Foto del Maestro Gianfranco d’Elia. Autorizzazione del Maestro Gianfranco d’Elia.
Partire con un’analisi del mio matrimonio credo serva a poco; analizzare come sono cresciuto e con quali valori, ha un senso diverso.
La mia famiglia era modesta: in questa situazione nulla veniva dato per scontato, ma tutto era meritato così come premi e castighi. Tuttavia,
noi ragazzi, come altri coetanei, non percepivamo la nostra condizione sociale, e le rinunce non comportavano grossi sacrifici.
L’educazione religiosa era posta come fondamento e come riferimento unico; tutto ruotava attorno al rispetto delle regole, il lavoro e il gioco avevano momenti diversi, ma venivano vissuti con la stessa spensieratezza.
Da ragazzo, il mio concetto di fidanzamento era che il filo d’amore della coppia in via di formazione doveva passare attraverso momenti di discussione per aprire il carattere d’entrambi e analizzare con serenità se esistessero o meno tolleranza reciproca, condivisione dei progetti, alleanza nella vita.
Nel periodo di fidanzamento si erano stabilite delle regole (poste dai genitori) in merito a orari e comportamenti, anche in tema di relazione fisica.
Venendo al mio matrimonio, mi accorsi già dai primi tempi che alcune regole del fidanzamento non erano state rispettate, ma i dubbi vennero superati da parte mia, pur con alcune perplessità, dopo le giustificazioni da lei avanzate.
La spiritualità della famiglia da parte mia veniva messa in primo piano; avere un figlio, crescerlo e rimanere sempre con lui perché […]
Tratto da Dopo l’Inverno di Eugenio Zanetti, Ancora 2005 , p. 14.
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