Antonio e Francesco colonne dell’Ordine Minoritico. Come Papa Benedetto XVI parlò di Sant’Antonio da Padova (4)

Simone Martini, Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova, affresco, 1322-1326. Assisi, Basilica inf., Cappella di San Martino, prima cappella a sinistra- The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202.

Ogni anno, Francesco radunava i suoi frati presso la Porziuncola, nei pressi di Assisi, per discutere la Regola di vita e ritrovare nuovo fervore. Antonio, diventato Frate Minore da meno di un’anno, aveva provato ad andare come missionario dal Portogallo in Marocco, ma fu colto da una tempesta, naufragando in Sicilia. Essendo troppo debole per imbarcarsi a causa di

una malattia contratta nel viaggio, fu invitato dai frati di Messina a recarsi in Umbria al Capitolo della Stuoie. Qui le parole di Francesco accesero un ftale uoco nel suo animo da non più spegnersi.

L’eloquenza e la saggezza di Antonio furono ben presto conosciute da Francesco il quale, tra la fine del 1223 e l’inizio del 1224, iniziò ad intrattenere una corrispndenza epistolare con il giovane frate. Da qui, nel momento in cui Antonio domandò a Francesco l’autorizzazione all’insegnamento, Francesco gliela concesse con alcune raccomandazioni. Ma Francesco era contrario allo studio? No! Era solo contrario alla superibia che ne può derivare se il frate si lascia prendere dall’ambizione e dal proprio orgoglio credendosi sapiente per il fatto di conoscere molte nozioni.

Nella Regola Bollata, al Cap. X (FF 107) Francesco ammonisce i frati che non sanno le lettere a non preoccuparsi di impararle, ammonendo tutti a cercare prima di tutto di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione. Ricordiamo che a Francesco era caro lo studio delle Scritture e scoraggiava dallo studio solo se impediva di crescere nella virtù in quanto, come riporta Tommaso da Celano nella Vita Seconda, CXLVII, 195 (FF. 781), egli …

Voleva, invece, che i ministri della Parola di Dio attendessero agli studi sacri e non fossero impediti da nessun altro impegno. Diceva, infatti, che sono stati scelti da un gran re per bandire ai popoli gli editti che ascoltano dalla sua bocca.

E prima ancora, sempre nella Vita Seconda del Celano, CXXII, 163 (FF 747) raccomandava ai predicatori:

Per questo Antonio, riconosciuto uomo di virtù e dotto, ebbe il permesso di insegnare, essendosi anche già formato tra gli Agostiniani ed ancora occupa un posto particolare nella storia del francescanesimo: una delle prime grandi figure in cui l’Ordine vide unirsi predicazione, teologia e vita minoritica.

La seguente catechesi di Papa Benedetto mostra come virtù, spirito e studio fossero ben intrecciati in Antonio e quali sante attenzioni Egli avesse per la profondità delle Scritture così che i suoi scritti sono ancora importanti e formativi.

Marcello Giuliano

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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