Dio Giusto e misericordioso
Il Libro della Sapienza, (12,13.16-19) afferma quanto Dio abbia cura di tutte le cose e, per questo, Egli è giusto. Padrone di tutti, lo fa essere misericordioso con tutti. Egli esercita il potere solo quando l’uomo si dimentica di Lui.
Con questo modo di essere, Dio ha insegnato al suo popolo che il giusto deve amare gli uomini come Dio ama gli uomini; Egli ha dato ai figli la speranza che, dopo aver peccato, essi possono ancora trovare il pentimento che è non un dolore vano, ma una grazia della Sua misericordia. Quindi, la Prima Lettura ci indica chi è Dio e come l’uomo può vivere secondo Dio, con misericordia verso i suoi simili per esere giusto al modo di Dio.
Il Sal 85 (86), 5 Tu sei buono, Signore, e perdoni,/sei pieno di misericordia con chi t’invoca, ricorda lo stesso motivo di misericordia del Signore che chiama il suo servo a pentimento per la conversione ed il perdono, così che 9 Tutte le genti che hai creato verranno/ e si prostreranno davanti a te, Signore,/ per dare gloria al tuo nome.
Lo Spirito viene in nostro aiuto.
In Romani 8,26-27 il Signore ci insegna e ci fa capire e ci fa incontrare quello Spirito del quale abbiamo bisogno per essere giusti come Egli è Giusto. Vieni, Spirito Santo, perché noi siamo deboli! E, scrive don Tarcisio Tironi nel commento artistico spirituale alla Parola di oggi, San Paolo rivela(ndo) come lo Spirito Santo colmi la distanza tra la persona e Dio (attraverso) la preghiera autentica … (che è) … un’opera dello Spirito che trasforma il silenzio, l’incertezza o la difficoltà in un dialogo fecondo con il Padre.
Lo Spirito viene in nostro aiuto, anzi, Egli intercede prima ancora che noi abbiamo a rivolgerci al Signore. Egli è Cristo che prega in noi. Per questo, se vogliamo tornare al Signore, siamo certi che a Lui torneremo perché sarà lo Spirito a mandarci da Lui! Vieni, Spirito Santo!
La chiave del Regno
Nell’Acclamazione al Vangelo abbiamo la chiave che apre la porta del Regno: Ti rendo lode, Padre,/ Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25).
L’Acclamazione di nuovo invita a riconoscere che il Signore è il Dio Giusto. Essa rende lode perché Tu Signore ai rivelato ai piccoli i misteri del Regno! E noi siamo piccoli se iniziamo a rendere lode al Signore che è giusto e misericordioso (Sap. 12).
La tre parabole
Nel Vangelo, poi, le tre parabole del Regno ci insegnano come vivere il Regno dei cieli ,da figli oranti e giusti, in questo mondo che non conosce il Suo Spirito.
- Vivere con pazienza, è la Parabola della zizzania;
- apprezzando la piccolezza. È la Parabola del granello di senapa. Implica essere come bambini.
- lavorando perché tutto il mondo si lasci lievitare dal lievito, che è invisibile, come sale che si scioglie nell’acqua del mare e lo sala tutto. Delle tre parabole. questa è la più breve, ma non la meno significativa.
Ma come capire e vivere queste parabole? Con il Suo Spirito. Ma cosa dovrò fare? Come mi giovano queste immagini più poetiche che pratiche?
Occorre ritornare alla Parabola del Seminatore della scorsa Domenica.
Il seminatore, che sparge il buon seme della Parola di Dio, si accorge dei diversi effetti che ottiene, a seconda del tipo di accoglienza riservata all’annuncio.
Per prima cosa, tu come hai ascoltato la Parola? Hai ascoltato superficialmente la Parola, ma non l’hai accolta? L’hai accolta sul momento, ma non hai avuto costanza ed hai disperso tutto? Ti sei lasciato sopraffarre dalle preoccupazioni e seduzioni del mondo? O hai ascoltato bene, come il terreno buono? Perché qui, e solo qui, la Parola porta frutto in abbondanza! (Cf Benedetto XVI, 10 Luglio 2011). E qui ci raggiunge un certo sconcerto, quando Gesù, sollecitato dai discepoli, spiega perché alle folle Egli parla in parabole e a loro, invece, le spiega.
Le parole delle parole sono semplici, di uso quotidiano per quella gente, ma lette nel contesto della predicazione di Gesù significano altro e la gente non le capisce.
Gesù risponde ponendo una distinzione tra loro e la folla: ai discepoli, cioè a coloro che si sono già decisi per Lui, Egli può parlare del Regno di Dio apertamente, invece agli altri deve annunciarlo in parabole, per stimolare appunto la decisione, la conversione del cuore; le parabole, infatti, per loro natura richiedono uno sforzo di interpretazione, interpellano l’intelligenza ma anche la libertà. Spiega San Giovanni Crisostomo: “Gesù ha pronunciato queste parole con l’intento di attirare a sé i suoi ascoltatori e di sollecitarli assicurando che, se si rivolgeranno a Lui, Egli li guarirà” (Comm. al Vang. di Matt., 45,1-2). In fondo, la vera “Parabola” di Dio è Gesù stesso, la sua Persona che, nel segno dell’umanità, nasconde e al tempo stesso rivela la divinità. In questo modo Dio non ci costringe a credere in Lui, ma ci attira a Sé con la verità e la bontà del suo Figlio incarnato: l’amore, infatti, rispetta sempre la libertà. (Cf Benedetto XVI, 10 Luglio 2011).
Ora, tu sei folla, non ti sei ancora deciso per Lui, o sei discepolo e ti lasci da lui attrarre? Ti stai rivolgendo incessantemente a Lui (1Tes 5, 17), o talvolta te ne ricordi e talvolta no?
Ora, perché tu possa ricordarti di essere Figlio di un Dio Giusto e misericordioso (Sap. 12) e capace di vivere la Sua giustizia e misericordia, stai attento a queste parole:
“Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c’è, niente può essere buono. È una priorità decisiva per tutto. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev’essere assunta come il criterio-guida della nostra esistenza.
Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli. Il “cielo” non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità dell’uomo. Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, “mentre tutti dormivano” è intervenuto “il suo nemico”, che ha seminato l’erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male di mettere radici. Sant’Agostino, commentando questa parabola, osserva che “molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano” e aggiunge: “se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento” (Quaest. septend. in Ev. sec. Matth., 12, 4: PL 35, 1371)“. [Benedetto XVI, Angelus del 17 Luglio 2011]
Davanti al Signore, davanti alla Sua Parola, davanti alla Sua eucaristica presenza, questa Parola sarà buon seme, non si lascerà soffocare dalla zizzania, sarà lievito e porterà buon frutto.