Anonimo, Testa di San Paolo. Mosaico nella Cappella Arcivescovile di Ravenna, V secolo d.C., Fonte immagine https://en.wikipedia.org/wiki/File:Paul_head_mosaic.jpeg.
Dal Vangelo odierno
… vedendo che il vento era forte, s’impaurì e,
cominciando ad affondare, gridò:
«Signore, salvami!». (Mt 14, 28)
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
– 09 Agosto 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen» (dalla lettera di san Paolo Apostolo ai Romani 9,1-5).
Il passo biblico esprime il profondo dolore di Paolo per la mancata accettazione di Cristo da parte del popolo ebraico, nonostante i numerosi doni divini ricevuti. ll paradosso del desiderarsi «anàtema» riflette la radicalità di un amore pastorale che è pronto a rinunciare alla propria stessa beatitudine pur di riscattare la vita dei fratelli. L’Apostolo infatti giunge a desiderare la propria separazione da Cristo pur di vedere la salvezza dei suoi connazionali, imitando l’amore vicario di Gesù. L’elenco dei privilegi storici di Israele serve a Paolo per ribadire che la nuova alleanza in Cristo non cancella, ma porta a compimento la prima irrevocabile elezione. Il tutto si risolve infine in un atto di fiducia, dove il pianto delle persone si trasforma in una lode solenne che riconosce il primato del disegno divino.
Mosaico di Paolo
Il mosaico del V secolo raffigurante «San Paolo» si trova nel sottarco orientale della Cappella Arcivescovile di Ravenna, affiancato da Cristo e altri apostoli. Il santo, racchiuso in un clipeo (motivo decorativo circolare), bordato d’oro e azzurro, è raffigurato secondo i tratti tipici stabiliti dalla tradizione bizantina e paleocristiana. L’opera presenta una fronte alta e stempiata, con un piccolo ciuffo di capelli al centro e una lunga barba scura e appuntita. Le tessere del mosaico scandiscono questo volto fiero dai tratti ebraici, dove forti contrasti luminosi accentuano le rughe d’espressione sulla fronte, mentre i grandi occhi fissi ne rivelano uno sguardo pensoso e intenso. L’Apostolo indossa una tunica e un pallio bianchi con sfumature grigie e marroni che conferiscono volume e solennità alla figura.
Lauda di Jacopone da Todi
Nelle sue «Laude», Jacopone da Todi riprende l’idea paolina dell’anatema: l’amore è talmente folle da non curarsi nemmeno della propria dannazione, pur di essere conforme al sacrificio totale.
«O Amor, divino Amore, perché m’hai assediato? / Se per i miei fratelli io fossi condannato, / ciascun dolor mi saria dolzor esaltato. / Volesse il Ciel ch’io fossi anatema chiamato, / fuori dal tuo Regno, bandito e cacciato, / se la mia perdizione recasse la loro salvezza. / Questo è l’inferno che d’amore è bagnato».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S