Condivido i pareri su questa visione tanto attesa con l’immagine della scena da sempre più commovente e per me più significativa…
Film assolutamente curato e di alta qualità artistica, con
rimandi colti e minuziosi alla tradizione greca.
La narrazione, soprattutto per chi conosce bene la storia ed è in attesa di vedere le scene descritte nel poema, avvince a tal punto da far dimenticare l’orologio e, anzi, in certi momenti sembra correre fin troppo.
Del resto, non deve essere stato semplice rendere in 3 ore un’opera-mondo di enorme estensione e di una complessità strutturale tale da collegarla ad innumerevoli altri miti.
Ho apprezzato molto tante rielaborazioni brillanti che, a mio parere, arricchiscono la narrazione originale e rendono pienamente giustizia a quelli che probabilmente anche per Omero dovevano essere i temi universali da toccare: dall’orrore della guerra al drammatico rapporto tra uomo e tempo.
Geniale a tal proposito è, secondo me, la rappresentazione del canto delle Sirene come potente metafora psicologica del rimpianto, dell’illusione e del tempo perduto.
Allo stesso modo ho gradito, contro ogni mia aspettativa, anche l’idea di dare ad Atena le sembianze della giovane sacerdotessa troiana uccisa durante il sacco della città, convertendo la divinità in un enigma psicologico legato al senso di colpa.
Peccato per il taglio completo della figura di Nausicaa e dell’intero soggiorno presso l’isola dei Feaci!
Una rimozione sicuramente drastica, ma forse coerente con la necessità di non rallentare troppo la narrazione.
Considero, invece, comprensibili altri tagli, come la tanto dibattuta eliminazione del celebre stratagemma di “Nessuno” nell’episodio di Polifemo: sinceramente penso che il gioco di parole funzioni molto bene in greco, ma si perda completamente in traduzione.
Confronto tra l’Odissea di Nolan e Troy di Petersen: a mio parere, mentre Troy svuota il testo di Omero per farne un film d’azione hollywoodiano, Nolan usa il testo greco come base per una rielaborazione complessa e d’autore, rispettando l’architettura labirintica tipica dei poemi omerici e, in parte, anche la resa della religione greca, dove gli dei erano intesi proprio come personificazioni delle passioni e degli elementi naturali che l’uomo non poteva controllare.
Certamente in parte anche in Nolan il personaggio di Odisseo è idealizzato rispetto all’eroe omerico, spesso spietato, ambiguo e opportunista: basti pensare al taglio netto della celebre beffa legata al suo arruolamento in guerra.
Concludo con una riflessione sullo scontro radicale tra l’amore incondizionato che salva e il potere cinico che distrugge.
Malgrado i deliranti commenti di apprezzamento verso Agamennone, ritengo che il film ritragga fedelmente la natura del celebre “signore d’eroi”. Per me resta uno dei personaggi più meschini della storia della letteratura: una maschera disumanizzata, specchio degli orrori e dell’oscurità della guerra.
Ritengo, invece, che la scena nella quale il senso dell’Odissea si compie veramente sia quella di Argo: l’amore eterno e incondizionato del fedele amico a quattro zampe, infatti, squarcia l’illusione del tempo, dimostrando che i legami più profondi dell’anima non possono essere scalfiti dalla lontananza, dalla sofferenza o dalla morte.