L’Anticristo oltre la finzione: tra Scrittura, Padri e Magistero

Jacopo Vignali, Giovanni Piccirillo (a cura di), La chiesa dei Santi Michele e Gaetano, Becocci Editore, Firenze 2006. Fonte Wikipedìa, licenza Creative Commons CC0

Nel corso dei secoli la figura dell’Anticristo è stata oggetto di numerose leggende, ideali e cinematografie che hanno saputo influenzare notevolmente l’immaginario collettivo. 

L’Anticristo nel cinema 

Spesso identificato come il figlio del Diavolo antitetico per natura e “biologia” al Figlio di Dio; come un bambino nato con un’indole intrinsecamente malvagia

e sovversiva rispetto all’ordine naturale creato e voluto da Dio; come una donna antitetica alla Vergine Maria, che invece di pronunciare il suo fiat al Creatore, preferisce pronunciarlo a una sua creatura. 

Tra letture distorte dell’Apocalisse giovannea, letteratura e cinematografia fanta-horror, sorge spontanea una domanda: chi o cosa è davvero l’Anticristo? È decifrabile entro gli schemi antichi e moderni, oppure raggiunge una complessità tale da superarli? Che influenza può avere sul vivere del fedele cattolico, del teologo o del consacrato una tale realtà? In questo articolo cercherò, umilmente, di rispondere a queste domande appellandomi al Magistero della Chiesa, con un richiamo d’obbligo alle Sacre Scritture e ai Padri della Chiesa.

Per comprendere l’Anticristo come figura, o come evento, occorre spogliare la sua figura dalle caricature hollywoodiane e tornare alle fonti. Il termine viene dal greco ἀντίχριστος (Antíchristos), composto da due elementi:

ἀντί (antí) che significa contro, ma anche “al posto di” o “invece di”, indicando sia l’opposizione diretta (anti/contro) sia la sostituzione o contraffazione (al posto di/invece di). 

χριστός (christós) che significa l’Unto, traduzione greca dell’ebraico Masiah (Messia).

L’Anticristo nella S. Scrittura

Il termine Antíchristos compare nel Nuovo Testamento esclusivamente nelle Lettere di Giovanni (cfr. 1 Gv 2,18.22; 2 Gv 7). Qui l’apostolo non descrive certamente una creatura mostruosa sul modello hollywoodiano o un’entità mitologica, ma una realtà spirituale e dottrinale. 

Anticristo è chiunque neghi la realtà dell’Incarnazione. Non è perciò una figura biologica, ma una postura dello spirito,una menzogna teologica che si infiltra nella comunità. Infatti, nelle sue Lettere Giovanni parla dell’Anticristo sia al singolare che al plurale: “molti anticristi sono apparsi” (1 Gv 2,18). Per Giovanni, essere Anticristo significa anzitutto un’attitudine, una dottrina ereticale, una postura dello spirito. 

Il beato apostolo Paolo, nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (cfr. 2 Ts 2,3-12), arricchisce il quadro parlando dell’uomo di iniquità, del figlio della perdizione. Paolo descrive un avversario che tenta di innalzarsi al di sopra di Dio, arrivando a insediarsi nel Tempio di Dio e a spacciarsi per Lui. Le caratteristiche presenti in Paolo non sono la bruttezza visibile, propria dell’immaginario artistico demoniaco, bensì il potere della seduzione, operato attraverso falsi miracoli, prodigi e inganni.

L’Anticristo nei Padri

I Padri della Chiesa, da Ireneo di Lione1 a Ippolito di Roma2 fino a Giovanni Crisostomo3, hanno approfondito questa figura delineandone la natura profonda. L’Anticristo non è un’Anti-Dio sul piano ontologico, altrimenti si scadrebbe in una concezione dualista. Non ha la facoltà di creare sul piano della parità con Dio proprio perché non è un suo pari seppur nell’antitesi. Questa figura è scimmia di Dio. 

La sua strategia suprema è la mimesi, la simulazione. L’Anticristo simula la santità, la giustizia e persino la carità, ma al solo scopo di accentrare l’adorazione su di sé e sradicare l’uomo dalla Redenzione. Come notava San Gregorio Magno, l’Anticristo sarà “il capo di tutti gli ipocriti”4: non si presenterà apertamente come malvagio, ma sotto le spoglie di un falso salvatore e di un portatore di una pace terrena senza Dio. 

È alquanto evidente che sia in Paolo che nei Padri della Chiesa, si affronta il tema dell’Anticristo con un linguaggio inevitabilmente personale e antropomorfico: si parla di un “capo degli ipocriti”, di “mimesi”, di un soggetto che “pretende di insediarsi nel Tempio” (2 Ts 2,4). 

L’Anticristo nel Magistero

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sintetizza la dottrina magisteriale al n. 675, definendo l’imminenza dell’Anticristo come la “prova finale della Chiesa, un inganno religioso che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi al prezzo dell’apostasia”:

“L’impostura religiosa suprema è quella dell’Anticristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”5.

Il Magistero rigetta categoricamente ogni forma di utopia politica o sociale: la logica dell’Anticristo si palesa ogni volta che si tenta di costruire il “paradiso in terra” con sole forze umane. Promettere una salvezza definitiva all’interno della storia terrena significa sostituire il Regno di Dio con un progetto umano, dimenticando che la sconfitta definitiva del male avverrà solo alla fine dei tempi con il ritorno glorioso di Cristo. 

Chi è dunque l’Anticristo e quale impatto ha sulla vita credente? Per rispondere ai quesiti d’introduzione, l’Anticristo supera gli schemi narrativi tradizionali perché non è una macchietta del male, ma una tentazione strutturale dell’umanità. Può concretizzarsi in un sistema ideologico, in una figura storica o nell’atmosfera culturale di un’epoca che pretende di fare a meno di Dio offrendo un’etica apparentemente buona e giusta ma svuotata di Cristo (come ricordava il cardinale Giacomo Biffi citando Vladimir Solov’ëv nel suo Breve racconto dell’Anticristo)6.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica e la catechesi del compianto Giacomo card. Biffi, che a sua volta riprende la lezione di Solov’ëv, fondono due aspetti: l’Anticristo è uno pseudo-messianismo (struttura/ideologia), che può incarnarsi e culminare in figure concrete o in un impostore finale. 

L’Anticristo non si riduce, dunque, a un singolo individuo ipotizzato dalla cinematografia, né a una semplice astrazione allegorica. È una realtà complessa: è uno spirito che permea epoche e ideologie, ma che trova la sua massima pericolosità quando si incarna in figure storiche o in un’impostore che risssume in sé la pretesa dell’uomo di farsi Dio.

Le virtù necessarie

Per il fedele, il teologo e il consacrato, il richiamo a questa realtà non deve generare morbosa curiosità o psicosi apocalittiche, ma sollecitare tre virtù fondamentali:

  • Il discernimento spirituale, e cioè imparare a distinguere il bene autentico da ciò che gli assomiglia ma distoglie da Cristo.
  • La vigilanza della fede, e cioè riconoscere che il pericolo maggiore non è la persecuzione aperta, ma la seduzione sottile che spinge a un Cristianesimo senza Croce e senza Incarnazione.
  • La speranza teologale, ricordare che la vittoria finale non appartiene alle forze del male né agli sforzi umani, ma al ritorno glorioso di Cristo, che distruggerà l’iniquità “con il soffio della Sua bocca” (2 Ts 2,8).

Riguardo l’ultima virtù fondamentale della speranza teologale, l’atteggiamento del fedele, del teologo e del consacrato deve rispecchiare quello della Chiesa, che non ha timore, ma è in vigile attesa nella fiducia sponsale che attende lo Sposo (Maranathà), consapevole che nessuna contraffazione del male potrà mai scalzare il trionfo della Verità. 

NOTE:

  1. Ireneo di Lione, Adversus Haereses (Contro le eresie), Libro V, cap. 25-30. ↩︎
  2. Ippolito di Roma, De Antichristo (Sull’Anticristo), Cap. 6-15. ↩︎
  3. Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Seconda Lettera ai Tessalonicesi, Omelia III e IV (commento a 2Ts 2,3-12). ↩︎
  4. Gregorio Magno, Moralia in Job, Libro XIX, cap. 27, n. 45 (o Libro XXXI, cap. 24). ↩︎
  5. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 675. ↩︎
  6. G. Biffi, Attenti all’Anticristo! L’ammonimento profetico di S.V. Solov’ev, Piemme, Casale Monferrato 1991. ↩︎

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Author: Flavio Pisaniello

Flavio Pisaniello è nato in Roma il 22 ottobre 2004 ed è cresciuto nell’Urbe cattolico. Ha studiato Filosofia presso la Pontificia Università San Tommaso D’Aquino (Angelicum), successivamente, si è iscritto alla Pontificia Università Lateranense ove frequenta il secondo anno di Giurisprudenza “In Utroque Iure”. Conduce un blog personale su Substack, L’Ancora di Pietro, in cui pubblica, secondo le sue conoscenze, articoli di Canonistica, Pastorale, Liturgia, Dogmatica e Pop-Theology.

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