Foto copertina del libro Senza catene di Matteo Orlando. Edizioni Momenti. Ribera 2026
Matteo Orlando, insegnante, giornalista, direttore di Informazione Cattolica e fondatore di Teologia cattolica per tutti, l’anno scorso fece il suo esordio nella narrativa con un’opera sorprendente, di Fantareligione: Il Sigillo del leone.
Il romanzo ebbe un successo straordinario: uscito alla vigilia del Conclave che doveva eleggere il successore di papa Bergoglio, immaginava che il nuovo pontefice si chiamasse Leone XIV. Quando poi effettivamente il nuovo papa eletto, Robert Prevost, scelse questo nome, si scatenarono i media e i social su come avesse fatto il professor Orlando a sapere in anticipo.
UN ROMANZO COMMOVENTE E AFFASCINANTE
Dopo il successo internazionale del suo primo romanzo (che ebbe edizioni in varie lingue) ora Orlando torna in libreria (e online) con un romanzo dal sapore antico, commovente e affascinante.
La storia è ambientata tra il 1959 e il 1960 in Sicilia, la terra dello scrittore. Una Sicilia rurale, che ricorda i romanzi capolavori del verismo. Una Sicilia fatta di tradizioni, di valori profondi, ma anche di durezze,dove i protagonisti vivono una vita dura e difficile.
Il romanzo è centrato sulla figura di Domenico, un bambino di undici anni, segnato dalla morte della mamma, dalla ostilità della matrigna Teresa, diviso tra il duro lavoro nei campi con il padre Nino e i soprusi degli adulti, conosce presto il peso dell’ingiustizia.
Il padrone di quella terra — dove lavorava a giornata con grande fatica — era un uomo di cui il ragazzo ignorava la vera natura. A undici anni non si conoscono i nomi della criminalità organizzata, né si comprendono fino in fondo le radici del male che soffoca un’isola intera. Domenico aveva sentito pronunciare certe parole solo a mezza voce, tra gli anziani, come se nominarle potesse attirare sventure. Aveva capito, però, che quei mafiosi erano uomini prepotenti, assetati di denaro, pronti a piegare gli altri come canne al vento.
Ma il destino ha un modo inaspettato di restituire la luce: un cane, che porta il comunissimo nome di Fido. Tra il ragazzo e il cane nasce un’intesa profonda che si arricchisce di gesti di straordinario coraggio e inaspettata devozione.
L’AMICIZIA TRA UMANI E ANIMALI
Matteo Orlando si inserisce nel filone della narrativa che racconta dell’amicizia tra umani e animali, in particolare cani. Il maestro indiscusso di questo genere fu Jack London, con i romanzi Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, che hanno incantato generazioni di giovani lettori. A volte, nonostante l’ambientazione siciliana, sembra proprio di essere in una storia di London.
Questo romanzo tuttavia non è destinato solo a un pubblico di ragazzi: è una storia per lettori di ogni età, un romanzo potente sul valore del riscatto e sulla dignità degli ultimi. Un racconto commovente che celebra la forza dell’amore incondizionato e il coraggio di chi non si piega mai, tra tradizioni antiche, segreti di famiglia e atti d’eroismo quotidiano.
Domenico, il bambino che aveva conosciuto soltanto la durezza della terra e il silenzio dei rimproveri, che aveva imparato presto a parlare poco e a soffrire in silenzio, e che aveva trovato conforto soltanto nel respiro caldo e fedele del suo cane, che conosceva il peso della terra, la sete sotto il sole, il dolore delle mani ferite, è un personaggio descritto non solo con arte, ma anche con grazia dall’autore.
UN ROMANZO PER AFFRONTARE UNA PROFONDA FEDE RELIGIOSA
Quello di Domenico è un breve romanzo di formazione, di quelli di cui nella narrativa corrente si sentiva davvero il bisogno.. Era ancora giovane, ma già temprato come un uomo fatto: le mani indurite dai calli, la fronte scurita dal sole, la pazienza silenziosa di chi aveva imparato presto che la terra non perdona debolezze.
La terra gli aveva insegnato che ogni frutto nasce dal sacrificio. Poi imparò un’altra verità, più amara: che non tutti rispettano ciò che non hanno seminato. E dentro di sé giurò una cosa sola: non avrebbe permesso che il male lo rendesse simile a chi lo compiva.
È una sfida che affronta con la sua profonda fede religiosa, ma anche con accanto il suo grande amico a quattro zampe. E impara che il dolore, vissuto nella fede, non è mai inutile. Cristo stesso ha pianto e sofferto. E dal suo pianto è nata la nostra salvezza. Così anche dal pianto di questo bambino nasce per noi una chiamata: a non indurire il cuore, a custodire la tenerezza, a vegliare gli uni sugli altri.