Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo, 1513, Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe. Font eimmagine Wikipedìa.Pubblico dominiovedi termini File:Albrecht Dürer – Knight, Death and the Devil.jpg – Creato: 1513 -m Caricato: 18 maggio 2014
Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
– 01 Agosto 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,35.37-39).
Il messaggio del brano è l’inseparabilità del credente dall’amore di Cristo. Paolo elenca una serie di minacce reali (sofferenze fisiche, persecuzioni, poteri spirituali e cosmici) per dimostrare che nessuna forza terrena o ultraterrena ha il potere di recidere questo legame: l’amore divino non è un sentimento ma una realtà storica e personale radicata nella persona di Gesù.
Il cavaliere, la morte e il diavolo
L’opera «Il cavaliere, la morte e il diavolo» è un’incisione a bulino su lastra di rame di Albrecht Dürer del 1513.
Sullo sfondo, su una montagna impervia, si vede la cittadella, meta ultima del viaggio del cavaliere che sta al centro, con indosso un’armatura pesante. Nel volto egli esprime una calma determinata mentre cavalca un destriero fiero, simbolo di controllo e razionalità. In secondo piano, sulla sinistra, appare la morte dal volto consumato che, montando un ronzino, mostra al cavaliere una clessidra, simbolo del tempo che scorre e dell’inevitabile fine biologica. Dietro il cavaliere, è rappresenta la tentazione e la deviazione morale: una figura mostruosa, munita di un corno, che impugna una picca. In basso a sinistra si vede un teschio accanto al cartiglio con la data dell’incisione e il monogramma (AD) dell’artista. Un cane fedele corre sotto il cavallo, simboleggiando la fedeltà, mentre una lucertola, rappresentando lo zelo religioso, scappa in direzione opposta. La Morte e il Diavolo circondano fisicamente il cavaliere cristiano, gli sussurrano minacce e gli mostrano la fine dei suoi giorni, eppure egli non si volge nemmeno a guardarli. Il suo sguardo è fisso in avanti, anche se attraversa una gola oscura e selvaggia (riferimento alla prova) egli rappresenta il fedele che procede dritto verso la meta, protetto dalla sua armatura, allegoria delle virtù cristiane. La sua vittoria non è violenta — la spada è rinfoderata e la lancia è passiva sulla spalla — ma morale e spirituale ottenuta rimanendo saldo.
«Nulla ti turbi»
Di grande aiuto è la poesia «Nulla ti turbi» (Nada te turbe) scritta dalla mistica spagnola santa Teresa d’Avila su un foglietto, tra il 1560 e il 1582:
«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi;/ tutto passa, Dio non muta;/ la pazienza ottiene tutto;/ chi ha Dio non manca di nulla:/ solo Dio basta».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.