili. [58] È importante vigilare affinché questa crescita nella coscienza della dignità umana non venga offuscata sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti nel mondo di oggi.
Ancora, nel DISCORSO AGLI OPERATORI DELLA COMUNICAZIONE di Lunedì, 12 maggio 2025, ringraziava gli operatori della cominicazione dicendo:
Grazie, dunque, di quanto avete fatto per uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni, attraverso i quali leggiamo spesso la vita cristiana e la stessa vita della Chiesa. Grazie, perché siete riusciti a cogliere l’essenziale di quel che siamo, e a trasmetterlo con ogni mezzo al mondo intero.
Ci sembra dunque importante richiamare all’attenzione, prima di tutto nostra, di noi semplici collaboratori del Blog, le raccomandazioni sobrie e fondamentali che Papa Francesco ritenne bene porre in evidenza il 31 Ottobre 2024 nel DISCORSO AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DEL DICASTERO PER LA COMUNICAZIONE ed incastonate in questo articolo di Vatican News che presenta, nella loro storia e finalità, l’insieme dei servizi del Dicastero per la Comunicazione in armonia con i quali anche noi dobbiamo agire lavorando all’unico scopo della Speranza, fedeli al programma di San Pio X: instaurare omnia in Christo.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
Da Vatican News del 21 giugno 2025, 14:45
Il Dicastero per la Comunicazione
È il Dicastero che si occupa dell’intero sistema comunicativo della Santa Sede, affinché risponda in modo coerente alle necessità della missione evangelizzatrice della Chiesa, in un contesto caratterizzato dalla presenza e dallo sviluppo dei media digitali, dai fattori della convergenza e dell’interattività
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Un Dicastero chiamato “a costruire ponti, quando tanti innalzano muri, i muri delle ideologie; quello di favorire la comunione, quando tanti fomentano divisione; quello di lasciarsi coinvolgere dai drammi del nostro tempo, quando tanti preferiscono l’indifferenza”. Così Papa Francesco, nella sua ultima udienza al Dicastero per la Comunicazione, il 31 ottobre 2024, ne ricordava la missione. E Leone XIV, nella sua prima udienza agli operatori della comunicazione, dopo l’elezione, li ha invitati a “portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla”. Visitando poi il Centro trasmittente di Santa Maria di Galeria della Radio Vaticana, il 19 giugno, Papa Prevost ha sottolineato come durante il suo lavoro missionario in America Latina e Africa sia stato prezioso poter ricevere le trasmissioni in onde corte della Radio Vaticana, che raggiungono luoghi dove poche emittenti riescono ad arrivare, e ha riaffermato il valore missionario della comunicazione. Su queste basi opera il Dicastero che ha come prefetto Paolo Ruffini e come segretario monsignor Lucio Ruiz.
Cenni storici
Il Dicastero per la Comunicazione è stato istituito da Papa Francesco con il Motu Proprio L’attuale contesto comunicativodel 27 giugno 2015, con il nome di Segreteria per la Comunicazione. Gli è stata affidata la riorganizzazione dell’intero sistema comunicativo della Santa Sede, e al suo interno sono gradualmente confluite tutte le realtà che si sono occupate di comunicazione. Si tratta del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Sala Stampa della Santa Sede, Tipografia Vaticana, Servizio Fotografico, L’Osservatore Romano, Libreria Editrice Vaticana, Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, Servizio Internet Vaticano. La sfida è far convergere nove realtà fino a quel momento distinte, caratterizzate da storia e tradizioni talvolta secolari, all’interno di un sistema editoriale e amministrativo unitario, gestito da un Dicastero che è parte integrante della Curia Romana.
La più antica di queste realtà è la Tipografia Vaticana, che Papa Sisto V istituisce il 27 aprile 1587 con il breve apostolico Eam semper, col nome di “Stamperia vaticana”. L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, in lingua italiana, è pubblicato per la prima volta il 1° luglio 1861. [Qui l’articolo completo]